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Sannio Turismo Sincero – appuntamento con il TCI

Sannio Turismo Sincero

Il convegno del Touring Club Italiano a Telese Terme (30 settembre 2026) sulla destinazione Sannio: due DMO che cercano una voce comune, un parco regionale che dichiara i propri limiti, un parco nazionale che si racconta come risorsa turistica senza disporre ancora degli strumenti per esserlo.

Telese Terme, 30 settembre 2026. Nella sala Principe Umberto del Grand Hotel Telese il Touring Club Italiano riunisce istituzioni, associazioni e operatori attorno a un titolo che è già una tesi: «Sannio Turismo Sincero – Viaggiare l’Italia interna». L’idea, hanno ricordato in apertura il direttore dell’albergo Giuseppe Pecoraro e il console del Touring per Benevento Lorenzo Piombo, è dare a un territorio frammentato tra più province e due regioni «un unico nome e cognome». La sessione che ci interessa più da vicino è quella dedicata ai parchi «come intercettori di risorse e fattori di sviluppo», con il presidente del Parco regionale del Taburno-Camposauro e il presidente del Comitato di gestione provvisoria del Parco nazionale del Matese. La seguiamo, come a Piedimonte Matese e a Pescasseroli nelle settimane precedenti, dal punto di vista del Matese.

Due assenze segnano il programma. L’assessore regionale al Turismo Vincenzo Maraio, annunciato nella tavola rotonda conclusiva, non interviene «per motivi istituzionali», come comunica il moderatore. Il sindaco di Telese Terme Giovanni Caporaso, trattenuto da impegni di lavoro, è rappresentato dall’assessora Mariolina Alfano. È il secondo convegno in due settimane, dopo quello del GAL Alto Casertano del 16 settembre, in cui un titolare istituzionale annunciato in programma non compare.

Il quadro: un territorio piccolo, frazionato, in cerca di regia

Il consigliere nazionale del Touring Giovanni Pandolfo ha aperto il primo panel con i numeri della provincia di Benevento: circa 260.000 abitanti in 78 comuni, 71 dei quali sotto i 5.000 abitanti. Da qui l’invito, rivolto agli amministratori, a superare «invidie, gelosie, localismi», e una formula che il presidente del Comitato del Parco nazionale riprenderà più avanti: «non dobbiamo chiederci soltanto quanti turisti vogliamo portare nel Sannio, ma quale Sannio vogliamo costruire attraverso il turismo».

I dati di partenza portati dagli interventi descrivono un’offerta che esiste ma non è organizzata. Il Grand Hotel, struttura del 1891, dichiara oltre 14.000 presenze nel 2025 e circa 12.000 alla fine di settembre 2026, con una permanenza media di 1,8–1,9 notti. Il presidente dell’UNPLI di Benevento, Renzo Mazzeo, descrive le pro loco come «ministeri senza portafoglio»: 78 pro loco, circa 6.000 volontari, un contributo regionale di 750 euro l’anno ciascuna. Il console del Touring per l’Irpinia Angelo Verderosa, coordinatore del Cammino di Guglielmo, mette a confronto il Trentino (dieci cammini, 1.200 km) con le province di Benevento e Avellino (tre cammini, circa 300 km, di cui Francigena e Appia «sulla carta») e afferma che in provincia di Benevento «non c’è nemmeno un cammino registrato» nell’atlante regionale, e che la Regione Campania non dispone di una mappa interattiva dei cammini.

Giancarlo Dell’Orco, fondatore dell’Associazione Italiana Destination Manager, ha indicato la direzione su cui le DMO dovrebbero muoversi: non solo promozione, ma «progettazione integrata» che tenga insieme mobilità, agricoltura e residenti, perché «non c’è turismo sostenibile senza felicità dei residenti».

I parchi come «intercettori di risorse»: la risposta di Caturano

Il passaggio più netto della serata è arrivato dal presidente del Parco regionale del Taburno-Camposauro, Costantino Caturano, al secondo mandato. Al tema assegnato alla sessione ha risposto senza giri di parole: il parco come intercettore di risorse «può fare ben poco. Diciamocelo francamente». Le ragioni elencate sono strutturali:

  • i bandi nazionali e quelli del Complemento regionale per lo sviluppo rurale prevedono tra i beneficiari «tutti tranne i comuni del territorio»;
  • altri bandi finanziano, «per l’ennesima volta», campi da calcio o da padel, scritti da chi «non legge le vere esigenze del territorio»;
  • il partenariato pubblico-privato è «sotto attacco»: i distretti agroalimentari e rurali sono stati, a suo giudizio, «un fallimento totale» perché privi di fondi pubblici, mentre i GAL funzionano grazie all’obbligo di destinare loro fondi europei.

Caturano ha contestato anche l’applicazione alle aree interne degli stessi criteri usati per quelle costiere, come le soglie di posti letto, e ha dubitato che l’attuale assessore regionale al Turismo, assente, sia «su questa linea». Il Parco del Taburno ha aderito a entrambe le DMO sannite, «nella speranza di trovare un’unità», o almeno «una condivisione, non una sovrapposizione concorrenziale».

Il Parco nazionale del Matese: «nulla di più definitivo del provvisorio»

Andrea Boggia si è presentato con il titolo corretto: «Oggi sono presidente del comitato di gestione provvisorio, e in Italia lo sapete, non c’è nulla di più definitivo del provvisorio». La precisazione non è secondaria. Il comunicato stampa diffuso dal Touring il 23 settembre lo indicava come «presidente della Comunità del Parco», organo che la legge quadro sulle aree protette prevede solo all’interno di un Ente parco costituito e che per il Matese non esiste. La locandina ufficiale, inviata con lo stesso messaggio, riportava invece «presidente Co.Ge.». In sala la dicitura corretta è stata usata da tutti, a partire dal moderatore, che ha ammesso: «siamo ancora un po’ alle prese con questi problemi di costituzione effettiva e operativa del parco».

Il racconto di Boggia ha ricostruito il percorso con una franchezza che vale la pena registrare. L’inserimento del Matese nella legge di bilancio del 2017 è, nelle sue parole, «rimasto lettera morta» per anni, fino a quando la mobilitazione delle associazioni ha tenuto «accesi i riflettori». Il parco, ha detto, deve essere «ente di area vasta, incubatore di energia positiva, incubatore di buone pratiche», con lo sviluppo sostenibile come missione assegnata dalla legge 394/1991. Alla domanda diretta del moderatore sulla piena operatività dell’ente ha risposto: «questa è la domanda da non fare mai in Italia […] lo faremo nel più breve tempo possibile». Nessuna data, nessun passaggio procedurale indicato.

Un’affermazione, ripetuta anche dal moderatore, richiede una precisazione: il parco «era parco regionale ma diventa nazionale allargando i propri confini». Il Parco regionale del Matese non è stato soppresso: ha un proprio presidente facente funzione e compare come «Ente Parco Regionale del Matese» tra le parti dei ricorsi contro il decreto di perimetrazione provvisoria pendenti davanti al TAR del Lazio, con udienza di merito il 17 dicembre 2026. Sullo stesso territorio insistono oggi due soggetti, uno costituito e uno in gestione provvisoria.

La traversata fermata, e quella che non lo fu

Nella replica successiva all’intervento di Caturano, Boggia ha portato un caso concreto: «la settimana scorsa mi sono trovato in un casino micidiale perché abbiamo dovuto fermare una traversata in motocicletta all’interno di zona 1, zona 2, piena area protetta. Nessuno aveva mai detto niente, si è fatto per 30 anni».

L’episodio è documentato. Si tratta della terza Motocavalcata del Molise, in programma tra il 18 e il 20 settembre nell’area di Campitello Matese. Secondo quanto riportato da amolivenews.it il 18 settembre, il Comitato di gestione provvisoria è intervenuto con una comunicazione formale e protocollata, trasmessa ai Comuni interessati e ai Carabinieri forestali, che vietava il fuoristrada e il campeggio libero. La comunicazione è arrivata «dopo alcuni esposti», presentati da Italia Nostra e Legambiente, ed entro 24–48 ore dalle segnalazioni. Il transito sulla viabilità ordinaria è rimasto consentito.

Accanto a questo fatto ne va messo un altro. Sette settimane prima, dal 7 al 9 agosto, sulla stessa piana di Campitello Matese, il Matese Volks Camp, inserito nell’Altura Festival con il patrocinio del Comune di San Massimo e della Regione Molise, aveva in programma ufficiale tour in quad e campeggio libero. Nello stesso periodo la Festa della Montagna (7 agosto), organizzata tra gli altri da Regione Molise e Provincia di Campobasso, proponeva escursioni a cavallo e in quad. Non risultano esposti né provvedimenti del Comitato. Il noleggio di quad sulla piana è un’offerta turistica stabile. Non sono quindi trent’anni di silenzio quelli che precedono il caso di settembre: nella stessa area protetta, con le stesse misure di salvaguardia già in vigore, la stessa attività ha prodotto due esiti opposti a distanza di poche settimane.

C’è infine un dato tecnico che riguarda chiunque frequenti il Matese a piedi, in bicicletta o in moto. Le zone 1 e 2 richiamate dal presidente sono definite dalla zonazione provvisoria allegata al decreto ministeriale n. 101 del 2025. L’unico riferimento cartografico ufficiale disponibile è l’Allegato A, una rappresentazione grafica a bassa risoluzione: non esiste un dato geografico in formato aperto con cui verificare con certezza se un tracciato ricada in una zona o nell’altra. La richiesta di accesso alla relazione tecnica ISPRA e ai relativi dataset vettoriali, presentata dall’Osservatorio il 1° luglio 2026, è rimasta senza risposta oltre il termine di legge.

Le due DMO e il position paper

Il secondo panel, moderato da Ferdinando Ceglia, doveva aprirsi con l’assessore regionale e ha preso le mosse dal presidente della Provincia, Nino Lombardi. Lombardi ha rivendicato un «segno di grande maturità politica»: le due DMO sannite, oggi, «dialogano» e non si sovrappongono. Tra le infrastrutture ha citato l’alta velocità e l’invaso di Campolattaro come opera decisiva per la tenuta della filiera vitivinicola.

Il riferimento concreto è il position paper sottoscritto da Sei Valli Sannite e Sannio SiTuS e trasmesso alla Regione Campania, di cui la stampa locale ha dato notizia il 21 settembre. Elio Mendillo, amministratore delegato del GAL Titerno e responsabile di progetto di Sei Valli Sannite, di cui Telese Terme è capofila, ha ricostruito la genesi della sua DMO:

  • la candidatura non nasce dall’avviso regionale ma dalla sperimentazione della Strategia nazionale per le aree interne 2014-2020, in un territorio che riunisce trenta comuni;
  • la DMO era stata progettata nel 2017, mentre la Regione «ci arriva nel 2024-25»;
  • le priorità delle due DMO restano diverse: «i musei di Benevento sono una priorità, ma non sono la nostra priorità»;
  • servono «nuove residenzialità», non solo turisti.

Sul Matese la sua definizione è precisa: il Parco nazionale è «un’utile cartolina rappresentativa del Sannio», un «volano acceleratore» della comunicabilità del territorio.

Oreste Vigorito, presidente del comitato promotore di Sannio SiTuS e figura di primo piano di Confindustria Benevento, ha rovesciato l’impostazione: «non ci sono peculiarità in questo Sannio che si differenzino», ciò che cambia è solo il modo di immaginarlo. Ha ricordato che Confindustria ha messo a disposizione del territorio una propria società attiva nel campo dei finanziamenti, e ha citato gli anni di Serie A del Benevento Calcio come occasione turistica non colta: migliaia di tifosi in arrivo da tutta Italia «venivano e se ne andavano». Nella fase di dibattito il confronto con Mendillo sulla metafora dei «vestiti diversi» si è fatto acceso, al punto che il moderatore ha precisato che «questo non è un litigio». Il documento comune esiste; in sala la visione comune è parsa ancora da costruire.

Le conclusioni del Touring

Il vicepresidente nazionale del Touring, Giuseppe Roma, ha chiuso con tre indicazioni:

  • smettere di parlare di turismo in generale e segmentare la domanda (giovani, famiglie, terza età, interesse culturale o termale);
  • abbandonare l’etichetta di «aree interne», perché, a suo dire, la relativa strategia nazionale «non ha funzionato» e «non esiste più»;
  • integrare terme, parchi e Appia in un’unica offerta, con un punto di accesso digitale comune, navette e sistemi di condivisione per muoversi senza auto.

Sul Matese una frase sola, che riassume la distanza tra il racconto e lo stato dei fatti: serve fare in modo «che il Parco del Matese decolli e ci abbia la sua segnaletica, la sua manutenzione, il suo personale». La conclusione è un rovesciamento: il problema non sono i finanziamenti, ma l’abitudine a cercare «un finanziamento a cui trovare noi i progetti» invece di progetti da finanziare.

Gap dichiarati.

  • Restano da riscontrare su fonte primaria, prima di poter essere trattati come fatti acquisiti, i dati dichiarati in sala sulle presenze del Grand Hotel Telese, sull’assenza di cammini registrati nell’atlante regionale per la provincia di Benevento, sulla società finanziaria messa a disposizione da Confindustria Benevento e sullo stato della Strategia nazionale per le aree interne.
  • Il testo del position paper tra le due DMO non è stato ancora consultato.
  • Sull’episodio della Motocavalcata, il presidente Boggia parla di una traversata «fermata». La comunicazione del Comitato riportata dalla stampa vietava il fuoristrada e il campeggio libero, lasciando consentito il transito su viabilità ordinaria: il testo dell’atto protocollato non è stato ancora acquisito.

Che cosa resta

Il convegno ha registrato un’ammissione e una contraddizione. L’ammissione: il parco nazionale del Matese è, per voce del suo stesso presidente, in una condizione provvisoria destinata a durare, e il presidente di un parco regionale pienamente operativo dichiara che un parco, da solo, «può fare ben poco» per intercettare risorse. La contraddizione: il Parco nazionale è indicato come «cartolina», «volano», «attrattore», mentre la sua prima azione resa pubblica è un divieto, applicato su una zonazione non verificabile e attivato da un esposto dopo che, sulla stessa piana e con le stesse attività, un evento con patrocinio regionale non ne aveva ricevuto alcuno.

Il tema del credito, che a Piedimonte Matese era rimasto del tutto assente, a Telese è comparso soltanto nella forma dei bandi, dei partenariati e degli strumenti di categoria. Non sono mai stati nominati come destinatari né le piccole imprese già presenti sul territorio né chi dovrebbe investire per aderire a un marchio di destinazione. Su questi punti torneremo con le domande che rivolgeremo direttamente a due dei relatori.

Le dichiarazioni riportate sono tratte dalla registrazione integrale del convegno effettuata dall’Osservatorio; i tempi degli interventi sono stati annotati in sala. I dati numerici sono quelli dichiarati dai relatori in sede di convegno. Le informazioni sulla Motocavalcata del Molise e sugli eventi di agosto a Campitello Matese provengono da amolivenews.it (30 luglio e 18 settembre 2026).

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LIFE Bear-Smart Corridors

Il convegno finale del LIFE Bear-Smart Corridors (Pescasseroli, 20 settembre 2026) letto dal versante del Matese: un modello di preparazione dei territori di destinazione, e la domanda rimasta senza risposta su chi prepara il Matese.

Pescasseroli, 20 settembre 2026. Nella tensiostruttura che ospita la ventinovesima conferenza dell’International Association for Bear Research and Management (IBA) si chiude, con una mattinata di relazioni e tre tavole rotonde, il progetto LIFE Bear-Smart Corridors. Quattro anni di lavoro, un budget dichiarato di 5.855.000 euro cofinanziato al 75% dall’Unione Europea, sedici «comunità a misura d’orso» costruite tra Abruzzo, Lazio e Molise e due in Grecia. Il tema del progetto è la coesistenza: preparare i territori attraversati dall’orso — dentro e fuori le aree protette — a convivere con la sua presenza. Lo seguiamo da un punto di osservazione preciso, quello del Matese, dove un Parco nazionale è stato istituito per legge ma non esiste ancora come ente, e dove l’orso, secondo quanto detto in questa stessa sala dal direttore del Parco d’Abruzzo, è atteso.

Il modello: preparare il territorio prima del conflitto

Il progetto nasce, ha ricordato Mario Cipollone (Salviamo l’Orso / Rewilding Apennines), da un modello nordamericano — il Bear Smart canadese — importato in Appennino centrale. La logica è rovesciata rispetto alla gestione tradizionale dell’emergenza: non si riuniscono le comunità quando l’orso ha già fatto danni, ma prima, quando l’orso ancora non c’è, per prevenire il conflitto. I numeri dichiarati a consuntivo eccedono gli obiettivi: oltre 5.000 alberi da frutto recuperati su 622 ettari, 82.000 metri di filo spinato rimossi, 707 dispositivi di prevenzione consegnati a 693 aziende zootecniche, 153 cassonetti a prova d’orso, 27 strutture idriche pericolose messe in sicurezza, 90 interventi urgenti delle unità di pronto intervento. Il partner greco Spiros Psaroudas (Callisto) ha riportato per la Grecia dati speculari, aggiungendo un elemento che qui è restato più in ombra: l’opposizione del progetto a dodici impianti eolici, due dighe e un impianto solare individuati come minacce ai corridoi.

Il cuore del lascito, però, è la governance. Valerio Reale (Rewilding Apennines) e Antonio Di Nunzio (PNALM) hanno illustrato l’architettura: un protocollo d’intesa di nove anni firmato dal Comune, un comitato locale che resta in carica quattro anni — uno per redigere il piano di coesistenza, tre per attuarlo — e un piano di coesistenza che ogni Consiglio comunale è chiamato ad approvare. È qui che il progetto ancora sé stesso in atti formali: delibere, protocolli, piani votati in aula. «Il parco c’era cento anni fa, c’è oggi e ci sarà tra cento anni — ha detto Di Nunzio — un’associazione può esserci fino a domani»: la differenza tra ente e associazione, presentata non come limite ma come complementarità.

La sessione istituzionale: responsabilità, risorse, continuità

La tavola rotonda conclusiva, moderata da Valeria Barbi (Salviamo l’Orso), ha riunito il commissario straordinario del PNALM Giovanni Cannata, il responsabile dell’area gestione e conservazione della fauna dell’ISPRA Piero Genovesi e il sindaco di Opi e presidente facente funzione della Comunità del Parco Antonio Di Santo. Tre le parole chiave indicate da Barbi: responsabilità, risorse, continuità.

Cannata ha proposto di superare la formula stessa che dà il nome al progetto: da «comunità a misura d’orso» a «comunità a misura di biodiversità», coerente con l’idea di corridoio. Sul futuro delle comunità ha posto un distinguo netto: «istituzionalizzazione sì, ma non burocratizzazione», ancorando il modello alla rete dei sindaci e al Consiglio comunale. Ha ricordato che il Parco d’Abruzzo dispone già di strumenti — il Piano del Parco, ora legge, e il Piano socioeconomico — che «tracciano le cose da fare e con chi». E ha annunciato la volontà di coinvolgere pienamente il Comune di Pizzone, sul versante molisano, dopo un incontro recente con gli amministratori della Regione Molise.

Genovesi ha portato in sala la variabile che attraversa tutto il resto: le risorse. «L’ISPRA ha avuto un taglio dei fondi, non abbiamo soldi per gli stipendi»; tagli che hanno colpito anche i parchi. La sua tesi: la sfida futura dell’orso «è soprattutto fuori dai parchi», dove i parchi funzionano da catalizzatori ma non bastano, e servono le Regioni e legami strutturati con i sindaci — «purché l’ingresso dei territori nei consigli direttivi non riduca l’ambizione della conservazione». Coesistenza, ha aggiunto, «è una brutta parola»: significa costi, compromessi, scelte difficili, non l’immagine rassicurante di una convivenza senza attriti.

Di Santo ha riportato la coesistenza alla sua radice storica: il 2 ottobre 1921 Opi fu il primo Comune a concedere cento ettari al parco nascente, contro chi in Consiglio voleva tagliare e vendere il bosco; e all’origine di quella scelta cita Don Alessandro Orsino e l’influenza di Benedetto Croce. La conservazione come «atto morale» e, insieme, come opportunità socio-economica: senza il Parco, ha detto, questo territorio sarebbe oggi più spopolato.

La domanda dal Matese

È a questo punto che abbiamo posto, dalla sala, la domanda che ci interessa. Il Matese è il territorio di destinazione più prossimo di questa espansione: un Parco nazionale istituito per legge nel 2017, oggi in gestione provvisoria, ancora privo del decreto del Presidente della Repubblica che ne costituisca l’ente. Nel maggio 2025 a Pizzone è stata segnalata una cucciola di orso. La domanda: quando un territorio non ha gli strumenti che avete voi in Abruzzo — quando non ha personalità giuridica e non può nemmeno acquistare una risma di carta — che cosa succede all’arrivo dell’orso?

La risposta del direttore del PNALM, Luciano Sommarone, ha riconosciuto che il processo ventennale di istituzione del Parco del Matese «grida vendetta», e ha collocato ufficialmente il Matese «tra le direttrici» dell’espansione dell’orso: «sarà la prossima via di sbocco», lungo la Valle del Volturno verso l’alto Molise. Sul piano delle risorse ha anticipato che «nel bilancio 2027 del Ministero dell’Ambiente c’è una fetta destinata al Parco nazionale del Matese», aggiungendo però che «quella torta è sempre la stessa»: una fetta più piccola per tutti. L’ISPRA, per bocca di Genovesi, ha chiarito di non avere competenza sul punto: «il decreto lo fa il Ministero».

Gap dichiarati. Due affermazioni raccolte in questa sede restano da riscontrare su fonte primaria prima di poter essere trattate come fatti acquisiti: (1) l’assegnazione di una quota del bilancio 2027 del Ministero dell’Ambiente al Parco nazionale del Matese — a oggi una dichiarazione verbale, non un atto pubblicato; (2) la segnalazione di una cucciola di orso a Pizzone nel maggio 2025. Entrambe saranno oggetto di verifica documentale.

La risposta è stata, sul merito, evasiva. La domanda riguardava il vuoto istituzionale — l’assenza dell’ente, degli strumenti, della personalità giuridica — nel territorio verso cui l’orso è dichiaratamente diretto. Le risposte hanno spostato il piano altrove: sulla disponibilità di risorse future e sull’inevitabilità biologica dell’espansione. È una torsione che vale la pena registrare, perché rovescia il senso stesso del convegno. L’intera giornata è stata il racconto di come si prepara un territorio di destinazione — con comitati, piani votati in aula, mappature del rischio, unità di pronto intervento. Alla domanda sul territorio di destinazione che non è preparato e non ha nemmeno l’ente, la risposta è stata «arrivano i soldi e arriva l’orso»: il problema riformulato come rassicurazione. Le competenze per rispondere nel merito erano sul palco — è l’ISPRA stessa a certificare, nel proprio Repertorio del 31 marzo 2026, il Parco del Matese in «fase zero» — ma il merito non è stato affrontato.

Ciò che mancava in sala

Il convegno ha registrato, più volte e anche dal pubblico, un’assenza: nessun rappresentante delle Regioni, definita in sala «gravissima» proprio nel momento in cui si discuteva del ruolo che le Regioni dovrebbero assumere. È il rovescio della tesi di Genovesi: la sfida si sposta fuori dai parchi, verso le Regioni, mentre le Regioni non erano al tavolo. Anche il mondo della scuola e dell’università è stato segnalato come assente all’evento, pur a fronte delle collaborazioni attive del Parco con tredici istituti comprensivi.

Resta, come nota di contesto, un dettaglio che stride con l’organizzazione altrimenti impeccabile della giornata — impianti di proiezione e sonorizzazione perfettamente funzionanti, relatori a proprio agio con gli strumenti: il parcheggio esterno alla struttura è rimasto inutilizzato per l’intera durata, con la via di accesso transennata, costringendo i partecipanti agli stalli a pagamento del Comune di Pescasseroli, a tariffa piena.

Che cosa resta al Matese

Il LIFE Bear-Smart Corridors consegna un modello replicabile: preparare i territori prima del conflitto, ancorare la coesistenza in atti formali, riconoscere che l’orso sopravvivrà solo se le pratiche usciranno dai confini dei parchi. Ed è proprio questa la misura di ciò che al Matese manca. Il modello presuppone un ente che firmi protocolli, un Consiglio comunale che voti piani, una struttura che spenda risorse e coordini interventi. Il Parco nazionale del Matese, dichiarato «tra le direttrici» dell’espansione dell’orso, non ha ancora nulla di tutto questo. Il convegno di Pescasseroli ha mostrato, meglio di qualunque documento, la distanza tra un territorio che si prepara e un territorio verso cui l’orso è atteso senza che nessuno lo prepari. Su questa distanza torneremo, con gli approfondimenti della miniserie e con le domande che rivolgeremo direttamente ai relatori.

