Il Matese e la programmazione che non arriva: da dove parte questa serie
Analisi · Osservatorio dei Vinti
A Raviscanina, un memo tecnico lasciato a un funzionario comunale segnala che il 30 giugno 2026 — pochi giorni da oggi — scade il termine per approvare il Piano Urbanistico Comunale previsto dalla L.R. 13/2025. È una scadenza che riguarda un solo comune, su un solo procedimento amministrativo. Ma lo stesso giorno in cui scriviamo, secondo i dati regionali più recenti, oltre un terzo dei comuni della Campania si trova ancora in una fase preliminare dello stesso percorso. Non è un’eccezione locale: è la stessa difficoltà, ripetuta su scala.
Dopo la pubblicazione di questo articolo, la Regione Campania ha disposto un’ulteriore proroga dei termini per i PUC. La Legge regionale 27 marzo 2026, n. 2 (BURC n. 16 del 30.03.2026), all’articolo 28, modifica il comma 2 dell’articolo 44 della L.R. 16/2004: il termine per l’adozione slitta dal 31 dicembre 2025 al 31 dicembre 2026, e quello per l’approvazione dal 30 giugno 2026 al 30 giugno 2027. La scadenza del 30 giugno 2026 citata nel testo che segue, quindi, non è più in vigore al momento in cui scriviamo: il termine amministrativo per Raviscanina e per gli altri comuni citati è ora il 30 giugno 2027. Il quadro descritto in questo articolo — il disallineamento tra scadenze urbanistiche e altri procedimenti regionali — resta invariato nella sostanza; cambia solo la data limite specifica.
Questo articolo apre una serie che proverà a guardare quella difficoltà da più distanza, e a chiedersi se abbia una storia più lunga di quanto un singolo PUC in ritardo lasci intuire.
Il punto da cui partire non lo scriviamo da zero. Su matese.bike una miniserie recente — “Prima e dopo la cura” — ha già ricostruito in quattro episodi il sistema economico del Matese preunitario: l’industria laniera e cotoniera del versante campano (il cotonificio Egg di Piedimonte d’Alife, dal 1812 il più grande del Mezzogiorno), l’economia armentizia del versante molisano legata alla transumanza verso il Tavoliere, e la cerniera artigianale sannita che li connetteva. La stessa serie documenta poi, con atti normativi datati, il decennio 1861-1870 in cui quel sistema viene smontato — tariffa doganale, alienazione dei demani, leva militare, brigantaggio — e chiude con i numeri dei censimenti: tutti i comuni del massiccio, su entrambi i versanti, hanno perso tra il 70 e il 76 per cento della popolazione tra il 1861 e oggi.
Chi vuole il quadro narrativo completo, con nomi, date e luoghi, lo trova in quella sede. Qui ci interessa una domanda diversa.
Una premessa necessaria: la questione meridionale
Chiedersi cosa sia cambiato nel Matese tra il 1860 e oggi significa toccare, inevitabilmente, un terreno storiografico aperto da oltre un secolo e mai chiuso: la cosiddetta questione meridionale. Su questo terreno esistono posizioni difficilmente riconciliabili. Il meridionalismo classico — Nitti, Salvemini, Gramsci — riconosce che il divario tra Nord e Sud preesisteva all’Unità, ma ne attribuisce l’aggravamento alle politiche post-unitarie; questa lettura è stata in larga parte contestata dalla storiografia successiva, in particolare da Rosario Romeo. Negli ultimi decenni, un revisionismo di matrice neoborbonica ha riproposto l’idea di un Regno delle Due Sicilie economicamente più solido di quanto raccontato, utilizzando talvolta dati — come le riserve auree citate da Nitti, o il presunto debito pubblico nullo del Regno — che la storiografia economica considera in buona parte superati o imprecisi nella loro formulazione più diffusa.
Non prendiamo posizione in questo dibattito, e non ne abbiamo gli strumenti. Il punto su cui la storiografia più equilibrata converge è più semplice e più utile per questa serie: il divario Nord-Sud è un fatto di lunga durata, antecedente al 1861, che l’Unità ha ereditato e non semplicemente creato — senza che questo autorizzi né l’immagine di un Sud “ricco e felice” poi saccheggiato, né quella, altrettanto infondata, di un Sud arretrato per ragioni intrinseche. Questa serie non intende stabilire chi avesse ragione nel 1861. Il suo oggetto è più stretto, e più verificabile con gli strumenti che abbiamo: cosa succede, oggi, quando un territorio deve programmarsi — e se quella difficoltà abbia un pattern riconoscibile anche nel passato.
