Prima puntata del Tronco — il caso studio centrale della miniserie. Tre movimenti: le dinamiche economiche della sovrapposizione normativa, il patrimonio naturalistico documentato dallo studio ISPRA 2018 e i suoi gap di monitoraggio attuale, la serie demografica 2001–2021. Nessuna valutazione complessiva: questo pezzo raccoglie le variabili che serviranno al confronto con gli altri quattro parchi.
Nota metodologica preliminare — ricerca approfondita, non esaustiva
Questo articolo è il prodotto di una ricerca documentale estesa sulle fonti primarie disponibili: lo studio istruttorio ISPRA 2018 commissionato dal MASE, i formulari Natura 2000, i Report Art. 17 e Art. 12 delle Direttive Habitat e Uccelli, i censimenti ISTAT, il PSNAI, la letteratura scientifica peer-reviewed accessibile. La ricerca ha consentito correzioni significative rispetto a versioni preliminari — in particolare sull’orso marsicano, sul camoscio d’Abruzzo, sui chirotteri e sull’ittiofauna. Ciò non significa che il quadro sia completo. Le fonti primarie inaccessibili (full text dietro paywall, banche dati Natura 2000 a scala comunale non estratte), le specie non contemplate nei database utilizzati, gli aggiornamenti tassonomici in corso e i dati di monitoraggio post-2018 non disponibili perché l’ente parco non li ha prodotti costituiscono altrettanti margini di incertezza che non possono essere colmati con una ricerca bibliografica, per quanto approfondita. Ogni gap rilevante è dichiarato inline nel testo. Leggere questo pezzo come inventario definitivo della biodiversità del PNM sarebbe un errore: è una mappa delle conoscenze verificate e dei confini di quelle conoscenze.
Questo pezzo è il primo del Tronco della miniserie. Segue la radice documentale, che stabilisce parametri metodologici, fonti e ipotesi di analisi. Chi legge senza aver letto la radice troverà qui i riferimenti necessari, ma la struttura argomentativa complessiva — inclusa l’ipotesi di amenity migration e i criteri di omogeneità delle fonti — è là.
Il PNM è in fase zero: nessun DPR istitutivo dell’ente parco, nessun organo ex art. 9 L. 394/1991, nessun piano del parco avviato. Si applicano le norme di salvaguardia ex art. 6 L. 394/1991 e, dal D.M. 101/2025, una perimetrazione definitiva di 87.898 ettari su 54 comuni, per il 57% in Campania e per il 43% in Molise. Il comitato di gestione provvisoria, presieduto da Andrea Boggia su nomina ministeriale, non ha sede propria, non ha sito istituzionale distinto dal preesistente Parco Regionale campano, non ha contatti pubblici autonomi.
Questo non è un articolo sulla governance del PNM — che abbiamo già trattato altrove. È un articolo sui numeri del territorio: quante persone ci vivono e quante ne mancano, quali specie ci abitano e in quale stato di conservazione, quale economia esiste e quale ipotizziamo si stia formando. La fonte primaria per il patrimonio naturalistico è lo studio commissionato dal Ministero dell’Ambiente a ISPRA nel 2018, prima ancora dell’istituzione formale del parco: uno strumento istruttorio che il PNM non ha ancora superato — non ha prodotto nulla di equivalente nei sette anni successivi, perché il soggetto che lo committerebbe non esiste.
Movimento A
Le dinamiche economiche della sovrapposizione normativa
Il territorio del PNM è classificato ISTAT come area interna, nella fascia periferica e ultraperiferica. I 54 comuni del perimetro rientrano quasi interamente in questa classificazione, il che li rende destinatari della SNAI, dei fondi del ciclo di programmazione 2021–2027 e delle misure collaterali del PNRR destinate ai comuni interni.
La sovrapposizione che interessa questa analisi è duplice: da un lato il regime di salvaguardia del parco nazionale (vincoli senza governo attivo), dall’altro gli strumenti di programmazione territoriale che sullo stesso territorio insistono con risorse, scadenze e soggetti attuatori propri.
La Strategia d’Area Alto Matese (Campania)
La Campania ha inserito l’area nel ciclo SNAI 2021–2027 con l’Area «Alto Matese», selezionata con un finanziamento nazionale di 4 milioni di euro e un cofinanziamento regionale minimo pari, ai sensi della Delibera CIPESS 41/2022. La Strategia d’Area è in fase di elaborazione. Non risulta un APQ sottoscritto alla data di redazione di questo pezzo (luglio 2026).
