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Il Tronco è completo: guida alla lettura dei cinque parchi
Osservatorio · Miniserie · Nota di aggiornamento

Il Tronco è completo: guida alla lettura dei cinque parchi

I cinque articoli del Tronco sono stati pubblicati nel luglio 2026. Questa nota accompagna il lettore attraverso la struttura della miniserie, aggiorna la scheda del PNAL alla luce degli sviluppi giurisdizionali successivi alla radice, e segnala i materiali in arrivo con la Chioma.

Osservatorio Miniserie Nota di aggiornamento Osservatorio dei Vinti · luglio 2026

La radice documentale di questa miniserie è stata pubblicata come base di lavoro, non come punto di arrivo. I cinque articoli del Tronco — uno per ciascun parco — sono ora tutti online. Prima di leggere la Chioma, o prima di entrare direttamente in uno dei cinque pezzi, questa nota serve a tre cose: orientare chi arriva per la prima volta, aggiornare chi aveva letto la radice nel frattempo, e segnalare cosa rimane aperto.


I cinque pezzi del Tronco — dove trovare cosa

Parco Questione centrale Articolo
PNM — Matese Nessun ente costituito. Piano non avviato. Regime di salvaguardia pura dal 2018. Il Matese in cifre
PNALM — Abruzzo, Lazio, Molise Ente operativo dal 1923. Piano approvato triregionalmente nel marzo 2025: 102 anni dall’istituzione. Il PNALM in cifre
Majella Ente operativo dal 1995. Piano precedente (2009) vigente; aggiornamento adottato nel 2022, approvazione regionale ancora in corso. La Majella in cifre
Gran Sasso e Monti della Laga Ente operativo dal 1995. Piano vigente dal 2020. Piano Pluriennale Economico e Sociale mai approvato. Il Gran Sasso in cifre
PNAL — Appennino Lucano Ente operativo dal 2007. Piano depositato nel 2021, iter VAS in corso. Presidenza formalmente indeterminata al 18/7/2026 per effetto di due pronunce del Consiglio di Stato. Il PNAL in cifre

Tutti i pezzi seguono la stessa struttura in tre movimenti: (A) governance e struttura economica, (B) patrimonio naturalistico, (C) demografia. Le variazioni metodologiche rispetto ai parametri della radice sono dichiarate inline in ciascun pezzo.


La tipologia emersa: non una scala, una mappa

La struttura originaria della miniserie ipotizzava una progressione dal parco meno attuato al più attuato. I cinque articoli hanno prodotto qualcosa di diverso e più preciso: una tipologia di casi, non una graduatoria.

Il PNM è il caso dell’assenza: non c’è ente, non c’è iter, non c’è vertice istituzionale. La L. 394/1991 produce solo norme di salvaguardia, senza strumenti di governo attivi. Il PNALM è il caso della lunga costruzione: un ente operativo da decenni, un piano approvato dopo 102 anni — non nonostante la complessità triregionale, ma attraverso di essa. La Majella è il caso dell’aggiornamento bloccato: struttura completa, piano precedente vigente, ma l’aggiornamento adottato nel 2022 attende ancora l’approvazione regionale senza che la L. 394/1991 preveda rimedi per questa inerzia. Il Gran Sasso è il caso del complemento mancante: piano vigente, ente operativo, ma il Piano Pluriennale Economico e Sociale — lo strumento che dovrebbe tradurre la tutela in sviluppo — non è mai stato approvato dalle regioni in vent’anni. Il PNAL è il caso della destabilizzazione: un ente con struttura, personale, bilancio, piano in iter — e una governance deliberatamente disarticolata da atti ministeriali che il Consiglio di Stato ha dichiarato illegittimi.

Cinque tipologie di disfunzione. Cinque modi diversi in cui la stessa legge — la L. 394/1991 — produce o non produce governo del territorio.


Aggiornamento scheda PNAL

La scheda del PNAL nella radice documentale riflette lo stato delle conoscenze al momento della sua redazione. Gli sviluppi successivi — verificati nel corso della preparazione del pezzo del Tronco — richiedono le seguenti precisazioni, che integrano la scheda originale senza sostituirla.

PNAL — aggiornamento governance al 18/7/2026

Integra la scheda normativa e attuativa della radice documentale

VoceAggiornamento
Commissariamenti — sequenza completa Priore revocato settembre 2023 (Ministro Pichetto Fratin); TAR Basilicata conferma. Tisci nominato commissario ad acta (D.M. 4/10/2023), poi commissario straordinario (D.M. 91 del 9/4/2025). CdS Sez. IV, 28 maggio 2025: annulla la revoca di Priore per mancata interlocuzione preventiva. Ministero diffida Priore dall’accedere alla sede; nomina Tisci presidente con D.M. 228/2025 (agosto 2025) — parere favorevole Camera del 2/7/2025, Nomina n. 92. CdS giugno 2026: D.M. 228/2025 nullo dall’origine.
Consiglio direttivo Sciolto nel 2024; non ricostituito al 18/7/2026.
Presidenza al 18/7/2026 Formalmente indeterminata. Nessun nuovo D.M. in GU. Il 9/6/2026 la Commissione Ambiente della Camera ha svolto l’audizione di Priore per una proposta di nomina a presidente (iter in corso, esito non verificato). La pagina MASE riporta ancora «Commissario ad acta Antonio Tisci» — aggiornamento dichiarato al 17/10/2023, non aggiornato post-sentenza.
Piano del parco Depositato luglio 2021; iter VAS in corso. Nessuna variazione rispetto alla scheda originale.

Fonti: CdS Sez. IV sentenza 28/5/2025 (citata da Basilicata24, Il Quotidiano del Sud); CdS giugno 2026 (citato da SassiLive, Basilicata Notizie, Radio Senise Centrale); Camera dei Deputati, Nomina n. 92, camera.it/leg19/1374; MASE mase.gov.it/portale/parco-nazionale-dell-appennino-lucano-val-d-agri (consultato 18/7/2026).


Glossario aggiornato delle sigle

Le sigle che seguono integrano quelle già presenti nei singoli articoli del Tronco. L’elenco raccoglie tutte le abbreviazioni utilizzate nella miniserie in forma unificata.

SiglaDefinizione
Atti normativi e amministrativi
APQAccordo di Programma Quadro — strumento attuativo della SNAI tra Stato, Regione e comuni dell’area strategica
BURBollettino Ufficiale Regionale
D.M.Decreto Ministeriale
D.P.R.Decreto del Presidente della Repubblica
DCDDelibera del Consiglio Direttivo dell’ente parco
DCRDelibera del Consiglio Regionale
DGRDelibera della Giunta Regionale
GUGazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana
Istituzioni e organismi
CdSConsiglio di Stato — organo di giustizia amministrativa di secondo grado
CIPESSComitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile
CNELConsiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro
ENIEni S.p.A. — società energetica titolare della concessione petrolifera Val d’Agri nel perimetro del PNAL
IGRUEIspettorato Generale per i Rapporti con l’Unione Europea — struttura RGS che gestisce il monitoraggio dei fondi strutturali
ISPRAIstituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale — pubblica il Repertorio dello stato di attuazione delle aree protette
ISTATIstituto Nazionale di Statistica
IUCNInternational Union for Conservation of Nature — pubblica la Lista Rossa delle specie minacciate
IWCInternational Waterbird Census — censimento internazionale dell’avifauna acquatica svernante; in Italia gestito da ISPRA
MASEMinistero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica
MATTMMinistero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare — denominazione precedente del MASE, vigente fino al 2021
RGSRagioneria Generale dello Stato
TARTribunale Amministrativo Regionale — organo di giustizia amministrativa di primo grado
UEUnione Europea
UNESCOUnited Nations Educational, Scientific and Cultural Organization — ha riconosciuto la Majella come Geoparco nel 2021
Parchi nazionali della miniserie
PNALParco Nazionale Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese — istituito con D.P.R. 8 dicembre 2007; piano depositato luglio 2021, iter VAS in corso
PNALMParco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise — istituito nel 1923; piano approvato triregionalmente nel marzo 2025
PNMParco Nazionale del Matese — inserito in L. 394/1991 con legge di bilancio 2018 (art. 1 c. 1116 L. 205/2017); D.P.R. istitutivo non ancora emanato al 18/7/2026
Strumenti di pianificazione e programmazione
ATECOClassificazione delle attività economiche ISTAT — usata per disaggregare i dati sulle imprese per settore
CETSCarta Europea per il Turismo Sostenibile — certificazione Europarc Federation per i parchi che adottano strategie di turismo sostenibile condivise con le comunità locali
PNRRPiano Nazionale di Ripresa e Resilienza
POProgramma Operativo — nel contesto della miniserie, il Programma Operativo Val d’Agri (Regione Basilicata)
PPESPiano Pluriennale Economico e Sociale — strumento previsto dall’art. 14 L. 394/1991 come complemento del piano del parco; approvato dalle regioni competenti
PSNAIPiano Strategico Nazionale delle Aree Interne — versione luglio 2025 disponibile su politichecoesione.governo.it
PSRProgramma di Sviluppo Rurale — strumento di programmazione europea per il settore agricolo e rurale
SNAIStrategia Nazionale per le Aree Interne — politica pubblica attiva dal ciclo 2014-2020, rinnovata nel ciclo 2021-2027
SNTSintesi Non Tecnica — documento obbligatorio della VAS, redatto in linguaggio accessibile al pubblico
VASValutazione Ambientale Strategica — procedura obbligatoria per i piani con effetti sull’ambiente (D.Lgs. 152/2006)
VINCAValutazione di Incidenza — procedura obbligatoria per i piani e progetti che possono avere effetti sui siti Natura 2000 (D.P.R. 357/1997)
Natura 2000 e conservazione
ATOAmbito Territoriale Omogeneo — unità di gestione usata nei Piani di Gestione della rete Natura 2000
DALRDirettiva Allegato Lista Rossa — sigla usata nei formulari Natura 2000 per le specie in Lista Rossa presenti nel sito
RMAMRete di Monitoraggio delle Acque del Matese — sistema di rilevamento idrologico citato nel contesto della gestione idrica del territorio PNM
SPECSpecies of European Conservation Concern — classificazione BirdLife International per le specie ornitiche di interesse conservazionistico europeo
ZPSZona di Protezione Speciale — sito Natura 2000 designato ai sensi della Direttiva Uccelli 2009/147/CE per la tutela dell’avifauna
ZSCZona Speciale di Conservazione — sito Natura 2000 designato ai sensi della Direttiva Habitat 92/43/CEE per la tutela di habitat e specie
Categorie Lista Rossa IUCN
CRCritically Endangered — In Pericolo Critico: rischio di estinzione estremamente elevato
DDData Deficient — Carente di Dati: informazioni insufficienti per una valutazione del rischio
ENEndangered — In Pericolo: rischio di estinzione molto elevato
LCLeast Concern — Minor Preoccupazione: specie non a rischio significativo
LRLower Risk — categoria pre-2001, oggi sostituita da LC/NT; presente nei dati storici citati dallo studio ISPRA 2018
NTNear Threatened — Quasi Minacciata: prossima ai criteri di minaccia o potenzialmente a rischio
VUVulnerable — Vulnerabile: rischio di estinzione elevato nel medio termine
Allegati delle Direttive europee
All. I Dir. UccelliAllegato I della Direttiva 2009/147/CE — specie che richiedono misure speciali di conservazione; la loro presenza obbliga alla designazione di ZPS
All. II Dir. HabitatAllegato II della Direttiva 92/43/CEE — specie la cui conservazione richiede la designazione di ZSC; le specie con asterisco (*) sono prioritarie
All. IV Dir. HabitatAllegato IV — specie che richiedono protezione rigorosa su tutto il territorio europeo, indipendentemente dalla designazione di siti
All. V Dir. HabitatAllegato V — specie il cui prelievo può essere soggetto a misure di gestione

In arrivo: la Chioma

Il Tronco ha prodotto cinque fotografie. La Chioma le mette in relazione. I tre pezzi previsti lavorano sul materiale del Tronco in forma comparativa: economia e struttura normativa a confronto tra i cinque parchi; biodiversità — protezione documentata o perdita nei cinque territori; demografia, ricambio anagrafico e amenity migration. Il terzo pezzo è in registro Analisi/Visioni: dall’analisi comparativa verso un’ipotesi interpretativa sul rapporto tra aree protette e spopolamento nell’Appennino centro-meridionale.

ivinti.it — Osservatorio dei Vinti · luglio 2026

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Il Parco Appennino Lucano in cifre: economia, natura e governance in contenzioso
Analisi · I magnifici cinque — Tronco, pezzo 5

Quinta e ultima puntata del Tronco. Il Parco Nazionale Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese ha un ente operativo dal 2007 e un piano del parco depositato nel luglio 2021 — il cui iter VAS è ancora in corso a luglio 2026. Nel suo perimetro si trova il maggiore giacimento petrolifero onshore d’Europa occidentale. La presidenza dell’ente è stata oggetto di due pronunce del Consiglio di Stato in tredici mesi: la prima ha annullato la revoca del presidente eletto; la seconda ha annullato la nomina del suo sostituto. Al momento della pubblicazione di questo articolo la titolarità della presidenza è formalmente indeterminata. Il PNAL è il caso più instabile dei cinque: non per assenza di struttura istituzionale — questa esiste — ma perché quella struttura è stata sistematicamente disarticolata da interventi ministeriali dichiarati illegittimi in sede giurisdizionale.

Analisi I magnifici cinque luglio 2026  ·  Osservatorio dei Vinti
Nota metodologica — fonti e specificità del caso PNAL I dati naturalistici e la descrizione degli habitat del PNAL in questo articolo provengono dalle pagine istituzionali dell’Ente Parco (parcoappenninolucano.it, sezioni Fauna e Flora), dai Piani di Gestione dei siti Natura 2000 della Basilicata e dalla documentazione relativa al deposito del piano del parco del luglio 2021 (Regione Basilicata). I dati demografici aggregati si basano su serie ISTAT e sulle analisi del Programma Operativo Val d’Agri (PO Val d’Agri, Regione Basilicata). La ricostruzione della vicenda governance 2023–2026 si basa su atti pubblici verificati: decreti ministeriali, sentenze del Consiglio di Stato, atti parlamentari (Commissione Ambiente Camera). Avvertenza strutturale: a differenza degli altri quattro pezzi del Tronco, per il PNAL non è disponibile una Relazione del Piano approvata che integri sistematicamente i dati economici, naturalistici e demografici del territorio. Il piano è stato depositato ma non approvato. L’eterogeneità delle fonti è conseguenza diretta di questa lacuna — dichiarata inline dove rilevante.
Premessa di lettura — il petrolio nel parco

Il Parco Nazionale Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese è l’unico parco nazionale italiano che contiene nel proprio perimetro un giacimento petrolifero industrialmente attivo. La concessione Val d’Agri, affidata a ENI, è operativa dal 1996 — undici anni prima che il D.P.R. 8 dicembre 2007 istituisse formalmente l’ente parco. La Val d’Agri ospita il Centro Oli di Viggiano e si stima che l’area rappresenti il più grande giacimento petrolifero onshore dell’Europa occidentale.

Questa preesistenza estrattiva condiziona strutturalmente la lettura dei tre movimenti che seguono. Nel Movimento A, la struttura economica di alcuni comuni del perimetro è distorta da una rendita petrolifera che non ha paralleli negli altri quattro parchi. Nel Movimento C, le dinamiche demografiche di Viggiano e Marsicovetere — comuni sede degli impianti principali — si muovono in controtendenza rispetto al pattern di spopolamento documentato per gli altri parchi appenninici. Questa distorsione non è un’anomalia statistica da correggere: è un elemento costitutivo del territorio che il PNAL deve governare, e che il suo piano — quando approvato — dovrà affrontare esplicitamente.

Questo pezzo è il quinto e ultimo del Tronco della miniserie. Segue la radice documentale e i pezzi sul PNM, sul PNALM, sulla Majella e sul Gran Sasso. I criteri metodologici della miniserie sono nella radice documentale; chi non ha letto gli altri pezzi troverà qui i riferimenti essenziali.

Il PNAL occupa una posizione anomala tra i cinque parchi. Non è al grado zero del PNM — ha un ente con sede, personale, bilancio, un corpus di progetti attivi e un piano del parco in iter. Non è neppure il caso di piena operatività del PNALM o del Gran Sasso. È qualcosa di diverso: un parco che ha costruito struttura sufficiente a produrre conflitti interni, a commissionare ricerche, ad avviare concorsi per il personale — e che poi ha visto quella macchina deliberatamente bloccata attraverso una sequenza di atti ministeriali che il Consiglio di Stato ha sistematicamente giudicato illegittimi.


Movimento A

Governance e struttura economica: un ente con struttura e senza vertice

Il perimetro

Il PNAL si estende su 68.996 ettari in un’unica regione — la Basilicata, provincia di Potenza — distribuiti su 29 comuni. È il quarto parco della miniserie per estensione, dopo il Gran Sasso (150.000 ha), il PNM (87.898 ha) e il PNALM (49.680 ha).

ComuneComuneComune
AbriolaAnziArmento
BrienzaCalvelloCarbone
CastelsaracenoGallicchioGrumento Nova
LagonegroLaurenzanaLauria
Marsico NuovoMarsicovetereMoliterno
MontemurroNemoliPaterno
PignolaRivelloSan Chirico Raparo
San Martino d’AgriSarconiSasso di Castalda
Satriano di LucaniaSpinosoTito
TramutolaViggiano

Fonte: MASE, scheda ufficiale Parco Nazionale dell’Appennino Lucano-Val d’Agri-Lagonegrese — mase.gov.it/portale/parco-nazionale-dell-appennino-lucano-val-d-agri. Il PNAL è l’unico dei cinque parchi della miniserie interamente collocato in una sola regione.

Il dato della regione unica è rilevante per la comparazione: mentre il PNALM ha dovuto coordinare tre assemblee legislative regionali per approvare il proprio piano, e il Gran Sasso altrettante, il PNAL avrebbe — in teoria — il percorso istituzionale più semplice. Un solo interlocutore regionale, una sola procedura di approvazione. Eppure il piano depositato nel luglio 2021 è ancora in iter a luglio 2026. La semplificazione formale non ha prodotto semplificazione reale: il collo di bottiglia si è spostato sulla governance dell’ente stesso.

Il piano del parco: depositato nel 2021, ancora in iter

Iter del piano del parco PNAL — cronologia verificata

Fonte primaria: Regione Basilicata; ISPRA Repertorio 31/03/2026; atti dell’Ente Parco

2007
D.P.R. 8 dicembre 2007 (GU n. 55 del 05/03/2008) — istituzione dell’Ente Parco Nazionale Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese. Avvio del conto dei 34 mesi previsti dall’art. 12 L. 394/1991 per il primo piano del parco.
2007–2019
Fase commissariale prolungata — multipli commissari straordinari prima che si insediasse un presidente con Consiglio Direttivo. Il termine di 34 mesi non produce alcun rimedio automatico: l’ente prosegue in regime di proroga.
2020
Nomina di Giuseppe Priore a presidente (D.M. 129 del 25 giugno 2020, Ministro Costa). Primo presidente non commissariale dopo anni. Avvio della redazione del piano del parco.
Luglio 2021
Deposito del piano del parco — Regione Basilicata pubblica il piano per la consultazione pubblica di 60 giorni ai sensi dell’art. 12 c. 4 L. 394/1991. Il Quadro Conoscitivo comprende Sistema Fisico/Biologico e Sistema Antropico. Avvio dell’iter VAS.
Febbraio 2022
Priore confermato per un secondo mandato (D.M. 0000091 del 22/02/2022); contestuale nomina del Consiglio Direttivo. Scadenza naturale del mandato: 22 febbraio 2027.
Settembre 2023
Il Ministro Pichetto Fratin revoca Priore con decreto. Il TAR Basilicata conferma la revoca. Tisci nominato Commissario ad acta (D.M. 4/10/2023), poi Commissario Straordinario. Consiglio Direttivo sciolto nel 2024.
28 maggio 2025
Consiglio di Stato, Sezione IV: annulla il decreto di revoca di Priore — il procedimento era viziato per mancata interlocuzione con il presidente prima della revoca. Priore rivendica il reintegro immediato; il Ministero diffida l’accesso alla sede e proroga Tisci (D.M. 91 del 9 aprile 2025).
Agosto 2025
D.M. 228/2025 — Tisci nominato presidente. Parere favorevole della Commissione Ambiente della Camera del 2 luglio 2025 (Nomina n. 92). Il Ministero sostiene che la sentenza del CdS del 28 maggio non precluda una nuova nomina.
Giugno 2026
Consiglio di Stato annulla il D.M. 228/2025 — nullo dall’origine. Il procedimento che lo ha generato era viziato da forzature e da atti illegittimi. Tisci cessa dall’incarico con effetto retroattivo.
Luglio 2026
Stato al momento della pubblicazione: nessun nuovo decreto ministeriale in Gazzetta Ufficiale. Il 9 giugno 2026 la Commissione Ambiente della Camera ha svolto l’audizione di Priore nell’ambito di una proposta di nomina a presidente. La pagina MASE riporta ancora «Commissario ad acta Antonio Tisci» — aggiornamento dichiarato al 17/10/2023. Il sito del parco riporta ancora Priore come presidente (D.M. 129/2020). La titolarità della presidenza è formalmente indeterminata. Il piano del parco depositato nel luglio 2021 è ancora in iter VAS.
Gap dichiarato A.1 — stato della governance al momento della pubblicazione Nessuna delle fonti consultate (MASE, GU, sito del parco, sito della Camera) consente di determinare con certezza chi eserciti la presidenza del PNAL al 18 luglio 2026. La nullità retroattiva del D.M. 228/2025 ripristina formalmente la posizione di Priore secondo la tesi dei suoi legali (autoesecutività della sentenza del 28 maggio 2025); il Ministero non ha ancora emanato un nuovo atto formale. L’audizione di Priore del 9 giugno 2026 presso la Commissione Ambiente della Camera segnala che è in corso un iter di nuova nomina — il cui esito non è verificabile al momento della chiusura di questo articolo. Questo gap è dichiarato, non colmabile con inferenza: il lettore che legga questo articolo dopo la pubblicazione di un nuovo decreto dovrà tenere conto di questo limite temporale della fotografia.
Il pattern della governance PNAL: tre elementi strutturali

La sequenza 2023–2026 non è una serie di episodi amministrativi isolati. È la manifestazione di tre elementi strutturali che la comparazione con gli altri parchi rende visibili.

Primo: l’art. 9 L. 394/1991 consente al Ministro di revocare il presidente dell’ente parco, ma non prevede un contraddittorio obbligatorio preventivo. Il Consiglio di Stato ha applicato i principi generali della L. 241/1990 per colmare questa lacuna, dichiarando illegittima la revoca di Priore proprio perché avvenuta senza interlocuzione. Il problema non è risolto: la norma non è stata modificata.

Secondo: il Ministero ha proceduto alla nomina di Tisci a presidente (agosto 2025) dopo che il CdS aveva già annullato la revoca di Priore (maggio 2025). La tesi ministeriale — che la sentenza sulla revoca non precluda una nuova nomina — è stata respinta dal CdS a giugno 2026. Questo intervallo di tredici mesi ha prodotto un presidente con D.M. nullo ab origine che ha firmato atti, avviato concorsi, gestito l’ordinario. La validità di quegli atti è ora incerta.

Terzo: il Consiglio Direttivo è stato sciolto nel 2024 senza essere ricostituito. Il PNAL è quindi un ente con struttura tecnica, personale, bilancio — ma senza organo collegiale di indirizzo da oltre un anno. Tra i cinque parchi della miniserie, è il solo caso in cui la destrutturazione della governance ha investito contemporaneamente sia la presidenza sia il Consiglio Direttivo.

La struttura economica: rendita petrolifera e territorio

Il PNAL non ha prodotto, nell’attesa dell’approvazione del piano, una Relazione sistematica della struttura economica del suo territorio paragonabile a quella disponibile per il PNALM o per il Gran Sasso. I dati che seguono provengono da fonti disaggregate e hanno una precisione inferiore rispetto agli altri pezzi del Tronco — il confronto sistematico sarà sviluppato nella Chioma.

La struttura economica del perimetro è attraversata da una variabile assente negli altri quattro parchi: la rendita petrolifera ENI. La concessione Val d’Agri produce effetti concentrati in pochi comuni — Viggiano, sede del Centro Oli, e Marsicovetere — attraverso occupazione diretta, royalties ai Comuni produttori e indotto di servizi, generando una distribuzione diseguale delle risorse all’interno del perimetro: comuni con presenza estrattiva mostrano una struttura economica radicalmente diversa da comuni confinanti con analoghe caratteristiche geografiche ma senza impianti. Nel 2016 ENI è stata coinvolta in un procedimento per presunto inquinamento del fiume Agri da idrocarburi — risolto con accordo transattivo — che ha posto in forma pubblica la domanda sulla compatibilità tra attività estrattive e obiettivi di conservazione del parco. È una domanda che il piano del parco, quando approvato, dovrà affrontare esplicitamente.

Gap dichiarato A.2 — dati economici sistematici Non è disponibile una Relazione del Piano approvata per il PNAL. I dati sulla struttura produttiva (unità locali per settore, addetti, presenze turistiche) non sono stati reperiti in forma aggregata a livello di perimetro parco con la stessa sistematicità delle fonti disponibili per PNALM e Gran Sasso. Il confronto sistematico sarà sviluppato nella Chioma — Analisi: economia e normativa a confronto.

Movimento B

Il patrimonio naturalistico: un corridoio ecologico tra Pollino e Cilento

Il PNAL occupa una posizione geografica strategica nell’Appennino meridionale: si estende dalle vette del Monte Volturino fino al massiccio del Sirino-Papa, collocandosi come corridoio ecologico naturale tra il Parco Nazionale del Pollino a sud e il Parco Nazionale del Cilento a nord-ovest. Questa funzione di connettività non è un’astrazione: gli scambi genetici tra le popolazioni di grandi mammiferi — in primo luogo il lupo — che transitano lungo questa dorsale dipendono dalla continuità degli habitat che il PNAL presidia.

L’arco altitudinale è ampio: dai 300 metri della base della Murgia di Sant’Oronzo ai 2.005 metri del Monte Papa. Questa variabilità altimetrica, combinata con l’eterogeneità litologica e l’esposizione, genera una diversità di habitat che si traduce in una ricchezza faunistica e floristica documentata — anche se non ancora sistematizzata in un piano del parco approvato.

