Un parco senza Ente, un territorio senza tutela, un rischio inaccettabile

Sul Lago Gallo Matese — geometricamente in Zona 1, riserva integrale del Parco Nazionale del Matese secondo il DM 101/2025 — si propone sea kayak avanzato per gruppi. Sull’altopiano di Campitello, anch’esso in Zona 1, si organizzano bivacchi notturni con accensione di fuoco da campo per addii al celibato. Su Monte Miletto e Monte Gallinola, le due vette più alte del massiccio, entrambe in Zona 1, si conducono escursioni guidate vendute con il marchio «Parco Nazionale del Matese». Nel frattempo, a Castelpetroso centomila pellegrini all’anno continuano a raggiungere il Santuario dell’Addolorata — patrona del Molise — attraversando un territorio che ha sviluppato nel tempo una propria capacità di accoglienza. A Bojano la mozzarella artigianale prodotta ai piedi del Matese raggiunge mercati internazionali. Ad Agnone la Pontificia Fonderia Marinelli fonde campane da mille anni ininterrotti per cattedrali di ogni continente. A Frosolone le forbici e i coltelli hanno rivaleggiato con Toledo e Sheffield. Lungo i tratturi molisani un sistema di percorsi escursionistici sostenibili collega borghi medievali e aree naturali. La Tintilia, vitigno autoctono rischiato di estinguersi, è stata salvata da produttori locali e oggi rappresenta la DOC simbolo della regione. In questo stesso territorio, il gap istituzionale del PNM — sette anni di regime provvisorio senza Ente, senza piano, senza regolamento — non è un inconveniente burocratico: è un danno economico in corso e un rischio ambientale misurabile.

Due versanti, un unico vuoto istituzionale

Il Parco Nazionale del Matese interessa 54 comuni distribuiti tra Campania (31) e Molise (23), per una superficie di 87.897 ettari. Le due metà del perimetro non si equivalgono sul piano della dotazione istituzionale di partenza, e questa asimmetria rende il versante molisano particolarmente esposto.

La Campania dispone, sul versante del Matese, del Parco Regionale istituito nel 2002 — e di una legge regionale urbanistica (L.R. 16/2004) che fornisce strumenti di pianificazione territoriale ai comuni. Ha inoltre attivato l’Area SNAI «Alto Matese», con 4 milioni di euro di finanziamento nazionale e cofinanziamento regionale stanziati, anche se l’APQ non era ancora sottoscritto a luglio 2026. Ma nemmeno questo rappresenta un vantaggio compiuto: il Parco Regionale campano è esso stesso in condizioni critiche. Una struttura realizzata dall’Ente è diventata una discarica a Castello Matese senza che nessuno intervenisse — episodio documentato dalla stampa locale nell’agosto 2026, che descrive l’Ente in «letargo». L’Ente ha dovuto ricorrere a un avviso pubblico per trovare supporto esterno alla propria Area Tecnica, segnale che la struttura interna non è autosufficiente. Il Parco Regionale campano aggiunge quindi un terzo livello al vuoto: un’istituzione formalmente esistente ma sostanzialmente inoperante, che non ha impedito decenni di fruizione non regolata del versante campano e che oggi non è in grado di colmare il vuoto lasciato dall’assenza dell’Ente Parco Nazionale.

Il Molise non ha nessuno di questi anticorpi. È l’unica regione italiana priva di una legge urbanistica organica: 23 dei suoi comuni nel perimetro del PNM pianificano il territorio — nella larga parte — con Programmi di Fabbricazione risalenti al 1967. Non ha una strategia SNAI attiva sull’area matesina: i 23 comuni molisani del perimetro sono fuori da qualsiasi copertura SNAI. Non ha un ente parco regionale preesistente da cui ereditare pratiche e strutture. Sul versante molisano, il DM 101/2025 è atterrato su un territorio privo degli strumenti minimi per interloquire con un regime di protezione complesso — e privo di un Ente capace di mediare tra i vincoli e le esigenze delle comunità.

Eppure questo territorio non è inerte. Al contrario.

Quello che il Molise ha costruito da solo

Comprendere il rischio che il vuoto istituzionale del PNM rappresenta per il versante molisano richiede prima di riconoscere cosa quel territorio ha costruito autonomamente, senza un Ente Parco, senza una SNAI, spesso senza risorse adeguate.