Nota di contesto — SNAI e monitoraggio nazionale
Il PSNAI (luglio 2025) dichiara esplicitamente che il monitoraggio al 31/12/2023 delle strategie SNAI su tutto il territorio nazionale mostra «lacune nella registrazione dei dati e ritardi nell’attuazione», condizionando l’erogazione dell’anticipazione all’inserimento degli interventi nel sistema di monitoraggio RGS-IGRUE. La Strategia Alto Matese si inserisce in questo quadro sistemico, non come eccezione.
Sul versante molisano la situazione è più frammentata. Dei 23 comuni molisani interni al perimetro PNM, quelli con la maggiore prossimità a un’area SNAI con finanziamento nazionale ricadono nelle adiacenze dell’Area «Isernia-Venafro», ma il perimetro matese molisano non coincide con nessuna strategia d’area attiva. L’asimmetria di programmazione biregionale si sovrappone così a quella normativa già documentata: L.R. Campania 16/2004 sul lato campano, assenza di legge regionale equivalente sul lato molisano.
Turismo e pressione non regolata
La sovrapposizione tra regime di salvaguardia puro e crescente visibilità digitale del territorio produce un effetto che abbiamo documentato nell’Osservatorio del 13 luglio: la pressione social-turistica cresce sulle aree di Zona 1 — riserva integrale nella zonazione del preesistente Parco Regionale campano — senza che esista un soggetto istituzionale con poteri di regolazione autonomi. Le strutture ricettive attive nell’area sono prevalentemente nel segmento agriturismo e B&B. La crescita di queste strutture nel periodo successivo all’istituzione del parco (2018) è l’indicatore più diretto per verificare l’ipotesi di amenity migration nella sua fase iniziale: il territorio acquisisce valore simbolico come «parco nazionale» prima che esista un ente in grado di gestire quella valorizzazione.
Gap dichiarato A.1 — dato mancante: imprese per settore e anno di iscrizione
La verifica quantitativa dell’ipotesi di amenity migration richiede la serie storica delle imprese attive per settore ATECO a livello comunale, con anno di iscrizione al Registro Camerale, per i 54 comuni del perimetro. La fonte è Infocamere/Movimprese. Questo gap sarà colmato nella Chioma — Analisi: economia e normativa a confronto, dove il confronto richiede la stessa operazione per tutti e cinque i parchi in forma omogenea.
La doppia governance incompiuta
Sul territorio del PNM coesistono attualmente due strutture di governance incompiute. La prima è quella del parco nazionale stesso — in regime provvisorio senza ente costituito. La seconda è quella della Strategia d’Area SNAI, che richiede come prerequisito per il primo trasferimento di risorse che i comuni dell’area abbiano attivato forme associative per la gestione di almeno due funzioni fondamentali (PSNAI luglio 2025, §6.3). I comuni molisani del perimetro PNM sono in larga parte ancora su Programmi di Fabbricazione del 1967, senza pianificazione urbanistica aggiornata e con capacità amministrativa ridotta. Due strutture che si ignorano reciprocamente — e che, se coordinate, potrebbero invece rafforzarsi.
Movimento B
Il patrimonio naturalistico: ciò che ISPRA ha documentato nel 2018 e ciò che da allora nessuno ha aggiornato
La fonte primaria per questo movimento è lo studio commissionato dal Ministero dell’Ambiente a ISPRA nel giugno 2018, presentato al tavolo istituzionale nel settembre 2018 e reso disponibile alla consultazione pubblica nel gennaio 2019: Analisi delle valenze ambientali dell’area di interesse per l’istituzione del Parco Nazionale del Matese. È uno studio istruttorio basato su dati Natura 2000, Carta della Natura, Report Art. 17 Direttiva Habitat, Report Art. 12 Direttiva Uccelli, Network Nazionale Biodiversità e censimenti IWC. È la fonte sistematica più completa disponibile sul territorio del PNM. Dal 2018 a oggi non ne esiste una equivalente: il PNM non ha prodotto rapporti di monitoraggio propri, perché l’ente parco non esiste. I dati che seguono provengono da quello studio, salvo indicazione contraria esplicita.