La rete Natura 2000 nel perimetro

Il perimetro del PNAL comprende due Zone di Protezione Speciale (ZPS) e undici Zone Speciali di Conservazione (ZSC), per un totale di tredici siti Natura 2000 sovrapposti o adiacenti al perimetro del parco.

TipologiaDenominazione
ZPSAppennino Lucano, Valle Agri, Monte Sirino, Monte Raparo
ZPSAppennino Lucano, Monte Volturino
ZSCSerra di Calvello
ZSCMonte Sirino
ZSCMonte Raparo
ZSCMonte della Madonna di Viggiano
ZSCMonte Caldarosa
ZSCMonte Volturino
ZSCAbetina di Laurenzana
ZSCBosco di Rifreddo
ZSCFaggeta di Moliterno
ZSCFaggeta di Monte Pierfaone
ZSCLago Pertusillo

Fonte: sito istituzionale Ente Parco, sezione Rete Natura 2000 Basilicata — parcoappenninolucano.it/pagina.php?id=108. I Piani di Gestione dei siti ZSC sono stati redatti dall’ente nell’ambito dei finanziamenti per la gestione della rete Natura 2000 nei parchi nazionali.

La flora

La variabilità altimetrica del PNAL genera una stratificazione vegetazionale che passa dalla macchia mediterranea a bassa quota — con leccio, lentisco, terebinto, fillirea, ginestre e cisti nelle zone più aride — attraverso le foreste di cerro e roverella della fascia collinare, fino alle faggete montane tra i 1.000 e i 1.800 metri, dove si concentra la maggiore densità di valenza naturalistica.

Le faggete del PNAL hanno caratteristiche fitogeografiche documentate di interesse. Quelle dei Monti Maruggio, Arioso e Pierfaone sono ascrivibili all’associazione Aceri Lobelii-Fagetum, con la presenza di specie nobili come l’Acero di Lobel (Acer lobelii) e l’Acero d’Ungheria (Acer obtusatum). La Faggeta di Moliterno, ai confini con la Campania, è inquadrabile nell’associazione Aquifolio-Fagetum e ospita una ricca copertura erbacea con orchidee spontanee documentate: Orchis simia, Ophrys apifera, Ophrys lucana — quest’ultima specie endemica dell’area appenninica meridionale — e Ophrys sphegodes.

Il sito ZSC Abetina di Laurenzana è un caso di particolare interesse fitogeografico: una fustaia di Abete bianco (Abies alba) con esemplari che raggiungono i 40 metri, in un’associazione Abete bianco-Faggio con caratteristiche più termofile ed eliofile rispetto ai boschi equivalenti dell’Appennino centro-settentrionale. La presenza dell’Agrifoglio, del Biancospino, del Sigillo di Salomone e del Ciclamino nella copertura erbacea documenta la specificità dell’associazione. Nelle praterie di quota degli stessi massicci sono stati documentati endemismi significativi: Hippocrepis glauca, esclusiva del Monte Volturino, e Achillea lucana, il millefoglio lucano, presente sulle aree rupicole di Serra di Monteforte. I massicci del Monte Sirino-Papa ospitano endemismi floristici di stretta distribuzione: Vicia sirinica e Astragalus sirinicus, entrambi confinati a quest’area.

Gap dichiarato B.1 — censimento floristico quantitativo Le fonti istituzionali disponibili per il PNAL non forniscono un censimento quantitativo della flora (numero di specie e sottospecie censite) paragonabile ai dati disponibili per la Majella (oltre 2.100 entità) o per il Gran Sasso (2.364 specie). Il Quadro Conoscitivo del piano depositato nel 2021 comprende una Carta degli Habitat, ma il documento non è accessibile online in forma completa. Il numero totale di entità floristiche del PNAL non è verificabile su fonte primaria diretta per questo articolo — il confronto numerico sistematico sarà sviluppato nella Chioma.

La fauna

Il PNAL ospita le specie caratteristiche dell’Appennino meridionale, con una diversità faunistica che riflette la funzione di corridoio ecologico del territorio. Il lupo (Canis lupus) è il predatore apicale documentato, con il cinghiale tra le prede preferite — una dinamica analoga a quella osservata nel PNM, con la differenza che nel PNAL esiste un ente con personale in grado di monitorarla e, se necessario, gestirla. La lontra (Lutra lutra) è presente lungo i corsi d’acqua e nel Lago del Pertusillo, dove si alimenta dell’ittiofauna — gambero di fiume (Austropotamobius pallipes), cavedano, trota — che costituisce anche un indicatore della qualità delle acque.

L’avifauna documenta la posizione di corridoio del parco: la Cicogna nera (Ciconia nigra) è specie nidificante; il Capovaccaio (Neophron percnopterus), uno dei rapaci più minacciati d’Europa, ha presenze documentate come nidificante nel territorio. Negli ambienti d’alta quota sono stati segnalati individui erratici di Aquila reale (Aquila chrysaetos) e la presenza stabile del Falco pellegrino (Falco peregrinus) e del Gufo reale (Bubo bubo) nei boschi vetusti. Il Nibbio reale (Milvus milvus) — specie di Allegato I della Direttiva Uccelli, con stato di conservazione sfavorevole a scala europea — è particolarmente abbondante nelle zone collinari.

Tra gli invertebrati, è documentata la presenza della Rosalia alpina (Coleottero Cerambicide, All. II Dir. Habitat, prioritaria) nelle foreste mature lungo la dorsale montana — lo stesso taxon prioritario presente nel PNM e nel PNALM, e che per questo motivo genera obblighi di conservazione specifici per tutti e tre gli enti parco.

Gap dichiarato B.2 — dati di monitoraggio faunistico A differenza del PNALM — che pubblica rapporti annuali di monitoraggio dell’orso marsicano con stime di popolazione aggiornate — e della Majella, il PNAL non ha un sistema di monitoraggio faunistico sistematico con dati pubblici accessibili per questo articolo. I dati qui riportati provengono dalle schede istituzionali dell’Ente Parco (sezione Fauna del sito) e dai Piani di Gestione dei siti Natura 2000. Stime quantitative di popolazione per le specie chiave (lupo, lontra, capovaccaio) non sono disponibili su fonte primaria verificata per questo pezzo — il confronto comparativo sistematico sarà sviluppato nella Chioma.

Movimento C

La demografia: spopolamento strutturale e distorsione petrolifera

I 29 comuni del PNAL appartengono a un territorio che la Basilicata condivide con il resto dell’Appennino meridionale: spopolamento strutturale di lungo periodo, accelerazione nei decenni postbellici, stabilizzazione parziale nelle aree con presenza di servizi o attività economiche specifiche. Il calo demografico registrato in provincia di Potenza nel decennio 2001–2011 è stato del 4%, più marcato di quello provinciale di Matera (–2%) e superiore alla media regionale (–3,1%). I comuni del PNAL appartengono prevalentemente alla fascia demografica più fragile: piccoli centri sotto i 5.000 abitanti, con dinamica naturale negativa strutturale.

Questa lettura aggregata richiede però un’avvertenza che vale solo per il PNAL tra i cinque parchi della miniserie: due comuni del perimetro — Viggiano e Marsicovetere (Villa d’Agri) — mostrano dinamiche demografiche in controtendenza rispetto al resto. Nel periodo 2012–2017, Marsicovetere ha registrato un saldo medio annuo positivo e Viggiano è cresciuta di oltre un punto percentuale all’anno. La causa è identificabile: entrambi i comuni ospitano impianti della concessione petrolifera Val d’Agri, generando occupazione diretta e indotto che non esiste nei comuni confinanti con analoghe caratteristiche geografiche. Questa distorsione da rendita estrattiva rende il dato demografico aggregato del perimetro PNAL scarsamente comparabile con i dati degli altri quattro parchi — ed è per questo che è stata dichiarata in premessa come elemento di lettura strutturale.

IndicatoreDatoContesto
Variazione demografica decennale 2001–2011, prov. Potenza –4% Peggiore tra le province lucane; superiore alla media regionale (–3,1%)
Comuni lucani con calo di popolazione 2001–2011 113 su 131 Il fenomeno è quasi universale; le eccezioni sono capoluoghi e comuni estrattivi
Marsicovetere (Villa d’Agri) — saldo medio annuo 2012–2017 +0,41% In controtendenza — comune sede di impianti ENI
Viggiano — crescita 2012–2017 >+1% annuo In controtendenza — sede del Centro Oli Val d’Agri
Comuni con spopolamento estremo (–60% dal 1971) Carbone (–70,9%), Armento (–62,4%), Calvera (–62,1%) Tre di questi sono nel perimetro o nell’area limitrofa al PNAL

Fonti: Analisi demografica Regione Basilicata (mitigoinbasilicata.it, elaborazione ISTAT); PO Val d’Agri, Regione Basilicata — Profilo Demografico (povaldagri.regione.basilicata.it); tuttitalia.it su dati ISTAT. I dati 2012–2017 per Marsicovetere e Viggiano provengono da fonte giornalistica verificata (La Gazzetta della Val d’Agri, giugno 2019, su elaborazione ISTAT/Urbistat).

La serie demografica del PNAL racconta dunque due storie sovrapposte. La prima è quella comune agli altri parchi appenninici: spopolamento strutturale dei centri minori, invecchiamento della popolazione, saldo naturale negativo. La seconda è quella specifica di questo territorio: la rendita petrolifera produce un effetto di concentrazione demografica localizzata in pochi comuni, mascherando la fragilità del resto del perimetro. Quando — e se — l’attività estrattiva diminuirà, quei comuni torneranno verosimilmente nel pattern recessivo del resto della provincia.

Gap dichiarato C.1 — serie demografica disaggregata per comune del perimetro La serie demografica 2001–2021 disaggregata per ciascuno dei 29 comuni del perimetro PNAL — con la distinzione tra saldo naturale e saldo migratorio — non è stata completata per questo articolo per le stesse ragioni strutturali già dichiarate nel Movimento A: l’assenza di una Relazione del Piano approvata che aggreghi i dati in forma sistematica. Il confronto sistematico con gli altri parchi sarà sviluppato nella Chioma — Analisi/Visioni: demografia, convergenze, divergenze e ricambio anagrafico.

Sintesi

Quello che il PNAL dice — e quello che ancora non può dire

Il PNAL è il caso che chiude il Tronco con il quadro più contraddittorio. Non è il parco meno strutturato della miniserie: ha un ente operativo, una sede, personale, un corpus di Piani di Gestione dei siti Natura 2000, un piano del parco in iter. Ha una rete Natura 2000 articolata in tredici siti che coprono habitat di valore eccezionale — dalle faggete con endemismi a distribuzione ristretta alle foreste mature con Rosalia alpina, dal corridoio ecologico per il lupo al Lago del Pertusillo con la lontra. Ha la funzione di connettività ecologica tra Pollino e Cilento che nessun altro strumento potrebbe assolvere.

Ha anche, nel perimetro, un giacimento petrolifero che produce royalties, occupazione e inquinamento documentato — una variabile che nessuno degli altri quattro parchi della miniserie deve gestire. E ha, nella governance, una sequenza di atti ministeriali dichiarati illegittimi in sede giurisdizionale che ha lasciato l’ente, a luglio 2026, con una presidenza formalmente indeterminata e un Consiglio Direttivo assente da oltre un anno.

Il confronto con gli altri parchi del Tronco produce una lettura precisa. Il PNM non ha ancora iniziato: non c’è ente, non c’è iter del piano, non c’è vertice istituzionale riconosciuto. Il PNAL ha iniziato, ha costruito struttura, ha avviato il piano — e poi ha subito una destrutturazione della governance che la L. 394/1991, come nel caso del PNM, non ha predisposto alcun rimedio automatico per impedire o riparare. Il Consiglio di Stato ha riparato i casi individuali. La struttura normativa che li ha resi possibili rimane intatta.

La Chioma della miniserie prenderà questo materiale — economia, natura, demografia dei cinque parchi — e lo analizzerà in forma comparativa sistematica. Il PNAL porta nella comparazione una variabile che distorce ogni lettura aggregata: il petrolio. E porta una domanda che nessun altro parco della miniserie pone con questa nitidezza: cosa succede a un’istituzione ambientale quando il conflitto sulla sua governance non riguarda le risorse naturali che dovrebbe proteggere, ma il potere di nomina dei suoi vertici?


Fonti primarie e note sulle verifiche

  • MASE, scheda ufficiale Parco Nazionale dell’Appennino Lucano-Val d’Agri-Lagonegrese — mase.gov.it/portale/parco-nazionale-dell-appennino-lucano-val-d-agri (consultata 18/7/2026; ultimo aggiornamento dichiarato dalla pagina: 17/10/2023).
  • D.P.R. 8 dicembre 2007 (GU n. 55 del 05/03/2008) — istituzione Ente Parco Nazionale Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese.
  • ISPRA, Repertorio dello stato di attuazione del sistema delle aree protette, aggiornamento 31/03/2026 — isprambiente.gov.it.
  • Regione Basilicata, deposito Piano del Parco Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese, luglio 2021 — regione.basilicata.it (pagina verificata; quadro conoscitivo in formato .rar non estratto direttamente per questo articolo).
  • Ente Parco Nazionale Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese, sezioni Fauna e Flora — parcoappenninolucano.it/pagina.php?id=14 e id=16 (consultate 18/7/2026).
  • Ente Parco Nazionale Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese, sezione Rete Natura 2000 Basilicata — parcoappenninolucano.it/pagina.php?id=108.
  • Consiglio di Stato, Sezione IV, sentenza 28 maggio 2025 — annullamento revoca Priore. Citata da Basilicata24 (29/05/2025) e Il Quotidiano del Sud (30/05/2025) verificati; testo integrale non accessibile via fetch (giustizia-amministrativa.it blocca accesso automatizzato).
  • Consiglio di Stato, giugno 2026 — annullamento D.M. 228/2025 (nomina Tisci). Citato da SassiLive (19/06/2026), Basilicata Notizie (20/06/2026), Radio Senise Centrale (19/06/2026) verificati.
  • D.M. MASE n. 228/2025, agosto 2025 — nomina Tisci a presidente. Parere favorevole Commissione VIII Ambiente Camera del 2/7/2025 (Nomina n. 92) — camera.it/leg19/1374 (consultata 18/7/2026).
  • Camera dei Deputati, VIII Commissione Ambiente, audizione Giuseppe Priore per proposta di nomina a presidente del PNAL, 9 giugno 2026 — comunicazione.camera.it/archivio-prima-pagina/18-20275 (accesso bloccato da Cloudflare; dato verificato da fonte stampa: SassiLive, Basilicata Notizie).
  • PO Val d’Agri, Regione Basilicata — Profilo Demografico — povaldagri.regione.basilicata.it/index.php/il-programma/il-comprensorio/profilo-demografico.
  • Analisi delle tendenze di ordine sociale e demografico nella Regione Basilicata — mitigoinbasilicata.it (elaborazione ISTAT, 2023).
  • La Gazzetta della Val d’Agri, «Ma come sta davvero la Val d’Agri?», giugno 2019 — dati Urbistat/ISTAT su Marsicovetere e Viggiano. Fonte secondaria verificata.
  • Rete Ecologica Basilicata, Piano di Gestione ATO 8, retecologicabasilicata.it — descrizione ecosistemi PNAL come corridoio tra Pollino e Cilento.

Note sulle scelte editoriali adottate: (1) La vicenda governance 2023–2026 è documentata nella misura necessaria al quadro comparativo della miniserie, senza approfondimento autonomo del contenzioso giuridico — che meriterebbe un articolo dedicato. (2) La premessa sul petrolio è collocata in testa all’articolo e non inline nel Movimento A o C, per permettere al lettore di leggere tutti e tre i movimenti con la consapevolezza necessaria. (3) I gap dichiarati sono più numerosi che negli altri pezzi del Tronco, per ragione strutturale: l’assenza di una Relazione del Piano approvata lascia lacune sistematiche nei dati economici e demografici che non è possibile colmare con le fonti disaggregate disponibili. (4) Il dato sulla presidenza formalmente indeterminata è fotografato al 18 luglio 2026 — data di chiusura dell’articolo. Aggiornamenti successivi saranno segnalati con una nota di correzione datata secondo il protocollo editoriale di ivinti.it.

ivinti.it — Osservatorio dei Vinti · luglio 2026

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Il Gran Sasso e Monti della Laga in cifre: economia, natura e piano senza complemento
Analisi · I magnifici cinque — Tronco, pezzo 4

Quarta puntata del Tronco. Il Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga ha un ente operativo dal 1995 e un piano del parco vigente dal 2020. Ha impiegato venticinque anni per portare il piano all’approvazione triregionale — con una prima serie di adozioni regionali andata a vuoto tra il 2004 e il 2006, e una seconda ripresa completata tra il 2017 e il 2019. Il Piano Pluriennale Economico e Sociale, previsto dall’art. 14 L. 394/1991 come complemento ordinario del piano del parco, non è mai stato approvato dalle regioni: né nella versione del 2003 né in quella del 2015. Il Gran Sasso è il caso che dimostra come avere un piano vigente e un’istituzione operativa non coincida automaticamente con avere strumenti pianificatori economici e sociali attivi.

Analisi I magnifici cinque luglio 2026  ·  Osservatorio dei Vinti
Nota metodologica — fonti e simmetria con i pezzi precedenti Questo articolo utilizza come fonti primarie il Piano del Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga vigente (GU n. 124 del 22/10/2020; deliberazioni regionali DCR Abruzzo n. 96/2 del 01/08/2017, DCR Lazio n. 7 del 07/08/2019, DALR Marche n. 105 del 06/12/2019), il D.P.R. 5 giugno 1995 (GU n. 181 del 4/8/1995 s.o. 97), il Repertorio ISPRA aggiornato marzo 2026, la scheda MASE e il sito istituzionale dell’Ente Parco (gransassolagapark.it). L’elenco dei 44 comuni è verificato su parks.it/parco.nazionale.gran.sasso/com.php, che riproduce i dati del perimetro ufficiale. I dati faunistici provengono dal sito dell’Ente Parco; la fonte primaria della stima 2021 del camoscio (~1.200 esemplari) non è stata letta direttamente — il dato è dichiarato come stima istituzionale. Per il PPES non approvato, la fonte è la Relazione della Corte dei Conti sulla gestione 2018 degli enti parco, citata da fonte secondaria verificata; il testo integrale non è stato letto direttamente. La struttura in tre movimenti è identica ai pezzi precedenti. Le fonti demografiche a scala comunale (serie ISTAT 2001–2021) non sono state estratte per comune — dichiarato come Gap dichiarato C.1.

Questo pezzo è il quarto del Tronco della miniserie. Segue la radice documentale, il pezzo sul PNM, il pezzo sul PNALM e il pezzo sulla Majella. I criteri metodologici e la struttura argomentativa complessiva sono nella radice.

Il Tronco ha descritto tre posizioni distinte. Il PNM è l’assenza: nessun ente, nessun piano, salvaguardia pura. Il PNALM è l’attesa riuscita: piano approvato dopo 102 anni, ente operativo da decenni. La Majella è la governance consolidata che non riesce ad aggiornarsi: piano vigente dal 2009, iter di revisione fermo in attesa di una delibera regionale. Il Gran Sasso è un quarto caso, non riducibile ai precedenti.

Ha un piano vigente — ottenuto con approvazione triregionale coordinata e pubblicazione in GU nel 2020. Ha un ente operativo da trent’anni, una sede istituzionale consolidata, strutture di ricerca, un patrimonio naturalistico ampiamente documentato. Non ha però il Piano Pluriennale Economico e Sociale, previsto dalla legge come complemento ordinario del piano del parco, e che le tre regioni non hanno mai approvato in due tentativi a distanza di undici anni. La peculiarità del Gran Sasso non è il ritardo istituzionale — che è stato colmato, almeno per il piano del parco — ma la persistente lacuna negli strumenti di governo economico e sociale del territorio, sopravvissuta alla faticosa approvazione del piano stesso.


Movimento A

Struttura istituzionale: il piano vigente e il complemento mancante

Il perimetro

Il Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga si estende su circa 150.000 ettari nelle regioni Abruzzo, Lazio e Marche, distribuiti su cinque province — L’Aquila, Teramo, Pescara (Abruzzo), Rieti (Lazio), Ascoli Piceno (Marche) — e quarantaquattro comuni. Con questa estensione è il più grande dei cinque parchi della miniserie, e il terzo parco nazionale più esteso d’Italia.

Regione / Provincian.Comuni
Abruzzo — L’Aquila 16 Barete, Barisciano, Cagnano Amiterno, Calascio, Campotosto, Capestrano, Capitignano, Carapelle Calvisio, Castel del Monte, Castelvecchio Calvisio, L’Aquila, Montereale, Ofena, Pizzoli, Santo Stefano di Sessanio, Villa Santa Lucia degli Abruzzi
Abruzzo — Pescara 10 Brittoli, Bussi sul Tirino, Carpineto della Nora, Castiglione a Casauria, Civitella Casanova, Corvara, Farindola, Montebello di Bertona, Pescosansonesco, Villa Celiera
Abruzzo — Teramo 14 Arsita, Campli, Castelli, Civitella del Tronto, Cortino, Crognaleto, Fano Adriano, Isola del Gran Sasso d’Italia, Montorio al Vomano, Pietracamela, Rocca Santa Maria, Torricella Sicura, Tossicia, Valle Castellana
Lazio — Rieti 2 Accumoli, Amatrice
Marche — Ascoli Piceno 2 Acquasanta Terme, Arquata del Tronto
Totale 44

Fonte: parks.it/parco.nazionale.gran.sasso/com.php (elenco ufficiale verificato luglio 2026). Distribuzione per provincia: L’Aquila 16, Pescara 10, Teramo 14, Rieti 2, Ascoli Piceno 2.

La distribuzione geografica presenta un’asimmetria strutturale rilevante: l’Abruzzo ospita 40 dei 44 comuni del perimetro e la quota preponderante del territorio; Lazio e Marche partecipano con 2 comuni ciascuno. Nella procedura di approvazione del piano del parco prevista dall’art. 12 L. 394/1991, però, ogni regione esprime la propria delibera indipendentemente dalla quota territoriale che rappresenta. Anche una regione con il 2–3% del perimetro partecipa integralmente alla procedura e la sua mancata approvazione blocca la pubblicazione in GU. Questo vale per il piano del parco. Vale anche per il PPES.

L’iter istitutivo e il piano

Il Gran Sasso è inserito nell’art. 34 c. 1 della L. 394/1991. La perimetrazione provvisoria è arrivata con D.M. 4 dicembre 1992, con successivi aggiustamenti (D.M. 4 novembre 1993; D.M. 22 novembre 1994, che ha ridotto il perimetro dagli iniziali 220.000 ettari agli attuali 150.000). L’Ente Parco è stato costituito con D.P.R. 5 giugno 1995 — lo stesso decreto che ha istituito l’Ente Parco della Majella.

Iter istitutivo e pianificatorio — Gran Sasso e Monti della Laga — cronologia verificata

Fonti: L. 394/1991; D.P.R. 5/6/1995; gransassolagapark.it/pagina.php?id=16; ISPRA Repertorio; Corte dei Conti citata da fonte secondaria verificata

1991
Inserimento in L. 394/1991 art. 34 c. 1 — istituzione diretta per legge.
1992–1994
D.M. 4/12/1992: prima perimetrazione provvisoria (220.000 ha). D.M. 4/11/1993: misure di salvaguardia. D.M. 22/11/1994 (GU n. 301 del 27/12/1994): riduzione perimetro, esclusione aree contigue.
1995
D.P.R. 5 giugno 1995 (GU n. 181 del 4/8/1995 s.o. 97) — istituzione Ente Parco. Sede iniziale a L’Aquila, trasferita ad Assergi nel 2001.
1999
Consiglio Direttivo adotta il Piano del Parco (dicembre 1999). Avvio dell’iter di trasmissione alle regioni.
2003–2004
Piano Pluriennale Economico e Sociale (PPES) approvato dalla Comunità del Parco (dicembre 2003), valutato dall’Ente (febbraio 2004), trasmesso alle tre regioni (aprile 2004). Le regioni non lo approvano.
2004–2006
Prima fase di adozione regionale del piano del parco: Abruzzo (maggio 2004), Lazio (dicembre 2005), Marche (settembre 2006). Le tre adozioni non convergono nella pubblicazione in GU. Le ragioni documentate di questo esito non sono state ricostruite su fonti primarie — Gap dichiarato A.1.
2009
Terremoto de L’Aquila (6 aprile, Mw 6,3): oltre 300 morti. Il comune di L’Aquila è nel perimetro del parco.
2015
La Comunità del Parco approva un secondo PPES (undici anni dopo il primo rimasto senza risposta regionale). Trasmesso alle regioni. Le regioni non lo approvano.
2016–2017
Sequenza sismica del Centro Italia (agosto 2016 – gennaio 2017): Amatrice e Accumoli (Rieti, nel perimetro del parco) subiscono distruzioni radicali. Arquata del Tronto (Ascoli Piceno, nel perimetro marchigiano) è gravemente colpita.
2017–2019
Seconda fase di adozione regionale del piano del parco: DCR Abruzzo n. 96/2 del 01/08/2017; DCR Lazio n. 7 del 07/08/2019; DALR Marche n. 105 del 06/12/2019.
2020
Piano vigente. Pubblicazione GU Parte II n. 124 del 22 ottobre 2020. Venticinque anni dall’istituzione dell’ente; sedici anni dalla prima serie di adozioni regionali non andate a pubblicazione.

Iter 2017–2020 verificato su gransassolagapark.it/pagina.php?id=16 (testi integrali delle delibere regionali). Prima fase 2004–2006 e iter PPES: Relazione Corte dei Conti sulla gestione 2018, citata da fonte secondaria verificata — testo integrale non letto direttamente.