Le dichiarazioni riportate sono tratte dalla registrazione integrale del convegno effettuata dall’Osservatorio. Le figure di rilievo istituzionale sono citate per nome; alcune figure minori intervenute sono indicate con il solo ruolo, in attesa di riscontro. I dati numerici del progetto sono quelli dichiarati dai relatori in sede di convegno.

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Il territorio prima del parco: substrato economico e struttura del credito nei 54 comuni del Matese
I magnifici cinque · Chioma A

Prima di chiedersi cosa farà il Parco Nazionale del Matese a questo territorio, occorre capire su cosa si abbatte. Un’analisi del substrato economico dei 54 comuni del perimetro: redditi, credito, struttura fondiaria. Il risultato è un territorio che arriva all’istituzione del parco già in avanzata fase di fragilizzazione — e che non ha gli strumenti finanziari per rispondere né ai vincoli né alle opportunità che il parco porta con sé.

Analisi Chioma A Parco Nazionale del Matese Economia Osservatorio dei Vinti · settembre 2026

Il Parco Nazionale del Matese è stato istituito nel 2018 con l’inserimento in lista alla legge di bilancio. Il decreto di perimetrazione definitiva (D.M. 101/2025) disegna un territorio di 87.898 ettari distribuiti su 54 comuni, 31 in Campania (province di Caserta e Benevento) e 23 in Molise (province di Campobasso e Isernia). Al settembre 2026 non esiste ancora un ente parco costituito, non esiste un Piano del Parco, non esiste un Piano di Sviluppo Socioeconomico. Quello che esiste sono le misure di salvaguardia provvisorie del decreto, cinque ricorsi pendenti al TAR Lazio con udienza di merito al 17 dicembre 2026, e un comitato provvisorio nominato con decreto ministeriale.

Questa miniserie ha già documentato il blocco istituzionale. Questo pezzo della Chioma si occupa di qualcosa di diverso: il territorio su cui quel blocco si è abbattuto. Non la governance mancante, ma il substrato economico preesistente. La domanda è semplice: quando il parco è stato istituito, cosa c’era sotto?

La struttura del reddito nei 54 comuni

I dati IRPEF 2022 del Ministero dell’Economia e delle Finanze per i 54 comuni del perimetro PNM restituiscono un quadro che può essere letto su due livelli: le medie aggregate, che dicono poco, e la distribuzione, che dice tutto.

Il reddito medio ponderato per contribuente è 16.261 euro sul versante campano (31 comuni) e 16.133 euro sul versante molisano (23 comuni). Un delta di 128 euro — praticamente irrilevante in termini di confronto inter-versante. Se ci si fermasse qui, si concluderebbe che i due versanti sono economicamente omogenei.

Indicatore Versante campano (31 comuni) Versante molisano (23 comuni)
Contribuenti totali 58.618 36.153
Reddito complessivo 953.068.369 € 583.198.199 €
Reddito medio ponderato 16.261 € 16.133 €
Mediana reddito medio 15.457 € 14.569 €
Comune con reddito minimo Valle Agricola: 11.202 € Limosano: 11.343 €
Comune con reddito massimo Telese Terme: 20.222 € Ferrazzano: 24.105 €

Fonte: MEF/Dipartimento delle Finanze, anno d’imposta 2022. Elaborazione ivinti.it.

Il dato significativo non è la media — è la distribuzione per fasce. Il versante molisano concentra il 48% dei propri comuni nella fascia 13.000-15.000 euro di reddito medio, contro il 26% del versante campano. Il versante campano ha invece il 48% dei comuni nella fascia 15.000-17.000 euro, contro il 22% del molisano. I due versanti non sono omogenei: hanno la stessa media con distribuzioni strutturalmente diverse.

Nota metodologica — outlier strutturali Il versante molisano include quattro comuni periurbani del capoluogo regionale (Ferrazzano 24.105€, Oratino 20.398€, Ripalimosani 18.729€, Matrice 13.979€) il cui reddito riflette la vicinanza a Campobasso, non la struttura economica del territorio montano. Il versante campano include due poli di servizi (Telese Terme 20.222€, Piedimonte Matese 19.020€) con dinamiche analoghe. Esclusi gli outlier strutturali, il reddito ponderato del territorio montano puro è 15.168€ sul versante campano e 14.858€ sul versante molisano: un delta di 310€ (–2%) che conferma la sostanziale parità assoluta e la differenza distributiva.

La fascia che non parla dei redditi ma del lavoro

La concentrazione del versante molisano nella fascia 13.000-15.000 euro non è casuale. È la fascia di reddito compatibile con una struttura occupazionale mista: pensione di anzianità o invalidità integrata da lavoro stagionale part-time, oppure lavoro dipendente agricolo a giornata. Non è la fascia della povertà assoluta — è la fascia dell’economia di sussistenza organizzata.

Il termine di riferimento storico è il sistema dei Bacini di Impiego Artigianale e Forestale — i BAIF — che per decenni ha distribuito in questi territori giornate lavorative finanziate con fondi pubblici (regionali e nazionali) in attività di sistemazione idrogeologica, manutenzione boschiva, piccole opere. Il sistema BAIF non produceva impresa: produceva reddito integrativo per famiglie che non avrebbero avuto altro. Produceva anche dipendenza strutturale dalla spesa pubblica come fonte primaria di liquidità locale.

Statuto del dato — inferenza dichiarata Il collegamento tra la distribuzione IRPEF 2022 e la struttura BAIF è un’ipotesi interpretativa, non un dato verificato. La verifica richiederebbe la serie storica IRPEF per comune dal 2000 al 2022 (che mostrerebbe il percorso, non solo il punto di arrivo) e i dati INPS sulle giornate di lavoro agricolo dipendente per comune e anno. Entrambi i dataset sono tecnicamente disponibili su fonti pubbliche (MEF, INPS Open Data) ma non sono stati estratti per questa analisi — gap dichiarato. Il dato IRPEF 2022 è coerente con l’ipotesi, non la dimostra.

Il credito che non c’è

La struttura del reddito è solo una metà del quadro. L’altra metà è la struttura del credito — lo strumento che trasforma il reddito presente in investimento futuro e che permette a un operatore economico di crescere oltre la propria liquidità immediata.

Nel campione omogeneo dei 54 comuni del perimetro PNM non è presente alcuna BCC — Banca di Credito Cooperativo — o Cassa Rurale su nessuno dei due versanti. Le banche presenti sono tutte banche commerciali ordinarie: BPER Banca a Cerreto Sannita, Banca Credito Attivo ad Alife e Faicchio, Banca Popolare di Puglia e Basilicata a Frosolone, UniCredit a Vinchiaturo. Le BCC che gravitano nell’area hanno sede in comuni fuori dal perimetro PNM montano.

La distinzione non è tecnica — è strutturale. Le BCC praticano il relationship lending: la valutazione del rischio di credito basata sulla conoscenza diretta del richiedente e del territorio, sulla storia pluriennale del rapporto, sulla capacità di leggere asset che un istituto commerciale non sa valutare (un fondo agricolo, un agriturismo in avvio, una filiera corta). Le banche commerciali ordinarie applicano modelli standardizzati che su questo territorio producono quasi sistematicamente esito negativo: nessuna storia creditizia nel turismo esperienziale, nessuna garanzia reale adeguata, nessuna massa critica di operatori che abbiano già dimostrato redditività nel segmento.

Il mercato assicurativo è quasi inesistente: 9 intermediari in 5 comuni campani del perimetro, 2 in 2 comuni molisani. L’assenza di assicuratori non è un indicatore secondario — è la conferma che non c’è massa critica di attività formali da assicurare.

Gap dichiarato — A.1 La serie storica delle imprese attive per settore ATECO a livello comunale (fonte: Infocamere/Movimprese) per i 54 comuni del perimetro PNM non è stata estratta per questa analisi. Quella serie è il dato necessario per misurare la diversificazione produttiva effettiva e per verificare se e quanto il turismo esperienziale abbia prodotto impresa formale nel territorio negli ultimi 15 anni. Il dato è disponibile su fonti pubbliche — il gap è operativo, non strutturale.

La terra che si compra

Al convegno del GAL Alto Casertano del 16 settembre 2026 a Piedimonte Matese, il presidente di AmicoBIO — azienda biologica con 500 ettari operativa tra i comuni dell’Alto Casertano — ha descritto così il processo di acquisizione fondiaria della propria azienda:

«Noi continuiamo a gestire questi 130 ettari e sono stati tutti rilevati da persone anziane che avevano deciso oramai di vendere perché oramai i terreni erano abbandonati. E questo lo dico veramente con una ferita nel cuore, perché vedere ancora lì intorno alla mia azienda tanti terreni ancora abbandonati mi fa capire che c’è tanto da fare.»

Dichiarazione pubblica al convegno “Marchio d’Area e digitalizzazione dell’offerta turistica”, Piedimonte Matese, 16 settembre 2026. Registrazione audio originale in archivio ivinti.it.

La dichiarazione non era intenzionalmente analitica — era una testimonianza di imprenditore. Ma descrive con precisione il meccanismo in atto: il territorio è già in fase di svalutazione avanzata degli asset fondiari. Proprietari anziani, eredi lontani o assenti, terreni incolti, prezzi depressi. Chi ha liquidità propria — indipendente dal sistema creditizio locale — compra. Chi non ce l’ha lascia incolto e aspetta.

Il risultato non è l’abbandono totale: è la concentrazione fondiaria progressiva in mano ai soggetti che hanno già raggiunto una dimensione economica sufficiente a operare in autonomia dal mercato del credito locale. Il latifondo non scompare — si riforma, silenziosamente, attraverso l’acquisizione di terre sottovalutate da parte di chi ha la liquidità per farlo.

AmicoBIO gestisce 500 ettari, è riconosciuta come Organizzazione di Produttori dal 2016, ha un allevamento di Nero Casertano e di Marchigiana. Non ha bisogno del marchio GAL per esistere sul mercato — lo può usare per consolidare una visibilità che ha già costruita con asset propri. L’agriturismo piccolo, il produttore artigianale, il borgo che vuole aprirsi al turismo lento: questi non compaiono né nella tavola rotonda del convegno né — presumibilmente — tra i primi aderenti al marchio, perché non hanno la liquidità per adeguarsi agli standard volontari che il marchio richiede.

Il circolo che non si chiude

Il quadro che emerge dalla sovrapposizione di questi elementi è coerente. Il territorio del PNM arriva all’istituzione del parco con una struttura economica caratterizzata da redditi bassi e poco diversificati, assenza di credito cooperativo rurale capace di finanziare l’investimento locale, un mercato fondiario in fase di svalutazione che premia i soggetti già capitalizzati, e una storia di dipendenza dalla spesa pubblica come fonte primaria di liquidità.

Su questo substrato si abbatte un parco senza ente, senza piano, senza strumenti di sviluppo socioeconomico — e con misure di salvaguardia che vincolano le attività produttive senza che esista un interlocutore istituzionale capace di interpretarle, applicarle o dialogare con gli operatori. Il GAL Alto Casertano risponde con un marchio territoriale e una DMO con riconoscimento regionale provvisorio. Sono strumenti reali, costruiti con cura tecnica. Ma sono strumenti che presuppongono operatori capaci di adeguarsi a standard volontari, portali digitali che funzionano dove la connettività esiste, una massa critica di adesioni che richiede una base di piccole imprese formalizzate che questo territorio non ha ancora.

La domanda che nessun convegno ha posto — al GAL come al comitato provvisorio del parco — è quella più semplice: con quale sistema creditizio un piccolo operatore di questo territorio può finanziare l’adeguamento agli standard del marchio? La risposta non è in nessun documento di progetto esaminato per questa analisi.


Fonti e dati

  • MEF/Dipartimento delle Finanze, Analisi statistiche — Dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche, anno d’imposta 2022. Dati per comune estratti su finanze.gov.it/finanze/analisi_stat/.
  • D.M. 101/2025 — perimetrazione definitiva PNM, elenco 54 comuni e relativa zonizzazione.
  • Analisi BAIF/credito cooperativo: rilevazione sportelli bancari per comune su fonti Banca d’Italia e siti istituzionali degli istituti. Metodo: campione omogeneo dei comuni interni al perimetro PNM montano (esclusi poli di servizi e comuni periurbani capoluogo).
  • Dichiarazione AmicoBIO: registrazione audio del convegno “Marchio d’Area e digitalizzazione dell’offerta turistica”, Piedimonte Matese, 16 settembre 2026. Archivio ivinti.it. Attribuzione verificata su audio originale.
  • Dati struttura ricettiva e mercato assicurativo: rilevazione per comune su Infocamere, anno 2024.

Gap dichiarati

  • Gap A.1 — Serie storica imprese attive per settore ATECO/comune (Movimprese/Infocamere) per i 54 comuni del perimetro: non estratta. Necessaria per misurare la diversificazione produttiva effettiva e la presenza di impresa formale nel turismo esperienziale.
  • Gap A.2 — Serie storica IRPEF per comune 2000-2022: non estratta. Necessaria per verificare il percorso di formazione della struttura reddituale, non solo il punto di arrivo 2022.
  • Gap A.3 — Dati INPS giornate lavoro dipendente agricolo per comune e anno: non estratti. Necessari per la verifica diretta dell’ipotesi BAIF come fonte storica di reddito integrativo.
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GAL Alto Casertano: marchio d’area e DMO a Piedimonte Matese
Convegni

Il GAL Alto Casertano presenta il marchio territoriale e il portale digitale. Un anno di lavoro, un riconoscimento regionale provvisorio della DMO, una sala piena. E il sindaco del Comune ospitante che non c’è.

Convegni GAL Alto Casertano Parco Nazionale del Matese DMO Osservatorio dei Vinti · 16 settembre 2026

Mercoledì 16 settembre 2026, ore 18. L’aula consiliare del Comune di Piedimonte Matese ospita la presentazione ufficiale del marchio d’area dell’Alto Casertano e del portale web dedicato alla promozione del territorio, nell’ambito del Progetto Complesso di Comunità Un Turismo Smart per Riscoprire l’Alto Casertano promosso dal GAL Alto Casertano.

La sala è piena. Ci sono sindaci, consiglieri, il presidente della Comunità Montana, una nutrita delegazione polacca dalla regione della Mazovia, l’assessore regionale all’Agricoltura Maria Carmela Serluca, il presidente del Comitato di gestione provvisoria del Parco Nazionale del Matese. Non c’è il sindaco di Piedimonte Matese, Vittorio Civitillo, che figura nel programma tra i saluti istituzionali. Il Comune di Piedimonte Matese è capofila della SNAI Alto Matese campana. La sua assenza viene registrata dal moderatore con una formula neutra prima di passare la parola al presidente del GAL.

Correzione del 1° ottobre 2026. Nella versione originale di questo articolo, tra i presenti in sala era indicato «il presidente del Parco Nazionale del Matese». La dicitura corretta è «il presidente del Comitato di gestione provvisoria del Parco Nazionale del Matese»: l’Ente Parco non è ancora costituito e il Comitato, nominato con D.M. n. 238 dell’11 agosto 2025, resta in carica fino all’emanazione del decreto del Presidente della Repubblica istitutivo del Parco e all’individuazione del relativo Ente (art. 1, comma 3).

Il progetto

Il GAL Alto Casertano presenta due strumenti: il marchio territoriale Alto Casertano e un portale web dedicato alla promozione del territorio. Sono il prodotto di un anno di lavoro avviato a settembre 2025, quando due eventi pubblici a Piedimonte Matese e Formicola avevano lanciato il Progetto Complesso di Comunità davanti al territorio.

Il marchio non è un semplice logotipo. Secondo la documentazione distribuita in sala — curata da Carlo Hausmann per FASTO Innovazione, la startup innovativa partner del GAL — si tratta di un “marchio di comportamento”: non certifica l’origine geografica di un prodotto ma il modo in cui imprese e operatori si prendono cura del territorio e di chi lo visita. Dieci ambiti tematici, due livelli di adesione (base ed eccellenza), un codice volontario di valori che include sostenibilità ambientale, economia circolare, qualità dell’accoglienza, valorizzazione delle produzioni locali. Il portale è pensato come porta digitale di accesso al territorio, con QR code per la verifica in loco dei requisiti del marchio.

Durante l’intervento del presidente Francesco Imperadore emerge un dato rimasto sottotraccia nella comunicazione precedente all’evento: all’inizio di settembre 2026 il GAL ha ottenuto dalla Regione Campania il riconoscimento provvisorio della DMO — Destination Management Organization — denominata Alto Casertano Campania Antica, che aggrega 52 comuni più 3 aggregati. La governance della DMO è descritta da Imperadore come “struttura pubblica e professionale a regia del GAL”.

La presentazione: luci e ombre

La parte tecnica della serata lascia qualche perplessità. Le relazioni dei tecnici — due presentatori, la cui attribuzione degli interventi non sempre risultava chiara dalla platea — si scontrano con difficoltà esecutive difficili da ignorare in un convegno dedicato al turismo smart e alla digitalizzazione dell’offerta. Le diapositive, dense di testo e poco leggibili dalla platea, tradiscono una preparazione pensata per la lettura ravvicinata più che per la proiezione pubblica. La gestione dell’audio si rivela problematica per tutta la durata dell’evento: gli interventi sono spesso difficili da seguire anche per chi è presente in sala, con conseguenze dirette sulla qualità della registrazione e quindi sulla possibilità di una resa fedele dei contenuti tecnici presentati.

Non è un dettaglio marginale. Un progetto che pone la digitalizzazione al centro della propria strategia e che promette una “porta digitale di accesso al territorio” chiede agli operatori che intende certificare uno standard di comunicazione e accoglienza digitale. La difficoltà a gestire una presentazione in un’aula consiliare con strumentazione di base è una contraddizione che la platea registra in silenzio.

I gadget del territorio esposti in sala — taccuini, shopper, t-shirt, zaini — avrebbero dovuto incarnare secondo il documento di progetto gli “artefatti dell’identità”, oggetti sostenibili e coerenti con i valori del marchio. L’impressione visiva è più vicina a quella di un merchandising promozionale standard, senza particolari elementi di distinzione rispetto alla produzione ordinaria di questo tipo di oggetti.

La platea e il sindaco assente

La composizione della tavola rotonda con gli operatori del territorio racconta qualcosa di non intenzionale. Sul palco siedono AmicoBIO di Capua — 500 ettari di biologico, Organizzazione di Produttori riconosciuta dal 2016 —, l’Agriturismo Le Campestre di Castel di Sasso con il suo Presidio Slow Food del Conciato Romano, e l’Azienda Agricola Letizia di Pietramelara, che ha dichiarato una produzione di 59 milioni di chilogrammi di latte bufalino nell’anno precedente trasformato in Mozzarella di Bufala Campana DOP biologica. Franco Pepe di Pepe in Grani a Caiazzo, annunciato in programma, non è presente.

Sono realtà che non hanno bisogno del marchio GAL per esistere sul mercato. Hanno già dimensione, riconoscimento e asset propri. La loro presenza certifica il progetto ma non risponde alla domanda centrale: cosa succede all’agriturismo piccolo, al produttore artigianale, al borgo che vuole aprirsi al turismo lento e che non ha la liquidità per adeguarsi agli standard volontari del marchio?

La risposta non arriva dalla platea, che ascolta in silenzio senza interventi dal basso. Arriva invece, in modo indiretto, dall’assessore Serluca nelle conclusioni, quando cita l’Alto Adige come modello: un territorio dove non si trova un prodotto che non sia del territorio. L’Alto Adige funziona perché ha raggiunto una massa critica costruita in decenni. Il tema della massa critica, e degli strumenti finanziari necessari a raggiungerla, non viene nominato in nessun intervento della serata.

L’assenza del sindaco Civitillo resta la nota istituzionale più significativa. Piedimonte Matese ospita l’evento nella sua sala consiliare ed è capofila della SNAI Alto Matese campana — il programma parallelo con 4 milioni stanziati e accordo di programma non ancora sottoscritto. Due strumenti che insistono sullo stesso territorio senza che i rispettivi protagonisti si siedano allo stesso tavolo.

Cosa resta

Il GAL Alto Casertano ha prodotto in un anno di lavoro qualcosa di concreto: un sistema di marchio concettualmente solido, un portale digitale, una DMO con riconoscimento regionale provvisorio che aggrega 52 comuni. Il presidente Imperadore cita esplicitamente l’istituzione del Parco Nazionale del Matese come condizione favorevole al posizionamento del territorio. La delegazione polacca del GAL Zalew Zegrzyński, presente con sindaci e consiglieri regionali, testimonia un rapporto di cooperazione transnazionale già formalizzato che va oltre la visita di cortesia.

Tuttavia la serata lascia aperte le domande che contano. Il marchio è uno strumento volontario senza coercizione: funziona se gli aderenti sono già motivati e hanno le risorse per adeguarsi agli standard. La DMO ha un riconoscimento provvisorio ma nessuno chiarisce in sala che struttura di governance abbia oltre la “regia del GAL”. Il Parco Nazionale del Matese, citato come attore complementare, non ha ancora un ente operativo e le sue misure di salvaguardia si sovrappongono ad attività che il marchio intende certificare. Il tema del credito e della capacità finanziaria dei piccoli operatori — la condizione necessaria perché il sistema raggiunga la massa critica che lo rende sostenibile — non viene nominato.

Il secondo appuntamento di dibattito, annunciato dal moderatore in chiusura come necessario per ragioni di tempo, dovrà rispondere a queste domande. Per ora il territorio ha un marchio. Resta da vedere chi lo indosserà.


Note

  • Convegno registrato. La trascrizione automatica presenta distorsioni significative dovute alla qualità dell’audio in sala; le citazioni dirette attribuite ai relatori sono state verificate sull’audio originale prima della pubblicazione.
  • Documentazione di sala: Schede di approfondimento GAL Alto Casertano, 16 settembre 2026; Carlo Hausmann / FASTO Innovazione, Il sistema del marchio Alto Casertano: identità, architettura sistemica e marchio di comportamento per una destinazione integrata.
  • DMO Alto Casertano Campania Antica: riconoscimento provvisorio Regione Campania, settembre 2026.
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Il parco senza governo: economia, fondi perduti e costi del limbo nei cinque parchi nazionali appenninici
Analisi · Miniserie — Chioma

Il parco senza governo: economia, fondi perduti e costi del limbo nei cinque parchi nazionali appenninici

Un ente parco operativo attiva flussi finanziari pubblici, strumenti gestionali e circuiti economici che un regime provvisorio non può attivare. Sul Matese, quindici mesi di salvaguardia senza governance hanno un costo documentabile.

Analisi Chioma A Economia Normativa PNM Osservatorio dei Vinti · agosto 2026

Il territorio su cui opera questa analisi

Prima di descrivere il meccanismo istituzionale e i suoi costi, è necessario dire con precisione su che tipo di economia quel meccanismo si è abbattuto. Il Parco Nazionale del Matese si estende su 54 comuni distribuiti su due versanti regionali — 31 in Campania (province di Caserta e Benevento), 23 in Molise (province di Campobasso e Isernia) — con una struttura economica che i dati ufficiali disponibili descrivono in modo coerente e preoccupante, indipendentemente dagli indicatori scelti.

Il reddito medio IRPEF per contribuente (anno d’imposta 2022, fonte MEF/Dipartimento Finanze) nei comuni del perimetro PNM — depurato dai poli di servizi non comparabili con il territorio montano — si colloca a 15.275 euro sul versante campano e a 15.016 euro sul versante molisano. La differenza assoluta è marginale. Ciò che non è marginale è la struttura della distribuzione: il 53% dei comuni molisani montani si concentra nella fascia di reddito 13.000-15.000 euro, contro il 26% del versante campano. Il versante campano è invece più disperso verso l’alto, con il 48% dei comuni nella fascia 15.000-17.000 euro. La fascia 13-15k è compatibile con strutture di reddito da impiego stagionale part-time — il profilo tipico di chi integrava il reddito agricolo con le giornate nei Bacini di Impiego Forestale (BAIF), lo strumento di ammortizzazione sociale che per decenni ha tenuto in vita una microeconomia nei territori a vocazione esclusivamente agricola di entrambi i versanti, e la cui progressiva dismissione non ha trovato nulla a sostituirla.

La struttura imprenditoriale conferma il quadro. Il dataset ISTAT ASIA (Archivio Statistico delle Imprese Attive, Unità Locali 2023) mostra che sul versante molisano il peso del settore costruzioni (ATECO F) sul totale delle unità locali è pari al 20,1%, contro il 13,2% del versante campano — un divario di quasi sette punti percentuali che resiste all’esclusione degli outlier e alla variazione del campione. In territori montani rurali, le costruzioni dipendono prevalentemente da commesse pubbliche: manutenzione stradale, opere idrogeologiche, edilizia pubblica. Un peso strutturalmente alto di ATECO F segnala un’economia orientata alla cattura di spesa pubblica piuttosto che alla produzione privata di beni e servizi — la stessa logica, su scala imprenditoriale, che i BAIF avevano instaurato sul piano del lavoro dipendente.