Il quadro complessivo
Valenze naturalistiche dell’area PNM — quadro riassuntivo ISPRA 2018
| Categoria |
Numero |
Stato di conservazione |
| Habitat All. I Dir. Habitat |
40, di cui 11 prioritari |
15 favorevole · 16 non fav./inadeguato · 4 non fav./cattivo · 3 sconosciuto |
| Specie fauna All. II Dir. Habitat |
39, di cui 6 prioritarie |
11 favorevole · 15 non fav./inadeguato · 12 non fav./cattivo |
| Specie fauna All. IV Dir. Habitat |
60, di cui 4 prioritarie |
27 favorevole · 22 non fav./inadeguato · 9 non fav./cattivo · 1 sconosciuto |
| Specie fauna All. V Dir. Habitat |
6 |
2 favorevole · 3 non fav./inadeguato · 1 sconosciuto |
| Specie uccelli All. I Dir. Uccelli |
29 |
2 EN · 4 NT · 9 VU · 10 LC · 1 DD |
| Specie uccelli SPEC |
49 |
5 EN · 12 NT · 17 VU · 2 DD |
| Specie flora All. II Dir. Habitat |
2 |
1 favorevole · 1 non fav./inadeguato |
| Specie flora Lista Rossa nazionale |
22 |
1 CR · 3 EN · 13 LR · 5 VU |
| Produzioni agricole/zootecniche di qualità, razze locali |
181 |
— |
| Geositi (incluso Scipionyx samniticus) |
44 |
— |
Fonte primaria: ISPRA, Analisi delle valenze ambientali dell’area di interesse per l’istituzione del Parco Nazionale del Matese, dicembre 2018. Stati di conservazione estratti dai Report Art. 17 Dir. Habitat e Art. 12 Dir. Uccelli disponibili al 2018. Il ciclo di rendicontazione successivo (2019–2024) è in corso di pubblicazione: gli aggiornamenti non sono disponibili per questa versione del documento.
Un territorio con 40 habitat Natura 2000 (11 prioritari), 39 specie faunistiche di Allegato II (6 prioritarie) e 29 specie di uccelli di Allegato I non è un territorio di biodiversità ordinaria. È un territorio che richiederebbe un piano del parco attivo, programmi di monitoraggio sistematici, gestione coordinata dei corridoi ecologici. Ha invece un comitato provvisorio senza sede propria e uno studio istruttorio che ha sette anni.
Le sei specie faunistiche prioritarie
Le sei specie di Allegato II prioritarie identificate da ISPRA sono quelle che, per rarità o vulnerabilità a scala europea, determinano l’obbligo di designare ZSC: Callimorpha quadripunctaria, Osmoderma eremita, Rosalia alpina, Canis lupus, Ursus arctos e Rupicapra pyrenaica ornata. Tutte e sei sono presenti nell’area. L’orso marsicano è esplicitamente tra le 12 specie in stato non favorevole/cattivo.
Lupo (Canis lupus), prioritario All. II/IV. Presenza documentata e consolidata, con avvistamenti regolari nei comuni di Letino e Gallo Matese. La popolazione locale discende da nuclei che hanno resistito alle persecuzioni storiche; negli ultimi decenni la frequenza degli avvistamenti indica una ripresa attiva. La consistenza numerica dei branchi attivi nel perimetro PNM non è stata stimata da un monitoraggio specifico successivo al 2018.
Orso bruno marsicano (Ursus arctos), prioritario All. II/IV, stato di conservazione non favorevole/cattivo. Lo studio ISPRA include esplicitamente il corridoio ecologico «in prossimità di Colli al Volturno» — punto di contatto con l’area contigua del PNALM — come area da includere nel perimetro per la connessione funzionale tra il Matese e il nucleo sorgente dell’orso marsicano. L’orso non è stanziale sul Matese, ma il massiccio fa parte dell’areale di dispersione della specie. I due territori non sono separati per l’orso, anche se lo sono per le rispettive strutture di governance: è uno dei dati che collegheranno questo pezzo al pezzo PNALM della miniserie.
Camoscio d’Abruzzo (Rupicapra pyrenaica ornata), prioritario All. II/IV, stato di conservazione non favorevole/inadeguato. Una versione precedente di questo articolo affermava che il camoscio non è presente nel Matese: era un errore, corretto prima della pubblicazione. ISPRA lo include tra le sei specie prioritarie dell’area. Non si tratta di una popolazione stabile numericamente paragonabile a quella del PNALM; si tratta di presenze in dispersione lungo il corridoio Meta-Mainarde. Il suo stato di conservazione nell’area è non favorevole/inadeguato — il che rende ancora più rilevante l’assenza di un piano del parco che definisca misure di gestione.