Il PPES come strumento mai entrato in funzione Il Piano Pluriennale Economico e Sociale è previsto dall’art. 14 L. 394/1991 come lo strumento attraverso cui il parco promuove lo sviluppo economico e sociale delle popolazioni residenti nel territorio. La Comunità del Parco lo ha prodotto due volte, a undici anni di distanza. Le regioni non lo hanno mai approvato. La L. 394/1991 non prevede un termine entro cui le regioni debbano pronunciarsi sul PPES, esattamente come non lo prevede per il piano del parco. Non prevede meccanismi sostitutivi per l’inerzia regionale su nessuno dei due strumenti. Il risultato documentato: il parco più esteso dei cinque nella miniserie non ha strumenti economici e sociali approvati a luglio 2026, pur avendo un piano del parco vigente dal 2020 e un ente operativo da trent’anni. La lacuna non è tecnica, secondo la documentazione esaminata — la Comunità del Parco ha prodotto lo strumento due volte — ma strutturalmente incorporata nella L. 394/1991.
VoceDato
Superficie~150.000 ha (cifra istituzionale comunemente citata); il D.P.R. 1995 riporta 141.341 ha — la discrepanza non è stata risolta su fonti primarie (Gap dichiarato A.2)
RegioniAbruzzo, Lazio, Marche
ProvinceL’Aquila, Teramo, Pescara, Rieti, Ascoli Piceno
Comuni44 (verificati su elenco ufficiale)
DPR istitutivo enteD.P.R. 5 giugno 1995 (GU n. 181 del 4/8/1995 s.o. 97)
Piano del parcoVigente dal 22 ottobre 2020 (GU Parte II n. 124)
PPESNon approvato: versione 2003 senza risposta regionale; versione 2015 idem
Anni DPR → piano vigente~25 anni (1995–2020)
Vetta più altaCorno Grande, 2912 m s.l.m. — massima elevazione appenninica
Ghiacciaio del CalderoneUnico ghiacciaio dell’Europa meridionale; in progressivo ritiro documentato

Fonti: D.P.R. 5/6/1995; gransassolagapark.it; MASE; ISPRA Repertorio marzo 2026.

La variabile sismica come dato di contesto

Nessun altro parco della miniserie ha avuto nel proprio perimetro comuni direttamente colpiti da sequenze sismiche durante l’iter del piano. Il terremoto de L’Aquila del 6 aprile 2009 (Mw 6,3) ha interessato direttamente il comune di L’Aquila, nel perimetro del parco. La sequenza sismica del Centro Italia del 2016–2017 ha distrutto Amatrice e Accumoli (Rieti) e gravemente danneggiato Arquata del Tronto (Ascoli Piceno): ovvero i quattro comuni non abruzzesi del perimetro fuori dalla provincia di L’Aquila.

Non si afferma un rapporto causale tra le sequenze sismiche e i ritardi pianificatori: le adozioni regionali del 2004–2006 erano andate a vuoto prima del 2009, e la ripresa dell’iter nel 2017 è successiva al sisma del 2016 senza che le fonti disponibili documentino una connessione diretta. Si registra però un dato rilevante per la Chioma: il piano del parco vigente dal 2020 è stato approvato nelle sue adozioni laziale e marchigiana (2019) mentre i rispettivi territori di Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto erano in piena fase di ricostruzione post-sismica. La coesistenza tra le norme del piano del parco e i piani di ricostruzione del cratere non è documentata nei materiali consultati per questo pezzo — Gap dichiarato A.3.


Movimento B

Il patrimonio naturalistico: ricchezza documentata e monitoraggio

La flora

Il Gran Sasso e Monti della Laga è un territorio cerniera tra la regione euro-siberiana e quella mediterranea. La diversità floristica — 2.364 specie di piante superiori censite secondo parks.it — non ha equivalenti tra i cinque parchi della miniserie per la combinazione di estensione verticale (dal fondovalle a 2.912 m del Corno Grande) e diversità litologica: massiccio carbonatico del Gran Sasso a est, catena arenacea dei Monti della Laga a nord-ovest.

CategoriaDato istituzionale
Specie vegetali superiori censite2.364 (parks.it) / ~2.300 (homepage gransassolagapark.it) — i due dati provengono da pagine istituzionali differenti
Orchidee spontanee85 specie
Piante carnivore2 specie
Endemiche del Parco12 specie
Endemiche italiane presenti231 specie
Specie di elevato valore conservazionistico132 specie

Fonti: parks.it/parco.nazionale.gran.sasso/par.php; gransassolagapark.it. Dati istituzionali — la fonte primaria del censimento non è stata verificata direttamente (Gap dichiarato B.1).

Le specie di maggiore valore conservazionistico includono endemismi di alta quota — Stella alpina dell’Appennino (Leontopodium nivale subsp. alpinum), Androsace di Matilde (Androsace mathildae), Genepì appenninico — e specie di bassa quota esclusive di quest’area come il Limonio aquilano e l’Astragalo aquilano. La catena arenacea dei Monti della Laga ospita comunità vegetali distinte rispetto al massiccio carbonatico, legate all’abbondanza idrica e all’umidità: la diversità floristica del parco è il prodotto di questa dualità, non di un sistema omogeneo.

La fauna

L’animale simbolo del parco è il camoscio appenninico (Rupicapra pyrenaica ornata), reintrodotto tra il 1992 e il 1999 dopo quasi un secolo di assenza dal Gran Sasso. La stima 2021 è di circa 1.200 esemplari, con tappe intermedie di ~450 (censimento su 33 sentieri, anno non specificato nel materiale consultato) e ~662 (2015, citato da fonte aggregatrice). Il sito istituzionale dell’Ente riporta la cifra di ~500 individui senza anno di riferimento — la discrepanza con la stima 2021 suggerisce che i dati sul sito non siano stati aggiornati.

SpecieNome scientificoGruppoNote
Camoscio appenninicoRupicapra pyrenaica ornataMammiferoReintrodotto 1992–1999; ~1.200 esemplari (stima 2021, fonte istituzionale); All. II Dir. Habitat (prioritario *)
CervoCervus elaphusMammiferoReintrodotto 2004; ~500 esemplari (homepage ente, anno n.d.)
Lupo appenninicoCanis lupus italicusMammifero~120 individui, ~20 nuclei riproduttivi (homepage ente, anno n.d.); All. II e IV Dir. Habitat
Orso bruno marsicanoUrsus arctos marsicanusMammiferoArea di transito; 2 maschi erranti nel 2021 (Rapporto RMAM 2022); All. II Dir. Habitat (prioritario *)
Gatto selvaticoFelis silvestrisMammiferoPresente; All. IV Dir. Habitat
Vipera dell’OrsiniVipera ursiniiRettilePopolazione più consistente d’Italia; praterie d’alta quota; All. II Dir. Habitat (prioritario *)
Aquila realeAquila chrysaetosUccello11 coppie nidificanti (homepage ente); All. I Dir. Uccelli
LanarioFalco biarmicusUccelloAll. I Dir. Uccelli; SPEC 3
Fringuello alpinoMontifringilla nivalisUccelloStazione appenninica più numerosa sul Gran Sasso
CoturniceAlectoris graecaUccelloAll. I Dir. Uccelli
Rana temporariaRana temporariaAnfibioLaghi Secco e della Selva (Laga): unica popolazione Italia centrale insieme al tritone alpestre (Ichthyosaura alpestris)
Geotritone italicoSpeleomantes italicusAnfibioGrotte nelle forre dei torrenti
Salamandra dagli occhialiSalamandra salamandra giglioliiAnfibioEndemismo appenninico

Fonti: gransassolagapark.it (pagine fauna, orso marsicano, camoscio); Relazione RMAM 2022 (gransassolagapark.it/pagina.php?id=54); classificazione Allegati da formulari Natura 2000.

La componente anfibiologica dei Monti della Laga merita una nota separata. I laghi Secco e della Selva ospitano le uniche popolazioni dell’Italia centrale di rana temporaria e tritone alpestre — specie che nell’Appennino centro-meridionale si trovano altrimenti solo in una ristretta area della Calabria. Questa specificità biogeografica non è visibile nei dati aggregati del parco, ma è uno degli elementi che rendono il contributo conservazionistico dei Monti della Laga non sovrapponibile a quello del massiccio calcareo del Gran Sasso.

Gap dichiarato B.2 — dati di monitoraggio faunistico aggiornati I dati faunistici aggregati provengono dal sito istituzionale dell’Ente senza anno di riferimento esplicito per la maggior parte delle specie. La stima di 1.200 camosci (2021) è riportata da fonte aggregatrice con riferimento all’Ente: la relazione primaria del censimento non è stata identificata. Il confronto quantitativo tra le popolazioni faunistiche dei cinque parchi è rinviato alla Chioma tematica sulla biodiversità.

Movimento C

La struttura demografica: spopolamento strutturale e discontinuità sismiche

La serie demografica dei comuni del Gran Sasso e Monti della Laga riflette due dinamiche distinte che si sovrappongono senza coincidere: lo spopolamento strutturale delle aree interne appenniniche — comune a tutti e cinque i parchi della miniserie — e gli effetti delle sequenze sismiche del 2009 e del 2016–2017, che hanno prodotto spostamenti di popolazione di natura diversa dallo spopolamento volontario verso i centri urbani.

Gap dichiarato C.1 — dati demografici a scala comunale non estratti Per questo pezzo non è stata svolta l’estrazione sistematica dei dati ISTAT 2001–2021 per ciascuno dei 44 comuni del perimetro. La verifica puntuale è rinviata alla Chioma demografica. I dati riportati sono riferiti ad aree interne parzialmente sovrapponibili al perimetro del parco, non estratti sul perimetro esatto.

L’Area Interna “Alto Aterno – Gran Sasso – Laga” — che comprende una parte significativa dei comuni teramani e aquilani del parco — ha registrato tra il 2012 e il 2018 una riduzione media di popolazione dell’8,15%, con picchi vicini al 20% in comuni come Fano Adriano. Il Rapporto 2024 dell’Agenzia per la Coesione Territoriale segnala un indice composito di fragilità comunale elevato per la maggioranza dei comuni e una dipendenza dalle politiche di area interna per il mantenimento dei servizi di base.

I comuni di Amatrice e Accumoli (Rieti) e Arquata del Tronto (Ascoli Piceno) rappresentano un caso demograficamente distinto: le perdite di popolazione successive al 2016 sono state indotte dall’emergenza sismica e dalla successiva impossibilità di rientrare nelle abitazioni, non dalla migrazione verso i centri urbani. La dinamica demografica di questi comuni non è comparabile alla serie storica 2001–2021 degli altri 41 comuni del perimetro. La Chioma demografica dovrà trattare separatamente i due insiemi.


La posizione del Gran Sasso nella griglia comparata

Il Gran Sasso ha ciò che il PNM non ha e che il PNALM ha faticato un secolo a costruire: un piano vigente, un ente operativo da trent’anni, una struttura istituzionale consolidata. Ha qualcosa che la Majella non ha ancora: l’approvazione triregionale del piano è stata portata a compimento, con pubblicazione in GU. E tuttavia documenta una lacuna che nessuno degli altri tre pezzi aveva potuto mostrare con questa precisione: il piano del parco e il PPES sono strumenti distinti con iter distinti, e il completamento del primo non trascina il secondo.

La L. 394/1991 non prevede termini certi né per il piano del parco né per il PPES, e non prevede meccanismi sostitutivi per l’inerzia regionale su nessuno dei due. Il risultato nel caso Gran Sasso: oltre vent’anni tra la prima trasmissione del PPES alle regioni (2004) e luglio 2026, senza un’approvazione. La struttura procedurale è la stessa che ha prodotto il blocco del piano del parco tra il 2006 e il 2017 — ma nel caso del PPES, il blocco non è ancora stato risolto.

Nella Chioma della miniserie, il Gran Sasso sarà il termine di riferimento per il confronto sulla fauna — in particolare sul camoscio appenninico, reintrodotto in più parchi in epoche diverse — e per l’analisi delle dinamiche economiche in un perimetro soggetto a eventi sismici. Sarà anche il caso su cui verificare se la presenza di un piano vigente si traduca in strumenti di governo del territorio effettivamente operativi, o se la lacuna del PPES rimanga una discontinuità strutturale non colmata.

Fonti primarie e note sulle verifiche
  • L. 6 dicembre 1991 n. 394, art. 34 c. 1 — istituzione Gran Sasso e Monti della Laga per legge
  • D.M. 4 dicembre 1992 — prima perimetrazione provvisoria (220.000 ha)
  • D.M. 4 novembre 1993 — misure di salvaguardia
  • D.M. 22 novembre 1994 (GU n. 301 del 27/12/1994) — riduzione perimetro, esclusione aree contigue
  • D.P.R. 5 giugno 1995 (GU n. 181 del 4/8/1995 s.o. 97) — istituzione Ente Parco
  • DCR Abruzzo n. 96/2 del 01/08/2017 (BUR Abruzzo suppl. n. 22 del 06/06/2018) — adozione regionale piano (seconda fase)
  • DCR Lazio n. 7 del 07/08/2019 (BUR Lazio suppl. n. 84 del 17/10/2019) — adozione regionale piano
  • DALR Marche n. 105 del 06/12/2019 (BUR Marche suppl. n. 102 del 13/12/2019) — adozione regionale piano
  • GU Parte II n. 124 del 22/10/2020 — pubblicazione Piano del Parco; entrata in vigore
  • gransassolagapark.it/pagina.php?id=16 — pagina ufficiale Piano del Parco con testi delibere regionali (verificata luglio 2026)
  • gransassolagapark.it/pagina.php?id=19 — pagina Fauna (verificata luglio 2026)
  • gransassolagapark.it/pagina.php?id=54 — pagina Orso marsicano, link Relazione RMAM 2022
  • parks.it/parco.nazionale.gran.sasso/com.php — elenco 44 comuni con provincia e regione (verificato luglio 2026)
  • parks.it/parco.nazionale.gran.sasso/par.php — dati floristici (2.364 specie censite)
  • MASE — scheda Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga
  • ISPRA, Repertorio dello stato di attuazione, aggiornamento 31/03/2026
  • Agenzia per la Coesione Territoriale, «Analisi territoriale Area Interna Alto Aterno Gran Sasso Laga», ottobre 2024 (coesione.regione.abruzzo.it) — dati spopolamento 2012–2018 e IFC
  • Corte dei Conti, Relazione sulla gestione finanziaria 2018 dei 22 Enti parco nazionali — citata da fonte secondaria verificata (ilfoglietto.it, agosto 2020) per iter PPES e prima fase adozioni regionali 2004–2006. Testo integrale non letto direttamente.

ivinti.it — Osservatorio dei Vinti · luglio 2026

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La Majella in cifre: economia, natura e piano in attesa di aggiornamento
Analisi · I magnifici cinque — Tronco, pezzo 3

Terza puntata del Tronco. Il Parco Nazionale della Majella ha un ente operativo dal 1995, un piano del parco vigente dal 2009 e il riconoscimento UNESCO di Geoparco dal 2021. Struttura amministrativa completa, piano approvato, titolo internazionale acquisito: tutto ciò che il PNM non ha e il PNALM ha faticato decenni a costruire. Eppure l’aggiornamento di quello stesso piano — adottato dall’ente nel 2022, corredato di VAS, depositato pubblicamente — è fermo in attesa di una delibera del Consiglio Regionale d’Abruzzo che, a luglio 2026, non è ancora arrivata. La Majella documenta che avere un’istituzione pienamente operativa non significa avere strumenti pianificatori aggiornati: e che la L. 394/1991 non prevede tempi certi né rimedi per l’inerzia regionale — né al piano zero, né a trent’anni dall’istituzione.

Analisi I magnifici cinque luglio 2026  ·  Osservatorio dei Vinti
Nota metodologica — fonti e simmetria con i pezzi precedenti Questo articolo utilizza come fonti primarie il Piano del Parco Nazionale della Majella vigente (GU 17 luglio 2009 n. 164, s.o. n. 119), il Repertorio ISPRA dello stato di attuazione dei piani nei parchi nazionali (aggiornamento marzo 2026), la documentazione dell’iter di aggiornamento del piano pubblicata dall’Ente Parco e dalla Regione Abruzzo (DCD n. 26 del 28/4/2022; avviso BUR Abruzzo n. 39 del 28/9/2022; DCD n. 30 del 21/11/2024), il D.P.R. 5 giugno 1995 (GU 4/8/1995 n. 181 s.o. 97), il Piano Performance 2022–2024 dell’Ente Parco. La struttura in tre movimenti è identica ai pezzi precedenti per mantenere la simmetria sinottica. Le fonti demografiche a scala comunale (serie ISTAT 2001–2021) non sono state estratte direttamente per questo pezzo: i dati aggregati disponibili (stima ~25.300 residenti, anno riferimento 2013) provengono dal Piano Performance e sono dichiarati come tali. La verifica puntuale per comune è inserita nel Gap dichiarato C.1 e sarà svolta nella Chioma comparata.

Questo pezzo è il terzo del Tronco della miniserie. Segue la radice documentale, il pezzo sul PNM e il pezzo sul PNALM. Chi non ha letto i precedenti troverà qui i riferimenti essenziali, ma la struttura argomentativa complessiva — inclusi i criteri metodologici e l’ipotesi di amenity migration — è nella radice.

Il tronco di questa miniserie descrive una progressione. Il PNM è il caso dell’assenza: nessun ente, nessun piano, nessuno strumento di governo attivo — solo norme di salvaguardia applicate a un territorio che non sa ancora di essere un parco nazionale nel senso istituzionale del termine. Il PNALM è il caso dell’attesa: un ente operativo da decenni, un piano che ha impiegato un secolo per essere approvato, la prova che la complessità multiregionale non è insuperabile ma non lo è gratuitamente. La Majella è il terzo caso — quello che nessuno dei due precedenti consente di anticipare: la struttura istituzionale funziona, il procedimento è stato completato, il piano vigeva. Il problema è un altro.

L’aggiornamento del piano del parco — adottato dall’Ente nel 2022, corredato di VAS e depositato pubblicamente nell’autunno dello stesso anno, con osservazioni processate e approvate dal Consiglio Direttivo nel novembre 2024 — è fermo in attesa di una delibera del Consiglio Regionale d’Abruzzo. Non esiste nella L. 394/1991 un termine entro cui la Regione deve approvare il piano. Non esiste un meccanismo sostitutivo per l’inerzia regionale. Il piano vigente rimane quello del 2009: uno strumento che ha quattordici anni, approvato prima del Geoparco UNESCO, prima dell’aggiornamento delle Misure di Conservazione dei siti Natura 2000, prima di qualunque pianificazione territoriale degli ultimi quindici anni.

Questo è il tratto distintivo del caso Majella nella griglia comparata: non una governance assente o tardiva, ma una governance consolidata che non riesce ad aggiornarsi. La differenza con il PNM non sta nel grado di funzionamento dell’istituzione — che è radicalmente diverso — ma nell’esito per il territorio: anche qui, lo strumento pianificatorio è obsoleto. Per ragioni opposte, ma con un risultato analogo sul piano operativo.


Movimento A

Struttura istituzionale ed economia: un ente operativo in contesto monoregionale

Il perimetro

Il Parco Nazionale della Majella si estende su 74.095 ettari interamente nella Regione Abruzzo, distribuiti nelle province di Chieti (27.396 ha), L’Aquila (23.850 ha) e Pescara (22.849 ha), su 39 comuni. È il terzo parco della miniserie per estensione: più grande del PNALM (49.680 ha), meno della metà del PNM (87.898 ha). La monoregionalità è la sua caratteristica istituzionale più rilevante ai fini del confronto.

ProvinciaEttari nel parcoComuni selezionati
Chieti (14) 27.396 ha Civitella Messer Raimondo, Fara San Martino, Gamberale, Guardiagrele, Lama dei Peligni, Lettopalena, Montenerodomo, Palena, Palombaro, Pennapiedimonte, Pizzoferrato, Pretoro, Rapino, Taranta Peligna
L’Aquila (12) 23.850 ha Ateleta, Campo di Giove, Cansano, Corfinio, Pacentro, Pescocostanzo, Pettorano sul Gizio, Pratola Peligna, Rivisondoli, Roccacasale, Rocca Pia, Roccaraso, Sulmona
Pescara (13) 22.849 ha Abbateggio, Bolognano, Caramanico Terme, Lettomanoppello, Manoppello, Popoli, Roccamorice, Salle, Sant’Eufemia a Maiella, San Valentino in A.C., Serramonacesca, Tocco da Casauria, (altri)

Fonte: D.P.R. 5 giugno 1995 (GU n. 181 del 4/8/1995 s.o. 97); elaborazione su dati MASE. Quattro comuni hanno il centro abitato all’interno del perimetro del parco: Caramanico Terme, Sant’Eufemia a Maiella, Pacentro, Campo di Giove.

Tre province, una regione: questa è la differenza strutturale rispetto al PNALM (tre regioni) e al PNM (due regioni). L’iter di approvazione del piano del parco richiede il solo Consiglio Regionale d’Abruzzo — nessun coordinamento interregionale, nessuna intesa biregionale, nessun protocollo d’intesa da negoziare tra apparati amministrativi di regioni diverse. Nel caso del piano del 2009 questo sembra aver semplificato l’iter rispetto ai casi bi- e triregionali esaminati: adottato dal Consiglio Regionale nel gennaio 2005, approvato definitivamente nel dicembre 2008, pubblicato in GU nel luglio 2009 — meno di cinque anni dall’adozione alla pubblicazione, in una procedura che aveva visto l’ente approvare internamente il piano già nel 1999. Che la monoregionalità sia la causa di questa relativa rapidità non è dimostrabile sulla base di un singolo caso; che non sia sufficiente a garantire la continuità degli strumenti nel tempo lo dimostra, invece, quanto accaduto con l’aggiornamento del 2022.

L’iter istitutivo

La Majella è elencata nell’art. 34 c. 1 lett. b) della L. 394/1991 — il meccanismo diretto che abbiamo documentato nella radice. La perimetrazione provvisoria e le misure di salvaguardia sono arrivate con D.M. 4 novembre 1993. Il comitato di gestione provvisoria è stato istituito con D.M. 28 settembre 1994. L’Ente Parco è stato formalmente costituito con D.P.R. 5 giugno 1995: quattro anni di provvisorietà, poi la normalizzazione.

Iter istitutivo e pianificatorio Parco Nazionale della Majella — cronologia verificata

Fonti: L. 394/1991; D.P.R. 5/6/1995 (GU n. 181/1995); parcomajella.it; Repertorio ISPRA; BUR Abruzzo

1991
Inserimento in L. 394/1991, art. 34 c. 1 lett. b) — istituzione diretta per legge.
1993
D.M. 4 novembre 1993 — perimetrazione provvisoria e misure di salvaguardia.
1994
D.M. 28 settembre 1994 — istituzione del comitato di gestione provvisoria.
1995
D.P.R. 5 giugno 1995 (GU n. 181 del 4/8/1995, s.o. 97) — istituzione dell’Ente Parco. Sede a Guardiagrele (CH). Fine del regime provvisorio.
1999
DCD n. 26/99 del 17/05/1999 — approvazione del Piano del Parco da parte del Consiglio Direttivo dell’Ente.
2005
DCR Abruzzo n. 164/6 del 13/01/2005 — adozione del Piano del Parco da parte del Consiglio Regionale.
2009
DCR Abruzzo n. 122/2 del 30/12/2008 — approvazione definitiva del Piano del Parco. Pubblicazione su GU n. 164 del 17/7/2009 (s.o. n. 119). Piano vigente.
2019
DCD n. 35 del 25/7/2019 — avvio della procedura di aggiornamento del Piano e della nuova VAS.
2021
Avviso BUR Abruzzo Speciale n. 47 del 12/3/2021 — avvio procedura VAS dell’aggiornamento. Il 22 aprile 2021 il territorio del Parco viene dichiarato Geoparco Mondiale UNESCO con il nome «Majella Geopark».
2022
DCD n. 26 del 28/4/2022 — adozione dell’Aggiornamento al Piano da parte del Consiglio Direttivo. Deposito pubblico ai sensi dell’art. 12 c. 3–4 L. 394/91: avviso su BUR Abruzzo n. 39 del 28/9/2022. Termine osservazioni: 26 novembre 2022.
2024
DCD n. 30 del 21/11/2024 — osservazioni alla proposta di Aggiornamento approvate dal Consiglio Direttivo. Albo Pretorio 4–19 dicembre 2024. Ultimo atto documentato nel Repertorio ISPRA (marzo 2026).
2026
Luglio 2026: nessuna delibera regionale di approvazione dell’Aggiornamento al Piano risulta pubblicata. Il piano vigente rimane quello del 2009. (Gap dichiarato A.1)
Gap dichiarato A.1 — stato corrente dell’aggiornamento del piano L’ultimo atto dell’iter documentato nel Repertorio ISPRA (aggiornamento marzo 2026) è la DCD n. 30 del 21/11/2024 (osservazioni del Consiglio Direttivo). Non risulta, alla data di redazione di questo pezzo (luglio 2026), alcuna delibera di approvazione del Consiglio Regionale d’Abruzzo relativa all’Aggiornamento al Piano del Parco Nazionale della Majella adottato nel 2022. La Regione Abruzzo non ha pubblicato aggiornamenti procedurali successivi all’avviso di deposito del settembre 2022. Il piano vigente è quello approvato nel 2008 e pubblicato nel 2009. Se l’Aggiornamento risultasse approvato tra la redazione e la pubblicazione di questo pezzo, sarà inserita una correzione visibile con datestamp.

L’anomalia dell’aggiornamento

La notizia è questa: il Parco Nazionale della Majella ha un piano del parco vigente che ha quattordici anni. L’aggiornamento, avviato formalmente nel 2019, adottato dall’Ente nel 2022, depositato e reso pubblico nello stesso anno per la raccolta di osservazioni, processato con delibera del Consiglio Direttivo nel novembre 2024 — non ha ancora ottenuto la delibera di approvazione del Consiglio Regionale d’Abruzzo. Il confronto con il PNALM rende la cosa ancora più visibile: il PNALM ha coordinato tre regioni su tre procedimenti di VAS e VINCA separati per quattro anni e ha completato l’iter. La Majella, monoregionale, ha un unico soggetto approvante — e quello stesso soggetto non ha ancora agito.

La dimensione del problema cambia se si considera cosa è successo nel frattempo. Nel 2021 il parco ha ottenuto il riconoscimento UNESCO come Majella Geopark: un titolo che richiede, per il suo mantenimento, attività continuative documentate secondo le linee guida della rete UNESCO Global Geoparks. L’aggiornamento del piano del 2022 incorpora esplicitamente il riconoscimento Geoparco tra i suoi riferimenti programmatici — proprio perché il piano del 2009 è antecedente di dodici anni al riconoscimento, e non ne può tenere conto. Se il piano aggiornato non viene approvato, il Geoparco opera su una base pianificatoria che non lo riconosce. Le due strutture — piano del parco e governance del Geoparco — procedono in parallelo senza integrarsi formalmente. Questo non è un dettaglio: è la documentazione di come l’inerzia su uno strumento si propaghi sugli altri.

