Il parco che non c’è attira chi non sa che non c’è

Parco Nazionale del Matese — Osservatorio

La narrazione del PNM funzionante genera flussi crescenti verso le aree di massima protezione. Nessuno li regola perché nessuno può farlo.

13 luglio 2026 — Osservatorio PNM Zona 1 fruizione

Questo pezzo nasce da un’osservazione diretta: sui social network la presenza di contenuti ambientati nelle aree di massima protezione del Parco Nazionale del Matese è aumentata in modo visibile nell’ultimo anno. Video, storie, reel, tracce GPS scaricabili. Il comune denominatore è una narrazione precisa: il Matese come fuga idilliaca dalla metropoli, accessibile, libera, garantita da un Parco Nazionale finalmente attivo.

Questa pubblicazione non dispone di dati quantitativi sui flussi né di documentazione di danni specifici già avvenuti. Lo dichiariamo qui, all’inizio, perché è la distinzione che rende pubblicabile quello che segue: stiamo documentando una pressione crescente e un vuoto di controllo, non un danno già misurato. Il danno è il rischio strutturale che emerge dalla sovrapposizione dei due fatti.

I

Una viralità che esisteva già

Campitello Matese era una destinazione social consolidata prima del DM 101/2025. Account Instagram dedicati con migliaia di follower, aggregatori internazionali di contenuti, video su TikTok con decine di migliaia di visualizzazioni, tracce GPS pubblicamente scaricabili su piattaforme come Wikiloc. Il territorio era già nel circuito dell’attrattività digitale.

Quello che cambia dopo aprile 2025 è il frame narrativo. I contenuti editoriali mainstream — testata SiViaggia, dicembre 2025 — descrivono Monte Miletto e l’altopiano come “catena inserita all’interno di un Parco Nazionale”, usando l’istituzione come elemento di qualità certificata, non come vincolo. Il Parco Nazionale diventa garanzia di integrità, argomento di attrattività, ragione per andare. La narrazione istituzionale — prodotta dal MASE con il comunicato “nasce il 25° Parco”, amplificata da Boggia nelle dichiarazioni pubbliche, materializzata in eventi come l’ABT Festival dell’11 luglio 2026 a Valle Agricola — si innesta su una viralità preesistente e la accelera.

Il risultato nell’opinione pubblica urbana, in particolare nell’area metropolitana napoletana e casertana, è una certezza: il Parco esiste, funziona, garantisce qualità. Chi ci va lo fa convinto di fruire un territorio presidiato.

II

Cosa indica la zonazione provvisoria

Il DM 101/2025 stabilisce tre zone di protezione. La Zona 1 — massima protezione — comprende 9 poligoni nel perimetro provvisorio di 87.897 ettari. Campitello Matese, il versante di Campochiaro e Roccamandolfi ricadono in questa fascia. Il Pozzo della Neve — quarto abisso d’Italia per profondità, 1.048 metri, ingresso a 1.368 m sul versante molisano — si trova all’interno dell’area già protetta dall’Oasi WWF di Guardiaregia-Campochiaro, che coincide con la Zona 1 del decreto provvisorio.

Le misure di salvaguardia del decreto esistono e si applicano formalmente. Il problema non è l’assenza di norme. È l’assenza totale di chi le applica sul campo.

Stato operativo del PNM — luglio 2026

ElementoStato
Ente ParcoNon costituito
Guardaparco nazionaliNessuno
Sede propriaNessuna — ospite del Parco Regionale (San Potito Sannitico)
Contatti istituzionali PNMNessuno — la scheda parks.it riporta “Testo in preparazione”
Piano del ParcoNon adottato
RegolamentoNon adottato
DPR istituzione definitivaNon emesso
Intesa biregionale Campania/MoliseNon formalizzata
Vigilanza CC ForestaleCompetenza formale presente — due comandi regionali distinti (Gruppo Napoli / Gruppo Campobasso), nessun coordinamento specifico PNM documentato

Chi vuole contattare il Parco Nazionale del Matese oggi trova, se lo trova, il numero 0823/786942 e l’email info@parcoregionaledelmatese.it: i recapiti del Parco Regionale preesistente, con sede a Via Figulantina, San Potito Sannitico. Il Comitato di Gestione Provvisoria non ha un sito web autonomo, una email istituzionale propria, né una sede fisica distinta.