Tre invertebrati prioritari: Rosalia alpina, Osmoderma eremita, Callimorpha quadripunctaria. Il rosalia è un coleottero cerambicide legato alle faggete mature con legno morto, in stato non favorevole/inadeguato a scala nazionale; la sua presenza nel Matese è coerente con l’estensione delle faggete mature tra 1000 e 1800 m. L’osmoderma è un coleottero saproxilico indicatore di foreste vetuste: la sua presenza segnala strutture forestali antiche che non si ricostituiscono facilmente una volta distrutte. La Callimorpha quadripunctaria è una falena diurna le cui popolazioni nell’Appennino meridionale giustificano la designazione di ZSC.
I chirotteri: il gruppo più vulnerabile, il meno citato
Lo studio ISPRA segnala siti di svernamento e riproduzione per cinque specie di chirotteri in stato non favorevole/cattivo, tutte di Allegato II/IV della Direttiva Habitat: Rhinolophus ferrumequinum, Rhinolophus euryale, Barbastella barbastellus, Miniopterus schreibersii e Myotis capaccinii. Le localizzazioni specifiche citate includono Faicchio, Grotta del Lete, miniere di Bauxite sul Monte Mutria, Pozzo della Neve e Campo, grotta di Colle Bianco.
I chirotteri dipendono da grotte e vecchi edifici per il riposo e la riproduzione, da paesaggi ad alta complessità strutturale per l’alimentazione, da corridoi boschivi per gli spostamenti. L’assenza di un piano del parco che identifichi e protegga i siti di rifugio è, per queste cinque specie, un danno concreto. Sono anche il gruppo che dimostra nel modo più diretto l’effetto dell’assenza dell’ente: le grotte sono note, i siti sono identificati dallo studio ISPRA 2018, nessuno li sta monitorando.
L’avifauna: dati numerici verificati
L’area ospita 29 specie di uccelli di Allegato I Direttiva Uccelli. Tra queste, due in stato EN: la moretta tabaccata (Aythya nyroca), con presenza nidificante documentata nell’oasi Le Mortine sul fiume Volturno, e la calandrella (Calandrella brachydactyla). Quattro specie in stato NT: nibbio bruno, aquila reale, gufo reale, gracchio corallino.
I censimenti IWC nei laghi del Matese, Gallo, Letino e nel tratto Volturno/Le Mortine tra il 2003 e il 2016 hanno contato 6.532 individui di avifauna acquatica svernante (somme dei massimi annui). Le specie più numerose: folaga (2.264), alzavola (1.223), germano reale (847), moriglione (726). La moretta tabaccata nidificante a Le Mortine è il dato ornitologico di maggiore peso conservazionistico: specie EN nella Lista Rossa IUCN, in forte declino in tutta Europa.
L’ittiofauna: un caso da trattare con precisione
Cobitis zanandreai (cobite del Volturno), CR Lista Rossa IUCN Italia (valutazione Bianco et al. 2013). Lo studio ISPRA 2018 include esplicitamente il tratto del Volturno non ancora in aree protette come area da includere nel perimetro PNM per la conservazione di questo endemismo. Lo status CR è confermato dalla scheda iucn.it: la specie è in pericolo critico per la distribuzione ristretta e la qualità dell’habitat in declino, con areale limitato al bacino del Volturno. Due aggiornamenti scientifici successivi alla valutazione IUCN 2013 modificano il quadro distributivo. Bellucci, Novaga e Freyhof (2021) hanno documentato sette popolazioni precedentemente sconosciute nel Liri-Garigliano e nella Pianura Pontina, ampliando significativamente l’areale conosciuto. Successivamente Novaga, Bellucci, Geiger e Freyhof (2024) hanno descritto come specie separata le popolazioni della Pianura Pontina, denominandola Cobitis feroniae: il Cobitis zanandreai in senso stretto risulta oggi circoscritto ai bacini del Liri-Garigliano, del Savone e del Volturno. Il full text di Bellucci et al. 2021 non è stato letto direttamente (accesso a pagamento); i dati citati derivano dall’abstract verificato su ResearchGate e dalle citazioni nella letteratura successiva. Lo status CR della valutazione 2013 va considerato provvisorio rispetto a questa tassonomia più recente, non ancora recepita in una revisione formale della scheda IUCN.