Nota di contesto — la struttura dell’iter ex art. 12 L. 394/1991 L’art. 12 c. 3 della L. 394/1991 prevede che il piano del parco, adottato dall’ente, sia depositato e reso pubblico per sessanta giorni, entro i quali chiunque può presentare osservazioni. Decorso il termine, l’ente parco esamina le osservazioni e formula le proprie controdeduzioni. Il piano viene poi trasmesso alla Regione (o alle Regioni interessate) per l’approvazione ai sensi del c. 4. Non esiste un termine perentorio entro cui la Regione deve approvare: l’inerzia regionale non produce effetti sostitutivi automatici. Questo è il nodo procedurale che la Majella sta scontando.

Il Geoparco UNESCO e la governance del territorio

Il 22 aprile 2021, il territorio del Parco Nazionale della Majella è stato dichiarato Geoparco Mondiale UNESCO con il nome «Majella Geopark» — il decimo geoparco italiano nella rete UNESCO Global Geoparks. Il riconoscimento si basa su 95 geositi documentati, di cui almeno 22 di valore internazionale, e su una candidatura avviata nel 2016 in collaborazione tra l’Ente Parco e l’Ordine dei Geologi della Regione Abruzzo.

Il Geoparco aggiunge uno strato di governance che non sostituisce ma si affianca al piano del parco: le «Linee Guida dell’UNESCO» per il mantenimento del titolo richiedono attività continuative di documentazione, valorizzazione e sviluppo sostenibile. Nella griglia della miniserie, il riconoscimento Geoparco rappresenta una variabile che il PNM non ha e che il PNALM non ha (almeno fino a luglio 2026). È uno strumento di valorizzazione internazionale che l’ente ha ottenuto in presenza di un piano vigente ma in assenza di uno aggiornato: la domanda che si pone nella Chioma è se questo strumento compensa parzialmente l’obsolescenza pianificatoria o se opera in parallelo senza integrarsi con essa.

Gap dichiarato A.2 — contenuto operativo del raccordo Geoparco/piano L’affermazione che l’Aggiornamento al Piano 2022 incorpora il riconoscimento Geoparco tra i suoi riferimenti programmatici è ricavata dal confronto tra la documentazione pubblica dell’iter (sito parcomajella.it) e il comunicato di designazione Geoparco 2021. Non è stato letto direttamente il testo integrale dell’Aggiornamento al Piano 2022 — non risulta disponibile in forma scaricabile dalle fonti pubbliche verificate. L’affermazione è fondata ma non verificata sul documento primario: va dichiarata come tale. Ciò che è verificato è la sequenza temporale: il piano vigente è del 2009, il Geoparco è del 2021, l’aggiornamento è del 2022, la delibera regionale manca. La conseguenza logica sull’integrazione tra i due strumenti è un’inferenza dalla sequenza, non una verifica documentale diretta.

Movimento B

Il patrimonio naturalistico: hot spot di biodiversità appenninica

La Majella è classificata dalla letteratura scientifica come uno dei territori ad alta biodiversità dell’Appennino centrale. Il 55% della superficie del parco si trova a quote superiori ai 2.000 metri; la vetta più alta è il Monte Amaro (2.793 m). La complessità orografica — sessanta cime, di cui trenta oltre i 2.000 metri, valli profonde, oltre 100 grotte, circhi glaciali del Quaternario — genera una diversità di habitat che si traduce direttamente in ricchezza di specie.

Flora

Le entità floristiche censite nel parco ammontano a oltre 2.100 (specie e sottospecie), corrispondenti a circa il 65% della flora abruzzese, quasi il 30% della flora italiana e circa il 17% di quella europea. Il dato è significativo non solo per il valore assoluto ma per la proporzione: un’area che copre circa lo 0,25% del territorio italiano ospita quasi un terzo della sua flora.

Tra le specie di particolare interesse fitogeografico e conservazionistico si documentano endemismi dell’area Majella-Morrone che rappresentano circa il 7% della flora locale. I principali gruppi di habitat includono le pietraie e le rupi d’alta quota (con specie come Viola magellensis, Sedum magellense, Chaerophyllum magellense), i pascoli aridi e subalpini, le faggete, le rocce stillicidiose. La presenza dell’Abete rosso — reintrodotto circa quattrocento anni fa dai monaci benedettini nella Fossa di Pentima sul Morrone, a partire da materiale proveniente dalla Foresta di Vallombrosa — rappresenta un caso documentato di naturalizzazione storica di origine antropica, considerato esito positivo in quanto la specie era presente nell’area prima della scomparsa di epoca romana.

Gap dichiarato B.1 — dati floristici aggiornati post-2009 I dati floristici disponibili nelle fonti istituzionali accessibili (Piano Performance 2022–2024, sito Ente Parco, documentazione di candidatura Geoparco) si riferiscono alle stesse stime presenti nel Piano del Parco 2009. Non risulta una monografia aggiornata post-2021 che produca un nuovo censimento completo della flora. Il numero di 2.100 entità è da considerare come stima consolidata, non come dato da censimento recente.

Fauna vertebrata

Il parco ospita oltre il 78% delle specie di mammiferi presenti in Abruzzo e oltre il 45% di quelle italiane. Tra i vertebrati di interesse conservazionistico documentati: orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus), lupo (Canis lupus italicus), camoscio d’Abruzzo (Rupicapra pyrenaica ornata), lontra (Lutra lutra), cervo (Cervus elaphus), capriolo (Capreolus capreolus), gatto selvatico (Felis silvestris). Tra i rapaci: aquila reale (Aquila chrysaetos), lanario (Falco biarmicus), astore (Accipiter gentilis). Tra le specie ornitiche di interesse: picchio dorsobianco (Dendrocopos leucotos), picchio muraiolo (Tichodroma muraria), piviere tortolino (Charadrius morinellus) — quest’ultimo presente sulle pietraie d’alta quota della Majella come una delle pochissime stazioni europee meridionali.

Tra gli invertebrati, sono state censite 116 specie di farfalle diurne (Rhopalocera), corrispondenti alla quasi totalità delle specie italiane. Il dato degli invertebrati è quello per cui la Majella si distingue in maniera più marcata nel contesto appenninico: la diversità dei lepidotteri è un indicatore proxy della qualità e della diversità degli habitat erbacei.

Specie faunistiche di riferimento — Parco Nazionale della Majella
SpecieNome scientificoGruppoNote
Orso bruno marsicanoUrsus arctos marsicanusMammiferoSottospecie endemica appenninica; All. II Dir. Habitat (prioritario *)
LupoCanis lupus italicusMammiferoAll. II e IV Dir. Habitat; soggetto a programma di coesistenza con la zootecnia (DCD 15/2015)
Camoscio d’AbruzzoRupicapra pyrenaica ornataMammiferoSottospecie endemica appenninica; All. II e IV Dir. Habitat (prioritario *)
LontraLutra lutraMammiferoAll. II e IV Dir. Habitat; indicatore di qualità dei corsi d’acqua
Gatto selvaticoFelis silvestrisMammiferoAll. IV Dir. Habitat
Aquila realeAquila chrysaetosUccelloAll. I Dir. Uccelli
LanarioFalco biarmicusUccelloAll. I Dir. Uccelli; SPEC 3
Picchio dorsobiancoDendrocopos leucotosUccelloAll. I Dir. Uccelli; presente nella faggeta matura
Piviere tortolinoCharadrius morinellusUccelloAll. I Dir. Uccelli; stazione appenninica meridionale tra le poche in Europa

Fonte: Piano Performance 2022–2024 Ente Parco Nazionale della Majella; sito parcomajella.it; classificazione All. Dir. Habitat e Dir. Uccelli da formulari Natura 2000.

Gap dichiarato B.2 — dati di monitoraggio faunistico aggiornati I dati sulle popolazioni faunistiche disponibili nelle fonti accessibili (sito ente, Piano Performance) non riportano serie storiche di censimento comparabili a quelle prodotte dal PNALM per l’orso e il camoscio. L’Ente Parco pubblica comunicati di monitoraggio ma non risulta disponibile una relazione annuale sistematica equivalente alla struttura dei rapporti PNALM. Non è verificabile, in questa fase di ricerca, se tale documentazione esiste internamente e non è pubblicata, o se l’attività di monitoraggio sistematico ha subito discontinuità. Il confronto quantitativo tra popolazioni di orso, lupo e camoscio nei cinque parchi è rinviato alla Chioma tematica sulla fauna.

Geodiversità e Geoparco

La componente geologica è quella che ha prodotto il riconoscimento internazionale più recente e di maggior visibilità. I 95 geositi documentati nel territorio includono fenomeni di diversa natura: geomorfologici (circhi glaciali, valli sospese, forre fluviali), stratigrafici (successioni carbonatiche del Mesozoico), paleontologici, speleologici (oltre 100 grotte), idrogeologici. Almeno 22 hanno valore dichiaratamente internazionale secondo i criteri UNESCO Global Geoparks Network.

La geodiversità della Majella non è sovrapponibile alla biodiversità, ma la sostiene: le rocce calcaree, la morfologia carsica, la varietà altitudinale generano la diversità di habitat che determina la ricchezza floristica e faunistica. Nella griglia della miniserie, la Majella è l’unico parco tra i cinque ad avere un riconoscimento esplicito della propria componente geologica a livello UNESCO — un elemento che il confronto nella Chioma dovrà valorizzare come variabile, non come semplice titolo onorifico.


Movimento C

La struttura demografica: un territorio di aree interne in contesto abruzzese

I 39 comuni del perimetro del Parco Nazionale della Majella rientrano nella classificazione SNAI come aree interne, prevalentemente nelle fasce periferiche e ultraperiferiche. La stima di popolazione residente disponibile nelle fonti accessibili — circa 25.300 unità, elaborata dall’Ente Parco su dati ISTAT 2013, proporzionando la popolazione dei comuni alla quota di territorio comunale inclusa nel parco — è un proxy metodologicamente debole e temporalmente lontano.

Gap dichiarato C.1 — dati demografici a scala comunale verificata La serie storica ISTAT 2001–2011–2021 per i 39 comuni del perimetro, con relativo calcolo di saldo migratorio, variazione di residenti non nati nel comune e proiezioni al 2043, non è stata estratta direttamente per questo pezzo. Il dato disponibile (25.300 residenti stimati al 2013) è tratto dal Piano Performance 2022–2024 dell’Ente Parco, che lo definisce esplicitamente come stima proporzionale — non come dato puntuale. Questo gap verrà colmato nella Chioma demografica comparata, dove la stessa operazione è necessaria per tutti e cinque i parchi in forma omogenea. Nell’attesa, il dato di 25.300 è da intendersi come ordine di grandezza, non come cifra precisa.

Il contesto demografico abruzzese mostra tendenze comuni alle aree interne dell’Appennino centro-meridionale: spopolamento delle fasce ultraperiferiche, tassi di natalità inferiori alla media nazionale, migrazione verso i centri urbani (Chieti, Pescara, L’Aquila). Tra i 39 comuni del parco, comuni come Caramanico Terme e Roccaraso hanno dinamiche differenziate rispetto a comuni come Sant’Eufemia a Maiella o Taranta Peligna: i primi hanno strutture ricettive e flussi turistici consolidati; i secondi sono in fase di spopolamento avanzato. Il piano del parco vigente (2009) identificava questa differenziazione interna come uno degli elementi da governare attraverso la zonazione e gli strumenti di sviluppo socioeconomico previsti dall’art. 14 L. 394/1991.

La variabile che distingue la Majella dal PNM nella griglia demografica non è l’andamento di spopolamento — che è strutturalmente analogo — ma l’esistenza di strumenti di risposta. L’ente parco ha approvato un Piano di Sviluppo Socioeconomico nel 2004, completato il relativo iter regionale nel 2010. Ha strutture ricettive, centri visita, aree faunistiche che producono flussi economici locali. Ha un marchio di qualità per i prodotti locali. Nessuno di questi strumenti ha arrestato lo spopolamento — ma ha prodotto un’infrastruttura di risposta che il PNM non ha ancora potuto costruire, e che il confronto nella Chioma dovrà valutare quantitativamente.


La posizione della Majella nella griglia comparata

La Majella occupa il terzo posto nella scala istituzionale della miniserie, ma la sua posizione è più complessa di una semplice graduatoria. Ha ciò che il PNM non ha: un ente operativo da trent’anni, una sede, un bilancio, un personale, un corpo di guardie, un piano vigente, strumenti di sviluppo socioeconomico approvati, un riconoscimento UNESCO. Ha qualcosa che il PNALM non aveva fino al 2025: un piano vigente da sedici anni, in un regime di monoregionalità che avrebbe dovuto rendere l’aggiornamento più semplice che altrove. Non ha, però, quello che è il prodotto atteso di una governance pienamente operativa: strumenti pianificatori aggiornati alla realtà attuale del territorio.

Il caso della Majella chiarisce una cosa sul sistema complessivo che il solo caso PNM non consente di vedere: il problema non è soltanto l’assenza dell’istituzione. È la struttura procedurale della L. 394/1991, che non prevede tempi certi in nessuna fase — né nell’istituzione, né nella prima pianificazione, né nell’aggiornamento — e non prevede rimedi per l’inerzia regionale in nessuno di questi momenti. La Majella lo documenta dall’estremità opposta rispetto al PNM: struttura amministrativa pienamente operativa, procedimento di aggiornamento completato da parte dell’ente, inerzia nel soggetto terzo chiamato ad approvare. La L. 394/1991 non prevede commissariamento della Regione per inerzia nell’approvazione del piano. Né per il parco in fase zero, né per quello che ha trent’anni di storia.

Nella Chioma della miniserie, la Majella sarà il termine di riferimento per il confronto sui dati economici (strutture ricettive, imprese, valore aggiunto del turismo) e sulla componente naturalistica documentata. Per il PNM, confrontarsi con la Majella significa confrontarsi con un’istituzione con struttura amministrativa consolidata e strumenti operativi che il PNM non ha ancora — ma anche con la prova che quella struttura, da sola, non basta a garantire che gli strumenti pianificatori rimangano attuali.

Fonti primarie e note sulle verifiche
  • L. 6 dicembre 1991 n. 394, art. 34 c. 1 lett. b) — istituzione Parco Nazionale della Majella per legge
  • D.M. 4 novembre 1993 — perimetrazione provvisoria e misure di salvaguardia
  • D.M. 28 settembre 1994 — istituzione comitato di gestione provvisoria
  • D.P.R. 5 giugno 1995 (GU n. 181 del 4/8/1995, s.o. 97) — istituzione Ente Parco Nazionale della Majella. Fonte: parcomajella.it/DPR-Istituzione-Ente-Parco-Nazionale-della-Majella.htm
  • DCD n. 26/99 del 17/05/1999 — approvazione interna Piano del Parco
  • DCR Abruzzo n. 164/6 del 13/01/2005 — adozione Piano del Parco
  • DCR Abruzzo n. 122/2 del 30/12/2008 — approvazione definitiva Piano del Parco. GU n. 164 del 17/7/2009, s.o. n. 119
  • DCD n. 35 del 25/7/2019 — avvio aggiornamento piano e nuova VAS
  • DCD n. 40 del 30/10/2019 — recepimento parere Comunità del Parco, presa d’atto Rapporto Preliminare VAS
  • Avviso BUR Abruzzo Speciale n. 47 del 12/3/2021 — avvio procedura VAS aggiornamento piano
  • 22 aprile 2021 — dichiarazione Geoparco Mondiale UNESCO «Majella Geopark». Fonte: comunicato parcomajella.it
  • DCD n. 26 del 28/4/2022 — adozione Aggiornamento Piano del Parco
  • Avviso BUR Abruzzo n. 39 del 28/9/2022 — deposito pubblico Aggiornamento Piano, termine osservazioni 26/11/2022. Fonte: regione.abruzzo.it
  • DCD n. 30 del 21/11/2024 — osservazioni alla proposta di Aggiornamento, Albo Pretorio 4–19/12/2024. Fonte: Repertorio ISPRA (aggiornamento marzo 2026)
  • ISPRA, Repertorio dello stato di attuazione dei Piani per il Parco nei Parchi Nazionali — scheda Parco Nazionale della Maiella. URL: isprambiente.gov.it/it/banche-dati/repertorio-stato-attuazione-piani-parco/parco-nazionale-della-maiella (verificato luglio 2026)
  • Ente Parco Nazionale della Majella, Piano Performance 2022–2024. URL: performance.gov.it/performance/piani-performance/allegato/3946
  • parcomajella.it/Piano-e-Regolamento-del-Parco.htm — cronologia iter piano (verificato luglio 2026)
  • parcomajella.it/aggiornamento-al-piano-per-il-parco-nazionale-della-majella.htm — documentazione iter aggiornamento (verificato luglio 2026)
  • MASE — scheda Parco Nazionale della Majella. URL: mase.gov.it/portale/parco-nazionale-della-maiella (dati perimetrazione e presidente)
  • Dati superficie per provincia: elaborazione su dati citati in fonti istituzionali (Chieti 27.396 ha, L’Aquila 23.850 ha, Pescara 22.849 ha; totale 74.095 ha). Fonte primaria non singola — da confrontare con DPR 1995

Fonti secondarie non verificate direttamente: Dati floristici (2.100 entità) e faunistici (78% specie mammiferi abruzzesi, 116 specie lepidotteri) sono tratti da fonti istituzionali dell’Ente Parco (Piano Performance, sito) che a loro volta citano censimenti antecedenti al piano del 2009. Non è stata recuperata la fonte primaria di ciascuno. I dati sono riportati come stime istituzionali consolidate, non come dati da censimento recente.

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Il PNALM in cifre: economia, natura e popolazione nel parco più antico d’Italia
Analisi · I magnifici cinque — Tronco, pezzo 2

Seconda puntata del Tronco — il termine di confronto più antico e, dal marzo 2025, il parco che ha impiegato più tempo per approvare il proprio piano: 102 anni dall’istituzione, 15 dall’avvio dell’iter formale. Tre movimenti paralleli al pezzo sul PNM: economia e governance, patrimonio naturalistico, demografia. Più un quarto elemento che il PNM non può ancora avere: la documentazione di ciò che un ente operativo produce nel tempo.

Analisi I magnifici cinque luglio 2026  ·  Osservatorio dei Vinti
Nota metodologica — fonti e simmetria con il pezzo sul PNM Questo articolo utilizza come fonte primaria la Relazione del Piano del Parco PNALM (2022, approvato triregionalmente nel 2025), scaricata direttamente dal sito della Regione Lazio, e la relativa VAS — Sintesi Non Tecnica. I dati demografici ed economici provengono dalle tabelle 5-1, 5-2, 5-3, 5-4, 5-5 della Relazione, elaborazione ISTAT. I dati sul monitoraggio faunistico (orso, camoscio) provengono dai comunicati ufficiali del PNALM e dalle note ISPRA. Per mantenere la simmetria sinottica con il pezzo sul PNM, la struttura in tre movimenti è identica. I gap dichiarati inline segnalano dove la comparazione diretta non è ancora possibile per asimmetria delle fonti disponibili. Nota su Pescosolido e Villalago: Pescosolido è formalmente nel perimetro del PNALM; la sua assenza dall’elenco storico MASE riflette un ritardo di aggiornamento del database ministeriale, non una variazione del perimetro — è incluso tra i comuni laziali del parco in questo articolo. Villalago non rientra nel perimetro del Parco Nazionale (ha una propria Riserva Regionale sul Lago di San Domenico e Lago Pio), ma l’ente parco lo include nelle proprie elaborazioni socioeconomiche per continuità storica delle analisi territoriali — i suoi dati compaiono nelle tabelle della Relazione del Piano e sono riportati come tali nelle aggregazioni, con questa avvertenza.

Questo pezzo è il secondo del Tronco della miniserie. Segue la radice documentale e il pezzo sul PNM. Chi non ha letto entrambi troverà qui i riferimenti essenziali, ma la struttura argomentativa complessiva — inclusi i criteri metodologici e l’ipotesi di amenity migration — è là.

Il PNALM è l’opposto del PNM su quasi tutti gli assi istituzionali. Istituito nel 1923 — primo parco nazionale d’Italia — ha un ente parco operativo, una sede a Pescasseroli, un bilancio, un direttore, un corpo di guardie, rapporti annuali di monitoraggio, una Carta Europea per il Turismo Sostenibile attiva, un marchio di qualità per i prodotti locali. Ha, dal marzo 2025, un piano del parco approvato da tutte e tre le regioni interessate — completando un iter avviato formalmente nel 2010 e che ha radici nell’istituzione del 1923: 102 anni per arrivare allo strumento che la L. 394/1991 prevedeva come condizione ordinaria di gestione.

Il confronto con il PNM non è tra un parco riuscito e uno fallito. È tra due stadi diversi dello stesso processo istituzionale — e, soprattutto, tra due situazioni in cui la stessa fauna, gli stessi corridoi ecologici, gli stessi pastori si trovano a operare con strumenti di governo radicalmente asimmetrici.


Movimento A

Governance e struttura economica: cosa cambia con un ente operativo

Il perimetro

Il PNALM si estende su 49.680 ettari — poco più della metà del PNM (87.898 ettari) — distribuiti su 25 comuni in tre regioni: 12 in Abruzzo (provincia dell’Aquila), 8 nel Lazio (provincia di Frosinone), 5 in Molise (provincia di Isernia).

RegioneComuniProvincia
Abruzzo (12) Alfedena, Barrea, Bisegna, Civitella Alfedena, Gioia dei Marsi, Lecce dei Marsi, Opi, Ortona dei Marsi, Pescasseroli, Scanno, Villavallelonga, Villetta Barrea L’Aquila
Lazio (8) Alvito, Campoli Appennino, Pescosolido, Picinisco, San Biagio Saracinisco, San Donato Val di Comino, Settefrati, Vallerotonda Frosinone
Molise (5) Castel San Vincenzo, Filignano, Pizzone, Rocchetta a Volturno, Scapoli Isernia

Fonte: MASE, elenco ufficiale aree protette. Villalago compare nelle tabelle demografiche della Relazione del Piano ma non nell’elenco MASE (si veda la nota metodologica per i dettagli dell’integrazione statistica).

Tre regioni significano tre corpi normativi regionali diversi, tre processi di approvazione del piano separati, tre apparati di controllo del territorio con competenze parzialmente sovrapposte. È la stessa asimmetria biregionale che abbiamo documentato per il PNM — ma portata a tre, e con un ente parco che da oltre trent’anni deve navigarla quotidianamente.

L’iter del piano: 102 anni e 15 anni

Il PNALM è stato istituito con R.D.L. dell’11 gennaio 1923. Non aveva un piano del parco fino al marzo 2025. Tra questi due estremi, la storia del piano è quella di un procedimento che ha impiegato quindici anni dalla prima proposta formale per completare il ciclo triregionale.

Iter approvazione piano PNALM — cronologia verificata

Fonte primaria: VAS-SNT, Relazione del Piano, delibere regionali

1923
Istituzione — R.D.L. 11 gennaio 1923. Primo parco nazionale d’Italia.
1993
Adeguamento alla L. 394/1991 (D.C.M. 26 novembre 1993). Ente parco formalmente costituito nel quadro della nuova legge quadro.
2000
D.P.R. 24 gennaio 2000 — ampliamento del perimetro con inclusione di territori laziali e molisani. Nasce la configurazione triregionale attuale.
2010
Prima proposta di piano: delibera del Consiglio Direttivo n. 19/2010, trasmessa alle regioni con nota n. 1647 del 15 marzo 2011. Avvio della fase di interlocuzione interregionale.
2017–2022
Apertura procedimento VAS dopo lunga fase di interlocuzione. Raccolta osservazioni. Approvazione Comunità del Parco (unanimità). Adozione del CD con delibera febbraio 2023.
2024
Lazio: DGR 1137/2024 — prima regione ad approvare.
Febbraio 2025
Abruzzo: DCR 17/1 del 4 febbraio 2025 — approvazione all’unanimità. Nota: allevatori delle tre regioni hanno presentato opposizione formale, contestando l’assenza di tutela per domini collettivi e usi civici.
Marzo 2025
Molise: DCR 17 dell’11 marzo 2025. Piano in vigore. Il PNALM completa il ciclo triregionale: 102 anni dall’istituzione, 15 anni dall’avvio dell’iter formale. Tra i cinque parchi della miniserie, è il caso con il percorso più lungo verso l’approvazione del piano — non l’unico ad averlo: il Gran Sasso lo ha dal 2020.

Iter verificato su: VAS-SNT (Regione Lazio), comunicati PNALM, DCR Abruzzo e Molise, stampa locale verificata. Il direttore del PNALM Luciano Sammarone, all’atto dell’approvazione abruzzese, ha dichiarato: «Il piano del parco è lo strumento attraverso cui si governa il territorio, dal punto di vista della tutela e della conservazione ma anche dello sviluppo. All’approvazione del Piano seguirà quella del piano di sviluppo socioeconomico, attraverso cui si stabilirà la destinazione delle risorse e degli incentivi.»

Il nodo degli usi civici — conflitto non risolto In febbraio 2025, prima dell’approvazione abruzzese, allevatori delle tre regioni hanno depositato un’opposizione formale al piano, contestando l’assenza di qualsiasi riferimento ai diritti sui domini collettivi e agli usi civici — che nei comuni del PNALM rappresentano quote significative della superficie pascoliva. La critica tecnica sollevata è che il piano, a differenza di quello della Majella e del Gran Sasso, ignori completamente questa categoria di diritti. Il piano è stato approvato ugualmente. Il conflitto tra la zonazione del parco e i diritti collettivi preesistenti non è stato risolto: è stato posticipato. Questo è un elemento di cui il pezzo del PNM non può ancora avere analogo — non perché il PNM non abbia usi civici nel suo territorio, ma perché non ha ancora un piano che possa generare questo tipo di conflitto. Gap dichiarato A.1: la documentazione completa dell’opposizione degli allevatori non è stata letta direttamente — il dato proviene da fonti stampa verificate (Agenparl, febbraio 2025). Il testo integrale dell’opposizione formale non è attualmente consultabile nei database pubblici; i dettagli qui riportati derivano dalle agenzie di stampa verificate e saranno approfonditi laddove emergano nuovi atti formali accessibili.

La struttura economica nel 2019

I dati che seguono provengono dalla Tabella 5-4 della Relazione del Piano (ISTAT 2019). Il confronto con il PNM è reso difficile dall’asimmetria delle fonti: per il PNM abbiamo lo studio ISPRA 2018 con dati naturalistici e dati ISTAT/PSNAI per la demografia, ma non un’analisi del tessuto imprenditoriale comparabile a quella contenuta nella Relazione PNALM. Questo gap sarà dichiarato esplicitamente nella Chioma.