La presenza finanziaria sul territorio chiude la descrizione. Solo il 14% dei comuni campani e l’11% dei molisani nel perimetro PNM hanno almeno uno sportello bancario. Il rapporto tra uffici postali e sportelli bancari è di 7:1 sul versante campano e 10:1 sul versante molisano. Il 76% dei comuni campani e l’83% dei molisani dipendono dall’ufficio postale come unico intermediario finanziario fisicamente presente. Le Poste Italiane non erogano credito produttivo: non finanziano un’impresa, non concedono un mutuo agricolo, non sostengono un investimento. La loro prevalenza non è un’alternativa alla banca — è la misura dell’assenza di un mercato del credito locale. Nel campione omogeneo non è presente alcuna BCC o Cassa Rurale su nessuno dei due versanti: le banche presenti sono tutte banche commerciali ordinarie. Le BCC che operano nell’area gravitano su comuni fuori dal perimetro PNM montano. La desertificazione del credito cooperativo rurale — le strutture che nei territori rurali esercitano il relationship lending, la valutazione del rischio basata sulla conoscenza diretta del richiedente e del territorio — è totale su entrambi i versanti.

Nota metodologica sui dati territoriali I dati IRPEF sono fonte primaria MEF/Dipartimento Finanze, anno d’imposta 2022. I dati sulle unità locali sono fonte ISTAT ASIA 2023 via Cruscotto Italia/AgID (CC BY 3.0 IT). I dati sulla presenza bancaria derivano da directory aggregate (tuttitalia.it, giugno 2026) per la sezione bancaria, da Poste Italiane tramite directory aggregate con verifica manuale per gli uffici postali, da ruipubblico.ivass.it (fonte primaria ufficiale, settembre 2026) per gli intermediari assicurativi. Dal campione sono stati esclusi i comuni con dinamiche non comparabili con il territorio montano del PNM: sul versante campano Telese Terme e Piedimonte Matese (poli di servizi); sul versante molisano Ferrazzano, Oratino, Ripalimosani e Matrice (comuni periurbani di Campobasso) e Bojano (polo commerciale del comprensorio). Il settore agricolo (ATECO A) è assente nel dataset ASIA per costruzione metodologica della fonte — limite noto che non è un dato zero ma un’assenza di rilevazione, coerente con una struttura produttiva agricola prevalentemente informale, sotto la soglia di formalizzazione delle unità locali registrate.

Questo substrato non è la causa del blocco istituzionale che questo articolo documenta. È il territorio su cui quel blocco opera — e che ne amplifica i costi. Un parco nazionale operativo avrebbe a disposizione strumenti per intervenire su questa struttura: fondi per i servizi ecosistemici, marchi di qualità per i prodotti locali, accesso ai circuiti del turismo naturalistico certificato, capacità di progettazione europea. In assenza di ente, nessuno di questi strumenti è attivabile. Il danno del limbo non si misura solo sui fondi non arrivati: si misura sulla distanza tra la struttura economica attuale del territorio e quella che un parco operativo avrebbe potuto contribuire a costruire.

Il decreto che impugna se stesso

Il 4 marzo 2026, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Ter del TAR Lazio, cinque ricorsi contro il D.M. 101/2025 — il decreto con cui il Ministero dell’Ambiente ha fissato la perimetrazione provvisoria del Parco Nazionale del Matese — sono stati rinviati all’udienza di merito del 17 dicembre 2026. Non per ragioni di rito, non per vizi formali dei ricorsi: in tre dei cinque casi, il rinvio è stato accordato su richiesta congiunta dei ricorrenti e dell’Avvocatura dello Stato, che rappresenta il Ministero resistente. Il motivo verbalizzato dal Collegio nelle ordinanze RG 08391/2025 e RG 08716/2025 è lo stesso: «ricorre una causa eccezionale per accordare il rinvio, in quanto sollecitato congiuntamente in vista di un nuovo provvedimento di perimetrazione».

Il Ministero che ha emesso il decreto chiede al TAR di aspettare perché sta riscrivendo quel decreto. L’organo di gestione istituito dal decreto — il Comitato provvisorio presieduto dall’avv. Andrea Boggia, nominato con D.M. n. 238 dell’11 agosto 2025 — opera su un perimetro che il suo stesso autore ha dichiarato, in sede giudiziaria, suscettibile di modifica.

Questo non è un fatto marginale nel contenzioso sul Parco Nazionale del Matese. È la descrizione precisa del meccanismo che produce il blocco economico e istituzionale di un territorio. Ed è il punto di partenza di questo articolo.

Cinque ricorsi, un’udienza, un’istruttoria in corso Al TAR Lazio, Sez. II-ter, sono pendenti cinque ricorsi contro il D.M. 101/2025: RG 07531/2025 (Federcaccia Campania), RG 08075/2025 (Comune di Sant’Agapito), RG 08370/2025 (ATC n.3 Isernia), RG 08391/2025 (Comune di Longano), RG 08716/2025 (Fusco s.n.c., Pontelandolfo). Tutti rinviati all’udienza di merito del 17 dicembre 2026. Nelle ordinanze RG 08391/2025 e RG 08716/2025, il TAR verbalizza che si è tenuto un incontro tra Ministero, ISPRA e alcuni comuni, all’esito del quale è stato chiesto a ISPRA di svolgere un’ulteriore istruttoria per produrre una nuova proposta di zonizzazione. L’Avvocatura dello Stato si è associata alla richiesta di rinvio. Fonti: ordinanze pubblicate su giustizia-amministrativa.it.

Il meccanismo: art. 34 senza scadenze

La L. 394/1991 distingue due percorsi per l’istituzione di un parco nazionale. L’art. 8 prevede una procedura ordinaria: proposta del Ministero, intese con le Regioni, decreto del Presidente della Repubblica. L’art. 34, comma 1, elenca direttamente i parchi da istituire per via legislativa, affidando al Ministero la sola perimetrazione provvisoria ai sensi del comma 3, senza termini perentori per i passaggi successivi. Il Parco Nazionale del Matese è stato inserito in questo secondo elenco dalla legge di bilancio 2018 (art. 1, c. 1116, L. 205/2017) — senza la procedura partecipativa dell’art. 8, senza intesa regionale preventiva, senza scadenze per il DPR istitutivo.

Il DPR istitutivo — che avvierebbe il conto dei 34 mesi previsti dalla legge per il completamento dell’iter — non è stato ancora emesso. I 34 mesi non hanno ancora cominciato a decorrere. Il D.M. 101/2025 è stato emesso come atto coattivo, non come progressione amministrativa ordinaria: il TAR Lazio con sentenza n. 18581 del 24 ottobre 2024 aveva ordinato al Ministero di provvedere entro 180 giorni, con commissario ad acta in caso di ulteriore inerzia. Il regime di salvaguardia non ha scadenza propria e rimane in vigore fino all’adozione degli strumenti definitivi del parco, che richiedono un ente che non esiste ancora.

Questa non è una peculiarità del Matese. Il Repertorio ISPRA aggiornato al 31 marzo 2026 certifica che 13 dei 25 parchi nazionali italiani non hanno un Piano del Parco approvato. Il tempo medio di attesa dalla perimetrazione all’approvazione del piano supera i 20 anni nei parchi istituiti prima del 2000. Il meccanismo che produce questo risultato era conoscibile prima dell’inserimento del Matese nell’art. 34 nel 2018: i dati erano pubblici, il pattern era consolidato.

Il confronto con gli altri quattro parchi

Il confronto con gli altri parchi dell’Appennino meridionale analizzati in questa miniserie permette di isolare la variabile istituzionale dalla variabile territoriale.

Parco DPR istitutivo Piano del Parco PSSE Anni istituzione→piano
PNALM 1923 (adeguato 1993) Approvato 2025 Operativo ~102 anni
Majella DPR 5/6/1995 Vigente dal 2009 Approvato 2004 14 anni
Gran Sasso DPR 5/6/1995 Vigente dal 2020 Non approvato 25 anni
PNAL DPR 8/12/2007 Depositato 2021, non approvato Non approvato >18 anni e in corso
PNM Non emesso Inesistente Inesistente —

Il PNALM ha approvato il suo Piano del Parco nel 2025, dopo un iter triregionale completato tra la DGR Lazio 1137/2024 e la DCR Molise 17 del marzo 2025. Dispone di un piano socioeconomico operativo. La Majella ha Piano vigente dal 2009 e Piano di Sviluppo Socioeconomico approvato nel 2004; il riconoscimento UNESCO Geoparco 2021 si è innestato su strutture di governance consolidate. Il Gran Sasso ha Piano vigente dal 2020, benché il PSSE non sia mai stato approvato. Il PNAL è il caso più prossimo al PNM per anomalia — presidenza formalmente indeterminata per contenzioso 2023-2026, piano depositato ma non approvato — ma il DPR istitutivo esiste dal 2007 e l’ente ha personalità giuridica.

Il PNM non ha alcuno di questi elementi. Il confronto non mostra un ritardo nel percorso: mostra l’assenza del percorso.

I fondi pubblici non attivati: una stima conservativa

Un ente parco operativo non è solo un’istituzione di tutela: è una stazione appaltante, un beneficiario eleggibile per finanziamenti europei e nazionali, un soggetto capace di presentare progetti, rendicontare spesa e coordinare le politiche di sviluppo del territorio. In assenza di ente, questi flussi non si attivano. Le stime che seguono sono conservative: dove il dato esatto non è disponibile, viene adottata la stima più bassa tra quelle metodologicamente sostenibili.

1. Contributi ordinari MASE (cap. 1551) — perdita 2018-2025

Il Ministero dell’Ambiente ripartisce annualmente contributi ordinari agli enti parco nazionali con quote calcolate su superficie, estensione della zona di riserva integrale e numero di comuni nel perimetro. Il riparto 2026 — Atto del Governo n. 432 presentato alle Commissioni parlamentari il 30 luglio 2026 — stanzia 1.179.425 euro per i 25 parchi nazionali, con quote tra 39.520 e 62.985 euro per ente, e include per la prima volta il PNM tra i destinatari. Con 87.998 ha e 54 comuni, il PNM si colloca nella fascia alta dei parametri. Adottando la quota minima (39.520 euro/anno), nei sette anni tra l’inserimento legislativo (2018) e il primo riparto (2026), il territorio ha mancato contributi tra 277.000 e 441.000 euro.

2. PNRR M2C4 Inv. 3.2 — esclusione dalla digitalizzazione dei parchi

La misura M2C4 Investimento 3.2, con dotazione di 100 milioni di euro, è rivolta ai 24 parchi nazionali operativi e alle 31 aree marine protette. Il sub-investimento relativo alla conservazione della natura e al monitoraggio delle pressioni su specie e habitat vale 82 milioni di euro. Il PNM non era operativo al momento della progettazione della misura (2021-2022) ed è rimasto escluso dalla ripartizione. La quota media per parco è pari a circa 4,17 milioni di euro (100M / 24). Con 88.000 ha e 40 habitat Allegato I di cui 11 prioritari, il PNM avrebbe diritto a una quota superiore alla media: la stima è conservativa.

Gap dichiarato La ripartizione effettiva tra i 24 parchi ammessi non è pubblica in forma disaggregata. Il valore 4,17M è stima per quota media. Fonte: italiadomani.gov.it, isprambiente.gov.it.

3. PNRR NBFC — National Biodiversity Future Center

Il bando CNR nell’ambito del National Biodiversity Future Center (PNRR M4C2) ha finanziato 57 proposte su 85 pervenute, con contributi da 10.000 a 200.000 euro per proposta e un totale di oltre 9 milioni di euro. Potenziali beneficiari: tutti gli enti che gestiscono direttamente aree protette. Il Comitato Boggia, privo di personalità giuridica autonoma come Ente Parco, si trova in posizione di incerta eligibilità. Il territorio del PNM — 40 habitat Allegato I, 39 specie faunistiche Allegato II, 22 specie floristiche in Lista Rossa nazionale — costituisce uno degli ambiti scientificamente più rilevanti dell’Appennino meridionale per un progetto di questo tipo, ma non dispone dell’interlocutore istituzionale necessario per presentare una proposta.

Gap dichiarato L’eligibilità del Comitato provvisorio al bando NBFC non è stata verificata formalmente. La perdita è dichiarata come esclusione de facto, non normativa certa. Fonte: CNR, cnr.it.

4. Programma LIFE 2021-2027 — esclusione da due cicli

I progetti LIFE Natura richiedono un ente gestore come beneficiario coordinatore o partner con capacità amministrativa e rendicontativa autonoma. I parchi nazionali appenninici operativi sono sistematicamente presenti nei consorzi progettuali: il LIFE COORNATA (2010-2014, budget totale 3.141.756 euro, cofinanziamento UE 2.262.064 euro) aveva come capofila il Parco Nazionale della Majella e come partner il PNALM, ed era dedicato alla conservazione del camoscio appenninico — la stessa specie che ISPRA 2018 certifica in dispersione verso il Matese in stato di conservazione non favorevole/inadeguato, senza alcun sistema di monitoraggio attivo. La dotazione LIFE 2026 è di circa 601,5 milioni di euro complessivi. Il PNM non può partecipare come soggetto formale. Considerando due cicli di programmazione (2014-2020 e 2021-2027) e la tipologia di interventi per cui il territorio presenta le condizioni ecologiche, la mancata partecipazione vale in stima conservativa tra 1,8 e 3,1 milioni di euro di investimento in conservazione non attivato.

Gap dichiarato La stima è basata sul budget medio dei progetti LIFE Natura appenninici verificati (COORNATA: 3,1M). Non esiste un progetto LIFE dedicato al Matese cui attribuire un valore puntuale. Fonte: webgate.ec.europa.eu/life, mase.gov.it.

5. SNAI — capacità di spesa non attivata

La Strategia Nazionale Aree Interne Alto Matese Campania (ciclo 2021-2027, 17 comuni, capofila Piedimonte Matese) ha una dotazione di 4 milioni di euro di risorse nazionali più cofinanziamento regionale. L’Accordo di Programma Quadro non risultava sottoscritto alla data di luglio 2026. Il regime di salvaguardia del D.M. 101/2025 non blocca categoricamente la SNAI per i servizi di base, ma genera un’area di incertezza autorizzativa per qualsiasi intervento che richieda il parere di un Ente Parco non ancora costituito. I 23 comuni del versante molisano non sono coperti da alcuna SNAI attiva dopo il ciclo 2014-2020, durante il quale i pagamenti monitorati sono stati prossimi allo zero dopo sette anni di programmazione.

Strumento Periodo Perdita stimata Qualificazione
Contributi ordinari MASE cap. 1551 2018–2025 277.000 – 441.000 € Analisi — calcolo oggettivo
PNRR M2C4 Inv. 3.2 digitalizzazione 2022–2026 ~4.170.000 € (quota media) Analisi — stima conservativa
PNRR NBFC biodiversità 2023 10.000 – 200.000 € per progetto Analisi con gap su eligibilità
LIFE 2014-2020 e 2021-2027 2014–2026 1.800.000 – 3.100.000 € Analisi — stima su budget medi verificati
SNAI Campania + Molise 2021–2026 4.000.000 € non attivati Analisi — APQ non sottoscritto
Totale stima conservativa 2018–2026 6,3 – 7,9 milioni di euro Perdita certa e quantificabile

La perdita certa e quantificabile in stima conservativa si colloca tra 6,3 e 7,9 milioni di euro di investimento pubblico in conservazione ambientale e sviluppo territoriale non attivato sul perimetro del PNM nel periodo 2018-2026. A questa cifra non sono sommabili — per assenza di dati disaggregati verificabili — le perdite sui fondi strutturali FESR e FEASR per misure specifiche di aree protette, né le perdite legate alla mancata attivazione di meccanismi di pagamento per servizi ecosistemici (L. 221/2015).

La perdita non è recuperabile a ritroso. I cicli PNRR e LIFE in corso si chiudono tra il 2026 e il 2027. Un Ente Parco costituito oggi — nelle condizioni attuali di contenzioso pendente e perimetro in revisione — non avrebbe la capacità amministrativa e progettuale per accedere agli strumenti in scadenza nei prossimi 12-18 mesi. Il danno economico si estende con certezza al ciclo 2028-2034.

Il danno alle attività economiche del territorio

Il D.M. 101/2025 è in vigore dal 9 maggio 2025. Alla data di pubblicazione di questo articolo sono trascorsi quindici mesi di regime di salvaguardia provvisoria senza un Ente Parco capace di istruire autorizzazioni, rilasciare nulla osta, aggiornare le misure di protezione o attivare gli strumenti compensativi previsti dalla L. 394/1991. Questo intervallo non è neutro dal punto di vista economico.

Il versante molisano: estrattivo, cementificio, caccia

Il caso più documentato riguarda il Comune di Guardiaregia (CB), le cui attività di cava e il cementificio locale sono espressamente citate nelle motivazioni del ricorso al TAR e del successivo appello al Consiglio di Stato annunciato a luglio 2026. Il sindaco ha dichiarato il timore di pesanti ripercussioni sulle aziende zootecniche, sulle cave e sul cementificio, comparti che pesano sull’occupazione e sull’economia locale e che verrebbero compressi da vincoli considerati troppo rigidi. Analogo conflitto emerge dall’ordinanza TAR sul ricorso Fusco s.n.c. (Pontelandolfo, BN): la società, attiva nel settore estrattivo con un’area già classificata come “Area di Riserva” dal PRAE Campania 2006, contesta che la perimetrazione provvisoria vieti attività su terreni dove la pianificazione regionale estrattiva le consentiva. Il Piano Regionale delle Attività Estrattive e il D.M. 101/2025 si sovrappongono senza coordinamento, perché non esiste un Ente Parco in grado di definire le deroghe previste dalla normativa.

Confindustria Benevento aveva presentato osservazioni analoghe al MASE il 2 aprile 2025, prima dell’emissione del decreto, segnalando che la proposta di perimetrazione avrebbe vietato l’attività estrattiva in terreni censiti come Area di Riserva nel PRAE. La questione riguarda dunque un insieme di operatori del settore, non un caso isolato.

Gap dichiarato Il valore economico della produzione bloccata o rallentata nel settore estrattivo sul perimetro PNM non è quantificabile su fonti primarie verificate. Le dichiarazioni dei sindaci e dei ricorrenti sono fonti dichiarative di soggetti interessati. La perdita esiste e ha base documentale giudiziaria, ma richiede dati ISTAT/Infocamere disaggregati per settore e comune.

Il versante campano: zootecnia, pascolo e pianificazione agricola

Il versante campano del PNM — 31 comuni, province di Benevento e Caserta, 57% della superficie totale — presenta una struttura produttiva differente ma analoga fragilità rispetto all’assenza di governance. Federcaccia Campania ha denunciato che le restrizioni derivanti dall’istituzione comportano un impatto penalizzante per tutte le attività produttive e imprenditoriali delle province di Caserta e Benevento. La posizione è quella di un soggetto interessato e va qualificata come tale. Ciò che è verificabile in modo indipendente è la struttura del conflitto.

Il nodo più concreto sul versante campano riguarda la zootecnia estensiva e il pascolo demaniale. Il deputato Francesco Maria Rubano (FI) aveva rappresentato al Ministro Pichetto Fratin le preoccupazioni degli agricoltori e allevatori del Matese, sottolineando che il pascolo non è solo un’attività economica ma una componente identitaria del territorio, e chiedendo che l’attuazione del parco tuteli le attività agricole e pastorali che da sempre insistono sull’area. Il caso del fida pascolo per gli equini è emblematico del meccanismo di blocco: il Parco Regionale del Matese aveva approvato un “Vademecum fida pascolo” grazie all’iniziativa di Coldiretti Campania e a un tavolo di lavoro promosso dall’Assessorato all’Agricoltura della Regione Campania, per garantire regole certe in tutti i comuni. Con il passaggio da Parco Regionale a Parco Nazionale, questo strumento gestionale — negoziato attraverso un percorso pluriennale — ricade in una zona di incertezza: il Parco Regionale non ha più competenza, il Comitato Boggia non ha ancora un piano né un regolamento, e gli allevatori si trovano a operare senza la certezza procedurale appena conquistata.

Coldiretti Campania ha segnalato come ulteriore anomalia l’assenza dell’organizzazione nell’organo di gestione del parco — il Comitato provvisorio — definendola un paradosso per un territorio in cui l’allevamento è l’attività economica di maggiore peso nelle aree interne.

Gap dichiarato I dati sul numero di aziende zootecniche, sulla superficie pascoliva e sul valore della produzione nei 31 comuni campani del PNM non sono stati estratti da fonti primarie (ISTAT Censimento Agricoltura, Infocamere) per questo articolo. La struttura del conflitto è documentata su fonti istituzionali e di categoria; la quantificazione economica rimane un gap da colmare.

Il settore energetico: impianti esistenti e nuovi autorizzati

L’ordinanza TAR sul Comune di Longano documenta esplicitamente il caso di un impianto eolico esistente incluso in Zona 2, per cui il Comune chiedeva la retrocessione in Zona 3 o l’esclusione dal perimetro per garantire la possibilità di manutenzione, rigenerazione e sostituzione delle pale fino alla scadenza della convenzione in essere. Il regime di salvaguardia del D.M. 101/2025 non prevede strumenti di deroga per impianti autorizzati ante-parco in assenza dell’Ente. La questione rimane aperta nella revisione del perimetro che ISPRA è incaricata di produrre su mandato del Ministero stesso.

Per i nuovi impianti rinnovabili, le misure di salvaguardia provvisorie del D.M. 101/2025 impongono la Valutazione di Incidenza (VInca) per qualsiasi intervento che possa incidere sui siti Natura 2000 inclusi nel perimetro. La ZPS IT8010026 “Matese” (25.932 ha, operativa dal dicembre 2001, 55 specie, 21 tipi di habitat) è sovrapponibile a larga parte del perimetro. La VInca richiede il parere dell’autorità di gestione competente: in assenza di Ente Parco, la competenza ricade in modo non univoco su ISPRA, sulle Regioni Campania e Molise e sulle Province interessate, con iter che si prolungano per incertezza procedurale.

La fauna selvatica come costo non compensato

Le tre ordinanze TAR che documentano la revisione del perimetro citano tutte, direttamente o indirettamente, la pressione del cinghiale come danno economico documentato agli allevamenti e alle produzioni agricole nell’area. È un danno che la salvaguardia provvisoria aggrava strutturalmente: il divieto di caccia in regime di parco si applica su un territorio che non ha né un Piano di gestione faunistica né un sistema di controllo attivo, perché entrambi richiedono un Ente operativo. I danni da fauna selvatica non controllata non hanno un referente istituzionale capace di disporre misure di controllo né di erogare indennizzi nella forma prevista dalla L. 394/1991.

Il turismo: la perdita di opportunità non quantificabile

Il potenziale turistico del Matese esiste e genera già presenze significative in forme non regolamentate — Altura Festival, Matese Volks Camp, frequentazione escursionistica documentata. Ma queste presenze non sono accompagnate da nessuno degli strumenti che un parco operativo attiva: marchi di qualità dei prodotti locali, centri visita, guide autorizzate, accordi con tour operator specializzati, promozione istituzionale coordinata, circuiti di turismo naturalistico certificato. I dati PNALM mostrano crescita costante delle strutture ricettive post-2000, correlata all’operatività dell’ente e alla disponibilità di strumenti pianificatori. Sul Matese, il turismo che avviene è turismo senza governance, che non genera ricadute strutturali e non contribuisce alla conservazione.

Gap dichiarato La stima del valore del turismo potenziale non attivato richiederebbe un modello econometrico basato su dati di presenze, spesa media e moltiplicatore locale non disponibile per il perimetro PNM. La perdita esiste ed è strutturalmente analoga a quanto documentato per i fondi pubblici, ma non è quantificabile con gli strumenti disponibili in questo articolo.

Una struttura, non una somma di casi

Il quadro che emerge non è quello di un territorio paralizzato dai vincoli — le attività ordinarie continuano, come la normativa prevede. È quello di un territorio che sopporta i costi del regime di protezione senza ricevere i benefici che un parco operativo distribuisce: compensazioni, strumenti di gestione della fauna, fondi per i servizi ecosistemici, accesso ai circuiti del turismo naturalistico certificato, parere autorizzativo rapido per le attività compatibili, capacità di progettazione europea.

La L. 394/1991 prevede che questi benefici siano attivati dall’Ente Parco attraverso il Piano del Parco e il Piano di Sviluppo Socioeconomico. Nessuno dei due esiste. Il versante molisano e quello campano condividono la stessa struttura di blocco, con settori produttivi esposti differenti: estrattivo, cementificio e caccia a nord; zootecnia, pascolo demaniale e pianificazione agricola a sud.