Esox cisalpinus (luccio italico, sin. Esox flaviae): il dato rilevante per il Matese non è lo status IUCN. La valutazione IUCN Italia per questa specie è DD (carente di dati), non una categoria di minaccia. Il dato rilevante per il PNM è che il lago Matese ospita una delle poche popolazioni di luccio italico in purezza genetica in Italia, introdotta nel 1972. La minaccia è l’ibridazione con il luccio europeo (Esox lucius). Il valore conservazionistico è reale ma non misurabile tramite lo status IUCN: è un’integrità genetica, non una rarità numerica.
Gli habitat prioritari
I 40 habitat Natura 2000 comprendono 11 prioritari. Tra i più significativi: prati calcarei con orchidee (cod. 6210), spesso in stato non favorevole per abbandono del pascolo tradizionale; faggete degli Appennini (9210); boschi di querce bianche (91AA*, prioritario, stato non favorevole/cattivo); foreste alluvionali (91E0*, prioritario, stato non favorevole/cattivo); stagni temporanei mediterranei (3170*, prioritario). Quattro habitat in stato non favorevole/cattivo — il livello più grave nella classificazione UE.
Nota — aggiornamento degli stati di conservazione
Gli stati di conservazione riportati derivano dai Report Art. 17 e Art. 12 disponibili al 2018. Il ciclo di rendicontazione 2019–2024 è stato consegnato alla Commissione Europea nel 2025 e i dati aggiornati per l’Italia non sono stati verificati per questo articolo. Non è possibile affermare se gli stati siano migliorati, invariati o peggiorati per le specie e gli habitat del PNM.
Gap dichiarato B.1 — Carta della Natura e monitoraggio post-2018 assenti
Per il Gran Sasso esiste la Carta della Natura ISPRA a scala 1:25.000 (Rapporto ISPRA 274/2017), prodotta in convenzione con l’ente parco. Per il PNM non è stata prodotta una Carta equivalente. Il soggetto che avrebbe dovuto committerne la realizzazione — l’ente parco — non esiste. Questo non è un gap recuperabile con una ricerca bibliografica più approfondita: è un gap strutturale prodotto dall’assenza dell’ente.
Gap dichiarato B.2 — Cinghiale: pressione osservata sul campo, gestione assente
Il cinghiale è documentato come specie abbondante e in espansione nel territorio matese. La pressione che esercita sugli ecosistemi è osservabile su scala valliva (dato di osservazione diretta dell’Osservatorio). Sul lato molisano del perimetro non esiste un piano di gestione attivo. Il confronto con la gestione degli ungulati negli altri quattro parchi sarà sviluppato nella Chioma.
Movimento C
La serie demografica: chi è rimasto e chi probabilmente non tornerà
I 54 comuni del perimetro PNM non costituiscono un’unità statistica ISTAT preesistente. La serie storica completa richiede un’estrazione individualizzata da demo.istat.it che è stata avviata ma non completata per questo pezzo. I dati che seguono combinano dati verificati su singoli comuni campione con il quadro strutturale fornito dal PSNAI/ISTAT per la fascia di aree interne periferiche del Mezzogiorno.
Il quadro strutturale
Dinamica demografica — comuni periferici del Mezzogiorno (ISTAT/PSNAI 2025)
| Indicatore |
Valore |
Fascia di riferimento |
| Variazione popolazione 2014–2020 |
–5,16% |
Comuni periferici (fascia E ISTAT) |
| Variazione popolazione 2020–2024 |
–1,20% |
Idem |
| Variazione prevista 2023–2033 |
–6,7% (mediana) |
Comuni periferici Mezzogiorno |
| Comuni in declino entro 2033 |
90,6% |
Comuni periferici Mezzogiorno |
| Comuni in declino entro 2043 |
93,7% |
Comuni periferici Mezzogiorno |
Fonte: ISTAT, Previsioni demografiche comunali 1° gennaio 2023–2043; elaborazione PSNAI luglio 2025, Tabelle 6 e 7 (dati invariati rispetto alla versione marzo 2025, verificato).
I dati delle Tabelle 6 e 7 del PSNAI — fondati sulle previsioni demografiche ISTAT — sono invariati tra la versione marzo 2025 e quella luglio 2025, verificato confrontando le due versioni del documento. Il PSNAI nella sua versione marzo 2025 (§2.2, ora confluito nell’Allegato 1 a cura del CNEL nella versione luglio) articolava quattro tipologie di obiettivo demografico per i comuni delle aree interne, riconoscendo esplicitamente che per una quota di essi la prospettiva non è l’inversione di tendenza ma l’accompagnamento in un percorso di spopolamento irreversibile. È una posizione ufficiale del governo italiano, enunciata in un documento programmatico.