Struttura produttiva — comuni PNALM (2019)

Fonte: Relazione del Piano del Parco PNALM, Tab. 5-4, elaborazione ISTAT

Settore ATECOUnità locali% ULAddetti% addetti
Costruzioni20213,537613,9
Commercio (ingrosso + dettaglio)39326,255820,6
Trasporto e magazzinaggio553,71053,9
Alloggio e ristorazione29519,773327,1
Attività professionali, scientifiche, tecniche18112,11876,9
Attività manifatturiere1057,034012,5
Sanità e assistenza sociale845,61214,5
Altre attività (aggregato)18412,228911,0

Il settore commercio + alloggio/ristorazione rappresenta il 47% delle unità locali e il 48% degli addetti. Le costruzioni (70% in ristrutturazione e impiantistica) assorbono il 14% degli addetti. Il manifatturiero è prevalentemente alimentare (37%) e lavorazione del legno (17%).

Il dato più significativo per il confronto con il PNM non è la distribuzione settoriale in sé, ma la sua esistenza come dato: la Relazione del Piano PNALM contiene un’analisi sistematica della struttura produttiva che l’ente parco ha potuto commissionare, raccogliere e integrare nella pianificazione. Il PNM non ha prodotto nulla di equivalente — non per trascuratezza, ma perché l’ente che lo committerebbe non esiste.

L’offerta turistica: concentrazione e stagionalità

Strutture ricettive e posti letto — PNALM (2019–2020)

Fonte: Relazione del Piano del Parco PNALM, Tab. 5-5, elaborazione ISTAT

197
esercizi ricettivi totali (2019)
6.371
posti letto totali (2019)
6.664
posti letto totali (2020, +4,6%)
TipologiaEsercizi 2019Posti letto 2019Posti letto 2020
Alberghi (totale)723.3563.372
  — di cui 3 stelle432.1032.103
  — di cui 4 stelle10730730
Extra-alberghiero (totale)1253.0153.292
  — Campeggi e villaggi71.7872.037
  — Agriturismi18226232
  — B&B61416437
Concentrazione geografica: il versante abruzzese ospita il 75% delle strutture e il 90% dei posti letto. Pescasseroli da sola conta il 25% delle strutture e il 32% dei posti letto. I quattro comuni principali (Pescasseroli, Opi, Scanno, Barrea) offrono il 67% dei posti letto totali del parco. I comuni laziali e molisani restano strutturalmente marginali nell’offerta turistica.

La concentrazione dell’offerta ricettiva è rilevante per l’ipotesi di amenity migration. Se il beneficio economico del parco si concentra in quattro comuni abruzzesi, la domanda è se questo si traduca in recupero demografico specificamente in quei comuni — e se il modello sia replicabile nel contesto molisano e laziale del parco, che strutturalmente assomiglia molto di più ai territori del PNM.

Gap dichiarato A.2 — dati sull’origine del capitale investito nelle strutture ricettive: la Relazione del Piano non fornisce informazioni sulla residenza dei titolari delle strutture. Per verificare se la crescita dell’offerta ricettiva corrisponda a imprenditoria locale o a capitale esterno acquisito nella fase di degrado dei prezzi immobiliari, sarebbe necessaria un’analisi campionaria sul Registro Imprese camerale (province di L’Aquila, Frosinone, Isernia). Questa analisi sarà condotta nella Chioma come elemento comparativo con i territori del PNM.


Movimento B

Il patrimonio naturalistico: cosa cambia quando l’ente esiste

La differenza più immediata tra il PNALM e il PNM sul lato naturalistico non è la ricchezza biodiversa — entrambi i territori hanno patrimoni eccezionali — ma la differenza tra un patrimonio monitorato e uno documentato una sola volta. Il PNM ha lo studio ISPRA 2018 che descrive cosa c’era al momento dell’istituzione. Il PNALM produce rapporti annuali di monitoraggio, ha una Carta della Natura, gestisce programmi di reintroduzione, regola l’accesso ai sentieri in funzione della presenza di nidi e aree di svernamento dell’orso. La differenza non è solo quantitativa — è di tipo: il PNALM conosce in tempo reale lo stato delle sue popolazioni; il PNM non lo sa e non ha il soggetto che lo potrebbe sapere.

L’orso marsicano: nucleo sorgente e confini che l’orso non conosce

Il pezzo sul PNM si è chiuso con questa frase: il prossimo pezzo è il territorio «da cui l’orso esce verso il Matese lungo i corridoi che sul Matese nessuno sta gestendo». Il PNALM è quel territorio. Il monitoraggio 2025 del PNALM documenta 16 cuccioli nati da 7 femmine, confermando il dato del 2024. Ma il dato più rilevante per la miniserie è un altro.

«Proteggere l’orso marsicano non significa occuparsi solo di ciò che accade dentro un’area protetta. Significa soprattutto lavorare su un territorio più vasto, fatto di boschi, strade, aree agricole, corridoi ecologici, centri abitati e comportamenti umani. Il monitoraggio non può fermarsi ai confini amministrativi.» PNALM — comunicato ufficiale monitoraggio orso 2025, luglio 2026

Il comunicato descrive il caso di Bambina (F21), una femmina osservata con tre cuccioli che ha percorso un areale documentato dall’Alto Sangro alla Marsica, spingendosi «ben oltre i confini del Parco, dall’Alto Molise alla Maiella orientale». Il Matese fa parte di questo areale di dispersione. L’orso marsicano si muove tra un parco che lo monitora, lo conta e lo gestisce, e un territorio contiguo dove non esiste un soggetto con poteri equivalenti.

Orso marsicano — dati di monitoraggio PNALM

Fonte: comunicati ufficiali PNALM 2024–2026; ISPRA nota maggio 2025

Stima popolazione (2014, ultima formale)

45–69

Università La Sapienza + PNALM

Stima attuale orientativa

50–60

Fonti multiple concordanti, dato non formale

Femmine con cuccioli 2025

7

Confermato: stesso dato del 2024

Cuccioli nati 2025

16

Di cui Nina, rientrata dopo captivazione

Tasso sopravvivenza al primo anno

~50%

7 su 12 cuccioli 2024 confermati nel 2025

Individui identificati fuori dal parco (2021, genetico)

45

Quasi raddoppio areale femmine vs 2014

Progetto PNRR DigitAP (MASE): nel 2025 è stato avviato il primo censimento genetico sistematico dell’orso marsicano sia all’interno che all’esterno dell’areale storico, coordinato e standardizzato. I dati sono in fase di elaborazione. Sarà la prima stima formale della popolazione dal 2014 e includerà, per la prima volta in modo sistematico, le aree di dispersione esterna — tra cui i corridoi verso il Matese.

Lo stato di conservazione dell’orso marsicano nell’ultimo Report Art. 17 della Direttiva Habitat è non favorevole/cattivo — la categoria più grave. La specie è classificata CR (Pericolo Critico) nella Lista Rossa IUCN. Con 50–60 individui in tutto l’Appennino, ogni morte è una perdita significativa: nel solo 2025, ISPRA ha documentato tre decessi e una captivazione prima del completamento della stagione di monitoraggio.

Il camoscio appenninico: il nucleo originale e le reintroduzioni

Il PNALM ospita il nucleo originale di camoscio appenninico (Rupicapra pyrenaica ornata) — la popolazione da cui, a cavallo tra gli anni ’90 e i 2000, sono stati prelevati gli individui per le reintroduzioni sulla Maiella, il Gran Sasso, i Sibillini e il Sirente-Velino. Il parco effettua monitoraggi annuali con conta in estate e autunno per settori. La popolazione del PNALM è attualmente stabile, secondo il comunicato più recente disponibile sul sito del parco.

La popolazione appenninica complessiva, che include tutti i nuclei reintrodotti, conta circa 3.500 individui — ma la specie non è ancora uscita dal rischio di estinzione e continua a essere protetta da normative nazionali ed europee. Il nucleo del PNALM rimane quello di riferimento per la conservazione dell’intera metapopolazione appenninica.

Nel pezzo sul PNM abbiamo documentato la presenza del camoscio in dispersione sul Matese, in stato di conservazione non favorevole/inadeguato, senza monitoraggio attivo. I due dati — popolazine stabile al PNALM, dispersione non monitorata al Matese — sono la stessa storia letta da sponde diverse.

Carta della Natura e monitoraggio sistematico

Il PNALM dispone di una Carta dei Tipi di Habitat di Interesse Comunitario prodotta nel 2022 dall’Università della Tuscia (Filibeck et al., 2022, ISBN 978-88-903361-5-7) — uno strumento cartografico dettagliato della copertura vegetazionale e degli habitat prioritari, prodotto in collaborazione con l’ente parco. È esattamente il tipo di strumento che nel pezzo sul PNM abbiamo indicato come Gap dichiarato B.1 — assente per il Matese perché il soggetto che avrebbe dovuto commissionarlo non esiste.

La Relazione del Piano contiene inoltre dati sulla qualità delle acque superficiali (Sangro, lago di Barrea), sullo stato di conservazione delle specie ittiche, sui programmi di gestione degli ungulati. Il cinghiale è citato esplicitamente come fattore di pressione sugli ecosistemi — lo stesso dato che nel PNM abbiamo segnalato come Gap dichiarato B.2, con l’osservazione diretta dell’Osservatorio come unica fonte disponibile. Al PNALM il problema esiste e viene gestito; al PNM esiste e non viene gestito.

Gap dichiarato B.1: il confronto diretto tra i formulari Natura 2000 del PNALM e quelli del PNM, necessario per una comparazione sistematica degli habitat e delle specie tra i due parchi, non è stato completato per questo articolo. Il PNALM ha 6 siti ZSC/ZPS nel perimetro; il PNM ha i siti Natura 2000 che preesistevano all’istituzione del parco ma non una gestione integrata degli stessi. Il confronto sarà sviluppato nella Chioma.


Movimento C

La serie demografica: spopolamento con ente e senza ente

I dati che seguono provengono dalla Tabella 5-2 della Relazione del Piano PNALM (elaborazione ISTAT), con serie 2001–2019. Il riferimento al 2019, anziché al 2021, è determinato dalla fonte — la Relazione è stata redatta nel 2022 su dati disponibili al momento della stesura. Dove disponibili, integreremo con dati censuari 2021.

Dinamica demografica — comuni PNALM (2001–2019)

Fonte: Relazione del Piano PNALM, Tab. 5-1, 5-2, 5-3, elaborazione ISTAT

25.233
abitanti residenti (2019)
−12,5%
variazione 2001–2019
359
anziani ogni 100 giovani (2019)
ComuneVariazione 2001–2011 (%)Variazione 2011–2019 (%)Tendenza
Alfedena+6,9+17,9↑ unico in crescita sostenuta
Rocchetta a Volturno–4,5+3,6→ sostanziale stabilità
Civitella Alfedena+7,1–5,7↓ inversione
Pescasseroli+4,8–4,1↓ inversione
Villetta Barrea+10,0–5,2↓ inversione
Picinisco+4,6–8,8↓ inversione accentuata
Bisegna–25,1–18,7↓ declino strutturale
Opi–6,7–8,6↓ declino continuo
Scanno–9,0–9,0↓ declino stabile
TOTALE PARCO: –5,1% (2001–2011) → –7,9% (2011–2019). Il calo si accelera nel secondo decennio.
Indicatori strutturali: l’indice di vecchiaia passa da 235 anziani ogni 100 giovani nel 2001 a 275 nel 2011 a 359 nel 2019 — crescita del 53% in vent’anni. L’indice di ricambio della popolazione attiva (rapporto tra chi sta per andare in pensione e chi sta per entrare nel mondo del lavoro) passa da 100 nel 2001 a 128 nel 2011 a 149 nel 2019. Due indicatori che convergono: il territorio si svuota e invecchia, a prescindere dall’esistenza dell’ente parco.

Il dato demografico del PNALM è, per la miniserie, il più importante dei tre movimenti. Non perché i numeri siano più gravi di quelli del PNM — la struttura del declino è simile — ma perché il PNALM permette di rispondere a una domanda che il PNM non permette ancora di porre: un ente parco operativo da oltre trent’anni, con una propria capacità di promozione e gestione del territorio, ha prodotto un’inversione demografica, o almeno una attenuazione del declino?

La risposta, leggendo i dati 2001–2019, è sostanzialmente negativa. Il territorio del PNALM ha perso il 12,5% della popolazione in vent’anni. Il calo si è accelerato nel secondo decennio (–5,1% nel 2001–2011; –7,9% nel 2011–2019). I comuni che avevano registrato crescita nel primo decennio — Pescasseroli, Villetta Barrea, Civitella Alfedena, Picinisco — sono tornati in calo nel secondo. L’unica eccezione significativa è Alfedena (+17,9% nel 2011–2019), che richiede un’indagine specifica per capire cosa la distingue dagli altri.

Questo non significa che il parco non abbia effetti positivi sul territorio. Significa che quegli effetti, se esistono, non sono visibili nella serie demografica aggregata — e che la letteratura scientifica (Romano 1995; studio ScienceDirect 2024 su 8 parchi nazionali italiani) è coerente con questa conclusione: i parchi nazionali italiani non hanno invertito lo spopolamento, e gli effetti socioeconomici positivi documentati si concentrano prevalentemente nel Nord.

Gap dichiarato C.1 — saldo migratorio disaggregato La serie demografica 2001–2019 misura la variazione della popolazione residente totale, che è la somma algebrica di due componenti distinte: il saldo naturale (nascite meno morti) e il saldo migratorio (iscrizioni meno cancellazioni anagrafiche per trasferimento di residenza). Nei comuni montani dell’Appennino, la componente naturale è strutturalmente negativa per effetto dell’invecchiamento della popolazione; la componente migratoria può muoversi in direzione diversa. La decomposizione per i 25 comuni del PNALM — estraibile dalle serie anagrafiche ISTAT annuali — non è stata completata per questo articolo e sarà sviluppata nella Chioma come elemento comparativo sistematico tra i cinque parchi, dove il confronto tra flussi in ingresso e in uscita acquista significato analitico pieno solo in relazione alle dinamiche degli altri parchi.

Il caso di Alfedena richiede una lettura geografica prima che demografica. Il comune dista meno di 3 km da Castel di Sangro, polo economico, commerciale, scolastico e sanitario dell’Alto Sangro, con ospedale di riferimento e — dal 2019 — centro di allenamento invernale dell’AS Roma. La crescita demografica di Alfedena (+6,9% nel 2001–2011, +17,9% nel 2011–2019) ha con ogni probabilità le radici in un fenomeno di suburbanizzazione di prossimità: famiglie che lavorano o fruiscono dei servizi di Castel di Sangro scelgono di risiedere ad Alfedena per ragioni di accessibilità del mercato immobiliare. È un effetto di comune nell’orbita di un polo di servizi, non un segnale di attrazione autonoma legata al sistema parco. Il dato rimane rilevante per la miniserie proprio per questo: dove esiste crescita demografica in un comune del PNALM, la causa va cercata nelle dinamiche di pendolarismo locale. L’analisi comparativa dei flussi migratori per provenienza — che dirà qualcosa di più preciso su chi si trasferisce e da dove — è rimandata alla Chioma.


Sintesi

Quello che il PNALM dice — e quello che ancora non dice

Il PNALM è il caso più documentato della miniserie. Ha una Relazione del Piano che raccoglie vent’anni di dati su demografia, economia, turismo, biodiversità. Ha rapporti annuali di monitoraggio faunistico. Ha un conflitto aperto con gli allevatori sulla questione degli usi civici — un conflitto che il PNM non può ancora avere perché non ha ancora uno strumento che lo generi. Ha 25.233 abitanti nel 2019 e un indice di vecchiaia di 359.

Ha anche, dal marzo 2025, un piano del parco. Il direttore Sammarone ha dichiarato che all’approvazione del piano seguirà il piano di sviluppo socioeconomico, «attraverso cui si stabilirà la destinazione delle risorse e degli incentivi». Il parco, in altre parole, riconosce che il piano non è l’arrivo — è la condizione necessaria per gli strumenti successivi. Dopo 102 anni e 15 anni di iter, il PNALM ha ora la condizione necessaria. Non ancora i risultati.

Per la miniserie, questo è il punto più rilevante: il PNALM dimostra cosa si ottiene con un ente operativo (monitoraggio, dati, conflitti gestiti, Carta della Natura, CETS, marchio di qualità) e cosa non si ottiene automaticamente (inversione demografica, sviluppo economico distribuito, risoluzione dei conflitti con le comunità locali). Il piano del parco aggiunge nuovi strumenti a disposizione. Se e come questi strumenti vengano usati, nei prossimi anni, sarà il test empirico che la miniserie non può ancora documentare.

Il prossimo pezzo del Tronco è la Majella: piano adottato dal Consiglio Direttivo nel 2022, iter VAS e approvazione regionale in corso. Un parco con ente operativo ma senza piano ancora approvato — il caso intermedio tra il PNALM e il PNM.


Fonti primarie e note sulle verifiche

  • Fonte primaria principale: Ente Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, Piano del Parco — Relazione, 2022, scaricato da regione.lazio.it (PIANO_PNALM_2022). Tabelle 5-1, 5-2, 5-3 (demografia), 5-4 (struttura produttiva), 5-5, 5-6 (turismo). Elaborazione su dati ISTAT.
  • Ente Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, Piano del Parco — VAS, Sintesi Non Tecnica, 2022, scaricato da regione.lazio.it.
  • MASE, scheda ufficiale PNALM (Elenco ufficiale aree protette) — mase.gov.it. Lista comuni e dati istituzionali.
  • Regione Lazio, DGR 1137/2024 — approvazione piano PNALM.
  • Regione Abruzzo, DCR 17/1 del 04/02/2025 — approvazione piano PNALM (unanimità).
  • Regione Molise, DCR 17 dell’11/03/2025 — approvazione piano PNALM.
  • PNALM, comunicato ufficiale monitoraggio orso marsicano 2025, luglio 2026 — parcoabruzzo.it e fonti stampa verificate (ilgerme.it, montagna.tv, salviamolorso.it, espressione24.it, stefanoardito.it).
  • ISPRA, nota maggio 2025 — analisi tre eventi decesso orsi marsicani e captivazione cucciola. isprambiente.gov.it. Include: stima popolazione 2014 (45–69 individui, Università La Sapienza + PNALM); stato CR Lista Rossa IUCN; stato non favorevole/cattivo Report Art. 17 Dir. Habitat.
  • Filibeck G. et al. (2022), Carta dei Tipi di Habitat di Interesse Comunitario del PNALM, Università della Tuscia, ISBN 978-88-903361-5-7 — citato da fonte secondaria verificata (allegato Relazione Piano).
  • Romano B. (1995), National Parks Policy and Mountain Depopulation: A Case Study in the Abruzzo Region of the Central Apennines, Italy, Mountain Research and Development 15(2):121 — testo integrale letto via ResearchGate.
  • Studio ScienceDirect 2024 (autori non specificati nell’abstract disponibile), impatti socioeconomici 8 parchi nazionali italiani 1991–2011, Global Environmental Change — abstract verificato, testo completo non accessibile (robots disallowed).
  • Agenparl, 14 febbraio 2025 — comunicato allevatori su opposizione al piano PNALM. Citato come fonte secondaria; testo integrale dell’opposizione non verificato direttamente.
  • Dichiarazione direttore PNALM Luciano Sammarone citata da ilcapoluogo.it (luglio 2024 e febbraio 2025) — fonte secondaria verificata.
  • ISPRA, Repertorio dello stato di attuazione del sistema delle aree protette, aggiornamento 31/03/2026 — isprambiente.gov.it. Per la scheda PNALM: piano approvato, ente costituito.

Note sulle scelte editoriali adottate: (1) Pescosolido è incluso tra i comuni laziali del perimetro PNALM — la sua assenza dall’elenco storico MASE è un ritardo di aggiornamento del database ministeriale, non una variazione del perimetro, come spiegato nella nota metodologica; (2) Villalago è escluso dal conteggio dei comuni del perimetro ma i suoi dati compaiono nelle elaborazioni statistiche dell’ente parco — la distinzione è esplicitata nella nota metodologica; (3) la formulazione sul piano del parco è stata corretta rispetto a una prima bozza: il PNALM non è l’unico dei cinque parchi della miniserie ad avere un piano approvato (il Gran Sasso lo ha dal 2020), ma è quello che ha impiegato il percorso più lungo — 102 anni dall’istituzione; (4) la dichiarazione del direttore Sammarone è stata verificata su due fonti stampa indipendenti.

ivinti.it — Osservatorio dei Vinti · luglio 2026

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Il Matese in cifre: economia, natura e popolazione nel parco che non ha ancora iniziato
Analisi · I magnifici cinque — Tronco, pezzo 1

Prima puntata del Tronco — il caso studio centrale della miniserie. Tre movimenti: le dinamiche economiche della sovrapposizione normativa, il patrimonio naturalistico documentato dallo studio ISPRA 2018 e i suoi gap di monitoraggio attuale, la serie demografica 2001–2021. Nessuna valutazione complessiva: questo pezzo raccoglie le variabili che serviranno al confronto con gli altri quattro parchi.

Analisi I magnifici cinque luglio 2026  ·  Osservatorio dei Vinti
Nota metodologica preliminare — ricerca approfondita, non esaustiva Questo articolo è il prodotto di una ricerca documentale estesa sulle fonti primarie disponibili: lo studio istruttorio ISPRA 2018 commissionato dal MASE, i formulari Natura 2000, i Report Art. 17 e Art. 12 delle Direttive Habitat e Uccelli, i censimenti ISTAT, il PSNAI, la letteratura scientifica peer-reviewed accessibile. La ricerca ha consentito correzioni significative rispetto a versioni preliminari — in particolare sull’orso marsicano, sul camoscio d’Abruzzo, sui chirotteri e sull’ittiofauna. Ciò non significa che il quadro sia completo. Le fonti primarie inaccessibili (full text dietro paywall, banche dati Natura 2000 a scala comunale non estratte), le specie non contemplate nei database utilizzati, gli aggiornamenti tassonomici in corso e i dati di monitoraggio post-2018 non disponibili perché l’ente parco non li ha prodotti costituiscono altrettanti margini di incertezza che non possono essere colmati con una ricerca bibliografica, per quanto approfondita. Ogni gap rilevante è dichiarato inline nel testo. Leggere questo pezzo come inventario definitivo della biodiversità del PNM sarebbe un errore: è una mappa delle conoscenze verificate e dei confini di quelle conoscenze.

Questo pezzo è il primo del Tronco della miniserie. Segue la radice documentale, che stabilisce parametri metodologici, fonti e ipotesi di analisi. Chi legge senza aver letto la radice troverà qui i riferimenti necessari, ma la struttura argomentativa complessiva — inclusa l’ipotesi di amenity migration e i criteri di omogeneità delle fonti — è là.

Il PNM è in fase zero: nessun DPR istitutivo dell’ente parco, nessun organo ex art. 9 L. 394/1991, nessun piano del parco avviato. Si applicano le norme di salvaguardia ex art. 6 L. 394/1991 e, dal D.M. 101/2025, una perimetrazione definitiva di 87.898 ettari su 54 comuni, per il 57% in Campania e per il 43% in Molise. Il comitato di gestione provvisoria, presieduto da Andrea Boggia su nomina ministeriale, non ha sede propria, non ha sito istituzionale distinto dal preesistente Parco Regionale campano, non ha contatti pubblici autonomi.

Questo non è un articolo sulla governance del PNM — che abbiamo già trattato altrove. È un articolo sui numeri del territorio: quante persone ci vivono e quante ne mancano, quali specie ci abitano e in quale stato di conservazione, quale economia esiste e quale ipotizziamo si stia formando. La fonte primaria per il patrimonio naturalistico è lo studio commissionato dal Ministero dell’Ambiente a ISPRA nel 2018, prima ancora dell’istituzione formale del parco: uno strumento istruttorio che il PNM non ha ancora superato — non ha prodotto nulla di equivalente nei sette anni successivi, perché il soggetto che lo committerebbe non esiste.


Movimento A

Le dinamiche economiche della sovrapposizione normativa

Il territorio del PNM è classificato ISTAT come area interna, nella fascia periferica e ultraperiferica. I 54 comuni del perimetro rientrano quasi interamente in questa classificazione, il che li rende destinatari della SNAI, dei fondi del ciclo di programmazione 2021–2027 e delle misure collaterali del PNRR destinate ai comuni interni.

La sovrapposizione che interessa questa analisi è duplice: da un lato il regime di salvaguardia del parco nazionale (vincoli senza governo attivo), dall’altro gli strumenti di programmazione territoriale che sullo stesso territorio insistono con risorse, scadenze e soggetti attuatori propri.

La Strategia d’Area Alto Matese (Campania)

La Campania ha inserito l’area nel ciclo SNAI 2021–2027 con l’Area «Alto Matese», selezionata con un finanziamento nazionale di 4 milioni di euro e un cofinanziamento regionale minimo pari, ai sensi della Delibera CIPESS 41/2022. La Strategia d’Area è in fase di elaborazione. Non risulta un APQ sottoscritto alla data di redazione di questo pezzo (luglio 2026).

Nota di contesto — SNAI e monitoraggio nazionale Il PSNAI (luglio 2025) dichiara esplicitamente che il monitoraggio al 31/12/2023 delle strategie SNAI su tutto il territorio nazionale mostra «lacune nella registrazione dei dati e ritardi nell’attuazione», condizionando l’erogazione dell’anticipazione all’inserimento degli interventi nel sistema di monitoraggio RGS-IGRUE. La Strategia Alto Matese si inserisce in questo quadro sistemico, non come eccezione.

Sul versante molisano la situazione è più frammentata. Dei 23 comuni molisani interni al perimetro PNM, quelli con la maggiore prossimità a un’area SNAI con finanziamento nazionale ricadono nelle adiacenze dell’Area «Isernia-Venafro», ma il perimetro matese molisano non coincide con nessuna strategia d’area attiva. L’asimmetria di programmazione biregionale si sovrappone così a quella normativa già documentata: L.R. Campania 16/2004 sul lato campano, assenza di legge regionale equivalente sul lato molisano.

Turismo e pressione non regolata

La sovrapposizione tra regime di salvaguardia puro e crescente visibilità digitale del territorio produce un effetto che abbiamo documentato nell’Osservatorio del 13 luglio: la pressione social-turistica cresce sulle aree di Zona 1 — riserva integrale nella zonazione del preesistente Parco Regionale campano — senza che esista un soggetto istituzionale con poteri di regolazione autonomi. Le strutture ricettive attive nell’area sono prevalentemente nel segmento agriturismo e B&B. La crescita di queste strutture nel periodo successivo all’istituzione del parco (2018) è l’indicatore più diretto per verificare l’ipotesi di amenity migration nella sua fase iniziale: il territorio acquisisce valore simbolico come «parco nazionale» prima che esista un ente in grado di gestire quella valorizzazione.