Sul piano dei fondi pubblici, la perdita certa è tra 6,3 e 7,9 milioni di euro nel periodo 2018-2026. Sul piano delle attività economiche private, la perdita esiste e ha base documentale giudiziaria, ma non è ancora quantificabile in Analisi senza i dati disaggregati che questo articolo dichiara come gap. Sul piano della biodiversità — che sarà oggetto del prossimo articolo della Chioma — l’ultima fotografia sistematica disponibile è quella ISPRA del 2018: non è mai stata aggiornata perché non c’è un ente in grado di commissionarla.

Il territorio paga i vincoli di un parco nazionale e riceve i servizi di un territorio privo di governo. Non è il parco il problema. È il parco senza governo.

Schema normativo: i cinque parchi a confronto
PNALM (1923 → piano 2025)
 ├ DPR istitutivo: 1923 (adeguato 1993)
 ├ Ente: operativo
 ├ Piano del Parco: approvato triregionalmente 2025
 └ PSSE: operativo

Majella (1995 → piano 2009)
 ├ DPR istitutivo: 5/6/1995
 ├ Ente: operativo
 ├ Piano del Parco: vigente dal 2009 (aggiornamento 2022 in iter)
 └ PSSE: approvato 2004

Gran Sasso (1995 → piano 2020)
 ├ DPR istitutivo: 5/6/1995
 ├ Ente: operativo
 ├ Piano del Parco: vigente dal 2020
 └ PSSE: non approvato (iter 2003 e 2015 entrambi senza esito)

PNAL (2007 → piano non approvato)
 ├ DPR istitutivo: 8/12/2007
 ├ Ente: operativo (presidenza sub judice 2023-2026)
 ├ Piano del Parco: depositato 2021, non approvato
 └ PSSE: non approvato

PNM (2018 → fase zero)
 ├ DPR istitutivo: NON EMESSO
 ├ Ente: NON COSTITUITO (Comitato provvisorio ex D.M. n.238/2025)
 ├ Perimetro: provvisorio D.M. 101/2025, in revisione (5 ricorsi TAR pendenti)
 ├ Piano del Parco: INESISTENTE
 └ PSSE: INESISTENTE

Fonti primarie

  • TAR Lazio, Sez. II-ter, ordinanze nn. 04340/2026, 04343/2026, 08330/2026, 08470/2026, 08471/2026 — giustizia-amministrativa.it
  • D.M. MASE 22 aprile 2025 n. 101 (GU Serie Generale n. 106 del 09/05/2025) — perimetrazione e misure di salvaguardia PNM
  • TAR Lazio, sentenza n. 18581 del 24 ottobre 2024 — ordine al MASE di provvedere alla perimetrazione
  • D.M. MASE 11 agosto 2025 n. 238 — nomina Comitato di gestione provvisoria PNM (pres. Boggia)
  • ISPRA, Repertorio dello stato di attuazione del sistema delle aree protette, aggiornamento 31 marzo 2026
  • ISPRA, Analisi delle valenze ambientali del Parco Nazionale del Matese, dicembre 2018
  • MASE, Atto del Governo n. 432 — schema di decreto riparto contributi parchi 2026 (30 luglio 2026)
  • italiadomani.gov.it — misura M2C4 Inv. 3.2, dotazione 100 milioni di euro, 24 parchi nazionali
  • CNR/NBFC — graduatoria bando biodiversità aree protette, 57 proposte finanziate su 85 (novembre 2023)
  • CINEA/LIFE — LIFE09 NAT/IT/000183 COORNATA, budget 3.141.756 €, capofila Parco Nazionale della Majella
  • MASE, notizie LIFE 2026 — dotazione finanziaria 601,5 milioni di euro
  • L. 6 dicembre 1991 n. 394 (legge quadro sulle aree protette), artt. 6, 8, 9, 12, 34
  • L. 27 dicembre 2017 n. 205, art. 1 c. 1116 — inserimento PNM in art. 34 c. 1 L. 394/1991
  • Coldiretti Caserta/Campania — comunicati su vademecum fida pascolo e zootecnia aree interne, febbraio-aprile 2025
  • Confindustria Benevento — osservazioni al MASE sulla perimetrazione PNM, 2 aprile 2025 (citata in ordinanza TAR RG 08716/2025)
  • MEF/Dipartimento delle Finanze — Principali variabili IRPEF su base comunale, anno d’imposta 2022 (dichiarazioni 2023), open data CSV — finanze.gov.it
  • ISTAT — Registro Statistico delle Imprese Attive (ASIA) — Unità Locali, 2023, via Cruscotto Italia/AgID, licenza CC BY 3.0 IT — dati.gov.it
  • IVASS — Registro Unico Intermediari Assicurativi (RUI), sezioni A e B, aggiornamento 2 settembre 2026 — ruipubblico.ivass.it
  • tuttitalia.it — elenco filiali bancarie per comune con codici ABI/CAB, aggiornamento giugno 2026 (fonte aggregata, non primaria)
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Un parco senza Ente, un territorio senza tutela, un rischio inaccettabile

Sul Lago Gallo Matese — geometricamente in Zona 1, riserva integrale del Parco Nazionale del Matese secondo il DM 101/2025 — si propone sea kayak avanzato per gruppi. Sull’altopiano di Campitello, anch’esso in Zona 1, si organizzano bivacchi notturni con accensione di fuoco da campo per addii al celibato. Su Monte Miletto e Monte Gallinola, le due vette più alte del massiccio, entrambe in Zona 1, si conducono escursioni guidate vendute con il marchio «Parco Nazionale del Matese». Nel frattempo, a Castelpetroso centomila pellegrini all’anno continuano a raggiungere il Santuario dell’Addolorata — patrona del Molise — attraversando un territorio che ha sviluppato nel tempo una propria capacità di accoglienza. A Bojano la mozzarella artigianale prodotta ai piedi del Matese raggiunge mercati internazionali. Ad Agnone la Pontificia Fonderia Marinelli fonde campane da mille anni ininterrotti per cattedrali di ogni continente. A Frosolone le forbici e i coltelli hanno rivaleggiato con Toledo e Sheffield. Lungo i tratturi molisani un sistema di percorsi escursionistici sostenibili collega borghi medievali e aree naturali. La Tintilia, vitigno autoctono rischiato di estinguersi, è stata salvata da produttori locali e oggi rappresenta la DOC simbolo della regione. In questo stesso territorio, il gap istituzionale del PNM — sette anni di regime provvisorio senza Ente, senza piano, senza regolamento — non è un inconveniente burocratico: è un danno economico in corso e un rischio ambientale misurabile.

Due versanti, un unico vuoto istituzionale

Il Parco Nazionale del Matese interessa 54 comuni distribuiti tra Campania (31) e Molise (23), per una superficie di 87.897 ettari. Le due metà del perimetro non si equivalgono sul piano della dotazione istituzionale di partenza, e questa asimmetria rende il versante molisano particolarmente esposto.

La Campania dispone, sul versante del Matese, del Parco Regionale istituito nel 2002 — e di una legge regionale urbanistica (L.R. 16/2004) che fornisce strumenti di pianificazione territoriale ai comuni. Ha inoltre attivato l’Area SNAI «Alto Matese», con 4 milioni di euro di finanziamento nazionale e cofinanziamento regionale stanziati, anche se l’APQ non era ancora sottoscritto a luglio 2026. Ma nemmeno questo rappresenta un vantaggio compiuto: il Parco Regionale campano è esso stesso in condizioni critiche. Una struttura realizzata dall’Ente è diventata una discarica a Castello Matese senza che nessuno intervenisse — episodio documentato dalla stampa locale nell’agosto 2026, che descrive l’Ente in «letargo». L’Ente ha dovuto ricorrere a un avviso pubblico per trovare supporto esterno alla propria Area Tecnica, segnale che la struttura interna non è autosufficiente. Il Parco Regionale campano aggiunge quindi un terzo livello al vuoto: un’istituzione formalmente esistente ma sostanzialmente inoperante, che non ha impedito decenni di fruizione non regolata del versante campano e che oggi non è in grado di colmare il vuoto lasciato dall’assenza dell’Ente Parco Nazionale.

Il Molise non ha nessuno di questi anticorpi. È l’unica regione italiana priva di una legge urbanistica organica: 23 dei suoi comuni nel perimetro del PNM pianificano il territorio — nella larga parte — con Programmi di Fabbricazione risalenti al 1967. Non ha una strategia SNAI attiva sull’area matesina: i 23 comuni molisani del perimetro sono fuori da qualsiasi copertura SNAI. Non ha un ente parco regionale preesistente da cui ereditare pratiche e strutture. Sul versante molisano, il DM 101/2025 è atterrato su un territorio privo degli strumenti minimi per interloquire con un regime di protezione complesso — e privo di un Ente capace di mediare tra i vincoli e le esigenze delle comunità.

Eppure questo territorio non è inerte. Al contrario.

Quello che il Molise ha costruito da solo

Comprendere il rischio che il vuoto istituzionale del PNM rappresenta per il versante molisano richiede prima di riconoscere cosa quel territorio ha costruito autonomamente, senza un Ente Parco, senza una SNAI, spesso senza risorse adeguate.

La Pontificia Fonderia Marinelli di Agnone è l’azienda artigiana a conduzione familiare più antica del mondo: attualmente vi opera la 27ª generazione di fonditori, con campane installate dal Vaticano al Santuario di Fatima, dal Duomo di Milano alle chiese ortodosse di Russia. Tra gli estimatori di Frosolone si contava Benedetto Croce, che raccontava come a Londra i migliori rasoi fossero quelli importati da Frosolone, facendo concorrenza a quelli di Toledo e Sheffield: una tradizione manifatturiera dell’acciaio che in Molise contava, nel 1835, circa 500 artigiani e che oggi sopravvive in forme semi-industriali con produzioni di eccellenza esportate a livello nazionale e internazionale.

La Tintilia è un vitigno autoctono rustico a bacca nera che rischiava di scomparsa: grazie a una recente campagna di recupero, l’interesse per questo vitigno si è trasformato nella valorizzazione di un vero e proprio patrimonio. La DOC Tintilia del Molise rappresenta oggi il simbolo di una rinascita enologica condotta dai produttori locali senza attendere incentivi istituzionali. Accanto al vino, il territorio produce pecorini del Matese, caciocavallo di Agnone, mozzarella di Bojano esportata a livello internazionale, miele del Matese, tartufo nero, tisane e liquori a base di erbe officinali spontanee del massiccio — un amaro, il Quirino, che riunisce tutte le settanta piante presenti e mappate sul territorio del Matese, prodotto da un giovane imprenditore bojanese come Matese Officinale.

Il GAL Molise ha realizzato un biopercorso escursionistico ad anello di circa 80 km — «Di Borgo in Borgo, Tesori da scoprire» — che coinvolge nove comuni, promuovendo un modello di turismo lento, sostenibile e innovativo, capace di mettere in rete paesaggio, tradizioni ed economia locale. I tratturi molisani — le antiche vie della transumanza larga fino a 111 metri — sono stati trasformati in un sistema di percorsi escursionistici a basso impatto che collega borghi medievali e siti naturali. Il Cis Molise ha finanziato 59 amministrazioni comunali che si sono consorziate per realizzare un progetto di sviluppo turistico a basso impatto ecologico e sostenibile lungo i tratturi molisani.

Sepino ospita Altilia-Saepinum, la «piccola Pompei» del Molise: il Parco Archeologico di Sepino è stato istituito nel 2021 dal Ministero della Cultura per tutelare e valorizzare le rovine dell’antica città di Saepinum, situata all’incrocio del tratturo Pescasseroli-Candela e della strada che scende dal Matese verso la costa — un sito che ancora oggi è parzialmente abitato e dove il teatro romano dialoga con la campagna e con le greggi transumanti. Castelpetroso genera un flusso di turismo religioso strutturato, grazie alla Basilica dell’Addolorata — patrona del Molise — che attira pellegrini da tutto il paese. Roccamandolfi, con oltre 2.000 ettari in Zona 1, è il secondo comune per estensione del parco dopo San Gregorio Matese e ha sviluppato una propria identità turistica fondata sulla storia medievale e sulla natura.

C’è infine Sant’Elena Sannita, 250 abitanti in provincia di Isernia, che rappresenta forse il caso più eloquente di tutto il Molise. La sua tradizione profumiera nasce dall’intreccio con quella degli arrotini: emigrati a Roma e Napoli dopo il primo dopoguerra, iniziarono a commerciare essenze profumate su richiesta dei barbieri a cui affilavano forbici e rasoi. Per incrementare il guadagno, l’arrotino iniziò a vendere talchi e schiume da barba, poi colonie e lozioni; da questo momento il santelenese si sviluppò sempre più come profumiere. La traiettoria ha prodotto Profumum Roma, maison di profumeria di nicchia fondata nel 1996 dai fratelli Durante — discendenti di Celestino Durante, partito da Sant’Elena dopo la guerra con la sua bicicletta e la mola — oggi con quattro punti vendita nella Capitale e distribuzione internazionale. A Roma e Napoli si trovano ancora oggi numerose profumerie le cui etichette recano i nomi dei migliori maestri profumieri di Sant’Elena. Il paese ha risposto a questa storia con un’istituzione: il Museo del Profumo inaugurato nel 2014, con annesso orto botanico e studi agronomici per l’individuazione di essenze floreali da destinare alla produzione di fragranze. Sono state individuate circa 250 specie spontanee, alcune delle quali si prestano alla coltivazione per l’industria profumiera, e il risultato ha portato alla nascita di due profumi originali. Un borgo di 250 abitanti che ha trasformato la necessità dell’emigrazione in una filiera culturale con ramificazioni internazionali, poi ha costruito da solo un museo, un giardino botanico, un laboratorio di ricerca. Tutto questo — l’artigianato millenario, le filiere agroalimentari di qualità, il turismo lento, il patrimonio archeologico e religioso, la profumeria di Sant’Elena — è stato costruito in assenza di un Ente Parco. Non grazie a esso: nonostante la sua assenza.

Cosa viene venduto, e dove

Il vuoto istituzionale non ha impedito la commercializzazione del marchio «Parco Nazionale del Matese». La verifica geometrica condotta sui dati ufficiali di zonazione del DM 101/2025 consente di localizzare con precisione le offerte commerciali attive rispetto alle zone di protezione:

DestinazioneZona DM 101/2025Attività commercializzata
Altopiano Campitello Zona 1 — Riserva integrale Bivacco notturno, fuoco da campo, survival, addio al celibato
Lago Gallo Matese Zona 1 — Riserva integrale Sea/lake kayak avanzato, escursioni di gruppo
Monte Miletto (2050 m) Zona 1 — Riserva integrale Trekking guidato, ciaspolate invernali
Monte Gallinola (1923 m) Zona 1 — Riserva integrale Trekking, escursioni panoramiche
Lago Matese Zona 2 — Riserva orientata Canoa, kayak al tramonto, paddle romantico, feste private, famiglie con bambini
Lago di Letino / fiume Lete Zona 2 — Riserva orientata Trekking guidato, canyon, escursioni
Rifugio Monte Orso / Pianellone Zona 3 — Area di protezione Trekking guidato

Verifica geometrica tramite spatial join tra punti di destinazione dichiarati nelle offerte commerciali e GeoJSON ufficiale di zonazione (147 feature: 9 Zona 1, 37 Zona 2, 101 Zona 3), riprogettato in EPSG:32633. Fonte zonazione: matese.bike / ISPRA Relazione Tecnica prot. 13638/2024.

Quattro punti su sette ricadono in Zona 1 — la fascia a massima protezione, quella in cui la L. 394/1991 prevede il divieto di qualsiasi attività non espressamente autorizzata dal piano del parco. Il piano del parco non esiste. L’Ente che dovrebbe adottarlo non esiste. Nessuno ha autorizzato nulla. Tra le offerte documentate figura, in Zona 1, il bivacco notturno commerciale con accensione di fuoco da campo, esplicitamente proposto per addii al celibato e feste private: «Potrai cenare intorno al fuoco, ascoltare i suoni della natura notturna». In un’area in cui nidificano l’aquila reale e specie ornitologiche di interesse comunitario.

Il problema non è il turismo in sé. Il problema è il turismo senza governance, promosso con il marchio di un’istituzione che non esiste, su un territorio che ha costruito autonomamente pratiche di valorizzazione coerenti con la propria identità — e che ora vede quelle pratiche scavalcate da offerte improvvisate che non producono ricaduta economica diffusa, non rispettano i vincoli di salvaguardia e non hanno nessun interlocutore istituzionale che le regoli.

Il fattore tempo: ogni mese che passa

La catena causale che ha prodotto questa situazione è documentabile con precisione:

2017 — inserimento del Matese nell’art. 34 L. 394/91 via emendamento alla legge di bilancio 2018, saltando la procedura concertativa dell’art. 8 con Regioni, Comuni e categorie economiche.

2018–2024 — sette anni di procedimento di perimetrazione bloccato, con la Regione Campania che non ha fornito il parere nei termini. Il TAR Lazio, con sentenza n. 18581 del 24 ottobre 2024, ha ordinato al Ministero di provvedere entro 180 giorni.

22 aprile 2025 — firma del DM 101/2025. Non un parco funzionante: un perimetro con misure di salvaguardia. I vincoli diventano operativi. L’Ente non esiste ancora.

Marzo 2026 — camera di consiglio del TAR Lazio. Cinque ricorsi contro il DM 101/2025. In due ordinanze, il TAR rileva che il Ministero stesso — attraverso l’Avvocatura Generale — ha chiesto il rinvio perché «si è chiesto ad ISPRA di svolgere un’ulteriore istruttoria al fine di procedere a una nuova proposta di zonizzazione». Il decreto impugnato potrebbe essere sostituito da uno diverso.

17 dicembre 2026 — udienza di merito fissata per tutti e cinque i ricorsi. Se il TAR accoglie anche solo uno dei ricorsi, il DM 101/2025 — unica base giuridica del regime di salvaguardia — potrebbe essere annullato. A quel punto il procedimento ricomincia.

Il percorso verso un Ente Parco operativo richiede: una nuova perimetrazione ISPRA (tempi non comunicati), un nuovo decreto ministeriale, gli accordi con entrambe le Regioni, il DPR istitutivo dell’Ente, la costituzione degli organi, le prime assunzioni, la redazione del piano del parco, la sua consultazione pubblica, la sua approvazione triregionale. Ogni fase ha i propri tempi e le proprie potenziali impugnazioni. I parchi dell’Appennino centrale documentati nella miniserie «I magnifici cinque» mostrano percorsi medi tra i 17 e i 32 anni dal DPR alla approvazione del piano. Il PNM è al settimo anno, ed è ancora in fase zero: non in coda nella procedura, ma prima dell’inizio della procedura.

Tre meccanismi di danno in corso

Il vuoto istituzionale non è neutro. Produce effetti economici reali su base mensile attraverso tre meccanismi combinati.

SNAI bloccata. L’Area «Alto Matese» (Campania) ha fondi stanziati e APQ non sottoscritto. Le azioni SNAI che intersecano Natura 2000 — e nell’area del PNM quasi tutto interseca Natura 2000 — richiedono il nulla osta dell’Ente Parco. L’Ente non esiste. Risultato: fondi stanziati, comuni in attesa, azioni bloccate. Sul versante molisano la situazione è strutturalmente più grave: 23 comuni senza copertura SNAI, senza capacità amministrativa per soddisfare i requisiti associativi richiesti, senza un punto di riferimento istituzionale con cui progettare.

Fondi inaccessibili. La stima conservativa elaborata per questo progetto colloca tra €6,3 e 7,9 milioni i fondi non accessibili per il PNM in conseguenza dell’assenza dell’Ente: contributi ordinari MASE, PNRR M2C4 digitalizzazione biodiversità, PNRR NBFC, programmi LIFE 2014–2027, SNAI versante campano. Il Comitato Provvisorio non ha la soggettività giuridica per candidarsi a nessuno di questi strumenti.

Paralisi autorizzativa ordinaria. Il DM 101/2025 impone le norme di salvaguardia ma non ha un’istituzione capace di erogare i nulla osta che quelle stesse norme richiedono. Un comune che vuole fare manutenzione stradale in Zona 2, un agricoltore che vuole installare una recinzione, un privato che vuole ristrutturare: tutti in un limbo procedurale senza scadenza. Per i comuni molisani — già privi di strumenti urbanistici adeguati — questa paralisi si sovrappone a una debolezza strutturale preesistente e la amplifica.

Il paradosso della distorsione percettiva

C’è un elemento che aggrava ulteriormente il quadro. La narrazione che circola sui social media e sui portali di promozione turistica non descrive un parco in costruzione istituzionale. Descrive un parco maturo, funzionante, capace di accogliere: «Benvenuto nel Parco Nazionale del Matese, dove natura e cultura si fondono». «Prenota ora la tua escursione guidata». «Vivi il Matese come pochi altri».

Questa distorsione percettiva produce tre danni sovrapposti. Il primo è ambientale: la pressione turistica non regolata su Zona 1 si accumula ogni stagione senza monitoraggio e senza possibilità di intervento. Il secondo è economico: la rendita reputazionale del brand «Parco Nazionale» viene catturata da operatori esterni — spesso non radicati nel territorio — mentre le comunità residenti subiscono i vincoli senza ricevere i benefici. Il terzo è istituzionale: ogni stagione di fruizione non regolata consolida aspettative e abitudini che l’Ente, quando finalmente sarà operativo, dovrà contrastare con un territorio già «consumato».

Il paradosso è acuto per il versante molisano. Una regione che ha sviluppato autonomamente — senza supporto istituzionale adeguato — pratiche di valorizzazione coerenti con il territorio: il turismo lento sui tratturi, le filiere agroalimentari di qualità, l’artigianato identitario, il turismo religioso strutturato, la valorizzazione del patrimonio archeologico. Tutte pratiche che un Ente Parco operativo potrebbe sostenere, regolare, certificare, integrare in un’offerta coerente. Nessuna di queste pratiche può oggi avvalersi di quella sinergia — perché l’Ente non esiste. E nel frattempo, il marchio che avrebbe dovuto valorizzarle viene usato per vendere addii al celibato in riserva integrale.

Chi guadagna e chi perde

La distribuzione dei costi e dei benefici del regime provvisorio è asimmetrica in modo documentabile.

Chi guadagna nell’immediato sono gli operatori che usano il brand «Parco Nazionale» senza pagare nessuna concessione a un patrimonio pubblico senza amministratore, senza essere soggetti ad alcun piano di gestione dei visitatori non ancora redatto, senza rispondere ad alcun Ente che non esiste. Il modello è efficiente: costo marginale basso, rendita reputazionale alta, responsabilità istituzionale pari a zero.

Chi perde sono le comunità residenti. I 54 comuni del perimetro — con spopolamento strutturale, economie fragili, indici di invecchiamento tra i più alti dell’Appennino centrale — subiscono i vincoli della salvaguardia senza ricevere i compensi che solo un Ente funzionante può attivare: piani di gestione della fauna, programmi di pagamento per servizi ecosistemici, certificazioni di qualità legate all’area protetta, supporto tecnico per la pianificazione, sportelli informativi per privati e imprese.

Chi perde è la natura. Quaranta habitat dell’Allegato I della Direttiva Habitat, undici prioritari. Trentanove specie faunistiche dell’Allegato II, dodici in stato di conservazione sfavorevole-cattivo secondo l’ultimo aggiornamento ISPRA disponibile — quello del 2018, che non è stato replicato perché non esiste l’Ente che dovrebbe commissionarlo. Ogni stagione di pressione non regolata su Zona 1 è una stagione in cui il disturbo su nidi, rifugi e corridoi ecologici si accumula senza che nessuno lo misuri.

[Gap dichiarato: i dati Infocamere/Movimprese sull’andamento delle imprese per settore ATECO nei 54 comuni del perimetro non sono stati ancora estratti. La tesi sulla concentrazione dei benefici economici in pochi operatori rispetto alla stagnazione generale richiede verifica quantitativa prima di poter essere trattata come Analisi compiuta.]

Il tempo conta

Il Molise ha saputo costruire, in condizioni difficili e senza adeguato supporto istituzionale, un tessuto economico e culturale di rara qualità: la fonderia millenaria di Agnone, i coltellinai di Frosolone, la Tintilia salvata dall’estinzione, le erbe officinali del Matese trasformate in liquori e tisane, i tratturi percorsi da escursionisti responsabili, Saepinum che dialoga con le greggi transumanti, Castelpetroso che attrae centomila pellegrini l’anno. Sono pratiche nate dal territorio, radicate nel territorio, capaci di generare economia diffusa e di preservare identità.