III

Le tracce GPS arrivano prima dei guardaparco

Su Wikiloc — piattaforma di condivisione di percorsi outdoor con milioni di utenti — esistono tracce GPS pubblicamente scaricabili che portano all’ingresso del Pozzo della Neve, con coordinate precise, istruzioni di parcheggio e note sul percorso. La traccia indica l’ingresso a quota 1.368 m “all’interno dell’area protetta del WWF”, descrive il percorso come privo di difficoltà tecniche particolari, e avverte della presenza di pascolo incustodito lungo il sentiero. Non avverte di nulla che riguardi le misure di salvaguardia del DM 101/2025, perché la traccia è stata caricata prima che il decreto esistesse e nessuno l’ha aggiornata.

Il CAI organizza ciaspolate guidate agli ingressi dell’abisso — struttura controllata, accompagnamento qualificato, accesso regolato dall’associazione. Ma la traccia GPS resta pubblica e scaricabile da chiunque, indipendentemente dall’accompagnamento. Il profilo dell’escursionista che raggiunge il Pozzo della Neve autonomamente con uno smartphone e una traccia Wikiloc non è un profilo marginale: è il profilo standard del turismo outdoor post-pandemia, amplificato dalla narrazione del “Parco garantito”.

Le misure di salvaguardia della Zona 1 esistono nel testo del DM. Nessuno è in grado di farle rispettare sul campo perché non esiste una struttura operativa che possa farlo. L’escursionista domenicale non incontra limiti concreti applicati, non perché li violi consapevolmente, ma perché non ne incontra traccia: né segnaletica aggiornata alle nuove norme, né presidio, né informazione.

IV

Il 25° Parco d’Italia come argomento di marketing

L’11 luglio 2026, giorno dell’ABT Festival a Valle Agricola, Boggia firma una dichiarazione su un Protocollo MASE-Città del Tartufo. Nello stesso giorno, a pochi chilometri, il consigliere regionale campano Raffaele Aveta annuncia dal palco dell’evento di voler modificare il nome della Commissione che presiede — attualmente “Agricoltura, caccia, pesca e risorse comunitarie” — per includervi una competenza specifica sulle Aree Interne.

Sono due dichiarazioni di soggetti diversi, in contesti diversi. Quello che hanno in comune è lo sfondo: un territorio che viene presentato come governato da un’istituzione che non esiste ancora nella forma che conta. Il Comitato di Gestione Provvisoria occupa lo spazio pubblico con dichiarazioni da ente funzionante senza disporre degli strumenti per esserlo. La narrazione arriva prima della struttura. I flussi seguono la narrazione.

Nel frattempo, siti di turismo generalisti come SiViaggia — con milioni di lettori mensili — titolano su Campitello come destinazione inserita in un Parco Nazionale, senza specificare che il Parco Nazionale non ha ancora un ente, un piano, un regolamento, un guardaparco. Non è disinformazione intenzionale: è il risultato prevedibile di una comunicazione istituzionale che ha scelto di presentare come compiuto quello che è ancora in corso.

V

Il rischio non è l’ignoto: è la struttura

I luoghi più pregiati e più fragili del Matese — quelli che chi li conosce tende a non nominare pubblicamente, per una forma di tutela informale nata dall’esperienza diretta — non coincidono necessariamente con quelli che compaiono sui social. Ma la pressione sui luoghi noti trascina quella sui luoghi meno noti. Chi arriva a Campitello per uno scialpinismo o una ciaspolata “da Parco Nazionale” esplora oltre, cerca il prossimo posto, condivide la traccia.

Il rischio non è l’eccezione — il vandalo consapevole, il bracconiere. È la struttura: un numero crescente di persone che accede in buona fede a zone di massima protezione, convinto che il Parco garantisca sia l’integrità del luogo che la compatibilità della propria presenza. In assenza di informazione aggiornata, di segnaletica coerente con il DM 101/2025, di qualsiasi forma di presidio, questa convinzione non ha modo di essere corretta sul campo.

La provvisorietà indefinita del PNM non è uno stato neutro di attesa. In questo caso specifico produce un effetto paradossale: la sua stessa narrazione come ente esistente genera i flussi che un ente esistente dovrebbe regolamentare. Il danno potenziale cresce mentre lo strumento per contenerlo non viene costruito.

Questa pubblicazione continuerà a monitorare lo stato del percorso verso il DPR, l’evoluzione della fruizione nelle aree di Zona 1, e l’eventuale costruzione di una struttura operativa reale del PNM. Chi dispone di osservazioni dirette dal territorio — episodi, luoghi, tipologie di accesso — può contribuire alla documentazione scrivendo alla redazione.

Osservatorio dei Vinti — ivinti.it
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