Gap dichiarato A.1 — dato mancante: imprese per settore e anno di iscrizione La verifica quantitativa dell’ipotesi di amenity migration richiede la serie storica delle imprese attive per settore ATECO a livello comunale, con anno di iscrizione al Registro Camerale, per i 54 comuni del perimetro. La fonte è Infocamere/Movimprese. Questo gap sarà colmato nella Chioma — Analisi: economia e normativa a confronto, dove il confronto richiede la stessa operazione per tutti e cinque i parchi in forma omogenea.

La doppia governance incompiuta

Sul territorio del PNM coesistono attualmente due strutture di governance incompiute. La prima è quella del parco nazionale stesso — in regime provvisorio senza ente costituito. La seconda è quella della Strategia d’Area SNAI, che richiede come prerequisito per il primo trasferimento di risorse che i comuni dell’area abbiano attivato forme associative per la gestione di almeno due funzioni fondamentali (PSNAI luglio 2025, §6.3). I comuni molisani del perimetro PNM sono in larga parte ancora su Programmi di Fabbricazione del 1967, senza pianificazione urbanistica aggiornata e con capacità amministrativa ridotta. Due strutture che si ignorano reciprocamente — e che, se coordinate, potrebbero invece rafforzarsi.


Movimento B

Il patrimonio naturalistico: ciò che ISPRA ha documentato nel 2018 e ciò che da allora nessuno ha aggiornato

La fonte primaria per questo movimento è lo studio commissionato dal Ministero dell’Ambiente a ISPRA nel giugno 2018, presentato al tavolo istituzionale nel settembre 2018 e reso disponibile alla consultazione pubblica nel gennaio 2019: Analisi delle valenze ambientali dell’area di interesse per l’istituzione del Parco Nazionale del Matese. È uno studio istruttorio basato su dati Natura 2000, Carta della Natura, Report Art. 17 Direttiva Habitat, Report Art. 12 Direttiva Uccelli, Network Nazionale Biodiversità e censimenti IWC. È la fonte sistematica più completa disponibile sul territorio del PNM. Dal 2018 a oggi non ne esiste una equivalente: il PNM non ha prodotto rapporti di monitoraggio propri, perché l’ente parco non esiste. I dati che seguono provengono da quello studio, salvo indicazione contraria esplicita.

Il quadro complessivo

Valenze naturalistiche dell’area PNM — quadro riassuntivo ISPRA 2018
Categoria Numero Stato di conservazione
Habitat All. I Dir. Habitat 40, di cui 11 prioritari 15 favorevole · 16 non fav./inadeguato · 4 non fav./cattivo · 3 sconosciuto
Specie fauna All. II Dir. Habitat 39, di cui 6 prioritarie 11 favorevole · 15 non fav./inadeguato · 12 non fav./cattivo
Specie fauna All. IV Dir. Habitat 60, di cui 4 prioritarie 27 favorevole · 22 non fav./inadeguato · 9 non fav./cattivo · 1 sconosciuto
Specie fauna All. V Dir. Habitat 6 2 favorevole · 3 non fav./inadeguato · 1 sconosciuto
Specie uccelli All. I Dir. Uccelli 29 2 EN · 4 NT · 9 VU · 10 LC · 1 DD
Specie uccelli SPEC 49 5 EN · 12 NT · 17 VU · 2 DD
Specie flora All. II Dir. Habitat 2 1 favorevole · 1 non fav./inadeguato
Specie flora Lista Rossa nazionale 22 1 CR · 3 EN · 13 LR · 5 VU
Produzioni agricole/zootecniche di qualità, razze locali 181
Geositi (incluso Scipionyx samniticus) 44

Fonte primaria: ISPRA, Analisi delle valenze ambientali dell’area di interesse per l’istituzione del Parco Nazionale del Matese, dicembre 2018. Stati di conservazione estratti dai Report Art. 17 Dir. Habitat e Art. 12 Dir. Uccelli disponibili al 2018. Il ciclo di rendicontazione successivo (2019–2024) è in corso di pubblicazione: gli aggiornamenti non sono disponibili per questa versione del documento.

Un territorio con 40 habitat Natura 2000 (11 prioritari), 39 specie faunistiche di Allegato II (6 prioritarie) e 29 specie di uccelli di Allegato I non è un territorio di biodiversità ordinaria. È un territorio che richiederebbe un piano del parco attivo, programmi di monitoraggio sistematici, gestione coordinata dei corridoi ecologici. Ha invece un comitato provvisorio senza sede propria e uno studio istruttorio che ha sette anni.

Le sei specie faunistiche prioritarie

Le sei specie di Allegato II prioritarie identificate da ISPRA sono quelle che, per rarità o vulnerabilità a scala europea, determinano l’obbligo di designare ZSC: Callimorpha quadripunctaria, Osmoderma eremita, Rosalia alpina, Canis lupus, Ursus arctos e Rupicapra pyrenaica ornata. Tutte e sei sono presenti nell’area. L’orso marsicano è esplicitamente tra le 12 specie in stato non favorevole/cattivo.

Lupo (Canis lupus), prioritario All. II/IV. Presenza documentata e consolidata, con avvistamenti regolari nei comuni di Letino e Gallo Matese. La popolazione locale discende da nuclei che hanno resistito alle persecuzioni storiche; negli ultimi decenni la frequenza degli avvistamenti indica una ripresa attiva. La consistenza numerica dei branchi attivi nel perimetro PNM non è stata stimata da un monitoraggio specifico successivo al 2018.

Orso bruno marsicano (Ursus arctos), prioritario All. II/IV, stato di conservazione non favorevole/cattivo. Lo studio ISPRA include esplicitamente il corridoio ecologico «in prossimità di Colli al Volturno» — punto di contatto con l’area contigua del PNALM — come area da includere nel perimetro per la connessione funzionale tra il Matese e il nucleo sorgente dell’orso marsicano. L’orso non è stanziale sul Matese, ma il massiccio fa parte dell’areale di dispersione della specie. I due territori non sono separati per l’orso, anche se lo sono per le rispettive strutture di governance: è uno dei dati che collegheranno questo pezzo al pezzo PNALM della miniserie.

Camoscio d’Abruzzo (Rupicapra pyrenaica ornata), prioritario All. II/IV, stato di conservazione non favorevole/inadeguato. Una versione precedente di questo articolo affermava che il camoscio non è presente nel Matese: era un errore, corretto prima della pubblicazione. ISPRA lo include tra le sei specie prioritarie dell’area. Non si tratta di una popolazione stabile numericamente paragonabile a quella del PNALM; si tratta di presenze in dispersione lungo il corridoio Meta-Mainarde. Il suo stato di conservazione nell’area è non favorevole/inadeguato — il che rende ancora più rilevante l’assenza di un piano del parco che definisca misure di gestione.

Tre invertebrati prioritari: Rosalia alpina, Osmoderma eremita, Callimorpha quadripunctaria. Il rosalia è un coleottero cerambicide legato alle faggete mature con legno morto, in stato non favorevole/inadeguato a scala nazionale; la sua presenza nel Matese è coerente con l’estensione delle faggete mature tra 1000 e 1800 m. L’osmoderma è un coleottero saproxilico indicatore di foreste vetuste: la sua presenza segnala strutture forestali antiche che non si ricostituiscono facilmente una volta distrutte. La Callimorpha quadripunctaria è una falena diurna le cui popolazioni nell’Appennino meridionale giustificano la designazione di ZSC.

I chirotteri: il gruppo più vulnerabile, il meno citato

Lo studio ISPRA segnala siti di svernamento e riproduzione per cinque specie di chirotteri in stato non favorevole/cattivo, tutte di Allegato II/IV della Direttiva Habitat: Rhinolophus ferrumequinum, Rhinolophus euryale, Barbastella barbastellus, Miniopterus schreibersii e Myotis capaccinii. Le localizzazioni specifiche citate includono Faicchio, Grotta del Lete, miniere di Bauxite sul Monte Mutria, Pozzo della Neve e Campo, grotta di Colle Bianco.

I chirotteri dipendono da grotte e vecchi edifici per il riposo e la riproduzione, da paesaggi ad alta complessità strutturale per l’alimentazione, da corridoi boschivi per gli spostamenti. L’assenza di un piano del parco che identifichi e protegga i siti di rifugio è, per queste cinque specie, un danno concreto. Sono anche il gruppo che dimostra nel modo più diretto l’effetto dell’assenza dell’ente: le grotte sono note, i siti sono identificati dallo studio ISPRA 2018, nessuno li sta monitorando.

L’avifauna: dati numerici verificati

L’area ospita 29 specie di uccelli di Allegato I Direttiva Uccelli. Tra queste, due in stato EN: la moretta tabaccata (Aythya nyroca), con presenza nidificante documentata nell’oasi Le Mortine sul fiume Volturno, e la calandrella (Calandrella brachydactyla). Quattro specie in stato NT: nibbio bruno, aquila reale, gufo reale, gracchio corallino.

I censimenti IWC nei laghi del Matese, Gallo, Letino e nel tratto Volturno/Le Mortine tra il 2003 e il 2016 hanno contato 6.532 individui di avifauna acquatica svernante (somme dei massimi annui). Le specie più numerose: folaga (2.264), alzavola (1.223), germano reale (847), moriglione (726). La moretta tabaccata nidificante a Le Mortine è il dato ornitologico di maggiore peso conservazionistico: specie EN nella Lista Rossa IUCN, in forte declino in tutta Europa.

L’ittiofauna: un caso da trattare con precisione

Cobitis zanandreai (cobite del Volturno), CR Lista Rossa IUCN Italia (valutazione Bianco et al. 2013). Lo studio ISPRA 2018 include esplicitamente il tratto del Volturno non ancora in aree protette come area da includere nel perimetro PNM per la conservazione di questo endemismo. Lo status CR è confermato dalla scheda iucn.it: la specie è in pericolo critico per la distribuzione ristretta e la qualità dell’habitat in declino, con areale limitato al bacino del Volturno. Due aggiornamenti scientifici successivi alla valutazione IUCN 2013 modificano il quadro distributivo. Bellucci, Novaga e Freyhof (2021) hanno documentato sette popolazioni precedentemente sconosciute nel Liri-Garigliano e nella Pianura Pontina, ampliando significativamente l’areale conosciuto. Successivamente Novaga, Bellucci, Geiger e Freyhof (2024) hanno descritto come specie separata le popolazioni della Pianura Pontina, denominandola Cobitis feroniae: il Cobitis zanandreai in senso stretto risulta oggi circoscritto ai bacini del Liri-Garigliano, del Savone e del Volturno. Il full text di Bellucci et al. 2021 non è stato letto direttamente (accesso a pagamento); i dati citati derivano dall’abstract verificato su ResearchGate e dalle citazioni nella letteratura successiva. Lo status CR della valutazione 2013 va considerato provvisorio rispetto a questa tassonomia più recente, non ancora recepita in una revisione formale della scheda IUCN.

Esox cisalpinus (luccio italico, sin. Esox flaviae): il dato rilevante per il Matese non è lo status IUCN. La valutazione IUCN Italia per questa specie è DD (carente di dati), non una categoria di minaccia. Il dato rilevante per il PNM è che il lago Matese ospita una delle poche popolazioni di luccio italico in purezza genetica in Italia, introdotta nel 1972. La minaccia è l’ibridazione con il luccio europeo (Esox lucius). Il valore conservazionistico è reale ma non misurabile tramite lo status IUCN: è un’integrità genetica, non una rarità numerica.

Gli habitat prioritari

I 40 habitat Natura 2000 comprendono 11 prioritari. Tra i più significativi: prati calcarei con orchidee (cod. 6210), spesso in stato non favorevole per abbandono del pascolo tradizionale; faggete degli Appennini (9210); boschi di querce bianche (91AA*, prioritario, stato non favorevole/cattivo); foreste alluvionali (91E0*, prioritario, stato non favorevole/cattivo); stagni temporanei mediterranei (3170*, prioritario). Quattro habitat in stato non favorevole/cattivo — il livello più grave nella classificazione UE.

Nota — aggiornamento degli stati di conservazione Gli stati di conservazione riportati derivano dai Report Art. 17 e Art. 12 disponibili al 2018. Il ciclo di rendicontazione 2019–2024 è stato consegnato alla Commissione Europea nel 2025 e i dati aggiornati per l’Italia non sono stati verificati per questo articolo. Non è possibile affermare se gli stati siano migliorati, invariati o peggiorati per le specie e gli habitat del PNM.
Gap dichiarato B.1 — Carta della Natura e monitoraggio post-2018 assenti Per il Gran Sasso esiste la Carta della Natura ISPRA a scala 1:25.000 (Rapporto ISPRA 274/2017), prodotta in convenzione con l’ente parco. Per il PNM non è stata prodotta una Carta equivalente. Il soggetto che avrebbe dovuto committerne la realizzazione — l’ente parco — non esiste. Questo non è un gap recuperabile con una ricerca bibliografica più approfondita: è un gap strutturale prodotto dall’assenza dell’ente.
Gap dichiarato B.2 — Cinghiale: pressione osservata sul campo, gestione assente Il cinghiale è documentato come specie abbondante e in espansione nel territorio matese. La pressione che esercita sugli ecosistemi è osservabile su scala valliva (dato di osservazione diretta dell’Osservatorio). Sul lato molisano del perimetro non esiste un piano di gestione attivo. Il confronto con la gestione degli ungulati negli altri quattro parchi sarà sviluppato nella Chioma.

Movimento C

La serie demografica: chi è rimasto e chi probabilmente non tornerà

I 54 comuni del perimetro PNM non costituiscono un’unità statistica ISTAT preesistente. La serie storica completa richiede un’estrazione individualizzata da demo.istat.it che è stata avviata ma non completata per questo pezzo. I dati che seguono combinano dati verificati su singoli comuni campione con il quadro strutturale fornito dal PSNAI/ISTAT per la fascia di aree interne periferiche del Mezzogiorno.

Il quadro strutturale

Dinamica demografica — comuni periferici del Mezzogiorno (ISTAT/PSNAI 2025)
Indicatore Valore Fascia di riferimento
Variazione popolazione 2014–2020 –5,16% Comuni periferici (fascia E ISTAT)
Variazione popolazione 2020–2024 –1,20% Idem
Variazione prevista 2023–2033 –6,7% (mediana) Comuni periferici Mezzogiorno
Comuni in declino entro 2033 90,6% Comuni periferici Mezzogiorno
Comuni in declino entro 2043 93,7% Comuni periferici Mezzogiorno

Fonte: ISTAT, Previsioni demografiche comunali 1° gennaio 2023–2043; elaborazione PSNAI luglio 2025, Tabelle 6 e 7 (dati invariati rispetto alla versione marzo 2025, verificato).

I dati delle Tabelle 6 e 7 del PSNAI — fondati sulle previsioni demografiche ISTAT — sono invariati tra la versione marzo 2025 e quella luglio 2025, verificato confrontando le due versioni del documento. Il PSNAI nella sua versione marzo 2025 (§2.2, ora confluito nell’Allegato 1 a cura del CNEL nella versione luglio) articolava quattro tipologie di obiettivo demografico per i comuni delle aree interne, riconoscendo esplicitamente che per una quota di essi la prospettiva non è l’inversione di tendenza ma l’accompagnamento in un percorso di spopolamento irreversibile. È una posizione ufficiale del governo italiano, enunciata in un documento programmatico.

Dati campione verificati

Gallo Matese (CE — provincia di Caserta), intorno ai 900 abitanti al 2021, in calo costante dal 2001. È il comune dove il lupo è avvistato con maggiore regolarità ed è anche uno dei nodi del corridoio ecologico verso i Monti della Meta identificato dallo studio ISPRA. La sovrapposizione tra presenza di specie prioritarie e progressivo svuotamento antropico è il tipo di tensione che il piano del parco avrebbe dovuto gestire.

Letino (CE), meno di 700 abitanti, classificato come ultraperiferico. Avvistamenti di lupo documentati. Nessun piano di gestione faunistica attivo.

Piedimonte Matese (CE), circa 11.500 abitanti al 2011, in calo nel decennio successivo. È il polo di offerta di servizi principali dell’area campana. La sua capacità di offerta — ospedale, scuole secondarie, stazione ferroviaria — determina la classificazione ISTAT dei comuni più interni che gravitano su di esso. Se Piedimonte Matese perde servizi, i comuni dipendenti degradano di categoria nella mappatura delle aree interne.

Il PSNAI riconosce che per una quota di comuni la prospettiva non è l’inversione di tendenza ma l’accompagnamento in un percorso di declino «socialmente dignitoso per chi ancora vi abita». Messo di fronte al patrimonio documentato dallo studio ISPRA — corridoi per l’orso marsicano, camoscio in dispersione, cinque specie di chirotteri prioritari in stato non favorevole/cattivo, moretta tabaccata nidificante — la domanda diventa: per chi si protegge un territorio che si svuota, con sei specie prioritarie e nessun piano di gestione?
Gap dichiarato C.1 — dato mancante: quota residenti non nati nel comune La variazione della quota di popolazione residente non nata nel comune tra i censimenti 2001 e 2021 è il dato centrale per la verifica dell’ipotesi di amenity migration. È disponibile nel Censimento 2021 (ISTAT, sezione «Popolazione per luogo di nascita»), ma l’estrazione per i 54 comuni del perimetro D.M. 101/2025 non è stata completata per questo pezzo. Sarà il dato centrale della Chioma — Analisi/Visioni: demografia.

Sintesi

Quello che i dati dicono e quello che non possono ancora dire

Sul lato economico, il quadro istituzionale è verificabile: la Strategia SNAI esiste ed è finanziata, la doppia governance incompiuta è documentata, il dato sulla pressione turistica non regolata è osservabile. Manca la quantificazione del cambiamento nella struttura imprenditoriale locale.

Sul lato naturalistico, il quadro è più ricco — e più grave — di quanto una lettura superficiale delle fonti secondarie disponibili lasciasse intendere. Lo studio ISPRA 2018 documenta 39 specie faunistiche di Allegato II di cui 6 prioritarie, 40 habitat di cui 11 prioritari, 29 specie di uccelli di Allegato I. Tra le sei specie prioritarie ci sono l’orso marsicano — con corridoio ecologico attivo verso il PNALM — e il camoscio d’Abruzzo in dispersione. I chirotteri, con cinque specie All. II/IV in stato non favorevole/cattivo e localizzazioni precise di siti di svernamento e riproduzione, sono il gruppo che dimostra meglio il danno concreto dell’assenza del piano del parco: le grotte sono note, i siti sono identificati, nessuno li sta monitorando. Tutto questo è stato documentato nel 2018 e da allora non è stato aggiornato sistematicamente, non per negligenza ma per assenza strutturale del soggetto preposto.

Sul lato demografico, il quadro aggregato è chiaro. Il dato mancante — la quota di residenti non nati nel comune come proxy del ricambio anagrafico — è quello che distinguerebbe un declino puro da un declino con ricomposizione della popolazione.

Il prossimo pezzo del Tronco è il PNALM: il parco più antico d’Italia, con piano del parco triregionalmente approvato nel 2025, fauna monitorata con rapporti annuali, orso marsicano con 16 cuccioli nati nel 2025. E insieme il territorio da cui l’orso esce verso il Matese lungo i corridoi che sul Matese nessuno sta gestendo.

Legenda degli acronimi
Istituzioni e strumenti normativi
APQAccordo di Programma Quadro — strumento attuativo degli interventi SNAI, sottoscritto tra Stato, Regioni e Comuni capofila
ATECOClassificazione delle Attività Economiche adottata dall’ISTAT per il Registro delle Imprese
CIPESSComitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile — delibera le assegnazioni di risorse nazionali per le aree interne
DPRDecreto del Presidente della Repubblica — l’atto che istituisce formalmente l’ente parco e ne avvia gli organi (art. 9 L. 394/1991)
IGRUEIspettorato Generale per i Rapporti finanziari con l’Unione Europea (Ragioneria Generale dello Stato) — gestisce il sistema nazionale di monitoraggio dei fondi strutturali
ISPRAIstituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale — produce la Carta della Natura e il Repertorio delle aree protette
ISTATIstituto Nazionale di Statistica
MASEMinistero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (già MATTM fino al 2021)
MATTMMinistero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare — denominazione in uso fino al 2021; citato perché autore di atti prodotti prima della ridenominazione
PNRRPiano Nazionale di Ripresa e Resilienza
RGSRagioneria Generale dello Stato
ZSCZona Speciale di Conservazione — designazione definitiva di un Sito di Importanza Comunitaria ai sensi della Direttiva Habitat 92/43/CEE
Aree protette e strumenti di pianificazione
PNMParco Nazionale del Matese — istituito dalla L. 205/2017 (legge di bilancio 2018); perimetrazione definitiva D.M. 101/2025
PNALMParco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise — primo parco nazionale d’Italia (1923); piano del parco approvato triregionalmente nel 2025
PSNAIPiano Strategico Nazionale delle Aree Interne — approvato dalla Cabina di regia (D.L. 124/2023); versione luglio 2025 disponibile su politichecoesione.governo.it
SNAIStrategia Nazionale per le Aree Interne — politica pubblica attiva dal ciclo di programmazione 2014-2020, rinnovata nel ciclo 2021-2027
UEUnione Europea
Categorie IUCN — Lista Rossa
CRCritically Endangered — In Pericolo Critico: rischio di estinzione estremamente elevato
DDData Deficient — Carente di Dati: informazioni insufficienti per una valutazione del rischio
ENEndangered — In Pericolo: rischio di estinzione molto elevato
LCLeast Concern — Minor Preoccupazione: specie non a rischio significativo
LRLower Risk — categoria pre-2001, oggi sostituita da LC/NT; presente nei dati storici citati dallo studio ISPRA 2018
NTNear Threatened — Quasi Minacciata: prossima ai criteri di minaccia o potenzialmente a rischio
VUVulnerable — Vulnerabile: rischio di estinzione elevato nel medio termine
Categorie e allegati delle Direttive europee
All. I Dir. UccelliAllegato I della Direttiva 2009/147/CE — specie che richiedono misure speciali di conservazione; la loro presenza obbliga alla designazione di Zone di Protezione Speciale (ZPS)
All. II Dir. HabitatAllegato II della Direttiva 92/43/CEE — specie la cui conservazione richiede la designazione di ZSC; le specie con asterisco (*) sono prioritarie
All. IV Dir. HabitatAllegato IV — specie che richiedono protezione rigorosa su tutto il territorio europeo, indipendentemente dalla designazione di siti
All. V Dir. HabitatAllegato V — specie il cui prelievo può essere soggetto a misure di gestione
IUCNInternational Union for Conservation of Nature — pubblica la Lista Rossa delle specie minacciate
SPECSpecies of European Conservation Concern — classificazione BirdLife International per le specie ornitiche di interesse conservazionistico europeo
Monitoraggio e censimenti
IWCInternational Waterbird Census — censimento internazionale dell’avifauna acquatica svernante, coordinato da Wetlands International; in Italia gestito da ISPRA
Fonti primarie e note sulle verifiche

Fonte primaria principale per il Movimento B: ISPRA, Analisi delle valenze ambientali dell’area di interesse per l’istituzione del Parco Nazionale del Matese, dicembre 2018, commissionato dal MATTM con nota del 26/06/2018. Presentato al tavolo istituzionale il 10/09/2018; reso disponibile alla consultazione pubblica gennaio 2019. URL: https://www.naturacampania.it/Presentazione%20Matese-ISPRA_dic_18.pdf I dati provengono da: Carta della Natura (Campania e Molise, scala 1:50.000), Schede Natura 2000, Report Art. 17 Dir. Habitat, Report Art. 12 Dir. Uccelli, Network Nazionale Biodiversità, Centro Nazionale Inanellamento, Progetto IWC avifauna acquatica svernante.

  • ISPRA, Repertorio dello stato di attuazione del sistema delle aree protette, aggiornamento 31/03/2026 — isprambiente.gov.it
  • D.M. 101/2025 — perimetrazione definitiva PNM (MASE, aprile 2025)
  • L. 6 dicembre 1991 n. 394, artt. 6, 9, 12 e 34
  • L. 27 dicembre 2017 n. 205, art. 1 c. 1116 — istituzione PNM
  • PSNAI, luglio 2025 — Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per le Politiche di Coesione e per il Sud — politichecoesione.governo.it — Tabelle 6 e 7 (dati demografici invariati rispetto alla versione marzo 2025, verificato); §6.3 (associazionismo). La classificazione degli obiettivi demografici (Obiettivo 1-4) era nel §2.2 della versione marzo 2025 (qui citata per quel passaggio specifico) ed è confluita nell’Allegato 1 CNEL nella versione luglio 2025.
  • Delibera CIPESS n. 41/2022 — riparto risorse SNAI ciclo 2021-2027
  • ISTAT, demo.istat.it — popolazione residente per comune, censimenti 2001, 2011, 2021
  • ISTAT, Previsioni demografiche comunali 1° gennaio 2023–2043 (scenario mediano)
  • Comitato Italiano IUCN, Lista Rossa vertebrati italiani — iucn.it: scheda Cobitis zanandreai (CR, valutazione Bianco et al. 2013); scheda Esox cisalpinus (DD)
  • Bellucci D., Novaga R., Freyhof J. (2021), New data on the distribution of the Volturno spined loach Cobitis zanandreai (Teleostei: Cobitidae), Journal of Applied Ichthyology 37(6), pp. 885–892, DOI:10.1111/jai.14257 — citato da abstract verificato; full text non letto direttamente (accesso a pagamento)
  • Novaga R., Bellucci D., Geiger M.F., Freyhof J. (2024), Cobitis feroniae, a new spined loach from southern Latium, Italy (Teleostei: Cobitidae), Zootaxa 5458(3), pp. 385–402, DOI:10.11646/zootaxa.5458.3.4
  • MASE, Relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della L. 394/1991, anni 2017-2018-2019

Correzioni rispetto a versioni precedenti: (1) Il camoscio d’Abruzzo è presente nell’area — ISPRA lo include tra le sei specie prioritarie All. II; (2) Esox flaviae è sinonimo di Esox cisalpinus, status IUCN DD non CR; (3) la data dell’articolo Bellucci et al. era citata erroneamente come 2024, la data corretta è 2021; (4) l’orso marsicano non era citato in versioni precedenti, nonostante sia la specie prioritaria di maggiore rilievo nell’area.