Un Parco Nazionale funzionante avrebbe potuto essere la leva istituzionale per amplificare tutto questo: certificare, sostenere, regolare, attrarre investimenti coerenti, bloccare quelli incompatibili. Invece il perimetro è stato tracciato senza concertazione, i vincoli sono stati imposti senza Ente capace di gestirli, il marchio è stato consegnato senza istituzione capace di difenderlo.

Ogni mese che passa in questo regime è un mese in cui i fondi restano bloccati, le autorizzazioni rimangono sospese, la natura non è monitorata, la rendita del brand va a chi non ha radici nel territorio. Il fattore tempo non è un dettaglio: è la variabile che determina se questa storia finirà con un parco funzionante o con un territorio consumato.

Fonti primarie utilizzate

  • L. 6 dicembre 1991, n. 394, artt. 8 e 34 — normattiva.it
  • DM MASE n. 101 del 22 aprile 2025 (GU n. 106 del 9 maggio 2025)
  • TAR Lazio, Sez. II-ter, ordinanze pronunciate il 4 marzo 2026, udienza di merito 17 dicembre 2026 — giustizia-amministrativa.it
  • TAR Lazio, sentenza n. 18581 del 24 ottobre 2024
  • ISPRA, Analisi delle valenze ambientali del Parco Nazionale del Matese, dicembre 2018
  • ISPRA, Repertorio stato di attuazione, 31/03/2026 — fase zero PNM
  • Dati zonazione: matese.bike / ISPRA Relazione Tecnica prot. 13638/2024 (shapefile, 147 feature)
  • PSNAI luglio 2025 — dati demografici aree interne e requisiti SNAI
  • GAL Molise, PSL «Verso il Bioterritorio intelligente, inclusivo e ospitale» — galmolise.it
  • Pontificia Fonderia Marinelli — campanemarinelli.com (storia e attività)
  • Comune di Frosolone — Museo dei Ferri Taglienti, storia artigianato
  • Matese Officinale — cibotoday.it, marzo 2026
  • Tintilia del Molise DOC — Regione Molise, delibera istitutiva; Wikipedia it.
  • Parco Archeologico di Sepino / Altilia-Saepinum — cultura.gov.it, 2022
  • Offerte commerciali verificate: matesediscovery.it, esperi.it, mateseadventures.org (agosto 2026)
  • Gap dichiarato: dati Infocamere/Movimprese per ATECO comunale — non estratti
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Il Tronco è completo: guida alla lettura dei cinque parchi
Osservatorio · Miniserie · Nota di aggiornamento

Il Tronco è completo: guida alla lettura dei cinque parchi

I cinque articoli del Tronco sono stati pubblicati nel luglio 2026. Questa nota accompagna il lettore attraverso la struttura della miniserie, aggiorna la scheda del PNAL alla luce degli sviluppi giurisdizionali successivi alla radice, e segnala i materiali in arrivo con la Chioma.

Osservatorio Miniserie Nota di aggiornamento Osservatorio dei Vinti · luglio 2026

La radice documentale di questa miniserie è stata pubblicata come base di lavoro, non come punto di arrivo. I cinque articoli del Tronco — uno per ciascun parco — sono ora tutti online. Prima di leggere la Chioma, o prima di entrare direttamente in uno dei cinque pezzi, questa nota serve a tre cose: orientare chi arriva per la prima volta, aggiornare chi aveva letto la radice nel frattempo, e segnalare cosa rimane aperto.


I cinque pezzi del Tronco — dove trovare cosa

Parco Questione centrale Articolo
PNM — Matese Nessun ente costituito. Piano non avviato. Regime di salvaguardia pura dal 2018. Il Matese in cifre
PNALM — Abruzzo, Lazio, Molise Ente operativo dal 1923. Piano approvato triregionalmente nel marzo 2025: 102 anni dall’istituzione. Il PNALM in cifre
Majella Ente operativo dal 1995. Piano precedente (2009) vigente; aggiornamento adottato nel 2022, approvazione regionale ancora in corso. La Majella in cifre
Gran Sasso e Monti della Laga Ente operativo dal 1995. Piano vigente dal 2020. Piano Pluriennale Economico e Sociale mai approvato. Il Gran Sasso in cifre
PNAL — Appennino Lucano Ente operativo dal 2007. Piano depositato nel 2021, iter VAS in corso. Presidenza formalmente indeterminata al 18/7/2026 per effetto di due pronunce del Consiglio di Stato. Il PNAL in cifre

Tutti i pezzi seguono la stessa struttura in tre movimenti: (A) governance e struttura economica, (B) patrimonio naturalistico, (C) demografia. Le variazioni metodologiche rispetto ai parametri della radice sono dichiarate inline in ciascun pezzo.


La tipologia emersa: non una scala, una mappa

La struttura originaria della miniserie ipotizzava una progressione dal parco meno attuato al più attuato. I cinque articoli hanno prodotto qualcosa di diverso e più preciso: una tipologia di casi, non una graduatoria.

Il PNM è il caso dell’assenza: non c’è ente, non c’è iter, non c’è vertice istituzionale. La L. 394/1991 produce solo norme di salvaguardia, senza strumenti di governo attivi. Il PNALM è il caso della lunga costruzione: un ente operativo da decenni, un piano approvato dopo 102 anni — non nonostante la complessità triregionale, ma attraverso di essa. La Majella è il caso dell’aggiornamento bloccato: struttura completa, piano precedente vigente, ma l’aggiornamento adottato nel 2022 attende ancora l’approvazione regionale senza che la L. 394/1991 preveda rimedi per questa inerzia. Il Gran Sasso è il caso del complemento mancante: piano vigente, ente operativo, ma il Piano Pluriennale Economico e Sociale — lo strumento che dovrebbe tradurre la tutela in sviluppo — non è mai stato approvato dalle regioni in vent’anni. Il PNAL è il caso della destabilizzazione: un ente con struttura, personale, bilancio, piano in iter — e una governance deliberatamente disarticolata da atti ministeriali che il Consiglio di Stato ha dichiarato illegittimi.

Cinque tipologie di disfunzione. Cinque modi diversi in cui la stessa legge — la L. 394/1991 — produce o non produce governo del territorio.


Aggiornamento scheda PNAL

La scheda del PNAL nella radice documentale riflette lo stato delle conoscenze al momento della sua redazione. Gli sviluppi successivi — verificati nel corso della preparazione del pezzo del Tronco — richiedono le seguenti precisazioni, che integrano la scheda originale senza sostituirla.

PNAL — aggiornamento governance al 18/7/2026

Integra la scheda normativa e attuativa della radice documentale

VoceAggiornamento
Commissariamenti — sequenza completa Priore revocato settembre 2023 (Ministro Pichetto Fratin); TAR Basilicata conferma. Tisci nominato commissario ad acta (D.M. 4/10/2023), poi commissario straordinario (D.M. 91 del 9/4/2025). CdS Sez. IV, 28 maggio 2025: annulla la revoca di Priore per mancata interlocuzione preventiva. Ministero diffida Priore dall’accedere alla sede; nomina Tisci presidente con D.M. 228/2025 (agosto 2025) — parere favorevole Camera del 2/7/2025, Nomina n. 92. CdS giugno 2026: D.M. 228/2025 nullo dall’origine.
Consiglio direttivo Sciolto nel 2024; non ricostituito al 18/7/2026.
Presidenza al 18/7/2026 Formalmente indeterminata. Nessun nuovo D.M. in GU. Il 9/6/2026 la Commissione Ambiente della Camera ha svolto l’audizione di Priore per una proposta di nomina a presidente (iter in corso, esito non verificato). La pagina MASE riporta ancora «Commissario ad acta Antonio Tisci» — aggiornamento dichiarato al 17/10/2023, non aggiornato post-sentenza.
Piano del parco Depositato luglio 2021; iter VAS in corso. Nessuna variazione rispetto alla scheda originale.

Fonti: CdS Sez. IV sentenza 28/5/2025 (citata da Basilicata24, Il Quotidiano del Sud); CdS giugno 2026 (citato da SassiLive, Basilicata Notizie, Radio Senise Centrale); Camera dei Deputati, Nomina n. 92, camera.it/leg19/1374; MASE mase.gov.it/portale/parco-nazionale-dell-appennino-lucano-val-d-agri (consultato 18/7/2026).


Glossario aggiornato delle sigle

Le sigle che seguono integrano quelle già presenti nei singoli articoli del Tronco. L’elenco raccoglie tutte le abbreviazioni utilizzate nella miniserie in forma unificata.

SiglaDefinizione
Atti normativi e amministrativi
APQAccordo di Programma Quadro — strumento attuativo della SNAI tra Stato, Regione e comuni dell’area strategica
BURBollettino Ufficiale Regionale
D.M.Decreto Ministeriale
D.P.R.Decreto del Presidente della Repubblica
DCDDelibera del Consiglio Direttivo dell’ente parco
DCRDelibera del Consiglio Regionale
DGRDelibera della Giunta Regionale
GUGazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana
Istituzioni e organismi
CdSConsiglio di Stato — organo di giustizia amministrativa di secondo grado
CIPESSComitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile
CNELConsiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro
ENIEni S.p.A. — società energetica titolare della concessione petrolifera Val d’Agri nel perimetro del PNAL
IGRUEIspettorato Generale per i Rapporti con l’Unione Europea — struttura RGS che gestisce il monitoraggio dei fondi strutturali
ISPRAIstituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale — pubblica il Repertorio dello stato di attuazione delle aree protette
ISTATIstituto Nazionale di Statistica
IUCNInternational Union for Conservation of Nature — pubblica la Lista Rossa delle specie minacciate
IWCInternational Waterbird Census — censimento internazionale dell’avifauna acquatica svernante; in Italia gestito da ISPRA
MASEMinistero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica
MATTMMinistero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare — denominazione precedente del MASE, vigente fino al 2021
RGSRagioneria Generale dello Stato
TARTribunale Amministrativo Regionale — organo di giustizia amministrativa di primo grado
UEUnione Europea
UNESCOUnited Nations Educational, Scientific and Cultural Organization — ha riconosciuto la Majella come Geoparco nel 2021
Parchi nazionali della miniserie
PNALParco Nazionale Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese — istituito con D.P.R. 8 dicembre 2007; piano depositato luglio 2021, iter VAS in corso
PNALMParco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise — istituito nel 1923; piano approvato triregionalmente nel marzo 2025
PNMParco Nazionale del Matese — inserito in L. 394/1991 con legge di bilancio 2018 (art. 1 c. 1116 L. 205/2017); D.P.R. istitutivo non ancora emanato al 18/7/2026
Strumenti di pianificazione e programmazione
ATECOClassificazione delle attività economiche ISTAT — usata per disaggregare i dati sulle imprese per settore
CETSCarta Europea per il Turismo Sostenibile — certificazione Europarc Federation per i parchi che adottano strategie di turismo sostenibile condivise con le comunità locali
PNRRPiano Nazionale di Ripresa e Resilienza
POProgramma Operativo — nel contesto della miniserie, il Programma Operativo Val d’Agri (Regione Basilicata)
PPESPiano Pluriennale Economico e Sociale — strumento previsto dall’art. 14 L. 394/1991 come complemento del piano del parco; approvato dalle regioni competenti
PSNAIPiano Strategico Nazionale delle Aree Interne — versione luglio 2025 disponibile su politichecoesione.governo.it
PSRProgramma di Sviluppo Rurale — strumento di programmazione europea per il settore agricolo e rurale
SNAIStrategia Nazionale per le Aree Interne — politica pubblica attiva dal ciclo 2014-2020, rinnovata nel ciclo 2021-2027
SNTSintesi Non Tecnica — documento obbligatorio della VAS, redatto in linguaggio accessibile al pubblico
VASValutazione Ambientale Strategica — procedura obbligatoria per i piani con effetti sull’ambiente (D.Lgs. 152/2006)
VINCAValutazione di Incidenza — procedura obbligatoria per i piani e progetti che possono avere effetti sui siti Natura 2000 (D.P.R. 357/1997)
Natura 2000 e conservazione
ATOAmbito Territoriale Omogeneo — unità di gestione usata nei Piani di Gestione della rete Natura 2000
DALRDirettiva Allegato Lista Rossa — sigla usata nei formulari Natura 2000 per le specie in Lista Rossa presenti nel sito
RMAMRete di Monitoraggio delle Acque del Matese — sistema di rilevamento idrologico citato nel contesto della gestione idrica del territorio PNM
SPECSpecies of European Conservation Concern — classificazione BirdLife International per le specie ornitiche di interesse conservazionistico europeo
ZPSZona di Protezione Speciale — sito Natura 2000 designato ai sensi della Direttiva Uccelli 2009/147/CE per la tutela dell’avifauna
ZSCZona Speciale di Conservazione — sito Natura 2000 designato ai sensi della Direttiva Habitat 92/43/CEE per la tutela di habitat e specie
Categorie Lista Rossa IUCN
CRCritically Endangered — In Pericolo Critico: rischio di estinzione estremamente elevato
DDData Deficient — Carente di Dati: informazioni insufficienti per una valutazione del rischio
ENEndangered — In Pericolo: rischio di estinzione molto elevato
LCLeast Concern — Minor Preoccupazione: specie non a rischio significativo
LRLower Risk — categoria pre-2001, oggi sostituita da LC/NT; presente nei dati storici citati dallo studio ISPRA 2018
NTNear Threatened — Quasi Minacciata: prossima ai criteri di minaccia o potenzialmente a rischio
VUVulnerable — Vulnerabile: rischio di estinzione elevato nel medio termine
Allegati delle Direttive europee
All. I Dir. UccelliAllegato I della Direttiva 2009/147/CE — specie che richiedono misure speciali di conservazione; la loro presenza obbliga alla designazione di ZPS
All. II Dir. HabitatAllegato II della Direttiva 92/43/CEE — specie la cui conservazione richiede la designazione di ZSC; le specie con asterisco (*) sono prioritarie
All. IV Dir. HabitatAllegato IV — specie che richiedono protezione rigorosa su tutto il territorio europeo, indipendentemente dalla designazione di siti
All. V Dir. HabitatAllegato V — specie il cui prelievo può essere soggetto a misure di gestione

In arrivo: la Chioma

Il Tronco ha prodotto cinque fotografie. La Chioma le mette in relazione. I tre pezzi previsti lavorano sul materiale del Tronco in forma comparativa: economia e struttura normativa a confronto tra i cinque parchi; biodiversità — protezione documentata o perdita nei cinque territori; demografia, ricambio anagrafico e amenity migration. Il terzo pezzo è in registro Analisi/Visioni: dall’analisi comparativa verso un’ipotesi interpretativa sul rapporto tra aree protette e spopolamento nell’Appennino centro-meridionale.

ivinti.it — Osservatorio dei Vinti · luglio 2026

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Il Parco Appennino Lucano in cifre: economia, natura e governance in contenzioso
Analisi · I magnifici cinque — Tronco, pezzo 5

Quinta e ultima puntata del Tronco. Il Parco Nazionale Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese ha un ente operativo dal 2007 e un piano del parco depositato nel luglio 2021 — il cui iter VAS è ancora in corso a luglio 2026. Nel suo perimetro si trova il maggiore giacimento petrolifero onshore d’Europa occidentale. La presidenza dell’ente è stata oggetto di due pronunce del Consiglio di Stato in tredici mesi: la prima ha annullato la revoca del presidente eletto; la seconda ha annullato la nomina del suo sostituto. Al momento della pubblicazione di questo articolo la titolarità della presidenza è formalmente indeterminata. Il PNAL è il caso più instabile dei cinque: non per assenza di struttura istituzionale — questa esiste — ma perché quella struttura è stata sistematicamente disarticolata da interventi ministeriali dichiarati illegittimi in sede giurisdizionale.

Analisi I magnifici cinque luglio 2026  ·  Osservatorio dei Vinti
Nota metodologica — fonti e specificità del caso PNAL I dati naturalistici e la descrizione degli habitat del PNAL in questo articolo provengono dalle pagine istituzionali dell’Ente Parco (parcoappenninolucano.it, sezioni Fauna e Flora), dai Piani di Gestione dei siti Natura 2000 della Basilicata e dalla documentazione relativa al deposito del piano del parco del luglio 2021 (Regione Basilicata). I dati demografici aggregati si basano su serie ISTAT e sulle analisi del Programma Operativo Val d’Agri (PO Val d’Agri, Regione Basilicata). La ricostruzione della vicenda governance 2023–2026 si basa su atti pubblici verificati: decreti ministeriali, sentenze del Consiglio di Stato, atti parlamentari (Commissione Ambiente Camera). Avvertenza strutturale: a differenza degli altri quattro pezzi del Tronco, per il PNAL non è disponibile una Relazione del Piano approvata che integri sistematicamente i dati economici, naturalistici e demografici del territorio. Il piano è stato depositato ma non approvato. L’eterogeneità delle fonti è conseguenza diretta di questa lacuna — dichiarata inline dove rilevante.
Premessa di lettura — il petrolio nel parco

Il Parco Nazionale Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese è l’unico parco nazionale italiano che contiene nel proprio perimetro un giacimento petrolifero industrialmente attivo. La concessione Val d’Agri, affidata a ENI, è operativa dal 1996 — undici anni prima che il D.P.R. 8 dicembre 2007 istituisse formalmente l’ente parco. La Val d’Agri ospita il Centro Oli di Viggiano e si stima che l’area rappresenti il più grande giacimento petrolifero onshore dell’Europa occidentale.

Questa preesistenza estrattiva condiziona strutturalmente la lettura dei tre movimenti che seguono. Nel Movimento A, la struttura economica di alcuni comuni del perimetro è distorta da una rendita petrolifera che non ha paralleli negli altri quattro parchi. Nel Movimento C, le dinamiche demografiche di Viggiano e Marsicovetere — comuni sede degli impianti principali — si muovono in controtendenza rispetto al pattern di spopolamento documentato per gli altri parchi appenninici. Questa distorsione non è un’anomalia statistica da correggere: è un elemento costitutivo del territorio che il PNAL deve governare, e che il suo piano — quando approvato — dovrà affrontare esplicitamente.

Questo pezzo è il quinto e ultimo del Tronco della miniserie. Segue la radice documentale e i pezzi sul PNM, sul PNALM, sulla Majella e sul Gran Sasso. I criteri metodologici della miniserie sono nella radice documentale; chi non ha letto gli altri pezzi troverà qui i riferimenti essenziali.

Il PNAL occupa una posizione anomala tra i cinque parchi. Non è al grado zero del PNM — ha un ente con sede, personale, bilancio, un corpus di progetti attivi e un piano del parco in iter. Non è neppure il caso di piena operatività del PNALM o del Gran Sasso. È qualcosa di diverso: un parco che ha costruito struttura sufficiente a produrre conflitti interni, a commissionare ricerche, ad avviare concorsi per il personale — e che poi ha visto quella macchina deliberatamente bloccata attraverso una sequenza di atti ministeriali che il Consiglio di Stato ha sistematicamente giudicato illegittimi.


Movimento A

Governance e struttura economica: un ente con struttura e senza vertice

Il perimetro

Il PNAL si estende su 68.996 ettari in un’unica regione — la Basilicata, provincia di Potenza — distribuiti su 29 comuni. È il quarto parco della miniserie per estensione, dopo il Gran Sasso (150.000 ha), il PNM (87.898 ha) e il PNALM (49.680 ha).

ComuneComuneComune
AbriolaAnziArmento
BrienzaCalvelloCarbone
CastelsaracenoGallicchioGrumento Nova
LagonegroLaurenzanaLauria
Marsico NuovoMarsicovetereMoliterno
MontemurroNemoliPaterno
PignolaRivelloSan Chirico Raparo
San Martino d’AgriSarconiSasso di Castalda
Satriano di LucaniaSpinosoTito
TramutolaViggiano

Fonte: MASE, scheda ufficiale Parco Nazionale dell’Appennino Lucano-Val d’Agri-Lagonegrese — mase.gov.it/portale/parco-nazionale-dell-appennino-lucano-val-d-agri. Il PNAL è l’unico dei cinque parchi della miniserie interamente collocato in una sola regione.

Il dato della regione unica è rilevante per la comparazione: mentre il PNALM ha dovuto coordinare tre assemblee legislative regionali per approvare il proprio piano, e il Gran Sasso altrettante, il PNAL avrebbe — in teoria — il percorso istituzionale più semplice. Un solo interlocutore regionale, una sola procedura di approvazione. Eppure il piano depositato nel luglio 2021 è ancora in iter a luglio 2026. La semplificazione formale non ha prodotto semplificazione reale: il collo di bottiglia si è spostato sulla governance dell’ente stesso.

Il piano del parco: depositato nel 2021, ancora in iter

Iter del piano del parco PNAL — cronologia verificata

Fonte primaria: Regione Basilicata; ISPRA Repertorio 31/03/2026; atti dell’Ente Parco

2007
D.P.R. 8 dicembre 2007 (GU n. 55 del 05/03/2008) — istituzione dell’Ente Parco Nazionale Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese. Avvio del conto dei 34 mesi previsti dall’art. 12 L. 394/1991 per il primo piano del parco.
2007–2019
Fase commissariale prolungata — multipli commissari straordinari prima che si insediasse un presidente con Consiglio Direttivo. Il termine di 34 mesi non produce alcun rimedio automatico: l’ente prosegue in regime di proroga.
2020
Nomina di Giuseppe Priore a presidente (D.M. 129 del 25 giugno 2020, Ministro Costa). Primo presidente non commissariale dopo anni. Avvio della redazione del piano del parco.
Luglio 2021
Deposito del piano del parco — Regione Basilicata pubblica il piano per la consultazione pubblica di 60 giorni ai sensi dell’art. 12 c. 4 L. 394/1991. Il Quadro Conoscitivo comprende Sistema Fisico/Biologico e Sistema Antropico. Avvio dell’iter VAS.
Febbraio 2022
Priore confermato per un secondo mandato (D.M. 0000091 del 22/02/2022); contestuale nomina del Consiglio Direttivo. Scadenza naturale del mandato: 22 febbraio 2027.
Settembre 2023
Il Ministro Pichetto Fratin revoca Priore con decreto. Il TAR Basilicata conferma la revoca. Tisci nominato Commissario ad acta (D.M. 4/10/2023), poi Commissario Straordinario. Consiglio Direttivo sciolto nel 2024.
28 maggio 2025
Consiglio di Stato, Sezione IV: annulla il decreto di revoca di Priore — il procedimento era viziato per mancata interlocuzione con il presidente prima della revoca. Priore rivendica il reintegro immediato; il Ministero diffida l’accesso alla sede e proroga Tisci (D.M. 91 del 9 aprile 2025).
Agosto 2025
D.M. 228/2025 — Tisci nominato presidente. Parere favorevole della Commissione Ambiente della Camera del 2 luglio 2025 (Nomina n. 92). Il Ministero sostiene che la sentenza del CdS del 28 maggio non precluda una nuova nomina.
Giugno 2026
Consiglio di Stato annulla il D.M. 228/2025 — nullo dall’origine. Il procedimento che lo ha generato era viziato da forzature e da atti illegittimi. Tisci cessa dall’incarico con effetto retroattivo.
Luglio 2026
Stato al momento della pubblicazione: nessun nuovo decreto ministeriale in Gazzetta Ufficiale. Il 9 giugno 2026 la Commissione Ambiente della Camera ha svolto l’audizione di Priore nell’ambito di una proposta di nomina a presidente. La pagina MASE riporta ancora «Commissario ad acta Antonio Tisci» — aggiornamento dichiarato al 17/10/2023. Il sito del parco riporta ancora Priore come presidente (D.M. 129/2020). La titolarità della presidenza è formalmente indeterminata. Il piano del parco depositato nel luglio 2021 è ancora in iter VAS.
Gap dichiarato A.1 — stato della governance al momento della pubblicazione Nessuna delle fonti consultate (MASE, GU, sito del parco, sito della Camera) consente di determinare con certezza chi eserciti la presidenza del PNAL al 18 luglio 2026. La nullità retroattiva del D.M. 228/2025 ripristina formalmente la posizione di Priore secondo la tesi dei suoi legali (autoesecutività della sentenza del 28 maggio 2025); il Ministero non ha ancora emanato un nuovo atto formale. L’audizione di Priore del 9 giugno 2026 presso la Commissione Ambiente della Camera segnala che è in corso un iter di nuova nomina — il cui esito non è verificabile al momento della chiusura di questo articolo. Questo gap è dichiarato, non colmabile con inferenza: il lettore che legga questo articolo dopo la pubblicazione di un nuovo decreto dovrà tenere conto di questo limite temporale della fotografia.
Il pattern della governance PNAL: tre elementi strutturali

La sequenza 2023–2026 non è una serie di episodi amministrativi isolati. È la manifestazione di tre elementi strutturali che la comparazione con gli altri parchi rende visibili.