La domanda: un problema di comunicazione tra istituzioni
Il caso VIRI di Raviscanina, esaminato in dettaglio nei prossimi capitoli, non riguarda un’amministrazione comunale isolata che non riesce a fare il proprio lavoro. Riguarda una rete di scadenze e procedimenti che si intrecciano e raramente si parlano: la L.R. 13/2025 fissa al 30 giugno 2026 il termine per l’approvazione dei PUC; nello stesso periodo la Regione Campania porta avanti, con la DGR 746/2025 e una sua rettifica del maggio 2026, l’adozione preliminare del Piano Paesaggistico Regionale — un quadro prescrittivo nuovo che dialoga poco, nei tempi, con la scadenza urbanistica comunale. Sul versante molisano del Parco Nazionale del Matese il problema è anche più strutturale: la Regione non ha mai approvato una legge urbanistica organica paragonabile a quella campana, e nel periodo 2018-2021 il tasso di rinnovo della pianificazione comunale in Molise è stato dello zero per cento.
Non è un’osservazione isolata. La letteratura sulla governance delle aree interne italiane descrive da anni un problema simile su scala nazionale. Sulla Strategia Nazionale Aree Interne — lo strumento che riguarda anche il Matese, diviso tra l’area “Alto Matese” in Campania e l’area “Matese” in Molise — è stato scritto che il suo “basso successo” è in larga parte dovuto a difficoltà di concertazione e di dialogo istituzionale tra centro e periferia, e a tempi di coordinamento che i diversi livelli di governo non riescono a sincronizzare tra loro. Lo stesso governo nazionale, con la Delibera CIPESS 41/2022, ha dovuto intervenire per “superare le criticità applicative” degli Accordi di Programma Quadro attraverso cui Stato, Regioni e Comuni si erano impegnati ad attuare le strategie d’area: un atto che certifica, da fonte istituzionale, che il meccanismo di coordinamento originario non stava funzionando.
La domanda che apre questa serie è dunque questa: esiste, dietro casi come quello di Raviscanina, una mancata comunicazione interistituzionale — verticale, tra i livelli di governo, e orizzontale, tra enti dello stesso livello — che impedisce a un territorio di programmarsi anche quando le condizioni e le risorse per farlo, almeno sulla carta, sono presenti? E se questo blocco è già descritto come fenomeno diffuso nelle aree interne italiane, il Matese — diviso tra due Regioni con impianti normativi scollegati, e tra una pluralità di enti che raramente sincronizzano le proprie scadenze — ne è un caso particolarmente nitido?
Il disallineamento normativo regionale. Come la scadenza PUC e l’avanzamento del PPR campano, pur appartenenti allo stesso livello istituzionale, procedano su binari temporali che raramente si incontrano.
L’asimmetria Campania/Molise. Come due Regioni che si dividono lo stesso massiccio e lo stesso Ente Parco affrontino la pianificazione comunale con strumenti normativi di forza completamente diversa.
Il caso VIRI come istanza locale. Cosa succede, concretamente, quando questi disallineamenti si scaricano su un singolo comune e su una singola finestra di opportunità.
La rappresentanza del territorio. Su matese.bike è stato pubblicato un report che stima un rapporto di un associato delle grandi sigle ambientaliste ogni 36-43 residenti nei comuni del Parco. È un dato che intende verificare in modo indipendente, con metodo proprio, in un capitolo dedicato — non lo adottiamo qui.
Non sappiamo, in questa fase, se la risposta sarà positiva su tutti i fronti, parziale, o se distinguerà nettamente le cause amministrative da quelle strutturali. È esattamente questo che la serie dovrà documentare, capitolo dopo capitolo, con le carte che ogni fase storica e amministrativa ha lasciato a disposizione — senza presupporre la conclusione prima di aver verificato i dati.
Se un Piano Urbanistico Comunale non si scrive entro la scadenza, la domanda non riguarda solo l’ufficio tecnico che doveva scriverlo. Riguarda anche chi, sopra quel comune, avrebbe dovuto parlargli per tempo — e non l’ha fatto.
Matese.bike, miniserie “Prima e dopo la cura” (episodi I-IV, 2026) · L.R. Campania 13/2025 e L.R. 16/2004 art. 44 · L.R. Campania 2/2026 (BURC n. 16 del 30.03.2026), art. 28 · DGR Campania 746/2025 e rettifica maggio 2026 · ANCI/Openpolis, dati pianificazione comunale Molise 2018-2021 · Regional Economy, “I ritardi della strategia nazionale per le aree interne” · Delibera CIPESS 41/2022 · Matese.bike, “Chi decide sul Matese: 1 associato su 36 residenti” (maggio 2026) · M.C. Schisani, “La finanza pubblica napoletana tra centro e periferia. Piedimonte d’Alife durante il regno di Ferdinando II (1830-59)”, ESI, 1995.