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Cinque parchi, cinque stadi: stato normativo e attuativo dei parchi nazionali dell’Appennino centro-meridionale
Osservatorio · Miniserie

Una base documentale comparata per la miniserie di ivinti.it su territorio, economia, natura e demografia nei parchi nazionali appenninici. Il PN del Matese è il caso studio centrale; gli altri quattro sono il termine di confronto.

Osservatorio Miniserie Parchi nazionali Appennino Osservatorio dei Vinti · luglio 2025 · aggiornamento continuo

Cinque parchi nazionali si distribuiscono lungo la dorsale appenninica centro-meridionale, da nord-est a sud: il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM), il Parco Nazionale della Majella, il Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga, il Parco Nazionale Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese (PNAL) e il Parco Nazionale del Matese (PNM). Istituiti in epoche diverse — tra il 1923 e il 2018 — presentano stati attuativi radicalmente differenti, che vanno dalla piena operatività con piano del parco approvato al regime di salvaguardia pura senza ente costituito.

Questo documento è la radice documentale della miniserie. Non è un articolo interpretativo: è un registro comparato di dati verificati su fonti primarie. Ogni pezzo del tronco — un articolo per ciascun parco — e ogni pezzo della chioma — le analisi tematiche comparative su economia, natura e demografia — si appoggiano a questa base. Le variazioni metodologiche rispetto ai parametri dichiarati qui sono segnalate inline nei singoli pezzi.

Parametri metodologici della miniserie

I parametri che seguono valgono per tutti i pezzi della miniserie, salvo dichiarazione contraria nel singolo articolo.

Arco temporale: serie storica 2001–2021 (censimenti ISTAT), integrata con i dati annuali disponibili per il periodo intercensuario. Per i confronti ante/post istituzione, il punto di riferimento è la data del DPR istitutivo dell’ente parco (o, per il PNM, la data di inserimento nella lista ex art. 34 c. 1 L. 394/1991).

Livello geografico: comune. Dove i dati non sono disponibili a livello comunale, il livello usato viene dichiarato inline. La perimetrazione di riferimento è quella risultante dai rispettivi decreti ministeriali vigenti; per il PNM, il D.M. 101/2025.

Fonti dati economici: ISTAT (valore aggiunto per settore), Camere di Commercio (imprese attive per settore e anno iscrizione), bandi PNRR/PSR, dati turismo (presenze, strutture ricettive). Eventuali studi di impatto economico commissionati dagli enti parco vengono segnalati come fonti secondarie e verificati ove possibile.

Fonti dati naturalistici: piani di gestione approvati, studi ISPRA, liste rosse regionali, rapporti di monitoraggio degli enti parco, letteratura scientifica peer-reviewed. La distinzione tra fonte istituzionale e letteratura scientifica è sempre dichiarata.

Fonti dati demografici: ISTAT popolazione residente per comune (serie censimenti 2001, 2011, 2021), saldo migratorio e naturale, quota popolazione residente non nata nel comune (proxy del ricambio anagrafico, disponibile ai censimenti 2001 e 2021).

Ipotesi analitica da verificare — non da assumere: nei cinque territori si ipotizza un pattern di amenity migration articolato in quattro fasi: (1) spopolamento delle comunità storiche, accelerato da vincoli percepiti o reali e assenza di strumenti di governo attivi; (2) deprezzamento immobiliare, abbandono del patrimonio edilizio rurale, cessazione delle attività tradizionali; (3) ricolonizzazione selettiva (seconde case, agriturismi, outdoor tourism, nuovi residenti di provenienza urbana); (4) tensione distributiva tra i benefici catturati dai nuovi arrivati e i costi sostenuti dalle comunità residue. Questa ipotesi struttura le domande di ricerca, non le risposte.

Indicatori specifici da ricercare in ciascun territorio: rapporto tra imprese ricettive/turistiche fondate dopo l’istituzione del parco e imprese agricole/zootecniche attive nello stesso periodo; variazione della quota di popolazione residente non nata nel comune tra i censimenti 2001 e 2021.

Gap metodologico dichiarato L’ipotesi di amenity migration richiede dati a livello comunale su nascita del residente (censimento) e su anno di iscrizione delle imprese al Registro Camerale. La disponibilità e granularità di questi dati varia tra i cinque parchi e tra le regioni coinvolte. I gap sono dichiarati nei singoli articoli del tronco.

Quadro normativo di riferimento

La legge quadro sulle aree protette è la L. 6 dicembre 1991 n. 394. L’art. 34 definisce due meccanismi di istituzione dei parchi nazionali: il comma 1 elenca direttamente i parchi istituiti per legge; il comma 4 prevede un’area di reperimento con procedura ordinaria. I cinque parchi di questa miniserie derivano da entrambi i meccanismi, con date di attivazione molto diverse.

Il D.P.R. istitutivo dell’ente parco avvia il procedimento organico: costituisce il Consiglio direttivo, la Giunta esecutiva, il Collegio dei revisori e la Comunità del parco (art. 9 L. 394/91). Dal D.P.R. decorrono i termini per la predisposizione del piano del parco (art. 12: diciotto mesi per la proposta, poi iter di approvazione regionale). In assenza di D.P.R., si applicano solo le norme di salvaguardia ex art. 6 L. 394/91.

Le schede dei cinque parchi

I dati che seguono sono verificati su fonti primarie indicate nella sezione Fonti. I gap residui sono dichiarati esplicitamente.

PN d’Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM)

PNALM — Scheda normativa e attuativa

Fonte primaria: ISPRA Repertorio 31/03/2026; delibere regionali; GU

VoceDato
IstituzioneR.D.L. 11 gennaio 1923 n. 257 — primo parco nazionale d’Italia
Adeguamento L. 394/91D.C.M. 26 novembre 1993
DPR istitutivo ente1993 (adeguamento); ampliamento D.P.R. 24 gennaio 2000
Ente parcoCostituito
Piano del parcoApprovato da tutte e tre le regioni: Lazio DGR 1137/2024; Abruzzo DCR 17/1 del 04/02/2025; Molise DCR 17 del 11/03/2025
Regioni coinvolteAbruzzo, Lazio, Molise
CommissariamentiCommissario straordinario 2012 per area contigua Scanno — episodico, non strutturale
Anni istituzione → piano~102 anni (1923–2025)

Il piano del parco ha impiegato oltre un secolo dalla prima istituzione e oltre trent’anni dall’avvio dell’iter VAS (2017) per ottenere l’approvazione triregionale completa. Il parco è tuttavia pienamente operativo da decenni: l’assenza del piano non ha impedito la gestione ordinaria, ma ha limitato la pianificazione territoriale di lungo periodo.

PN della Majella

Majella — Scheda normativa e attuativa

Fonte primaria: ISPRA Repertorio 31/03/2026; BUR Abruzzo; DCD ente parco

VoceDato
IstituzioneL. 394/91 art. 34 c. 1 lett. d)
DPR istitutivo enteD.P.R. 5 giugno 1995
Ente parcoCostituito
Piano del parcoAdottato dal Consiglio direttivo (DCD 26 del 28/04/2022); depositato BUR Abruzzo n. 39 del 28/09/2022; iter VAS e approvazione regionale in corso; osservazioni C.D. novembre 2024 (DCD 30/2024). Non approvato.
Piano precedenteApprovato DCR Abruzzo 30/12/2008 n. 122/2; aggiornamento avviato 2019
Regioni coinvolteAbruzzo (unica regione)
CommissariamentiNessuno documentato
Anni istituzione → piano~30 anni e oltre (1995–iter in corso)

Il parco ha una regione sola e un ente costituito e stabile: la lentezza del nuovo piano di aggiornamento è procedurale, non istituzionale. Il piano del 2008 ha comunque consentito una gestione regolata nel periodo intercorrente.

PN Gran Sasso e Monti della Laga

Gran Sasso e Monti della Laga — Scheda normativa e attuativa

Fonte primaria: ISPRA Repertorio 31/03/2026; GU n. 124 del 22/10/2020; delibere regionali

VoceDato
IstituzioneL. 394/91 art. 34 c. 1 lett. d)
DPR istitutivo enteD.P.R. 5 giugno 1995
Ente parcoCostituito
Piano del parcoApprovato da tutte e tre le regioni: Abruzzo DCR 96/2 del 01/08/2017; Lazio DCR 7 del 07/08/2019; Marche L.R. 10 del 06/12/2019. Pubblicato GU n. 124 del 22/10/2020.
Regioni coinvolteAbruzzo, Lazio, Marche
CommissariamentiNessuno documentato
Anni istituzione → piano~25 anni (1995–2020); prima adozione Abruzzo 2004, iter triregionale 16 anni

L’iter triregionale ha richiesto sedici anni dalla prima adozione regionale (Abruzzo 2004) all’approvazione della terza regione (2019) e alla pubblicazione in Gazzetta (2020). La complessità interregionale emerge come variabile strutturale comune ai parchi a cavallo di più regioni.

PN Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese (PNAL)

PNAL — Scheda normativa e attuativa

Fonte primaria: ISPRA Repertorio 31/03/2026; GU n. 55 del 05/03/2008; D.M. 4/10/2023; Consiglio di Stato giugno 2026

VoceDato
IstituzioneL. 394/91 (area di reperimento); D.P.R. perimetrazione 25/07/2006
DPR istitutivo ente8 dicembre 2007 (GU n. 55 del 05/03/2008)
Ente parcoCostituito
Piano del parcoDepositato luglio 2021 (Regione Basilicata); iter VAS e osservazioni in corso. Non approvato.
Regioni coinvolteBasilicata (unica regione)
CommissariamentiMultipli e prolungati: era Priore 2019–2023 (sub-commissario → presidente → commissario straordinario → proroghe); revoca settembre 2023; Tisci nominato commissario ad acta ottobre 2023 (D.M. 4/10/2023); prorogato commissario straordinario 2024; nominato presidente con D.M. 228/2025 (agosto 2025)
Consiglio direttivoSciolto nel 2024; assente
Anni istituzione → piano~17 anni e oltre (2007–iter in corso), con governance instabile
Gap dichiarato — dato in contenzioso attivo Il Consiglio di Stato, con pronuncia di giugno 2026, ha dichiarato nullo il D.M. 228/2025 con cui Tisci era stato nominato presidente. Il MASE indica ancora Tisci come “Commissario ad acta”. Priore rivendica la presidenza fino al 22/02/2027. Lo stato della governance del PNAL è, a luglio 2026, oggetto di contenzioso attivo non risolto. I dati relativi alla governance di questo parco vanno letti con questa riserva esplicita.

PN del Matese (PNM) — caso studio centrale

PNM — Scheda normativa e attuativa

Fonte primaria: ISPRA Repertorio 31/03/2026; L. 205/2017 art. 1 c. 1116; D.M. 101/2025

VoceDato
IstituzioneL. 205/2017 art. 1 c. 1116 (legge di bilancio 2018) — inserimento diretto ex art. 34 c. 1 L. 394/91
DPR istitutivo enteNon emanato
Ente parcoNon costituito
Organi ex art. 9 L. 394/91Presidente, Consiglio direttivo, Giunta esecutiva, Collegio revisori, Comunità del parco: tutti assenti
Piano del parcoNon avviato — il termine di 18 mesi ex art. 12 L. 394/91 decorre dalla costituzione degli organi, non ancora avvenuta
Gestione attualeComitato di gestione provvisoria; presidente Andrea Boggia (nomina ministeriale)
Regioni coinvolteCampania, Molise — intesa biregionale non formalizzata
Normativa applicabileNorme di salvaguardia ex art. 6 L. 394/91; D.M. 101/2025 (perimetrazione definitiva); asimmetria: L.R. Campania 16/2004 vs. assenza di legge equivalente in Molise
Fonte ISPRARepertorio 31/03/2026: fase zero
Anni istituzione → piano7 anni (2018–2025), fase zero — non è in coda nella procedura: è prima dell’inizio della procedura
Posizione nella procedura Il PNM non è un parco in attesa del piano: è un parco in attesa dell’ente che dovrebbe redigere il piano. Tra i cinque, è l’unico a non aver ancora attivato nessuno degli organi previsti dall’art. 9 L. 394/91. La distanza dal traguardo non è misurabile in anni di iter: è misurabile in fasi istituzionali non ancora iniziate.

La dimensione temporale a confronto

La tabella che segue non è una classifica di efficienza istituzionale: è un dato bruto da cui la miniserie parte. Le cause della varianza temporale tra i cinque parchi — numero di regioni coinvolte, stabilità politica locale, caratteristiche del territorio, capacità tecnica degli enti — sono oggetto di analisi nei pezzi del tronco e della chioma, non di questo documento radice.

Confronto temporale — istituzione, ente, piano

Anni calcolati dalla data del DPR istitutivo dell’ente parco (o, per PNM, dalla legge di bilancio 2018)

Parco Istituzione (primo atto) DPR ente Piano approvato Anni DPR → piano
PNALM 1923 1993 (adeguamento) 2025 (triregionale completo) ~32 anni dall’adeguamento
Gran Sasso 1991 (lista) / 1995 (DPR) 1995 2020 (GU) ~25 anni
Majella 1991 (lista) / 1995 (DPR) 1995 iter in corso (adottato 2022) ~30 anni e oltre
PNAL 2007 (DPR) 2007 iter in corso (depositato 2021) ~17 anni e oltre
PNM 2018 (legge bilancio) non emanato non avviato 7 anni, fase zero
Lettura della tabella. Il dato “anni DPR → piano” non è omogeneo tra i cinque casi: per PNALM si conta dall’adeguamento del 1993, non dal 1923. La colonna serve a rendere visibile la varianza, non a produrre una media significativa. Per il PNM il dato è categoricamente diverso dagli altri quattro: non è un ritardo nell’iter, è l’assenza dell’iter.

Struttura della miniserie

Questo documento è la radice. I pezzi che seguono si articolano in due livelli.

Tronco — un articolo per ciascun parco, che integra le tre dimensioni di analisi (economia, natura, demografia) con il quadro istituzionale di riferimento. L’ordine di pubblicazione parte dal PNM, caso studio centrale, e prosegue verso gli altri quattro in sequenza da definire.

Chioma — tre pezzi tematici comparativi tra i cinque parchi: un’analisi su economia e normativa a confronto; un’analisi su biodiversità (protezione o perdita documentata nei cinque territori); un’analisi/Visioni su demografia, convergenze, divergenze e ricambio anagrafico.

Schema completo della miniserie
RADICE
└── Osservatorio comparativo: stato normativo e attuativo dei cinque parchi
    [questo documento]

TRONCO — un articolo per ciascun parco:
├── PN del Matese (PNM) ← primo
├── PN d'Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM)
├── PN della Majella
├── PN Gran Sasso e Monti della Laga
└── PN Appennino Lucano Val d'Agri Lagonegrese (PNAL)

    Ogni pezzo integra:
    (A) Dinamiche economiche introdotte dalla sovrapposizione normativa
    (B) Dati faunistici e floristici — protezione o perdita documentata
    (C) Dati demografici — serie storica e ricambio anagrafico

CHIOMA — pezzi tematici comparativi:
├── Analisi: economia e normativa a confronto
├── Analisi: biodiversità — protezione o perdita nei cinque territori
└── Analisi/Visioni: demografia — convergenze, divergenze, ricambio anagrafico

Fonti primarie

  • ISPRA, Repertorio dello stato di attuazione del sistema delle aree protette, aggiornamento 31 marzo 2026 — isprambiente.gov.it/it/banche-dati/repertorio-dello-stato-di-attuazione
  • L. 6 dicembre 1991 n. 394 (legge quadro sulle aree protette), artt. 6, 9, 12, 34
  • L. 27 dicembre 2017 n. 205, art. 1 c. 1116 (istituzione PNM)
  • D.P.R. 5 giugno 1995 (ente parco Majella e Gran Sasso)
  • D.P.R. 24 gennaio 2000 (ampliamento PNALM)
  • D.P.R. 8 dicembre 2007 (GU n. 55 del 05/03/2008) — ente parco PNAL
  • D.M. 101/2025 — perimetrazione definitiva PNM
  • Lazio DGR 1137/2024; Abruzzo DCR 17/1 del 04/02/2025; Molise DCR 17 del 11/03/2025 — approvazione piano PNALM
  • BUR Abruzzo n. 39 del 28/09/2022 — deposito piano Majella; DCD 30/2024
  • GU n. 124 del 22/10/2020 — pubblicazione piano Gran Sasso
  • D.M. 4 ottobre 2023 — nomina Tisci commissario ad acta PNAL
  • Consiglio di Stato, pronuncia giugno 2026 — nullità D.M. 228/2025 (PNAL)
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Il parco che non c’è attira chi non sa che non c’è

Parco Nazionale del Matese — Osservatorio

La narrazione del PNM funzionante genera flussi crescenti verso le aree di massima protezione. Nessuno li regola perché nessuno può farlo.

13 luglio 2026 — Osservatorio PNM Zona 1 fruizione

Questo pezzo nasce da un’osservazione diretta: sui social network la presenza di contenuti ambientati nelle aree di massima protezione del Parco Nazionale del Matese è aumentata in modo visibile nell’ultimo anno. Video, storie, reel, tracce GPS scaricabili. Il comune denominatore è una narrazione precisa: il Matese come fuga idilliaca dalla metropoli, accessibile, libera, garantita da un Parco Nazionale finalmente attivo.

Questa pubblicazione non dispone di dati quantitativi sui flussi né di documentazione di danni specifici già avvenuti. Lo dichiariamo qui, all’inizio, perché è la distinzione che rende pubblicabile quello che segue: stiamo documentando una pressione crescente e un vuoto di controllo, non un danno già misurato. Il danno è il rischio strutturale che emerge dalla sovrapposizione dei due fatti.

I

Una viralità che esisteva già

Campitello Matese era una destinazione social consolidata prima del DM 101/2025. Account Instagram dedicati con migliaia di follower, aggregatori internazionali di contenuti, video su TikTok con decine di migliaia di visualizzazioni, tracce GPS pubblicamente scaricabili su piattaforme come Wikiloc. Il territorio era già nel circuito dell’attrattività digitale.

Quello che cambia dopo aprile 2025 è il frame narrativo. I contenuti editoriali mainstream — testata SiViaggia, dicembre 2025 — descrivono Monte Miletto e l’altopiano come “catena inserita all’interno di un Parco Nazionale”, usando l’istituzione come elemento di qualità certificata, non come vincolo. Il Parco Nazionale diventa garanzia di integrità, argomento di attrattività, ragione per andare. La narrazione istituzionale — prodotta dal MASE con il comunicato “nasce il 25° Parco”, amplificata da Boggia nelle dichiarazioni pubbliche, materializzata in eventi come l’ABT Festival dell’11 luglio 2026 a Valle Agricola — si innesta su una viralità preesistente e la accelera.

Il risultato nell’opinione pubblica urbana, in particolare nell’area metropolitana napoletana e casertana, è una certezza: il Parco esiste, funziona, garantisce qualità. Chi ci va lo fa convinto di fruire un territorio presidiato.

II

Cosa indica la zonazione provvisoria

Il DM 101/2025 stabilisce tre zone di protezione. La Zona 1 — massima protezione — comprende 9 poligoni nel perimetro provvisorio di 87.897 ettari. Campitello Matese, il versante di Campochiaro e Roccamandolfi ricadono in questa fascia. Il Pozzo della Neve — quarto abisso d’Italia per profondità, 1.048 metri, ingresso a 1.368 m sul versante molisano — si trova all’interno dell’area già protetta dall’Oasi WWF di Guardiaregia-Campochiaro, che coincide con la Zona 1 del decreto provvisorio.

Le misure di salvaguardia del decreto esistono e si applicano formalmente. Il problema non è l’assenza di norme. È l’assenza totale di chi le applica sul campo.

Stato operativo del PNM — luglio 2026

ElementoStato
Ente ParcoNon costituito
Guardaparco nazionaliNessuno
Sede propriaNessuna — ospite del Parco Regionale (San Potito Sannitico)
Contatti istituzionali PNMNessuno — la scheda parks.it riporta “Testo in preparazione”
Piano del ParcoNon adottato
RegolamentoNon adottato
DPR istituzione definitivaNon emesso
Intesa biregionale Campania/MoliseNon formalizzata
Vigilanza CC ForestaleCompetenza formale presente — due comandi regionali distinti (Gruppo Napoli / Gruppo Campobasso), nessun coordinamento specifico PNM documentato

Chi vuole contattare il Parco Nazionale del Matese oggi trova, se lo trova, il numero 0823/786942 e l’email info@parcoregionaledelmatese.it: i recapiti del Parco Regionale preesistente, con sede a Via Figulantina, San Potito Sannitico. Il Comitato di Gestione Provvisoria non ha un sito web autonomo, una email istituzionale propria, né una sede fisica distinta.

III

Le tracce GPS arrivano prima dei guardaparco

Su Wikiloc — piattaforma di condivisione di percorsi outdoor con milioni di utenti — esistono tracce GPS pubblicamente scaricabili che portano all’ingresso del Pozzo della Neve, con coordinate precise, istruzioni di parcheggio e note sul percorso. La traccia indica l’ingresso a quota 1.368 m “all’interno dell’area protetta del WWF”, descrive il percorso come privo di difficoltà tecniche particolari, e avverte della presenza di pascolo incustodito lungo il sentiero. Non avverte di nulla che riguardi le misure di salvaguardia del DM 101/2025, perché la traccia è stata caricata prima che il decreto esistesse e nessuno l’ha aggiornata.

Il CAI organizza ciaspolate guidate agli ingressi dell’abisso — struttura controllata, accompagnamento qualificato, accesso regolato dall’associazione. Ma la traccia GPS resta pubblica e scaricabile da chiunque, indipendentemente dall’accompagnamento. Il profilo dell’escursionista che raggiunge il Pozzo della Neve autonomamente con uno smartphone e una traccia Wikiloc non è un profilo marginale: è il profilo standard del turismo outdoor post-pandemia, amplificato dalla narrazione del “Parco garantito”.

Le misure di salvaguardia della Zona 1 esistono nel testo del DM. Nessuno è in grado di farle rispettare sul campo perché non esiste una struttura operativa che possa farlo. L’escursionista domenicale non incontra limiti concreti applicati, non perché li violi consapevolmente, ma perché non ne incontra traccia: né segnaletica aggiornata alle nuove norme, né presidio, né informazione.

IV

Il 25° Parco d’Italia come argomento di marketing

L’11 luglio 2026, giorno dell’ABT Festival a Valle Agricola, Boggia firma una dichiarazione su un Protocollo MASE-Città del Tartufo. Nello stesso giorno, a pochi chilometri, il consigliere regionale campano Raffaele Aveta annuncia dal palco dell’evento di voler modificare il nome della Commissione che presiede — attualmente “Agricoltura, caccia, pesca e risorse comunitarie” — per includervi una competenza specifica sulle Aree Interne.

Sono due dichiarazioni di soggetti diversi, in contesti diversi. Quello che hanno in comune è lo sfondo: un territorio che viene presentato come governato da un’istituzione che non esiste ancora nella forma che conta. Il Comitato di Gestione Provvisoria occupa lo spazio pubblico con dichiarazioni da ente funzionante senza disporre degli strumenti per esserlo. La narrazione arriva prima della struttura. I flussi seguono la narrazione.

Nel frattempo, siti di turismo generalisti come SiViaggia — con milioni di lettori mensili — titolano su Campitello come destinazione inserita in un Parco Nazionale, senza specificare che il Parco Nazionale non ha ancora un ente, un piano, un regolamento, un guardaparco. Non è disinformazione intenzionale: è il risultato prevedibile di una comunicazione istituzionale che ha scelto di presentare come compiuto quello che è ancora in corso.

V

Il rischio non è l’ignoto: è la struttura

I luoghi più pregiati e più fragili del Matese — quelli che chi li conosce tende a non nominare pubblicamente, per una forma di tutela informale nata dall’esperienza diretta — non coincidono necessariamente con quelli che compaiono sui social. Ma la pressione sui luoghi noti trascina quella sui luoghi meno noti. Chi arriva a Campitello per uno scialpinismo o una ciaspolata “da Parco Nazionale” esplora oltre, cerca il prossimo posto, condivide la traccia.

Il rischio non è l’eccezione — il vandalo consapevole, il bracconiere. È la struttura: un numero crescente di persone che accede in buona fede a zone di massima protezione, convinto che il Parco garantisca sia l’integrità del luogo che la compatibilità della propria presenza. In assenza di informazione aggiornata, di segnaletica coerente con il DM 101/2025, di qualsiasi forma di presidio, questa convinzione non ha modo di essere corretta sul campo.

La provvisorietà indefinita del PNM non è uno stato neutro di attesa. In questo caso specifico produce un effetto paradossale: la sua stessa narrazione come ente esistente genera i flussi che un ente esistente dovrebbe regolamentare. Il danno potenziale cresce mentre lo strumento per contenerlo non viene costruito.

Questa pubblicazione continuerà a monitorare lo stato del percorso verso il DPR, l’evoluzione della fruizione nelle aree di Zona 1, e l’eventuale costruzione di una struttura operativa reale del PNM. Chi dispone di osservazioni dirette dal territorio — episodi, luoghi, tipologie di accesso — può contribuire alla documentazione scrivendo alla redazione.

Osservatorio dei Vinti — ivinti.it
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Un decennio di attesa
Parco Nazionale del Matese · Scenario attuativo · Luglio 2026

Se la macchina pubblica replica ciò che ha già fatto con gli altri parchi nazionali, il Piano del PNM arriverà tra il 2035 e il 2040. In quel lasso di tempo, i comuni più fragili del perimetro attraverseranno soglie demografiche difficilmente reversibili.

Analisi prospettica Campania · Molise Fonti: ISPRA · MEF · ISTAT
Nota metodologica Questa analisi costruisce uno scenario sulla base di dati ISPRA verificati sui tempi di pianificazione dei parchi nazionali italiani e sui dati socioeconomici già pubblicati nell’Osservatorio del 19 giugno 2026. La proiezione demografica non deriva da un modello statistico specifico per il PNM ma dall’estrapolazione del trend certificato (−18% in vent’anni, con accelerazione nei comuni di alta quota) applicato all’orizzonte temporale ISPRA. L’inferenza è dichiarata come tale in ogni punto in cui supera i dati disponibili.