Primo: l’art. 9 L. 394/1991 consente al Ministro di revocare il presidente dell’ente parco, ma non prevede un contraddittorio obbligatorio preventivo. Il Consiglio di Stato ha applicato i principi generali della L. 241/1990 per colmare questa lacuna, dichiarando illegittima la revoca di Priore proprio perché avvenuta senza interlocuzione. Il problema non è risolto: la norma non è stata modificata.

Secondo: il Ministero ha proceduto alla nomina di Tisci a presidente (agosto 2025) dopo che il CdS aveva già annullato la revoca di Priore (maggio 2025). La tesi ministeriale — che la sentenza sulla revoca non precluda una nuova nomina — è stata respinta dal CdS a giugno 2026. Questo intervallo di tredici mesi ha prodotto un presidente con D.M. nullo ab origine che ha firmato atti, avviato concorsi, gestito l’ordinario. La validità di quegli atti è ora incerta.

Terzo: il Consiglio Direttivo è stato sciolto nel 2024 senza essere ricostituito. Il PNAL è quindi un ente con struttura tecnica, personale, bilancio — ma senza organo collegiale di indirizzo da oltre un anno. Tra i cinque parchi della miniserie, è il solo caso in cui la destrutturazione della governance ha investito contemporaneamente sia la presidenza sia il Consiglio Direttivo.

La struttura economica: rendita petrolifera e territorio

Il PNAL non ha prodotto, nell’attesa dell’approvazione del piano, una Relazione sistematica della struttura economica del suo territorio paragonabile a quella disponibile per il PNALM o per il Gran Sasso. I dati che seguono provengono da fonti disaggregate e hanno una precisione inferiore rispetto agli altri pezzi del Tronco — il confronto sistematico sarà sviluppato nella Chioma.

La struttura economica del perimetro è attraversata da una variabile assente negli altri quattro parchi: la rendita petrolifera ENI. La concessione Val d’Agri produce effetti concentrati in pochi comuni — Viggiano, sede del Centro Oli, e Marsicovetere — attraverso occupazione diretta, royalties ai Comuni produttori e indotto di servizi, generando una distribuzione diseguale delle risorse all’interno del perimetro: comuni con presenza estrattiva mostrano una struttura economica radicalmente diversa da comuni confinanti con analoghe caratteristiche geografiche ma senza impianti. Nel 2016 ENI è stata coinvolta in un procedimento per presunto inquinamento del fiume Agri da idrocarburi — risolto con accordo transattivo — che ha posto in forma pubblica la domanda sulla compatibilità tra attività estrattive e obiettivi di conservazione del parco. È una domanda che il piano del parco, quando approvato, dovrà affrontare esplicitamente.

Gap dichiarato A.2 — dati economici sistematici Non è disponibile una Relazione del Piano approvata per il PNAL. I dati sulla struttura produttiva (unità locali per settore, addetti, presenze turistiche) non sono stati reperiti in forma aggregata a livello di perimetro parco con la stessa sistematicità delle fonti disponibili per PNALM e Gran Sasso. Il confronto sistematico sarà sviluppato nella Chioma — Analisi: economia e normativa a confronto.

Movimento B

Il patrimonio naturalistico: un corridoio ecologico tra Pollino e Cilento

Il PNAL occupa una posizione geografica strategica nell’Appennino meridionale: si estende dalle vette del Monte Volturino fino al massiccio del Sirino-Papa, collocandosi come corridoio ecologico naturale tra il Parco Nazionale del Pollino a sud e il Parco Nazionale del Cilento a nord-ovest. Questa funzione di connettività non è un’astrazione: gli scambi genetici tra le popolazioni di grandi mammiferi — in primo luogo il lupo — che transitano lungo questa dorsale dipendono dalla continuità degli habitat che il PNAL presidia.

L’arco altitudinale è ampio: dai 300 metri della base della Murgia di Sant’Oronzo ai 2.005 metri del Monte Papa. Questa variabilità altimetrica, combinata con l’eterogeneità litologica e l’esposizione, genera una diversità di habitat che si traduce in una ricchezza faunistica e floristica documentata — anche se non ancora sistematizzata in un piano del parco approvato.

La rete Natura 2000 nel perimetro

Il perimetro del PNAL comprende due Zone di Protezione Speciale (ZPS) e undici Zone Speciali di Conservazione (ZSC), per un totale di tredici siti Natura 2000 sovrapposti o adiacenti al perimetro del parco.

TipologiaDenominazione
ZPSAppennino Lucano, Valle Agri, Monte Sirino, Monte Raparo
ZPSAppennino Lucano, Monte Volturino
ZSCSerra di Calvello
ZSCMonte Sirino
ZSCMonte Raparo
ZSCMonte della Madonna di Viggiano
ZSCMonte Caldarosa
ZSCMonte Volturino
ZSCAbetina di Laurenzana
ZSCBosco di Rifreddo
ZSCFaggeta di Moliterno
ZSCFaggeta di Monte Pierfaone
ZSCLago Pertusillo

Fonte: sito istituzionale Ente Parco, sezione Rete Natura 2000 Basilicata — parcoappenninolucano.it/pagina.php?id=108. I Piani di Gestione dei siti ZSC sono stati redatti dall’ente nell’ambito dei finanziamenti per la gestione della rete Natura 2000 nei parchi nazionali.

La flora

La variabilità altimetrica del PNAL genera una stratificazione vegetazionale che passa dalla macchia mediterranea a bassa quota — con leccio, lentisco, terebinto, fillirea, ginestre e cisti nelle zone più aride — attraverso le foreste di cerro e roverella della fascia collinare, fino alle faggete montane tra i 1.000 e i 1.800 metri, dove si concentra la maggiore densità di valenza naturalistica.

Le faggete del PNAL hanno caratteristiche fitogeografiche documentate di interesse. Quelle dei Monti Maruggio, Arioso e Pierfaone sono ascrivibili all’associazione Aceri Lobelii-Fagetum, con la presenza di specie nobili come l’Acero di Lobel (Acer lobelii) e l’Acero d’Ungheria (Acer obtusatum). La Faggeta di Moliterno, ai confini con la Campania, è inquadrabile nell’associazione Aquifolio-Fagetum e ospita una ricca copertura erbacea con orchidee spontanee documentate: Orchis simia, Ophrys apifera, Ophrys lucana — quest’ultima specie endemica dell’area appenninica meridionale — e Ophrys sphegodes.

Il sito ZSC Abetina di Laurenzana è un caso di particolare interesse fitogeografico: una fustaia di Abete bianco (Abies alba) con esemplari che raggiungono i 40 metri, in un’associazione Abete bianco-Faggio con caratteristiche più termofile ed eliofile rispetto ai boschi equivalenti dell’Appennino centro-settentrionale. La presenza dell’Agrifoglio, del Biancospino, del Sigillo di Salomone e del Ciclamino nella copertura erbacea documenta la specificità dell’associazione. Nelle praterie di quota degli stessi massicci sono stati documentati endemismi significativi: Hippocrepis glauca, esclusiva del Monte Volturino, e Achillea lucana, il millefoglio lucano, presente sulle aree rupicole di Serra di Monteforte. I massicci del Monte Sirino-Papa ospitano endemismi floristici di stretta distribuzione: Vicia sirinica e Astragalus sirinicus, entrambi confinati a quest’area.

Gap dichiarato B.1 — censimento floristico quantitativo Le fonti istituzionali disponibili per il PNAL non forniscono un censimento quantitativo della flora (numero di specie e sottospecie censite) paragonabile ai dati disponibili per la Majella (oltre 2.100 entità) o per il Gran Sasso (2.364 specie). Il Quadro Conoscitivo del piano depositato nel 2021 comprende una Carta degli Habitat, ma il documento non è accessibile online in forma completa. Il numero totale di entità floristiche del PNAL non è verificabile su fonte primaria diretta per questo articolo — il confronto numerico sistematico sarà sviluppato nella Chioma.

La fauna

Il PNAL ospita le specie caratteristiche dell’Appennino meridionale, con una diversità faunistica che riflette la funzione di corridoio ecologico del territorio. Il lupo (Canis lupus) è il predatore apicale documentato, con il cinghiale tra le prede preferite — una dinamica analoga a quella osservata nel PNM, con la differenza che nel PNAL esiste un ente con personale in grado di monitorarla e, se necessario, gestirla. La lontra (Lutra lutra) è presente lungo i corsi d’acqua e nel Lago del Pertusillo, dove si alimenta dell’ittiofauna — gambero di fiume (Austropotamobius pallipes), cavedano, trota — che costituisce anche un indicatore della qualità delle acque.

L’avifauna documenta la posizione di corridoio del parco: la Cicogna nera (Ciconia nigra) è specie nidificante; il Capovaccaio (Neophron percnopterus), uno dei rapaci più minacciati d’Europa, ha presenze documentate come nidificante nel territorio. Negli ambienti d’alta quota sono stati segnalati individui erratici di Aquila reale (Aquila chrysaetos) e la presenza stabile del Falco pellegrino (Falco peregrinus) e del Gufo reale (Bubo bubo) nei boschi vetusti. Il Nibbio reale (Milvus milvus) — specie di Allegato I della Direttiva Uccelli, con stato di conservazione sfavorevole a scala europea — è particolarmente abbondante nelle zone collinari.

Tra gli invertebrati, è documentata la presenza della Rosalia alpina (Coleottero Cerambicide, All. II Dir. Habitat, prioritaria) nelle foreste mature lungo la dorsale montana — lo stesso taxon prioritario presente nel PNM e nel PNALM, e che per questo motivo genera obblighi di conservazione specifici per tutti e tre gli enti parco.

Gap dichiarato B.2 — dati di monitoraggio faunistico A differenza del PNALM — che pubblica rapporti annuali di monitoraggio dell’orso marsicano con stime di popolazione aggiornate — e della Majella, il PNAL non ha un sistema di monitoraggio faunistico sistematico con dati pubblici accessibili per questo articolo. I dati qui riportati provengono dalle schede istituzionali dell’Ente Parco (sezione Fauna del sito) e dai Piani di Gestione dei siti Natura 2000. Stime quantitative di popolazione per le specie chiave (lupo, lontra, capovaccaio) non sono disponibili su fonte primaria verificata per questo pezzo — il confronto comparativo sistematico sarà sviluppato nella Chioma.

Movimento C

La demografia: spopolamento strutturale e distorsione petrolifera

I 29 comuni del PNAL appartengono a un territorio che la Basilicata condivide con il resto dell’Appennino meridionale: spopolamento strutturale di lungo periodo, accelerazione nei decenni postbellici, stabilizzazione parziale nelle aree con presenza di servizi o attività economiche specifiche. Il calo demografico registrato in provincia di Potenza nel decennio 2001–2011 è stato del 4%, più marcato di quello provinciale di Matera (–2%) e superiore alla media regionale (–3,1%). I comuni del PNAL appartengono prevalentemente alla fascia demografica più fragile: piccoli centri sotto i 5.000 abitanti, con dinamica naturale negativa strutturale.

Questa lettura aggregata richiede però un’avvertenza che vale solo per il PNAL tra i cinque parchi della miniserie: due comuni del perimetro — Viggiano e Marsicovetere (Villa d’Agri) — mostrano dinamiche demografiche in controtendenza rispetto al resto. Nel periodo 2012–2017, Marsicovetere ha registrato un saldo medio annuo positivo e Viggiano è cresciuta di oltre un punto percentuale all’anno. La causa è identificabile: entrambi i comuni ospitano impianti della concessione petrolifera Val d’Agri, generando occupazione diretta e indotto che non esiste nei comuni confinanti con analoghe caratteristiche geografiche. Questa distorsione da rendita estrattiva rende il dato demografico aggregato del perimetro PNAL scarsamente comparabile con i dati degli altri quattro parchi — ed è per questo che è stata dichiarata in premessa come elemento di lettura strutturale.

IndicatoreDatoContesto
Variazione demografica decennale 2001–2011, prov. Potenza –4% Peggiore tra le province lucane; superiore alla media regionale (–3,1%)
Comuni lucani con calo di popolazione 2001–2011 113 su 131 Il fenomeno è quasi universale; le eccezioni sono capoluoghi e comuni estrattivi
Marsicovetere (Villa d’Agri) — saldo medio annuo 2012–2017 +0,41% In controtendenza — comune sede di impianti ENI
Viggiano — crescita 2012–2017 >+1% annuo In controtendenza — sede del Centro Oli Val d’Agri
Comuni con spopolamento estremo (–60% dal 1971) Carbone (–70,9%), Armento (–62,4%), Calvera (–62,1%) Tre di questi sono nel perimetro o nell’area limitrofa al PNAL

Fonti: Analisi demografica Regione Basilicata (mitigoinbasilicata.it, elaborazione ISTAT); PO Val d’Agri, Regione Basilicata — Profilo Demografico (povaldagri.regione.basilicata.it); tuttitalia.it su dati ISTAT. I dati 2012–2017 per Marsicovetere e Viggiano provengono da fonte giornalistica verificata (La Gazzetta della Val d’Agri, giugno 2019, su elaborazione ISTAT/Urbistat).

La serie demografica del PNAL racconta dunque due storie sovrapposte. La prima è quella comune agli altri parchi appenninici: spopolamento strutturale dei centri minori, invecchiamento della popolazione, saldo naturale negativo. La seconda è quella specifica di questo territorio: la rendita petrolifera produce un effetto di concentrazione demografica localizzata in pochi comuni, mascherando la fragilità del resto del perimetro. Quando — e se — l’attività estrattiva diminuirà, quei comuni torneranno verosimilmente nel pattern recessivo del resto della provincia.

Gap dichiarato C.1 — serie demografica disaggregata per comune del perimetro La serie demografica 2001–2021 disaggregata per ciascuno dei 29 comuni del perimetro PNAL — con la distinzione tra saldo naturale e saldo migratorio — non è stata completata per questo articolo per le stesse ragioni strutturali già dichiarate nel Movimento A: l’assenza di una Relazione del Piano approvata che aggreghi i dati in forma sistematica. Il confronto sistematico con gli altri parchi sarà sviluppato nella Chioma — Analisi/Visioni: demografia, convergenze, divergenze e ricambio anagrafico.

Sintesi

Quello che il PNAL dice — e quello che ancora non può dire

Il PNAL è il caso che chiude il Tronco con il quadro più contraddittorio. Non è il parco meno strutturato della miniserie: ha un ente operativo, una sede, personale, un corpus di Piani di Gestione dei siti Natura 2000, un piano del parco in iter. Ha una rete Natura 2000 articolata in tredici siti che coprono habitat di valore eccezionale — dalle faggete con endemismi a distribuzione ristretta alle foreste mature con Rosalia alpina, dal corridoio ecologico per il lupo al Lago del Pertusillo con la lontra. Ha la funzione di connettività ecologica tra Pollino e Cilento che nessun altro strumento potrebbe assolvere.

Ha anche, nel perimetro, un giacimento petrolifero che produce royalties, occupazione e inquinamento documentato — una variabile che nessuno degli altri quattro parchi della miniserie deve gestire. E ha, nella governance, una sequenza di atti ministeriali dichiarati illegittimi in sede giurisdizionale che ha lasciato l’ente, a luglio 2026, con una presidenza formalmente indeterminata e un Consiglio Direttivo assente da oltre un anno.

Il confronto con gli altri parchi del Tronco produce una lettura precisa. Il PNM non ha ancora iniziato: non c’è ente, non c’è iter del piano, non c’è vertice istituzionale riconosciuto. Il PNAL ha iniziato, ha costruito struttura, ha avviato il piano — e poi ha subito una destrutturazione della governance che la L. 394/1991, come nel caso del PNM, non ha predisposto alcun rimedio automatico per impedire o riparare. Il Consiglio di Stato ha riparato i casi individuali. La struttura normativa che li ha resi possibili rimane intatta.

La Chioma della miniserie prenderà questo materiale — economia, natura, demografia dei cinque parchi — e lo analizzerà in forma comparativa sistematica. Il PNAL porta nella comparazione una variabile che distorce ogni lettura aggregata: il petrolio. E porta una domanda che nessun altro parco della miniserie pone con questa nitidezza: cosa succede a un’istituzione ambientale quando il conflitto sulla sua governance non riguarda le risorse naturali che dovrebbe proteggere, ma il potere di nomina dei suoi vertici?


Fonti primarie e note sulle verifiche

  • MASE, scheda ufficiale Parco Nazionale dell’Appennino Lucano-Val d’Agri-Lagonegrese — mase.gov.it/portale/parco-nazionale-dell-appennino-lucano-val-d-agri (consultata 18/7/2026; ultimo aggiornamento dichiarato dalla pagina: 17/10/2023).
  • D.P.R. 8 dicembre 2007 (GU n. 55 del 05/03/2008) — istituzione Ente Parco Nazionale Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese.
  • ISPRA, Repertorio dello stato di attuazione del sistema delle aree protette, aggiornamento 31/03/2026 — isprambiente.gov.it.
  • Regione Basilicata, deposito Piano del Parco Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese, luglio 2021 — regione.basilicata.it (pagina verificata; quadro conoscitivo in formato .rar non estratto direttamente per questo articolo).
  • Ente Parco Nazionale Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese, sezioni Fauna e Flora — parcoappenninolucano.it/pagina.php?id=14 e id=16 (consultate 18/7/2026).
  • Ente Parco Nazionale Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese, sezione Rete Natura 2000 Basilicata — parcoappenninolucano.it/pagina.php?id=108.
  • Consiglio di Stato, Sezione IV, sentenza 28 maggio 2025 — annullamento revoca Priore. Citata da Basilicata24 (29/05/2025) e Il Quotidiano del Sud (30/05/2025) verificati; testo integrale non accessibile via fetch (giustizia-amministrativa.it blocca accesso automatizzato).
  • Consiglio di Stato, giugno 2026 — annullamento D.M. 228/2025 (nomina Tisci). Citato da SassiLive (19/06/2026), Basilicata Notizie (20/06/2026), Radio Senise Centrale (19/06/2026) verificati.
  • D.M. MASE n. 228/2025, agosto 2025 — nomina Tisci a presidente. Parere favorevole Commissione VIII Ambiente Camera del 2/7/2025 (Nomina n. 92) — camera.it/leg19/1374 (consultata 18/7/2026).
  • Camera dei Deputati, VIII Commissione Ambiente, audizione Giuseppe Priore per proposta di nomina a presidente del PNAL, 9 giugno 2026 — comunicazione.camera.it/archivio-prima-pagina/18-20275 (accesso bloccato da Cloudflare; dato verificato da fonte stampa: SassiLive, Basilicata Notizie).
  • PO Val d’Agri, Regione Basilicata — Profilo Demografico — povaldagri.regione.basilicata.it/index.php/il-programma/il-comprensorio/profilo-demografico.
  • Analisi delle tendenze di ordine sociale e demografico nella Regione Basilicata — mitigoinbasilicata.it (elaborazione ISTAT, 2023).
  • La Gazzetta della Val d’Agri, «Ma come sta davvero la Val d’Agri?», giugno 2019 — dati Urbistat/ISTAT su Marsicovetere e Viggiano. Fonte secondaria verificata.
  • Rete Ecologica Basilicata, Piano di Gestione ATO 8, retecologicabasilicata.it — descrizione ecosistemi PNAL come corridoio tra Pollino e Cilento.

Note sulle scelte editoriali adottate: (1) La vicenda governance 2023–2026 è documentata nella misura necessaria al quadro comparativo della miniserie, senza approfondimento autonomo del contenzioso giuridico — che meriterebbe un articolo dedicato. (2) La premessa sul petrolio è collocata in testa all’articolo e non inline nel Movimento A o C, per permettere al lettore di leggere tutti e tre i movimenti con la consapevolezza necessaria. (3) I gap dichiarati sono più numerosi che negli altri pezzi del Tronco, per ragione strutturale: l’assenza di una Relazione del Piano approvata lascia lacune sistematiche nei dati economici e demografici che non è possibile colmare con le fonti disaggregate disponibili. (4) Il dato sulla presidenza formalmente indeterminata è fotografato al 18 luglio 2026 — data di chiusura dell’articolo. Aggiornamenti successivi saranno segnalati con una nota di correzione datata secondo il protocollo editoriale di ivinti.it.

ivinti.it — Osservatorio dei Vinti · luglio 2026

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Il Gran Sasso e Monti della Laga in cifre: economia, natura e piano senza complemento
Analisi · I magnifici cinque — Tronco, pezzo 4

Quarta puntata del Tronco. Il Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga ha un ente operativo dal 1995 e un piano del parco vigente dal 2020. Ha impiegato venticinque anni per portare il piano all’approvazione triregionale — con una prima serie di adozioni regionali andata a vuoto tra il 2004 e il 2006, e una seconda ripresa completata tra il 2017 e il 2019. Il Piano Pluriennale Economico e Sociale, previsto dall’art. 14 L. 394/1991 come complemento ordinario del piano del parco, non è mai stato approvato dalle regioni: né nella versione del 2003 né in quella del 2015. Il Gran Sasso è il caso che dimostra come avere un piano vigente e un’istituzione operativa non coincida automaticamente con avere strumenti pianificatori economici e sociali attivi.

Analisi I magnifici cinque luglio 2026  ·  Osservatorio dei Vinti
Nota metodologica — fonti e simmetria con i pezzi precedenti Questo articolo utilizza come fonti primarie il Piano del Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga vigente (GU n. 124 del 22/10/2020; deliberazioni regionali DCR Abruzzo n. 96/2 del 01/08/2017, DCR Lazio n. 7 del 07/08/2019, DALR Marche n. 105 del 06/12/2019), il D.P.R. 5 giugno 1995 (GU n. 181 del 4/8/1995 s.o. 97), il Repertorio ISPRA aggiornato marzo 2026, la scheda MASE e il sito istituzionale dell’Ente Parco (gransassolagapark.it). L’elenco dei 44 comuni è verificato su parks.it/parco.nazionale.gran.sasso/com.php, che riproduce i dati del perimetro ufficiale. I dati faunistici provengono dal sito dell’Ente Parco; la fonte primaria della stima 2021 del camoscio (~1.200 esemplari) non è stata letta direttamente — il dato è dichiarato come stima istituzionale. Per il PPES non approvato, la fonte è la Relazione della Corte dei Conti sulla gestione 2018 degli enti parco, citata da fonte secondaria verificata; il testo integrale non è stato letto direttamente. La struttura in tre movimenti è identica ai pezzi precedenti. Le fonti demografiche a scala comunale (serie ISTAT 2001–2021) non sono state estratte per comune — dichiarato come Gap dichiarato C.1.

Questo pezzo è il quarto del Tronco della miniserie. Segue la radice documentale, il pezzo sul PNM, il pezzo sul PNALM e il pezzo sulla Majella. I criteri metodologici e la struttura argomentativa complessiva sono nella radice.

Il Tronco ha descritto tre posizioni distinte. Il PNM è l’assenza: nessun ente, nessun piano, salvaguardia pura. Il PNALM è l’attesa riuscita: piano approvato dopo 102 anni, ente operativo da decenni. La Majella è la governance consolidata che non riesce ad aggiornarsi: piano vigente dal 2009, iter di revisione fermo in attesa di una delibera regionale. Il Gran Sasso è un quarto caso, non riducibile ai precedenti.

Ha un piano vigente — ottenuto con approvazione triregionale coordinata e pubblicazione in GU nel 2020. Ha un ente operativo da trent’anni, una sede istituzionale consolidata, strutture di ricerca, un patrimonio naturalistico ampiamente documentato. Non ha però il Piano Pluriennale Economico e Sociale, previsto dalla legge come complemento ordinario del piano del parco, e che le tre regioni non hanno mai approvato in due tentativi a distanza di undici anni. La peculiarità del Gran Sasso non è il ritardo istituzionale — che è stato colmato, almeno per il piano del parco — ma la persistente lacuna negli strumenti di governo economico e sociale del territorio, sopravvissuta alla faticosa approvazione del piano stesso.


Movimento A

Struttura istituzionale: il piano vigente e il complemento mancante

Il perimetro

Il Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga si estende su circa 150.000 ettari nelle regioni Abruzzo, Lazio e Marche, distribuiti su cinque province — L’Aquila, Teramo, Pescara (Abruzzo), Rieti (Lazio), Ascoli Piceno (Marche) — e quarantaquattro comuni. Con questa estensione è il più grande dei cinque parchi della miniserie, e il terzo parco nazionale più esteso d’Italia.

