ivinti — una introduzione

Editoriale

Un progetto di analisi socioeconomica e storica del territorio del Matese e delle sue comunità. Lo specchio in cui guardarsi.

ivinti.it — giugno 2025

Esistono territori che la modernità ha attraversato senza fermarsi. Il Matese è uno di questi. Massiccio calcareo al confine tra Campania e Molise, distribuito su quattro province — Caserta, Benevento, Isernia, Campobasso — e decine di comuni, costituisce una delle aree interne dell’Italia centro-meridionale in cui i processi di marginalizzazione socioeconomica hanno raggiunto una intensità difficilmente riscontrabile altrove.

Non si tratta di una condizione naturale. Il territorio del Matese ha conosciuto per secoli una organizzazione produttiva articolata e funzionante. I due versanti — campano e molisano — non erano entità separate: erano complementari. Produzioni diverse, assetti fondiari differenti, ma integrati in una economia che utilizzava la montagna come risorsa, non come ostacolo. La transumanza, la pastorizia, i boschi, le acque, le piccole manifatture locali componevano un sistema coerente, capace di sostenere comunità numerose e radicate.

Quel sistema è collassato. Non in modo improvviso, ma attraverso un processo lungo e stratificato, fatto di scelte politiche, assenze istituzionali, dinamiche economiche nazionali e globali che hanno reso progressivamente insostenibile la scelta di restare. Il risultato è visibile nei borghi svuotati, nelle case chiuse, nei servizi scomparsi, in una demografia che racconta una selezione: restano i più anziani, partono i più giovani.

Su questo substrato si sono depositati strumenti normativi pensati altrove e applicati senza una visione territoriale adeguata.

La stagione dei vincoli paesaggistici avviata negli anni Ottanta — conosciuta colloquialmente con il nome del provvedimento che ne ha segnato l’avvio — ha introdotto limitazioni significative senza costruire parallelamente meccanismi di sviluppo compatibile. Il territorio è stato progressivamente vincolato senza essere sostenuto.

L’istituzione del Parco Nazionale del Matese, formalizzata con decreto nel 2025 dopo decenni di iter normativo, rappresenta l’ultimo atto di questo processo. Ottantasettemilaottocento ettari, cinquantadue comuni, due regioni. Un perimetro tracciato attorno a un territorio che ospita ancora comunità vive, economie residuali, pratiche agricole e pastorali che costituiscono — paradossalmente — la condizione stessa della conservazione degli ecosistemi che il parco dichiara di tutelare.

Il confronto con le dinamiche in atto è impietoso. Le misure di salvaguardia, nella loro applicazione concreta, tendono a privilegiare una lettura del territorio come paesaggio da preservare per una fruizione esterna — naturalistica, turistica, stagionale. Una lettura che trova la sua utenza nei fine settimana e nella buona stagione, quando il Matese è accessibile e spettacolare. Che cosa accade negli altri mesi, in quale condizione vivono le comunità che abitano stabilmente questo territorio, quali attività economiche siano ancora praticabili e quali no: queste domande rimangono sistematicamente ai margini del dibattito istituzionale.

Nota normativa

Il Parco Nazionale del Matese è attualmente in fase provvisoria. Il decreto istitutivo è del 22 aprile 2025 (GU n. 106, 9 maggio 2025). Il DPR definitivo è subordinato all’accordo tra Regione Campania, Regione Molise e MASE e non è ancora stato emanato.

ivinti nasce per occuparsi di questo margine. Non si tratta di un progetto di opposizione al Parco Nazionale del Matese, né di una difesa acritica di pratiche storiche indipendentemente dalla loro compatibilità ambientale. Si tratta di un tentativo di analisi rigorosa dei meccanismi che hanno determinato la condizione attuale del territorio — economici, demografici, normativi, istituzionali — e di documentazione delle loro conseguenze reali sulle comunità che lo abitano.

La frammentazione amministrativa è uno di questi meccanismi. Un territorio geograficamente unitario, con caratteristiche ecologiche, storiche e culturali coerenti, si trova governato da due regioni, quattro province, decine di enti locali con competenze sovrapposte e spesso interessi divergenti. Ogni decisione che riguarda l’area deve attraversare una stratificazione istituzionale che raramente produce visioni condivise e frequentemente produce paralisi.

Il nome scelto per questo progetto — ivinti — non è una dichiarazione di resa. È una scelta di chiarezza. Le comunità del Matese sono state “vinte” da processi più grandi di loro: storici, economici, istituzionali. Riconoscerlo non è vittimismo. È il punto di partenza per una analisi che non si accontenti delle narrazioni consolatorie — né di quelle che dipingono il territorio come paradiso naturale in attesa di valorizzazione, né di quelle che ne piangono il declino senza cercarne le cause.

Lo specchio che ivinti intende offrire non abbellisce l’immagine riflessa. La restituisce.

Questo articolo costituisce il manifesto editoriale di ivinti.it. I contenuti del sito sono prodotti a partire da fonti documentate e verificabili. Le analisi espresse rappresentano elaborazioni editoriali indipendenti.

ivinti.it — analisi del territorio