Dati campione verificati
Gallo Matese (CE — provincia di Caserta), intorno ai 900 abitanti al 2021, in calo costante dal 2001. È il comune dove il lupo è avvistato con maggiore regolarità ed è anche uno dei nodi del corridoio ecologico verso i Monti della Meta identificato dallo studio ISPRA. La sovrapposizione tra presenza di specie prioritarie e progressivo svuotamento antropico è il tipo di tensione che il piano del parco avrebbe dovuto gestire.
Letino (CE), meno di 700 abitanti, classificato come ultraperiferico. Avvistamenti di lupo documentati. Nessun piano di gestione faunistica attivo.
Piedimonte Matese (CE), circa 11.500 abitanti al 2011, in calo nel decennio successivo. È il polo di offerta di servizi principali dell’area campana. La sua capacità di offerta — ospedale, scuole secondarie, stazione ferroviaria — determina la classificazione ISTAT dei comuni più interni che gravitano su di esso. Se Piedimonte Matese perde servizi, i comuni dipendenti degradano di categoria nella mappatura delle aree interne.
Il PSNAI riconosce che per una quota di comuni la prospettiva non è l’inversione di tendenza ma l’accompagnamento in un percorso di declino «socialmente dignitoso per chi ancora vi abita». Messo di fronte al patrimonio documentato dallo studio ISPRA — corridoi per l’orso marsicano, camoscio in dispersione, cinque specie di chirotteri prioritari in stato non favorevole/cattivo, moretta tabaccata nidificante — la domanda diventa: per chi si protegge un territorio che si svuota, con sei specie prioritarie e nessun piano di gestione?
Gap dichiarato C.1 — dato mancante: quota residenti non nati nel comune
La variazione della quota di popolazione residente non nata nel comune tra i censimenti 2001 e 2021 è il dato centrale per la verifica dell’ipotesi di amenity migration. È disponibile nel Censimento 2021 (ISTAT, sezione «Popolazione per luogo di nascita»), ma l’estrazione per i 54 comuni del perimetro D.M. 101/2025 non è stata completata per questo pezzo. Sarà il dato centrale della Chioma — Analisi/Visioni: demografia.
Sintesi
Quello che i dati dicono e quello che non possono ancora dire
Sul lato economico, il quadro istituzionale è verificabile: la Strategia SNAI esiste ed è finanziata, la doppia governance incompiuta è documentata, il dato sulla pressione turistica non regolata è osservabile. Manca la quantificazione del cambiamento nella struttura imprenditoriale locale.
Sul lato naturalistico, il quadro è più ricco — e più grave — di quanto una lettura superficiale delle fonti secondarie disponibili lasciasse intendere. Lo studio ISPRA 2018 documenta 39 specie faunistiche di Allegato II di cui 6 prioritarie, 40 habitat di cui 11 prioritari, 29 specie di uccelli di Allegato I. Tra le sei specie prioritarie ci sono l’orso marsicano — con corridoio ecologico attivo verso il PNALM — e il camoscio d’Abruzzo in dispersione. I chirotteri, con cinque specie All. II/IV in stato non favorevole/cattivo e localizzazioni precise di siti di svernamento e riproduzione, sono il gruppo che dimostra meglio il danno concreto dell’assenza del piano del parco: le grotte sono note, i siti sono identificati, nessuno li sta monitorando. Tutto questo è stato documentato nel 2018 e da allora non è stato aggiornato sistematicamente, non per negligenza ma per assenza strutturale del soggetto preposto.
Sul lato demografico, il quadro aggregato è chiaro. Il dato mancante — la quota di residenti non nati nel comune come proxy del ricambio anagrafico — è quello che distinguerebbe un declino puro da un declino con ricomposizione della popolazione.
Il prossimo pezzo del Tronco è il PNALM: il parco più antico d’Italia, con piano del parco triregionalmente approvato nel 2025, fauna monitorata con rapporti annuali, orso marsicano con 16 cuccioli nati nel 2025. E insieme il territorio da cui l’orso esce verso il Matese lungo i corridoi che sul Matese nessuno sta gestendo.