Regione / Provincian.Comuni
Abruzzo — L’Aquila 16 Barete, Barisciano, Cagnano Amiterno, Calascio, Campotosto, Capestrano, Capitignano, Carapelle Calvisio, Castel del Monte, Castelvecchio Calvisio, L’Aquila, Montereale, Ofena, Pizzoli, Santo Stefano di Sessanio, Villa Santa Lucia degli Abruzzi
Abruzzo — Pescara 10 Brittoli, Bussi sul Tirino, Carpineto della Nora, Castiglione a Casauria, Civitella Casanova, Corvara, Farindola, Montebello di Bertona, Pescosansonesco, Villa Celiera
Abruzzo — Teramo 14 Arsita, Campli, Castelli, Civitella del Tronto, Cortino, Crognaleto, Fano Adriano, Isola del Gran Sasso d’Italia, Montorio al Vomano, Pietracamela, Rocca Santa Maria, Torricella Sicura, Tossicia, Valle Castellana
Lazio — Rieti 2 Accumoli, Amatrice
Marche — Ascoli Piceno 2 Acquasanta Terme, Arquata del Tronto
Totale 44

Fonte: parks.it/parco.nazionale.gran.sasso/com.php (elenco ufficiale verificato luglio 2026). Distribuzione per provincia: L’Aquila 16, Pescara 10, Teramo 14, Rieti 2, Ascoli Piceno 2.

La distribuzione geografica presenta un’asimmetria strutturale rilevante: l’Abruzzo ospita 40 dei 44 comuni del perimetro e la quota preponderante del territorio; Lazio e Marche partecipano con 2 comuni ciascuno. Nella procedura di approvazione del piano del parco prevista dall’art. 12 L. 394/1991, però, ogni regione esprime la propria delibera indipendentemente dalla quota territoriale che rappresenta. Anche una regione con il 2–3% del perimetro partecipa integralmente alla procedura e la sua mancata approvazione blocca la pubblicazione in GU. Questo vale per il piano del parco. Vale anche per il PPES.

L’iter istitutivo e il piano

Il Gran Sasso è inserito nell’art. 34 c. 1 della L. 394/1991. La perimetrazione provvisoria è arrivata con D.M. 4 dicembre 1992, con successivi aggiustamenti (D.M. 4 novembre 1993; D.M. 22 novembre 1994, che ha ridotto il perimetro dagli iniziali 220.000 ettari agli attuali 150.000). L’Ente Parco è stato costituito con D.P.R. 5 giugno 1995 — lo stesso decreto che ha istituito l’Ente Parco della Majella.

Iter istitutivo e pianificatorio — Gran Sasso e Monti della Laga — cronologia verificata

Fonti: L. 394/1991; D.P.R. 5/6/1995; gransassolagapark.it/pagina.php?id=16; ISPRA Repertorio; Corte dei Conti citata da fonte secondaria verificata

1991
Inserimento in L. 394/1991 art. 34 c. 1 — istituzione diretta per legge.
1992–1994
D.M. 4/12/1992: prima perimetrazione provvisoria (220.000 ha). D.M. 4/11/1993: misure di salvaguardia. D.M. 22/11/1994 (GU n. 301 del 27/12/1994): riduzione perimetro, esclusione aree contigue.
1995
D.P.R. 5 giugno 1995 (GU n. 181 del 4/8/1995 s.o. 97) — istituzione Ente Parco. Sede iniziale a L’Aquila, trasferita ad Assergi nel 2001.
1999
Consiglio Direttivo adotta il Piano del Parco (dicembre 1999). Avvio dell’iter di trasmissione alle regioni.
2003–2004
Piano Pluriennale Economico e Sociale (PPES) approvato dalla Comunità del Parco (dicembre 2003), valutato dall’Ente (febbraio 2004), trasmesso alle tre regioni (aprile 2004). Le regioni non lo approvano.
2004–2006
Prima fase di adozione regionale del piano del parco: Abruzzo (maggio 2004), Lazio (dicembre 2005), Marche (settembre 2006). Le tre adozioni non convergono nella pubblicazione in GU. Le ragioni documentate di questo esito non sono state ricostruite su fonti primarie — Gap dichiarato A.1.
2009
Terremoto de L’Aquila (6 aprile, Mw 6,3): oltre 300 morti. Il comune di L’Aquila è nel perimetro del parco.
2015
La Comunità del Parco approva un secondo PPES (undici anni dopo il primo rimasto senza risposta regionale). Trasmesso alle regioni. Le regioni non lo approvano.
2016–2017
Sequenza sismica del Centro Italia (agosto 2016 – gennaio 2017): Amatrice e Accumoli (Rieti, nel perimetro del parco) subiscono distruzioni radicali. Arquata del Tronto (Ascoli Piceno, nel perimetro marchigiano) è gravemente colpita.
2017–2019
Seconda fase di adozione regionale del piano del parco: DCR Abruzzo n. 96/2 del 01/08/2017; DCR Lazio n. 7 del 07/08/2019; DALR Marche n. 105 del 06/12/2019.
2020
Piano vigente. Pubblicazione GU Parte II n. 124 del 22 ottobre 2020. Venticinque anni dall’istituzione dell’ente; sedici anni dalla prima serie di adozioni regionali non andate a pubblicazione.

Iter 2017–2020 verificato su gransassolagapark.it/pagina.php?id=16 (testi integrali delle delibere regionali). Prima fase 2004–2006 e iter PPES: Relazione Corte dei Conti sulla gestione 2018, citata da fonte secondaria verificata — testo integrale non letto direttamente.

Il PPES come strumento mai entrato in funzione Il Piano Pluriennale Economico e Sociale è previsto dall’art. 14 L. 394/1991 come lo strumento attraverso cui il parco promuove lo sviluppo economico e sociale delle popolazioni residenti nel territorio. La Comunità del Parco lo ha prodotto due volte, a undici anni di distanza. Le regioni non lo hanno mai approvato. La L. 394/1991 non prevede un termine entro cui le regioni debbano pronunciarsi sul PPES, esattamente come non lo prevede per il piano del parco. Non prevede meccanismi sostitutivi per l’inerzia regionale su nessuno dei due strumenti. Il risultato documentato: il parco più esteso dei cinque nella miniserie non ha strumenti economici e sociali approvati a luglio 2026, pur avendo un piano del parco vigente dal 2020 e un ente operativo da trent’anni. La lacuna non è tecnica, secondo la documentazione esaminata — la Comunità del Parco ha prodotto lo strumento due volte — ma strutturalmente incorporata nella L. 394/1991.
VoceDato
Superficie~150.000 ha (cifra istituzionale comunemente citata); il D.P.R. 1995 riporta 141.341 ha — la discrepanza non è stata risolta su fonti primarie (Gap dichiarato A.2)
RegioniAbruzzo, Lazio, Marche
ProvinceL’Aquila, Teramo, Pescara, Rieti, Ascoli Piceno
Comuni44 (verificati su elenco ufficiale)
DPR istitutivo enteD.P.R. 5 giugno 1995 (GU n. 181 del 4/8/1995 s.o. 97)
Piano del parcoVigente dal 22 ottobre 2020 (GU Parte II n. 124)
PPESNon approvato: versione 2003 senza risposta regionale; versione 2015 idem
Anni DPR → piano vigente~25 anni (1995–2020)
Vetta più altaCorno Grande, 2912 m s.l.m. — massima elevazione appenninica
Ghiacciaio del CalderoneUnico ghiacciaio dell’Europa meridionale; in progressivo ritiro documentato

Fonti: D.P.R. 5/6/1995; gransassolagapark.it; MASE; ISPRA Repertorio marzo 2026.

La variabile sismica come dato di contesto

Nessun altro parco della miniserie ha avuto nel proprio perimetro comuni direttamente colpiti da sequenze sismiche durante l’iter del piano. Il terremoto de L’Aquila del 6 aprile 2009 (Mw 6,3) ha interessato direttamente il comune di L’Aquila, nel perimetro del parco. La sequenza sismica del Centro Italia del 2016–2017 ha distrutto Amatrice e Accumoli (Rieti) e gravemente danneggiato Arquata del Tronto (Ascoli Piceno): ovvero i quattro comuni non abruzzesi del perimetro fuori dalla provincia di L’Aquila.

Non si afferma un rapporto causale tra le sequenze sismiche e i ritardi pianificatori: le adozioni regionali del 2004–2006 erano andate a vuoto prima del 2009, e la ripresa dell’iter nel 2017 è successiva al sisma del 2016 senza che le fonti disponibili documentino una connessione diretta. Si registra però un dato rilevante per la Chioma: il piano del parco vigente dal 2020 è stato approvato nelle sue adozioni laziale e marchigiana (2019) mentre i rispettivi territori di Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto erano in piena fase di ricostruzione post-sismica. La coesistenza tra le norme del piano del parco e i piani di ricostruzione del cratere non è documentata nei materiali consultati per questo pezzo — Gap dichiarato A.3.


Movimento B

Il patrimonio naturalistico: ricchezza documentata e monitoraggio

La flora

Il Gran Sasso e Monti della Laga è un territorio cerniera tra la regione euro-siberiana e quella mediterranea. La diversità floristica — 2.364 specie di piante superiori censite secondo parks.it — non ha equivalenti tra i cinque parchi della miniserie per la combinazione di estensione verticale (dal fondovalle a 2.912 m del Corno Grande) e diversità litologica: massiccio carbonatico del Gran Sasso a est, catena arenacea dei Monti della Laga a nord-ovest.

CategoriaDato istituzionale
Specie vegetali superiori censite2.364 (parks.it) / ~2.300 (homepage gransassolagapark.it) — i due dati provengono da pagine istituzionali differenti
Orchidee spontanee85 specie
Piante carnivore2 specie
Endemiche del Parco12 specie
Endemiche italiane presenti231 specie
Specie di elevato valore conservazionistico132 specie

Fonti: parks.it/parco.nazionale.gran.sasso/par.php; gransassolagapark.it. Dati istituzionali — la fonte primaria del censimento non è stata verificata direttamente (Gap dichiarato B.1).

Le specie di maggiore valore conservazionistico includono endemismi di alta quota — Stella alpina dell’Appennino (Leontopodium nivale subsp. alpinum), Androsace di Matilde (Androsace mathildae), Genepì appenninico — e specie di bassa quota esclusive di quest’area come il Limonio aquilano e l’Astragalo aquilano. La catena arenacea dei Monti della Laga ospita comunità vegetali distinte rispetto al massiccio carbonatico, legate all’abbondanza idrica e all’umidità: la diversità floristica del parco è il prodotto di questa dualità, non di un sistema omogeneo.

La fauna

L’animale simbolo del parco è il camoscio appenninico (Rupicapra pyrenaica ornata), reintrodotto tra il 1992 e il 1999 dopo quasi un secolo di assenza dal Gran Sasso. La stima 2021 è di circa 1.200 esemplari, con tappe intermedie di ~450 (censimento su 33 sentieri, anno non specificato nel materiale consultato) e ~662 (2015, citato da fonte aggregatrice). Il sito istituzionale dell’Ente riporta la cifra di ~500 individui senza anno di riferimento — la discrepanza con la stima 2021 suggerisce che i dati sul sito non siano stati aggiornati.

SpecieNome scientificoGruppoNote
Camoscio appenninicoRupicapra pyrenaica ornataMammiferoReintrodotto 1992–1999; ~1.200 esemplari (stima 2021, fonte istituzionale); All. II Dir. Habitat (prioritario *)
CervoCervus elaphusMammiferoReintrodotto 2004; ~500 esemplari (homepage ente, anno n.d.)
Lupo appenninicoCanis lupus italicusMammifero~120 individui, ~20 nuclei riproduttivi (homepage ente, anno n.d.); All. II e IV Dir. Habitat
Orso bruno marsicanoUrsus arctos marsicanusMammiferoArea di transito; 2 maschi erranti nel 2021 (Rapporto RMAM 2022); All. II Dir. Habitat (prioritario *)
Gatto selvaticoFelis silvestrisMammiferoPresente; All. IV Dir. Habitat
Vipera dell’OrsiniVipera ursiniiRettilePopolazione più consistente d’Italia; praterie d’alta quota; All. II Dir. Habitat (prioritario *)
Aquila realeAquila chrysaetosUccello11 coppie nidificanti (homepage ente); All. I Dir. Uccelli
LanarioFalco biarmicusUccelloAll. I Dir. Uccelli; SPEC 3
Fringuello alpinoMontifringilla nivalisUccelloStazione appenninica più numerosa sul Gran Sasso
CoturniceAlectoris graecaUccelloAll. I Dir. Uccelli
Rana temporariaRana temporariaAnfibioLaghi Secco e della Selva (Laga): unica popolazione Italia centrale insieme al tritone alpestre (Ichthyosaura alpestris)
Geotritone italicoSpeleomantes italicusAnfibioGrotte nelle forre dei torrenti
Salamandra dagli occhialiSalamandra salamandra giglioliiAnfibioEndemismo appenninico

Fonti: gransassolagapark.it (pagine fauna, orso marsicano, camoscio); Relazione RMAM 2022 (gransassolagapark.it/pagina.php?id=54); classificazione Allegati da formulari Natura 2000.

La componente anfibiologica dei Monti della Laga merita una nota separata. I laghi Secco e della Selva ospitano le uniche popolazioni dell’Italia centrale di rana temporaria e tritone alpestre — specie che nell’Appennino centro-meridionale si trovano altrimenti solo in una ristretta area della Calabria. Questa specificità biogeografica non è visibile nei dati aggregati del parco, ma è uno degli elementi che rendono il contributo conservazionistico dei Monti della Laga non sovrapponibile a quello del massiccio calcareo del Gran Sasso.

Gap dichiarato B.2 — dati di monitoraggio faunistico aggiornati I dati faunistici aggregati provengono dal sito istituzionale dell’Ente senza anno di riferimento esplicito per la maggior parte delle specie. La stima di 1.200 camosci (2021) è riportata da fonte aggregatrice con riferimento all’Ente: la relazione primaria del censimento non è stata identificata. Il confronto quantitativo tra le popolazioni faunistiche dei cinque parchi è rinviato alla Chioma tematica sulla biodiversità.

Movimento C

La struttura demografica: spopolamento strutturale e discontinuità sismiche

La serie demografica dei comuni del Gran Sasso e Monti della Laga riflette due dinamiche distinte che si sovrappongono senza coincidere: lo spopolamento strutturale delle aree interne appenniniche — comune a tutti e cinque i parchi della miniserie — e gli effetti delle sequenze sismiche del 2009 e del 2016–2017, che hanno prodotto spostamenti di popolazione di natura diversa dallo spopolamento volontario verso i centri urbani.

Gap dichiarato C.1 — dati demografici a scala comunale non estratti Per questo pezzo non è stata svolta l’estrazione sistematica dei dati ISTAT 2001–2021 per ciascuno dei 44 comuni del perimetro. La verifica puntuale è rinviata alla Chioma demografica. I dati riportati sono riferiti ad aree interne parzialmente sovrapponibili al perimetro del parco, non estratti sul perimetro esatto.

L’Area Interna “Alto Aterno – Gran Sasso – Laga” — che comprende una parte significativa dei comuni teramani e aquilani del parco — ha registrato tra il 2012 e il 2018 una riduzione media di popolazione dell’8,15%, con picchi vicini al 20% in comuni come Fano Adriano. Il Rapporto 2024 dell’Agenzia per la Coesione Territoriale segnala un indice composito di fragilità comunale elevato per la maggioranza dei comuni e una dipendenza dalle politiche di area interna per il mantenimento dei servizi di base.

I comuni di Amatrice e Accumoli (Rieti) e Arquata del Tronto (Ascoli Piceno) rappresentano un caso demograficamente distinto: le perdite di popolazione successive al 2016 sono state indotte dall’emergenza sismica e dalla successiva impossibilità di rientrare nelle abitazioni, non dalla migrazione verso i centri urbani. La dinamica demografica di questi comuni non è comparabile alla serie storica 2001–2021 degli altri 41 comuni del perimetro. La Chioma demografica dovrà trattare separatamente i due insiemi.


La posizione del Gran Sasso nella griglia comparata

Il Gran Sasso ha ciò che il PNM non ha e che il PNALM ha faticato un secolo a costruire: un piano vigente, un ente operativo da trent’anni, una struttura istituzionale consolidata. Ha qualcosa che la Majella non ha ancora: l’approvazione triregionale del piano è stata portata a compimento, con pubblicazione in GU. E tuttavia documenta una lacuna che nessuno degli altri tre pezzi aveva potuto mostrare con questa precisione: il piano del parco e il PPES sono strumenti distinti con iter distinti, e il completamento del primo non trascina il secondo.

La L. 394/1991 non prevede termini certi né per il piano del parco né per il PPES, e non prevede meccanismi sostitutivi per l’inerzia regionale su nessuno dei due. Il risultato nel caso Gran Sasso: oltre vent’anni tra la prima trasmissione del PPES alle regioni (2004) e luglio 2026, senza un’approvazione. La struttura procedurale è la stessa che ha prodotto il blocco del piano del parco tra il 2006 e il 2017 — ma nel caso del PPES, il blocco non è ancora stato risolto.

Nella Chioma della miniserie, il Gran Sasso sarà il termine di riferimento per il confronto sulla fauna — in particolare sul camoscio appenninico, reintrodotto in più parchi in epoche diverse — e per l’analisi delle dinamiche economiche in un perimetro soggetto a eventi sismici. Sarà anche il caso su cui verificare se la presenza di un piano vigente si traduca in strumenti di governo del territorio effettivamente operativi, o se la lacuna del PPES rimanga una discontinuità strutturale non colmata.

Fonti primarie e note sulle verifiche
  • L. 6 dicembre 1991 n. 394, art. 34 c. 1 — istituzione Gran Sasso e Monti della Laga per legge
  • D.M. 4 dicembre 1992 — prima perimetrazione provvisoria (220.000 ha)
  • D.M. 4 novembre 1993 — misure di salvaguardia
  • D.M. 22 novembre 1994 (GU n. 301 del 27/12/1994) — riduzione perimetro, esclusione aree contigue
  • D.P.R. 5 giugno 1995 (GU n. 181 del 4/8/1995 s.o. 97) — istituzione Ente Parco
  • DCR Abruzzo n. 96/2 del 01/08/2017 (BUR Abruzzo suppl. n. 22 del 06/06/2018) — adozione regionale piano (seconda fase)
  • DCR Lazio n. 7 del 07/08/2019 (BUR Lazio suppl. n. 84 del 17/10/2019) — adozione regionale piano
  • DALR Marche n. 105 del 06/12/2019 (BUR Marche suppl. n. 102 del 13/12/2019) — adozione regionale piano
  • GU Parte II n. 124 del 22/10/2020 — pubblicazione Piano del Parco; entrata in vigore
  • gransassolagapark.it/pagina.php?id=16 — pagina ufficiale Piano del Parco con testi delibere regionali (verificata luglio 2026)
  • gransassolagapark.it/pagina.php?id=19 — pagina Fauna (verificata luglio 2026)
  • gransassolagapark.it/pagina.php?id=54 — pagina Orso marsicano, link Relazione RMAM 2022
  • parks.it/parco.nazionale.gran.sasso/com.php — elenco 44 comuni con provincia e regione (verificato luglio 2026)
  • parks.it/parco.nazionale.gran.sasso/par.php — dati floristici (2.364 specie censite)
  • MASE — scheda Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga
  • ISPRA, Repertorio dello stato di attuazione, aggiornamento 31/03/2026
  • Agenzia per la Coesione Territoriale, «Analisi territoriale Area Interna Alto Aterno Gran Sasso Laga», ottobre 2024 (coesione.regione.abruzzo.it) — dati spopolamento 2012–2018 e IFC
  • Corte dei Conti, Relazione sulla gestione finanziaria 2018 dei 22 Enti parco nazionali — citata da fonte secondaria verificata (ilfoglietto.it, agosto 2020) per iter PPES e prima fase adozioni regionali 2004–2006. Testo integrale non letto direttamente.

ivinti.it — Osservatorio dei Vinti · luglio 2026

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La Majella in cifre: economia, natura e piano in attesa di aggiornamento
Analisi · I magnifici cinque — Tronco, pezzo 3

Terza puntata del Tronco. Il Parco Nazionale della Majella ha un ente operativo dal 1995, un piano del parco vigente dal 2009 e il riconoscimento UNESCO di Geoparco dal 2021. Struttura amministrativa completa, piano approvato, titolo internazionale acquisito: tutto ciò che il PNM non ha e il PNALM ha faticato decenni a costruire. Eppure l’aggiornamento di quello stesso piano — adottato dall’ente nel 2022, corredato di VAS, depositato pubblicamente — è fermo in attesa di una delibera del Consiglio Regionale d’Abruzzo che, a luglio 2026, non è ancora arrivata. La Majella documenta che avere un’istituzione pienamente operativa non significa avere strumenti pianificatori aggiornati: e che la L. 394/1991 non prevede tempi certi né rimedi per l’inerzia regionale — né al piano zero, né a trent’anni dall’istituzione.

Analisi I magnifici cinque luglio 2026  ·  Osservatorio dei Vinti
Nota metodologica — fonti e simmetria con i pezzi precedenti Questo articolo utilizza come fonti primarie il Piano del Parco Nazionale della Majella vigente (GU 17 luglio 2009 n. 164, s.o. n. 119), il Repertorio ISPRA dello stato di attuazione dei piani nei parchi nazionali (aggiornamento marzo 2026), la documentazione dell’iter di aggiornamento del piano pubblicata dall’Ente Parco e dalla Regione Abruzzo (DCD n. 26 del 28/4/2022; avviso BUR Abruzzo n. 39 del 28/9/2022; DCD n. 30 del 21/11/2024), il D.P.R. 5 giugno 1995 (GU 4/8/1995 n. 181 s.o. 97), il Piano Performance 2022–2024 dell’Ente Parco. La struttura in tre movimenti è identica ai pezzi precedenti per mantenere la simmetria sinottica. Le fonti demografiche a scala comunale (serie ISTAT 2001–2021) non sono state estratte direttamente per questo pezzo: i dati aggregati disponibili (stima ~25.300 residenti, anno riferimento 2013) provengono dal Piano Performance e sono dichiarati come tali. La verifica puntuale per comune è inserita nel Gap dichiarato C.1 e sarà svolta nella Chioma comparata.

Questo pezzo è il terzo del Tronco della miniserie. Segue la radice documentale, il pezzo sul PNM e il pezzo sul PNALM. Chi non ha letto i precedenti troverà qui i riferimenti essenziali, ma la struttura argomentativa complessiva — inclusi i criteri metodologici e l’ipotesi di amenity migration — è nella radice.

Il tronco di questa miniserie descrive una progressione. Il PNM è il caso dell’assenza: nessun ente, nessun piano, nessuno strumento di governo attivo — solo norme di salvaguardia applicate a un territorio che non sa ancora di essere un parco nazionale nel senso istituzionale del termine. Il PNALM è il caso dell’attesa: un ente operativo da decenni, un piano che ha impiegato un secolo per essere approvato, la prova che la complessità multiregionale non è insuperabile ma non lo è gratuitamente. La Majella è il terzo caso — quello che nessuno dei due precedenti consente di anticipare: la struttura istituzionale funziona, il procedimento è stato completato, il piano vigeva. Il problema è un altro.

L’aggiornamento del piano del parco — adottato dall’Ente nel 2022, corredato di VAS e depositato pubblicamente nell’autunno dello stesso anno, con osservazioni processate e approvate dal Consiglio Direttivo nel novembre 2024 — è fermo in attesa di una delibera del Consiglio Regionale d’Abruzzo. Non esiste nella L. 394/1991 un termine entro cui la Regione deve approvare il piano. Non esiste un meccanismo sostitutivo per l’inerzia regionale. Il piano vigente rimane quello del 2009: uno strumento che ha quattordici anni, approvato prima del Geoparco UNESCO, prima dell’aggiornamento delle Misure di Conservazione dei siti Natura 2000, prima di qualunque pianificazione territoriale degli ultimi quindici anni.

Questo è il tratto distintivo del caso Majella nella griglia comparata: non una governance assente o tardiva, ma una governance consolidata che non riesce ad aggiornarsi. La differenza con il PNM non sta nel grado di funzionamento dell’istituzione — che è radicalmente diverso — ma nell’esito per il territorio: anche qui, lo strumento pianificatorio è obsoleto. Per ragioni opposte, ma con un risultato analogo sul piano operativo.


Movimento A

Struttura istituzionale ed economia: un ente operativo in contesto monoregionale

Il perimetro

Il Parco Nazionale della Majella si estende su 74.095 ettari interamente nella Regione Abruzzo, distribuiti nelle province di Chieti (27.396 ha), L’Aquila (23.850 ha) e Pescara (22.849 ha), su 39 comuni. È il terzo parco della miniserie per estensione: più grande del PNALM (49.680 ha), meno della metà del PNM (87.898 ha). La monoregionalità è la sua caratteristica istituzionale più rilevante ai fini del confronto.