Il punto di partenza: fase zero

Al 31 marzo 2026, il Repertorio ISPRA sullo stato di attuazione dei Piani per il Parco nei Parchi Nazionali registra per il Parco Nazionale del Matese una condizione che precede qualsiasi iter: non è ancora stato emanato il DPR di istituzione dell’Ente Parco. Senza Ente Parco formalmente costituito, non può iniziare la fase 1 — la redazione del piano — che è il prerequisito di tutto il resto.

Il perimetro provvisorio esiste dal 22 aprile 2025, fissato dal DEC/MIN/101 sotto ordine del TAR Lazio. Le misure di salvaguardia sono operative. I vincoli sulle attività antropiche sono in vigore. Ma l’istituzione che dovrebbe governare quel territorio — definire cosa è compatibile con la tutela e cosa non lo è, gestire le risorse, intercettare i fondi europei, costruire il confronto con le comunità locali — non esiste ancora come soggetto giuridico a pieno titolo.

È in questo stato che il PNM entra nel confronto con il resto del sistema.


Sezione 1 — Il sistema come specchio

Cosa dice la media dei parchi nazionali italiani

ISPRA monitora lo stato di attuazione dei piani per tutti i 25 parchi nazionali italiani. I dati aggiornati all’agosto 2023 — gli ultimi con elaborazione statistica pubblicata — restituiscono un quadro che non lascia spazio a interpretazioni ottimistiche.

13/25
Parchi nazionali senza piano vigente (agg. ago. 2023)
21 anni
Ritardo medio accumulato nei 13 parchi ancora senza piano
14 anni
Ritardo medio anche nei 12 parchi che il piano lo hanno approvato
0
Parchi che hanno rispettato la tempistica ex lege (L. 394/1991)
>30 anni
Ritardo in diversi casi individuali documentati da ISPRA
Fase 0
Stato del PNM al 31 marzo 2026: DPR Ente Parco non ancora emanato

La distribuzione è ulteriormente articolata: al momento del rilevamento, 1 parco aveva istituito l’Ente ma non aveva avviato alcuna procedura di redazione; 5 erano in fase 1 (preparazione e adozione); 6 in fase 2 (deposito e consultazione pubblica); 1 in fase 3 (approvazione). Nessuno aveva rispettato i tempi previsti dalla legge.

Il dato più significativo per la proiezione sul PNM non è la media, ma il caso migliore documentato: anche i parchi che hanno completato l’iter lo hanno fatto con un ritardo medio di 14 anni. Non esiste nel sistema un precedente recente di piano approvato in tempi conformi alla normativa.

Il dato che cambia la scala temporale Il PNM al 31 marzo 2026 non si trova in ritardo sull’iter: non ha ancora iniziato l’iter. I 21 anni di ritardo medio misurati da ISPRA partono dall’istituzione dell’Ente Parco. Per il PNM, quella data è ancora da fissare. La proiezione che segue assume come anno zero il 2026; ogni mese di ulteriore attesa sposta in avanti l’orizzonte.

Sezione 2 — Lo scenario atteso

2026–2040: la proiezione per confronto di sistema

Applicando al PNM i tempi documentati da ISPRA per il sistema dei parchi nazionali italiani, si ottiene uno scenario in tre varianti. Nessuna delle tre prevede l’approvazione del piano prima del 2033; la variante centrale — quella coerente con la media dei parchi che il piano lo hanno approvato — colloca la data intorno al 2040.

Scenario temporale PNM — Proiezione per confronto con sistema ISPRA

Anno zero: 2026 (emanazione DPR Ente Parco stimata). Varianti basate su percentili della distribuzione ISPRA.

Le tre varianti non sono scenari ottimistico/pessimistico costruiti a priori: derivano dai dati ISPRA esistenti. La variante rapida (piano entro il 2033) corrisponde ai casi migliori documentati nel sistema — parchi con territorio omogeneo, ente con organico adeguato, regioni non conflittuali. La variante centrale (2038) corrisponde alla media dei parchi che hanno completato l’iter. La variante lenta (oltre il 2040) corrisponde ai casi in cui il territorio si estende su più regioni, i conflitti locali sono elevati, e le risorse dell’ente sono insufficienti: esattamente le condizioni del PNM.

Il fattore specifico che spinge il PNM verso la variante lenta è la biregionalità. ISPRA documenta esplicitamente che la complessità dell’iter si accentua per i parchi i cui territori ricadono in più di una regione: la necessità di coordinamento tra Campania e Molise, con due sistemi normativi regionali, due giornate regionali di confronto, due percorsi VAS, è un moltiplicatore di tempi strutturale, non contingente.

Inferenza dichiarata La proiezione “2035–2040” non è una previsione certa: è il risultato dell’applicazione della media di sistema ISPRA a un caso che presenta tutti i fattori strutturali associati ai ritardi più lunghi (biregionalità, conflittualità locale documentata, ente non ancora istituito). Un’accelerazione è possibile ma richiederebbe condizioni assenti nella storia recente del sistema.

Sezione 3 — Il territorio in quel lasso di tempo

Cosa accade ai comuni del PNM mentre l’iter avanza

I dati pubblicati nell’Osservatorio del 19 giugno 2026 mostrano un territorio già in condizione critica prima che il PNM entrasse in vigore. La perdita demografica media tra i 54 comuni del perimetro è stata del 18% tra il 2005 e il 2024. Nei comuni di alta quota — Gallo Matese, Letino, Pietraroja, Castelpizzuto — il calo supera il 40%, con indici compositi (reddito, popolazione, imprese) tra 5 e 13 punti su 100.

La correlazione documentata tra variazione delle imprese e variazione della popolazione a cinque anni è r=+0,81: imprese e abitanti si perdono insieme, in un ciclo che si auto-rinforza. Meno gente, meno clienti, meno imprese; meno imprese, meno lavoro, meno gente. Questo ciclo non è innescato dal PNM — precede di decenni qualsiasi vincolo formale — ma il regime provvisorio attuale ne rimuove le valvole di compensazione che restavano aperte.

Le misure di salvaguardia provvisorie bloccano autorizzazioni senza distinguere tra attività incompatibili con la tutela e attività perfettamente compatibili: quella distinzione è compito del Piano del parco, che non esiste. Chi vuole ristrutturare un casale per aprire una struttura ricettiva, avviare una filiera agroalimentare certificata, o semplicemente adeguare un capannone agricolo, si trova davanti a un’incertezza normativa che non è risolvibile localmente. Ogni anno di attesa è un anno in cui quella persona valuta alternative altrove.

Comuni PNM — Proiezione demografica per fascia altimetrica

Estrapolazione del trend 2005–2024 (ISTAT) sull’orizzonte 2024–2040. Inferenza dichiarata: assenza di politiche di inversione.

La soglia che non si vede nei grafici Sotto una certa densità demografica — variabile per contesto ma documentata dalla letteratura sulle aree interne italiane — nessuna politica di sviluppo è più efficace senza misure di incentivo alla residenza che precedano qualsiasi altro intervento. Alcuni comuni del PNM di alta quota sono già in quella zona. Un decennio di ulteriore calo li attraverserà definitivamente.

Sezione 4 — La finestra che si chiude

Il ciclo europeo 2021–2027 e il soggetto attuatore che non c’è

I fondi europei destinati alle aree protette — FESR, FEASR, Life — vengono assegnati sulla base di strumenti di programmazione approvati e di soggetti attuatori formalmente costituiti. Il ciclo 2021–2027 si chiude per la rendicontazione nel 2029.

Un Ente Parco che non è ancora istituito con DPR nel 2026 non può essere soggetto attuatore credibile per progetti strutturati in questo ciclo. Non è una questione di volontà politica o di capacità tecnica: è una questione di soggettività giuridica. L’ente deve esistere, deve avere un bilancio approvato, deve avere una struttura operativa in grado di gestire rendicontazioni europee. Nessuna di queste condizioni è soddisfatta oggi, e nessuna si crea in tempi compatibili con le scadenze del ciclo corrente.

Il prossimo ciclo di programmazione europea inizierà nel 2028. Se il DPR arriva nel 2026 e l’ente diventa operativo nel 2027, il PNM potrà partecipare al ciclo 2028–2034 — ma come ente nuovo, senza storico di spesa, senza piano del parco approvato come strumento di programmazione, con capacità di assorbimento inizialmente limitata. I fondi più consistenti — quelli associati a misure di sviluppo locale integrate — richiedono strumenti di pianificazione vigenti che il PNM non avrà prima della metà degli anni Trenta nella variante centrale.

Il confronto che chiude il ragionamento

Il Parco Nazionale del Pollino è stato istituito nel 1993. Il suo Piano del parco è entrato in vigore nel 2021: ventotto anni dopo. Nel frattempo, i comuni interni al perimetro hanno continuato a spopolarsi, le imprese a chiudere, i giovani a emigrare. Il parco esiste; la sua gestione attiva è iniziata tre decenni dopo la sua istituzione.

Il Pollino ha caratteristiche che lo avvicinano al PNM più di qualsiasi altro caso: territorio appenninico meridionale, biregionale (Calabria e Basilicata), forte conflittualità iniziale con le comunità locali, economia di partenza fragile. Non è una previsione: è un precedente diretto.

La domanda che questa analisi lascia aperta non è se il PNM riuscirà ad avere un piano del parco. È se i comuni di Gallo Matese, Letino, Pietraroja e Castelpizzuto avranno ancora una popolazione residente sufficiente a trarne beneficio quando quel piano arriverà.


Fonti e riferimenti

  • ISPRA — Repertorio dello stato di attuazione dei Piani per il Parco nei Parchi Nazionali, aggiornamento 31/03/2026. isprambiente.gov.it
  • ISPRA — Indicatore «Stato di attuazione della pianificazione nei Parchi Nazionali», aggiornamento agosto 2023. indicatoriambientali.isprambiente.it
  • Osservatorio dei Vinti — «Il Matese che non cresce: redditi, imprese e vincoli in quarant’anni di marginalizzazione», giugno 2026. ivinti.it
  • DEC/MIN/101 del 22 aprile 2025 — Perimetrazione e zonazione provvisorie del PNM. mase.gov.it
  • Corte dei Conti — Determinazione n. 13 del 13 febbraio 2025: controllo sulla gestione finanziaria dei 23 Enti Parco Nazionali (annualità 2023). corteconti.it
  • L. 6 dicembre 1991 n. 394 — Legge quadro sulle aree protette, art. 12 (Piano del Parco: iter e tempistica). normattiva.it
  • D.Lgs. 16 luglio 2020 n. 76, art. 55 — Misure di semplificazione dell’iter approvativo dei Piani del Parco.
Analisi pubblicata nel luglio 2026. I dati ISPRA fanno riferimento all’aggiornamento del 31 marzo 2026 per lo stato del PNM e all’agosto 2023 per le elaborazioni statistiche sul sistema dei parchi nazionali. La proiezione demografica è un’estrapolazione di trend certificati, non un modello previsionale con intervalli di confidenza calcolati.
Osservatorio dei Vinti — osservatoriodeivinti.it
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Chi non firmò aveva ragione
Analisi

Autonomia, territorio e parchi nazionali: cosa mancava alla PDL Ceruti del 1987 e come quell’assenza spiega il Matese di oggi

PDL Ceruti Autonomia speciale Aree protette Governance territoriale Parco Nazionale del Matese

Il 26 novembre 1987, trentotto deputati di quasi tutti i gruppi parlamentari italiani firmarono la proposta di legge n. 1964, la futura legge quadro sulle aree protette. Era una coalizione trasversale e ambiziosa: Verdi, DC, PCI, PSI, PRI, PLI, Radicali, Democrazia Proletaria. Mancavano solo il MSI e due formazioni minori.

Queste ultime non erano minori nel senso di irrilevanti. Erano la Südtiroler Volkspartei — il partito di raccolta della minoranza tedesca dell’Alto Adige — e l’Union Valdôtaine della Valle d’Aosta. Insieme rappresentavano due delle poche regioni italiane dotate di statuto speciale e competenza legislativa autonoma in materia ambientale. E i territori che volevano proteggere erano in parte proprio quelli che comparivano nell’elenco dei nuovi parchi da istituire: le Alpi Tarvisiane, il Brenta-Adamello, il Monte Bianco, le Alpi Marittime.

La loro assenza dalla firma non è mai stata discussa pubblicamente. Non risulta, nei verbali parlamentari disponibili, alcuna dichiarazione esplicita di SVP o UV che motivi il mancato atto. Quello che possiamo documentare è altro: cosa quei territori avevano già costruito nel 1987, cosa hanno continuato a costruire nei decenni successivi, e cosa invece è accaduto nelle aree dove la legge si è applicata secondo il meccanismo che loro — firmando — avrebbero contribuito a legittimare.

Avvertenza metodologica Questa analisi non attribuisce a SVP e UV un’intenzionalità strategica esplicita contro la PDL Ceruti: non ne abbiamo le prove documentali. Documenta invece una correlazione strutturale tra assenza dalla firma, modello istituzionale già consolidato, e risultati nella governance ambientale nei decenni successivi. L’inferenza è dichiarata come tale. I dati sul PIL regionali anteriori al 1995 provengono dalla serie storica accademica Daniele-Malanima (2007), basata su fonti ISTAT e Tagliacarne/Svimez, e non da dati ISTAT primari diretti per quell’anno.

I due assenti e i loro territori

Alla Camera dei Deputati nella X Legislatura, SVP e UV erano piccole formazioni numericamente — rispettivamente tre e un deputato — ma istituzionalmente potenti. Le regioni che rappresentavano avevano statuto speciale dall’immediato dopoguerra, e con esso avevano acquisito competenza legislativa primaria su materie che includevano la tutela del paesaggio, le foreste, la caccia, la pesca, e — crucialmente — i parchi per la protezione della flora e della fauna.

Non erano regioni che attendevano che Roma decidesse cosa proteggere e come. Avevano già deciso da soli.

Il Trentino aveva istituito i propri parchi naturali provinciali nel 1967 — ventiquattro anni prima della L. 394/1991, e con procedure che prevedevano il confronto con le comunità locali, i Comuni, gli agricoltori, gli allevatori. Il Parco Naturale Adamello Brenta e il Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino sono stati i primi parchi regionali/provinciali d’Italia, modello per tutte le leggi regionali successive.

L’Alto Adige aveva sviluppato una rete di sette parchi naturali provinciali per un totale di 180.000 ettari, ciascuno con piano vigente, struttura operativa, centri visite funzionanti. La tutela era intrecciata con l’economia locale: le aziende agricole di montagna erano parte del sistema, non soggetti da espropriare o vincolare.

La Valle d’Aosta ospitava il Parco Nazionale del Gran Paradiso — il parco più antico d’Italia, istituito nel 1922 — co-gestito con il Piemonte attraverso accordi bilaterali che rispettavano l’autonomia regionale. Non un decreto calato dall’alto: un’intesa tra enti che condividevano il territorio.

Quando nel 1987 arrivò la proposta di una legge quadro nazionale che avrebbe istituito nuovi parchi nazionali con un meccanismo di inserimento diretto per via legislativa — senza intesa preventiva con le regioni, senza consultazione degli enti locali, tramite un emendamento che equivaleva all’istituzione — SVP e UV non firmarono. Non sappiamo se lo fecero per calcolo strategico o per riflesso istituzionale. Sappiamo che avevano ragione.


Il caso Stelvio: la resistenza che ha funzionato

Il banco di prova fu il Parco Nazionale dello Stelvio, che esisteva dal 1935 e che la L. 394/1991 avrebbe dovuto uniformare al nuovo regime. SVP aveva già combattuto e vinto questa battaglia nel 1974, quando il DPR 279 riconobbe la competenza amministrativa delle Province autonome di Bolzano e Trento sulla porzione alpina del parco, prefigurando un consorzio che includesse lo Stato, le due province e la Regione Lombardia.

Nel 1991, invece di uniformare lo Stelvio alla nuova legge quadro, il Parlamento fu costretto a riconoscere il regime speciale: nacque il Consorzio, poi formalizzato con il DPCM del 26 novembre 1993. Le Province autonome avevano ottenuto una deroga strutturale al meccanismo generale.

La pressione non si fermò lì. Nel 2010 la SVP spinse per lo smembramento formale del parco in tre enti distinti, uno per regione. Il Presidente della Repubblica Napolitano non convalidò il decreto nel 2011 — ma la direzione era tracciata. Con il D.Lgs. 14 del 13 gennaio 2016, attuativo dello Statuto speciale, le funzioni di tutela e gestione dello Stelvio furono trasferite definitivamente alle Province autonome e alla Regione Lombardia. Il parco è ancora nominalmente nazionale, ma è gestito come tre parchi provinciali coordinati.

Il risultato pratico: lo Stelvio ha piani di gestione aggiornati, strutture operative funzionanti, standard di tutela riconosciuti a livello europeo. Non ha mai aspettato sette anni perché un tribunale ordinasse al Ministero di provvedere.

Il modello alpino non ha rifiutato la tutela ambientale. Ha rifiutato la tutela ambientale decisa altrove, senza di loro, con strumenti che non prevedevano il loro consenso.

I numeri del confronto

La correlazione tra autonomia istituzionale e risultati economici e ambientali non è una sensazione: è misurabile.

Territorio PIL pro capite 1987 (Italia=1) PIL pro capite 2024 (ISTAT) Posizione 2024
Prov. Aut. Bolzano (SVP) ~1,35–1,45 ¹ 59.800 € 1ª in Italia
Valle d’Aosta (UV) ~1,20–1,30 ¹ 46.300 € 4ª in Italia
Campania (versante sud PNM) 0,674 ² 22.200 € penultima in Italia
Molise (versante nord PNM) ~0,80 ² 27.700 € tra le ultime nel Mezzogiorno

¹ Stima da serie Daniele-Malanima (2007): Bolzano incluso nel blocco Veneto+TAA=1,110; Valle d’Aosta inclusa in Piemonte+VdA=1,177; entrambe costantemente sopra la media del blocco. ² Fonte: Daniele-Malanima (2007), Tavola 5 — anno 1987 — valore esatto per Campania; Molise incluso in Abruzzi+Molise=0,820.

La gerarchia era già identica nel 1987 a quella di oggi. Il divario non si è creato dopo la PDL Ceruti: era già strutturato quando la proposta fu presentata. I territori che non firmarono erano già i più ricchi e i più autonomi; i territori su cui la legge si sarebbe applicata con maggiore facilità — e con il meccanismo più diretto, quello dell’inserimento legislativo senza partecipazione — erano già i più vulnerabili.

Indicatore Alto Adige / PA Bolzano Italia (media parchi nazionali)
Parchi/aree protette con piano vigente 7/7 parchi provinciali 12/25 parchi nazionali (ISPRA)
Ritardo medio approvazione piani Non rilevato: tutti approvati 21 anni (media ISPRA)
Superficie protetta gestita 180.000 ha (parchi provinciali)
Certificazione turismo sostenibile Carta Europea del Turismo Sostenibile (CETS) — Trentino Pochi parchi nazionali certificati
Inerzia attuativa documentata Nessuna PNM: 7 anni (2017–2025)

I promotori e ciò che non riuscirono a fare

Sarebbe sbagliato leggere questa storia come la vittoria dei furbi contro gli idealisti. I firmatari della PDL Ceruti avevano obiettivi ambientali seri, una coalizione reale, e il sostegno del Ministro dell’Ambiente. Il problema non era la loro buona fede: era l’architettura dello strumento che costruirono — o meglio, che lasciarono costruire da altri.

Il testo originale di Ceruti prevedeva sedici nuovi parchi nazionali, tutti da istituire con procedure che coinvolgessero le regioni. Ma il testo che uscì dalla Commissione nell’agosto 1991 era diverso. L’VIII Commissione, operando in sede legislativa — senza mai passare dall’Aula — aveva lavorato per quattro anni su un testo che nella seduta dell’8 maggio 1991 fu riscritto nel suo articolo chiave dal relatore DC Franco Ciliberti, non dai propositori ambientalisti.

Ceruti presentò emendamenti per inserire nel comma 1 — quello dell’istituzione diretta per legge — i parchi che riteneva prioritari: Brenta-Adamello, Alpi Tarvisiane, Etna, Alpi Marittime. Tutti respinti o ritirati. L’emendamento 32.1 di Ciliberti, approvato, conteneva sette parchi, non sedici. L’elenco delle “aree di reperimento prioritarie” del comma 4 — quelle che avrebbero dovuto seguire la procedura partecipativa — fu anch’esso riscritto dal relatore.

La legge portava il nome di Ceruti, ma il meccanismo chiave che avrebbe definito quali parchi nascessero subito e come era stato scritto dal relatore di maggioranza DC. E conteneva, strutturalmente, una contraddizione che i promotori non riuscirono a risolvere: l’articolo 8 imponeva partecipazione e intesa con le regioni; l’articolo 34 consentiva l’istituzione diretta per via legislativa, saltando quella partecipazione. Le due norme convivevano nella stessa legge senza che nessuno, nei verbali disponibili, avesse mai spiegato perché.

Il paradosso finale Italia Nostra era tra le organizzazioni che avevano contribuito alla redazione del testo base della legge — il DDL Marcora del 1980 era nato dalla collaborazione tra Italia Nostra, WWF e CAI con il Ministero dell’Agricoltura. Gianluigi Ceruti era stato vicepresidente di Italia Nostra. Nel dicembre 2023, trentasei anni dopo la presentazione della PDL, è stata Italia Nostra a presentare un ricorso al TAR Lazio per costringere il Ministero ad attuare la legge che aveva contribuito a costruire. Il tribunale ha dato ragione all’associazione nell’ottobre 2024. Il Ministero ha provveduto nell’aprile 2025, sette anni dopo l’istituzione legislativa del parco.

Nel frattempo, 13 dei 25 parchi nazionali italiani sono ancora privi di Piano del parco approvato. Il ritardo medio è di 21 anni. Non è un problema di singoli parchi o di singoli governi: è il risultato prevedibile di un meccanismo che consente di istituire i parchi rapidamente, per via legislativa e senza partecipazione, ma non prevede strumenti per obbligare a governarli con la stessa rapidità.


Due modelli, una domanda

Quello che emerge da questo confronto non è una storia di eroi e villains. È la storia di due modi diversi di intendere il rapporto tra tutela ambientale e territorio.

Il modello alpino — quello che SVP e UV avevano già costruito prima del 1987 — parte dal basso. Le aree protette nascono da una decisione condivisa tra l’ente regionale o provinciale e le comunità locali. I piani di gestione vengono redatti con la partecipazione degli agricoltori, degli allevatori, dei Comuni. La tutela non è imposta come vincolo esterno: è integrata nell’economia locale come condizione del suo funzionamento. Il risultato è che i parchi dell’Alto Adige e del Trentino funzionano — hanno strutture, personale, piani aggiornati, turismo certificato, biodiversità monitorata — perché le comunità che ci vivono li hanno costruiti insieme alle istituzioni che li governano.

Il modello nazionale — quello che la PDL Ceruti ha contribuito a costruire, e che il meccanismo dell’articolo 34 ha reso possibile nella sua forma più diretta — parte dall’alto. L’istituzione avviene per legge, con un emendamento, senza negoziato preventivo. Le comunità locali scoprono di abitare in un parco nazionale quando il decreto di perimetrazione arriva già firmato. Le misure di salvaguardia scattano prima che esista un Piano del parco, prima che siano chiari i confini definitivi, prima che i sindaci abbiano potuto dire la loro. L’ente parco si costituisce anni dopo, in mezzo a ricorsi amministrativi e contenziosi tra regioni.

Il Matese ha seguito il secondo modello. Istituito con un emendamento alla legge di bilancio 2018, senza intesa preventiva con Campania e Molise, senza consultazione dei 54 comuni interessati. Perimetrato solo nel 2025, sotto ordine di un tribunale. Contestato da agricoltori, allevatori, cacciatori e sindaci che non erano stati interpellati. Difeso da associazioni ambientaliste che si trovano a spiegare ai cittadini cosa significa vivere in un parco attraverso campagne di “fact-checking” sui social.

La domanda che questa storia lascia aperta non è se il Parco Nazionale del Matese sia giusto o sbagliato. È se possa ancora recuperare, in fase attuativa, quella prossimità e quella partecipazione che il meccanismo della sua istituzione non ha previsto. Se il perdurare di questo limbo non provochi esattamente l’opposto della protezione voluta: le norme provvisorie di salvaguardia bloccano le attività antropiche senza che esista ancora un Piano del parco capace di orientarle, producendo un territorio né libero né governato, in cui l’ambiente non è più protetto dalla gestione ma soltanto dalla paralisi. I parchi alpini dimostrano che tutela ambientale e sviluppo locale non sono in contraddizione — a condizione che le comunità siano dentro il processo, non davanti a un fatto compiuto.

Nel 1987, i rappresentanti dei territori alpini non firmarono una proposta di legge che avrebbe istituito parchi nei loro territori senza chiedergli prima il permesso. Nei decenni successivi hanno dimostrato, concretamente, di saper fare meglio da soli. Questa non è una critica alla tutela ambientale. È una critica a come si costruisce la tutela ambientale quando si dimentica che i territori non sono contenitori vuoti in attesa di essere protetti, ma luoghi abitati da persone che hanno già una storia con quella terra.

Fonti primarie. PDL C.1964 (Camera dei Deputati, X Legislatura, 26 novembre 1987); Bollettino delle Giunte e delle Commissioni parlamentari, VIII Commissione, seduta 8 maggio 1991, pp. 60–65 — legislature.camera.it; seduta 18 aprile 1990; DPR 279/1974; D.Lgs. 14/2016; sentenza TAR Lazio n. 18581/2024.

Fonti statistiche. Dati PIL pro capite regionali 2024: ISTAT, Conti economici territoriali 2022–2024 (dicembre 2025). Dati PIL pro capite regionali 1987: serie storica Daniele-Malanima, Il prodotto delle regioni e il divario Nord-Sud in Italia (1861–2004), Rivista di Politica Economica, marzo-aprile 2007 — indici relativi (Italia=1) da Appendice 2, Tavola 5. Dati piani del parco: ISPRA. Parchi naturali Alto Adige: Provincia autonoma di Bolzano, parchi-naturali.provincia.bz.it. Carta Europea del Turismo Sostenibile: EUROPARC Federation.

Inferenze dichiarate. L’assenza di SVP e UV dalla firma della PDL C.1964 è un fatto documentato. Le motivazioni di quella assenza non sono documentate in atti parlamentari disponibili: l’analisi propone una correlazione strutturale tra modello istituzionale già consolidato e mancata adesione, non una catena causale esplicitamente dichiarata dai soggetti coinvolti.

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