ProvinciaEttari nel parcoComuni selezionati
Chieti (14) 27.396 ha Civitella Messer Raimondo, Fara San Martino, Gamberale, Guardiagrele, Lama dei Peligni, Lettopalena, Montenerodomo, Palena, Palombaro, Pennapiedimonte, Pizzoferrato, Pretoro, Rapino, Taranta Peligna
L’Aquila (12) 23.850 ha Ateleta, Campo di Giove, Cansano, Corfinio, Pacentro, Pescocostanzo, Pettorano sul Gizio, Pratola Peligna, Rivisondoli, Roccacasale, Rocca Pia, Roccaraso, Sulmona
Pescara (13) 22.849 ha Abbateggio, Bolognano, Caramanico Terme, Lettomanoppello, Manoppello, Popoli, Roccamorice, Salle, Sant’Eufemia a Maiella, San Valentino in A.C., Serramonacesca, Tocco da Casauria, (altri)

Fonte: D.P.R. 5 giugno 1995 (GU n. 181 del 4/8/1995 s.o. 97); elaborazione su dati MASE. Quattro comuni hanno il centro abitato all’interno del perimetro del parco: Caramanico Terme, Sant’Eufemia a Maiella, Pacentro, Campo di Giove.

Tre province, una regione: questa è la differenza strutturale rispetto al PNALM (tre regioni) e al PNM (due regioni). L’iter di approvazione del piano del parco richiede il solo Consiglio Regionale d’Abruzzo — nessun coordinamento interregionale, nessuna intesa biregionale, nessun protocollo d’intesa da negoziare tra apparati amministrativi di regioni diverse. Nel caso del piano del 2009 questo sembra aver semplificato l’iter rispetto ai casi bi- e triregionali esaminati: adottato dal Consiglio Regionale nel gennaio 2005, approvato definitivamente nel dicembre 2008, pubblicato in GU nel luglio 2009 — meno di cinque anni dall’adozione alla pubblicazione, in una procedura che aveva visto l’ente approvare internamente il piano già nel 1999. Che la monoregionalità sia la causa di questa relativa rapidità non è dimostrabile sulla base di un singolo caso; che non sia sufficiente a garantire la continuità degli strumenti nel tempo lo dimostra, invece, quanto accaduto con l’aggiornamento del 2022.

L’iter istitutivo

La Majella è elencata nell’art. 34 c. 1 lett. b) della L. 394/1991 — il meccanismo diretto che abbiamo documentato nella radice. La perimetrazione provvisoria e le misure di salvaguardia sono arrivate con D.M. 4 novembre 1993. Il comitato di gestione provvisoria è stato istituito con D.M. 28 settembre 1994. L’Ente Parco è stato formalmente costituito con D.P.R. 5 giugno 1995: quattro anni di provvisorietà, poi la normalizzazione.

Iter istitutivo e pianificatorio Parco Nazionale della Majella — cronologia verificata

Fonti: L. 394/1991; D.P.R. 5/6/1995 (GU n. 181/1995); parcomajella.it; Repertorio ISPRA; BUR Abruzzo

1991
Inserimento in L. 394/1991, art. 34 c. 1 lett. b) — istituzione diretta per legge.
1993
D.M. 4 novembre 1993 — perimetrazione provvisoria e misure di salvaguardia.
1994
D.M. 28 settembre 1994 — istituzione del comitato di gestione provvisoria.
1995
D.P.R. 5 giugno 1995 (GU n. 181 del 4/8/1995, s.o. 97) — istituzione dell’Ente Parco. Sede a Guardiagrele (CH). Fine del regime provvisorio.
1999
DCD n. 26/99 del 17/05/1999 — approvazione del Piano del Parco da parte del Consiglio Direttivo dell’Ente.
2005
DCR Abruzzo n. 164/6 del 13/01/2005 — adozione del Piano del Parco da parte del Consiglio Regionale.
2009
DCR Abruzzo n. 122/2 del 30/12/2008 — approvazione definitiva del Piano del Parco. Pubblicazione su GU n. 164 del 17/7/2009 (s.o. n. 119). Piano vigente.
2019
DCD n. 35 del 25/7/2019 — avvio della procedura di aggiornamento del Piano e della nuova VAS.
2021
Avviso BUR Abruzzo Speciale n. 47 del 12/3/2021 — avvio procedura VAS dell’aggiornamento. Il 22 aprile 2021 il territorio del Parco viene dichiarato Geoparco Mondiale UNESCO con il nome «Majella Geopark».
2022
DCD n. 26 del 28/4/2022 — adozione dell’Aggiornamento al Piano da parte del Consiglio Direttivo. Deposito pubblico ai sensi dell’art. 12 c. 3–4 L. 394/91: avviso su BUR Abruzzo n. 39 del 28/9/2022. Termine osservazioni: 26 novembre 2022.
2024
DCD n. 30 del 21/11/2024 — osservazioni alla proposta di Aggiornamento approvate dal Consiglio Direttivo. Albo Pretorio 4–19 dicembre 2024. Ultimo atto documentato nel Repertorio ISPRA (marzo 2026).
2026
Luglio 2026: nessuna delibera regionale di approvazione dell’Aggiornamento al Piano risulta pubblicata. Il piano vigente rimane quello del 2009. (Gap dichiarato A.1)
Gap dichiarato A.1 — stato corrente dell’aggiornamento del piano L’ultimo atto dell’iter documentato nel Repertorio ISPRA (aggiornamento marzo 2026) è la DCD n. 30 del 21/11/2024 (osservazioni del Consiglio Direttivo). Non risulta, alla data di redazione di questo pezzo (luglio 2026), alcuna delibera di approvazione del Consiglio Regionale d’Abruzzo relativa all’Aggiornamento al Piano del Parco Nazionale della Majella adottato nel 2022. La Regione Abruzzo non ha pubblicato aggiornamenti procedurali successivi all’avviso di deposito del settembre 2022. Il piano vigente è quello approvato nel 2008 e pubblicato nel 2009. Se l’Aggiornamento risultasse approvato tra la redazione e la pubblicazione di questo pezzo, sarà inserita una correzione visibile con datestamp.

L’anomalia dell’aggiornamento

La notizia è questa: il Parco Nazionale della Majella ha un piano del parco vigente che ha quattordici anni. L’aggiornamento, avviato formalmente nel 2019, adottato dall’Ente nel 2022, depositato e reso pubblico nello stesso anno per la raccolta di osservazioni, processato con delibera del Consiglio Direttivo nel novembre 2024 — non ha ancora ottenuto la delibera di approvazione del Consiglio Regionale d’Abruzzo. Il confronto con il PNALM rende la cosa ancora più visibile: il PNALM ha coordinato tre regioni su tre procedimenti di VAS e VINCA separati per quattro anni e ha completato l’iter. La Majella, monoregionale, ha un unico soggetto approvante — e quello stesso soggetto non ha ancora agito.

La dimensione del problema cambia se si considera cosa è successo nel frattempo. Nel 2021 il parco ha ottenuto il riconoscimento UNESCO come Majella Geopark: un titolo che richiede, per il suo mantenimento, attività continuative documentate secondo le linee guida della rete UNESCO Global Geoparks. L’aggiornamento del piano del 2022 incorpora esplicitamente il riconoscimento Geoparco tra i suoi riferimenti programmatici — proprio perché il piano del 2009 è antecedente di dodici anni al riconoscimento, e non ne può tenere conto. Se il piano aggiornato non viene approvato, il Geoparco opera su una base pianificatoria che non lo riconosce. Le due strutture — piano del parco e governance del Geoparco — procedono in parallelo senza integrarsi formalmente. Questo non è un dettaglio: è la documentazione di come l’inerzia su uno strumento si propaghi sugli altri.

Nota di contesto — la struttura dell’iter ex art. 12 L. 394/1991 L’art. 12 c. 3 della L. 394/1991 prevede che il piano del parco, adottato dall’ente, sia depositato e reso pubblico per sessanta giorni, entro i quali chiunque può presentare osservazioni. Decorso il termine, l’ente parco esamina le osservazioni e formula le proprie controdeduzioni. Il piano viene poi trasmesso alla Regione (o alle Regioni interessate) per l’approvazione ai sensi del c. 4. Non esiste un termine perentorio entro cui la Regione deve approvare: l’inerzia regionale non produce effetti sostitutivi automatici. Questo è il nodo procedurale che la Majella sta scontando.

Il Geoparco UNESCO e la governance del territorio

Il 22 aprile 2021, il territorio del Parco Nazionale della Majella è stato dichiarato Geoparco Mondiale UNESCO con il nome «Majella Geopark» — il decimo geoparco italiano nella rete UNESCO Global Geoparks. Il riconoscimento si basa su 95 geositi documentati, di cui almeno 22 di valore internazionale, e su una candidatura avviata nel 2016 in collaborazione tra l’Ente Parco e l’Ordine dei Geologi della Regione Abruzzo.

Il Geoparco aggiunge uno strato di governance che non sostituisce ma si affianca al piano del parco: le «Linee Guida dell’UNESCO» per il mantenimento del titolo richiedono attività continuative di documentazione, valorizzazione e sviluppo sostenibile. Nella griglia della miniserie, il riconoscimento Geoparco rappresenta una variabile che il PNM non ha e che il PNALM non ha (almeno fino a luglio 2026). È uno strumento di valorizzazione internazionale che l’ente ha ottenuto in presenza di un piano vigente ma in assenza di uno aggiornato: la domanda che si pone nella Chioma è se questo strumento compensa parzialmente l’obsolescenza pianificatoria o se opera in parallelo senza integrarsi con essa.

Gap dichiarato A.2 — contenuto operativo del raccordo Geoparco/piano L’affermazione che l’Aggiornamento al Piano 2022 incorpora il riconoscimento Geoparco tra i suoi riferimenti programmatici è ricavata dal confronto tra la documentazione pubblica dell’iter (sito parcomajella.it) e il comunicato di designazione Geoparco 2021. Non è stato letto direttamente il testo integrale dell’Aggiornamento al Piano 2022 — non risulta disponibile in forma scaricabile dalle fonti pubbliche verificate. L’affermazione è fondata ma non verificata sul documento primario: va dichiarata come tale. Ciò che è verificato è la sequenza temporale: il piano vigente è del 2009, il Geoparco è del 2021, l’aggiornamento è del 2022, la delibera regionale manca. La conseguenza logica sull’integrazione tra i due strumenti è un’inferenza dalla sequenza, non una verifica documentale diretta.

Movimento B

Il patrimonio naturalistico: hot spot di biodiversità appenninica

La Majella è classificata dalla letteratura scientifica come uno dei territori ad alta biodiversità dell’Appennino centrale. Il 55% della superficie del parco si trova a quote superiori ai 2.000 metri; la vetta più alta è il Monte Amaro (2.793 m). La complessità orografica — sessanta cime, di cui trenta oltre i 2.000 metri, valli profonde, oltre 100 grotte, circhi glaciali del Quaternario — genera una diversità di habitat che si traduce direttamente in ricchezza di specie.

Flora

Le entità floristiche censite nel parco ammontano a oltre 2.100 (specie e sottospecie), corrispondenti a circa il 65% della flora abruzzese, quasi il 30% della flora italiana e circa il 17% di quella europea. Il dato è significativo non solo per il valore assoluto ma per la proporzione: un’area che copre circa lo 0,25% del territorio italiano ospita quasi un terzo della sua flora.

Tra le specie di particolare interesse fitogeografico e conservazionistico si documentano endemismi dell’area Majella-Morrone che rappresentano circa il 7% della flora locale. I principali gruppi di habitat includono le pietraie e le rupi d’alta quota (con specie come Viola magellensis, Sedum magellense, Chaerophyllum magellense), i pascoli aridi e subalpini, le faggete, le rocce stillicidiose. La presenza dell’Abete rosso — reintrodotto circa quattrocento anni fa dai monaci benedettini nella Fossa di Pentima sul Morrone, a partire da materiale proveniente dalla Foresta di Vallombrosa — rappresenta un caso documentato di naturalizzazione storica di origine antropica, considerato esito positivo in quanto la specie era presente nell’area prima della scomparsa di epoca romana.

Gap dichiarato B.1 — dati floristici aggiornati post-2009 I dati floristici disponibili nelle fonti istituzionali accessibili (Piano Performance 2022–2024, sito Ente Parco, documentazione di candidatura Geoparco) si riferiscono alle stesse stime presenti nel Piano del Parco 2009. Non risulta una monografia aggiornata post-2021 che produca un nuovo censimento completo della flora. Il numero di 2.100 entità è da considerare come stima consolidata, non come dato da censimento recente.

Fauna vertebrata

Il parco ospita oltre il 78% delle specie di mammiferi presenti in Abruzzo e oltre il 45% di quelle italiane. Tra i vertebrati di interesse conservazionistico documentati: orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus), lupo (Canis lupus italicus), camoscio d’Abruzzo (Rupicapra pyrenaica ornata), lontra (Lutra lutra), cervo (Cervus elaphus), capriolo (Capreolus capreolus), gatto selvatico (Felis silvestris). Tra i rapaci: aquila reale (Aquila chrysaetos), lanario (Falco biarmicus), astore (Accipiter gentilis). Tra le specie ornitiche di interesse: picchio dorsobianco (Dendrocopos leucotos), picchio muraiolo (Tichodroma muraria), piviere tortolino (Charadrius morinellus) — quest’ultimo presente sulle pietraie d’alta quota della Majella come una delle pochissime stazioni europee meridionali.

Tra gli invertebrati, sono state censite 116 specie di farfalle diurne (Rhopalocera), corrispondenti alla quasi totalità delle specie italiane. Il dato degli invertebrati è quello per cui la Majella si distingue in maniera più marcata nel contesto appenninico: la diversità dei lepidotteri è un indicatore proxy della qualità e della diversità degli habitat erbacei.

Specie faunistiche di riferimento — Parco Nazionale della Majella
SpecieNome scientificoGruppoNote
Orso bruno marsicanoUrsus arctos marsicanusMammiferoSottospecie endemica appenninica; All. II Dir. Habitat (prioritario *)
LupoCanis lupus italicusMammiferoAll. II e IV Dir. Habitat; soggetto a programma di coesistenza con la zootecnia (DCD 15/2015)
Camoscio d’AbruzzoRupicapra pyrenaica ornataMammiferoSottospecie endemica appenninica; All. II e IV Dir. Habitat (prioritario *)
LontraLutra lutraMammiferoAll. II e IV Dir. Habitat; indicatore di qualità dei corsi d’acqua
Gatto selvaticoFelis silvestrisMammiferoAll. IV Dir. Habitat
Aquila realeAquila chrysaetosUccelloAll. I Dir. Uccelli
LanarioFalco biarmicusUccelloAll. I Dir. Uccelli; SPEC 3
Picchio dorsobiancoDendrocopos leucotosUccelloAll. I Dir. Uccelli; presente nella faggeta matura
Piviere tortolinoCharadrius morinellusUccelloAll. I Dir. Uccelli; stazione appenninica meridionale tra le poche in Europa

Fonte: Piano Performance 2022–2024 Ente Parco Nazionale della Majella; sito parcomajella.it; classificazione All. Dir. Habitat e Dir. Uccelli da formulari Natura 2000.

Gap dichiarato B.2 — dati di monitoraggio faunistico aggiornati I dati sulle popolazioni faunistiche disponibili nelle fonti accessibili (sito ente, Piano Performance) non riportano serie storiche di censimento comparabili a quelle prodotte dal PNALM per l’orso e il camoscio. L’Ente Parco pubblica comunicati di monitoraggio ma non risulta disponibile una relazione annuale sistematica equivalente alla struttura dei rapporti PNALM. Non è verificabile, in questa fase di ricerca, se tale documentazione esiste internamente e non è pubblicata, o se l’attività di monitoraggio sistematico ha subito discontinuità. Il confronto quantitativo tra popolazioni di orso, lupo e camoscio nei cinque parchi è rinviato alla Chioma tematica sulla fauna.

Geodiversità e Geoparco

La componente geologica è quella che ha prodotto il riconoscimento internazionale più recente e di maggior visibilità. I 95 geositi documentati nel territorio includono fenomeni di diversa natura: geomorfologici (circhi glaciali, valli sospese, forre fluviali), stratigrafici (successioni carbonatiche del Mesozoico), paleontologici, speleologici (oltre 100 grotte), idrogeologici. Almeno 22 hanno valore dichiaratamente internazionale secondo i criteri UNESCO Global Geoparks Network.

La geodiversità della Majella non è sovrapponibile alla biodiversità, ma la sostiene: le rocce calcaree, la morfologia carsica, la varietà altitudinale generano la diversità di habitat che determina la ricchezza floristica e faunistica. Nella griglia della miniserie, la Majella è l’unico parco tra i cinque ad avere un riconoscimento esplicito della propria componente geologica a livello UNESCO — un elemento che il confronto nella Chioma dovrà valorizzare come variabile, non come semplice titolo onorifico.


Movimento C

La struttura demografica: un territorio di aree interne in contesto abruzzese

I 39 comuni del perimetro del Parco Nazionale della Majella rientrano nella classificazione SNAI come aree interne, prevalentemente nelle fasce periferiche e ultraperiferiche. La stima di popolazione residente disponibile nelle fonti accessibili — circa 25.300 unità, elaborata dall’Ente Parco su dati ISTAT 2013, proporzionando la popolazione dei comuni alla quota di territorio comunale inclusa nel parco — è un proxy metodologicamente debole e temporalmente lontano.

Gap dichiarato C.1 — dati demografici a scala comunale verificata La serie storica ISTAT 2001–2011–2021 per i 39 comuni del perimetro, con relativo calcolo di saldo migratorio, variazione di residenti non nati nel comune e proiezioni al 2043, non è stata estratta direttamente per questo pezzo. Il dato disponibile (25.300 residenti stimati al 2013) è tratto dal Piano Performance 2022–2024 dell’Ente Parco, che lo definisce esplicitamente come stima proporzionale — non come dato puntuale. Questo gap verrà colmato nella Chioma demografica comparata, dove la stessa operazione è necessaria per tutti e cinque i parchi in forma omogenea. Nell’attesa, il dato di 25.300 è da intendersi come ordine di grandezza, non come cifra precisa.

Il contesto demografico abruzzese mostra tendenze comuni alle aree interne dell’Appennino centro-meridionale: spopolamento delle fasce ultraperiferiche, tassi di natalità inferiori alla media nazionale, migrazione verso i centri urbani (Chieti, Pescara, L’Aquila). Tra i 39 comuni del parco, comuni come Caramanico Terme e Roccaraso hanno dinamiche differenziate rispetto a comuni come Sant’Eufemia a Maiella o Taranta Peligna: i primi hanno strutture ricettive e flussi turistici consolidati; i secondi sono in fase di spopolamento avanzato. Il piano del parco vigente (2009) identificava questa differenziazione interna come uno degli elementi da governare attraverso la zonazione e gli strumenti di sviluppo socioeconomico previsti dall’art. 14 L. 394/1991.

La variabile che distingue la Majella dal PNM nella griglia demografica non è l’andamento di spopolamento — che è strutturalmente analogo — ma l’esistenza di strumenti di risposta. L’ente parco ha approvato un Piano di Sviluppo Socioeconomico nel 2004, completato il relativo iter regionale nel 2010. Ha strutture ricettive, centri visita, aree faunistiche che producono flussi economici locali. Ha un marchio di qualità per i prodotti locali. Nessuno di questi strumenti ha arrestato lo spopolamento — ma ha prodotto un’infrastruttura di risposta che il PNM non ha ancora potuto costruire, e che il confronto nella Chioma dovrà valutare quantitativamente.


La posizione della Majella nella griglia comparata

La Majella occupa il terzo posto nella scala istituzionale della miniserie, ma la sua posizione è più complessa di una semplice graduatoria. Ha ciò che il PNM non ha: un ente operativo da trent’anni, una sede, un bilancio, un personale, un corpo di guardie, un piano vigente, strumenti di sviluppo socioeconomico approvati, un riconoscimento UNESCO. Ha qualcosa che il PNALM non aveva fino al 2025: un piano vigente da sedici anni, in un regime di monoregionalità che avrebbe dovuto rendere l’aggiornamento più semplice che altrove. Non ha, però, quello che è il prodotto atteso di una governance pienamente operativa: strumenti pianificatori aggiornati alla realtà attuale del territorio.

Il caso della Majella chiarisce una cosa sul sistema complessivo che il solo caso PNM non consente di vedere: il problema non è soltanto l’assenza dell’istituzione. È la struttura procedurale della L. 394/1991, che non prevede tempi certi in nessuna fase — né nell’istituzione, né nella prima pianificazione, né nell’aggiornamento — e non prevede rimedi per l’inerzia regionale in nessuno di questi momenti. La Majella lo documenta dall’estremità opposta rispetto al PNM: struttura amministrativa pienamente operativa, procedimento di aggiornamento completato da parte dell’ente, inerzia nel soggetto terzo chiamato ad approvare. La L. 394/1991 non prevede commissariamento della Regione per inerzia nell’approvazione del piano. Né per il parco in fase zero, né per quello che ha trent’anni di storia.

Nella Chioma della miniserie, la Majella sarà il termine di riferimento per il confronto sui dati economici (strutture ricettive, imprese, valore aggiunto del turismo) e sulla componente naturalistica documentata. Per il PNM, confrontarsi con la Majella significa confrontarsi con un’istituzione con struttura amministrativa consolidata e strumenti operativi che il PNM non ha ancora — ma anche con la prova che quella struttura, da sola, non basta a garantire che gli strumenti pianificatori rimangano attuali.

Fonti primarie e note sulle verifiche
  • L. 6 dicembre 1991 n. 394, art. 34 c. 1 lett. b) — istituzione Parco Nazionale della Majella per legge
  • D.M. 4 novembre 1993 — perimetrazione provvisoria e misure di salvaguardia
  • D.M. 28 settembre 1994 — istituzione comitato di gestione provvisoria
  • D.P.R. 5 giugno 1995 (GU n. 181 del 4/8/1995, s.o. 97) — istituzione Ente Parco Nazionale della Majella. Fonte: parcomajella.it/DPR-Istituzione-Ente-Parco-Nazionale-della-Majella.htm
  • DCD n. 26/99 del 17/05/1999 — approvazione interna Piano del Parco
  • DCR Abruzzo n. 164/6 del 13/01/2005 — adozione Piano del Parco
  • DCR Abruzzo n. 122/2 del 30/12/2008 — approvazione definitiva Piano del Parco. GU n. 164 del 17/7/2009, s.o. n. 119
  • DCD n. 35 del 25/7/2019 — avvio aggiornamento piano e nuova VAS
  • DCD n. 40 del 30/10/2019 — recepimento parere Comunità del Parco, presa d’atto Rapporto Preliminare VAS
  • Avviso BUR Abruzzo Speciale n. 47 del 12/3/2021 — avvio procedura VAS aggiornamento piano
  • 22 aprile 2021 — dichiarazione Geoparco Mondiale UNESCO «Majella Geopark». Fonte: comunicato parcomajella.it
  • DCD n. 26 del 28/4/2022 — adozione Aggiornamento Piano del Parco
  • Avviso BUR Abruzzo n. 39 del 28/9/2022 — deposito pubblico Aggiornamento Piano, termine osservazioni 26/11/2022. Fonte: regione.abruzzo.it
  • DCD n. 30 del 21/11/2024 — osservazioni alla proposta di Aggiornamento, Albo Pretorio 4–19/12/2024. Fonte: Repertorio ISPRA (aggiornamento marzo 2026)
  • ISPRA, Repertorio dello stato di attuazione dei Piani per il Parco nei Parchi Nazionali — scheda Parco Nazionale della Maiella. URL: isprambiente.gov.it/it/banche-dati/repertorio-stato-attuazione-piani-parco/parco-nazionale-della-maiella (verificato luglio 2026)
  • Ente Parco Nazionale della Majella, Piano Performance 2022–2024. URL: performance.gov.it/performance/piani-performance/allegato/3946
  • parcomajella.it/Piano-e-Regolamento-del-Parco.htm — cronologia iter piano (verificato luglio 2026)
  • parcomajella.it/aggiornamento-al-piano-per-il-parco-nazionale-della-majella.htm — documentazione iter aggiornamento (verificato luglio 2026)
  • MASE — scheda Parco Nazionale della Majella. URL: mase.gov.it/portale/parco-nazionale-della-maiella (dati perimetrazione e presidente)
  • Dati superficie per provincia: elaborazione su dati citati in fonti istituzionali (Chieti 27.396 ha, L’Aquila 23.850 ha, Pescara 22.849 ha; totale 74.095 ha). Fonte primaria non singola — da confrontare con DPR 1995

Fonti secondarie non verificate direttamente: Dati floristici (2.100 entità) e faunistici (78% specie mammiferi abruzzesi, 116 specie lepidotteri) sono tratti da fonti istituzionali dell’Ente Parco (Piano Performance, sito) che a loro volta citano censimenti antecedenti al piano del 2009. Non è stata recuperata la fonte primaria di ciascuno. I dati sono riportati come stime istituzionali consolidate, non come dati da censimento recente.

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