La Pontificia Fonderia Marinelli di Agnone è l’azienda artigiana a conduzione familiare più antica del mondo: attualmente vi opera la 27ª generazione di fonditori, con campane installate dal Vaticano al Santuario di Fatima, dal Duomo di Milano alle chiese ortodosse di Russia. Tra gli estimatori di Frosolone si contava Benedetto Croce, che raccontava come a Londra i migliori rasoi fossero quelli importati da Frosolone, facendo concorrenza a quelli di Toledo e Sheffield: una tradizione manifatturiera dell’acciaio che in Molise contava, nel 1835, circa 500 artigiani e che oggi sopravvive in forme semi-industriali con produzioni di eccellenza esportate a livello nazionale e internazionale.

La Tintilia è un vitigno autoctono rustico a bacca nera che rischiava di scomparsa: grazie a una recente campagna di recupero, l’interesse per questo vitigno si è trasformato nella valorizzazione di un vero e proprio patrimonio. La DOC Tintilia del Molise rappresenta oggi il simbolo di una rinascita enologica condotta dai produttori locali senza attendere incentivi istituzionali. Accanto al vino, il territorio produce pecorini del Matese, caciocavallo di Agnone, mozzarella di Bojano esportata a livello internazionale, miele del Matese, tartufo nero, tisane e liquori a base di erbe officinali spontanee del massiccio — un amaro, il Quirino, che riunisce tutte le settanta piante presenti e mappate sul territorio del Matese, prodotto da un giovane imprenditore bojanese come Matese Officinale.

Il GAL Molise ha realizzato un biopercorso escursionistico ad anello di circa 80 km — «Di Borgo in Borgo, Tesori da scoprire» — che coinvolge nove comuni, promuovendo un modello di turismo lento, sostenibile e innovativo, capace di mettere in rete paesaggio, tradizioni ed economia locale. I tratturi molisani — le antiche vie della transumanza larga fino a 111 metri — sono stati trasformati in un sistema di percorsi escursionistici a basso impatto che collega borghi medievali e siti naturali. Il Cis Molise ha finanziato 59 amministrazioni comunali che si sono consorziate per realizzare un progetto di sviluppo turistico a basso impatto ecologico e sostenibile lungo i tratturi molisani.

Sepino ospita Altilia-Saepinum, la «piccola Pompei» del Molise: il Parco Archeologico di Sepino è stato istituito nel 2021 dal Ministero della Cultura per tutelare e valorizzare le rovine dell’antica città di Saepinum, situata all’incrocio del tratturo Pescasseroli-Candela e della strada che scende dal Matese verso la costa — un sito che ancora oggi è parzialmente abitato e dove il teatro romano dialoga con la campagna e con le greggi transumanti. Castelpetroso genera un flusso di turismo religioso strutturato, grazie alla Basilica dell’Addolorata — patrona del Molise — che attira pellegrini da tutto il paese. Roccamandolfi, con oltre 2.000 ettari in Zona 1, è il secondo comune per estensione del parco dopo San Gregorio Matese e ha sviluppato una propria identità turistica fondata sulla storia medievale e sulla natura.

C’è infine Sant’Elena Sannita, 250 abitanti in provincia di Isernia, che rappresenta forse il caso più eloquente di tutto il Molise. La sua tradizione profumiera nasce dall’intreccio con quella degli arrotini: emigrati a Roma e Napoli dopo il primo dopoguerra, iniziarono a commerciare essenze profumate su richiesta dei barbieri a cui affilavano forbici e rasoi. Per incrementare il guadagno, l’arrotino iniziò a vendere talchi e schiume da barba, poi colonie e lozioni; da questo momento il santelenese si sviluppò sempre più come profumiere. La traiettoria ha prodotto Profumum Roma, maison di profumeria di nicchia fondata nel 1996 dai fratelli Durante — discendenti di Celestino Durante, partito da Sant’Elena dopo la guerra con la sua bicicletta e la mola — oggi con quattro punti vendita nella Capitale e distribuzione internazionale. A Roma e Napoli si trovano ancora oggi numerose profumerie le cui etichette recano i nomi dei migliori maestri profumieri di Sant’Elena. Il paese ha risposto a questa storia con un’istituzione: il Museo del Profumo inaugurato nel 2014, con annesso orto botanico e studi agronomici per l’individuazione di essenze floreali da destinare alla produzione di fragranze. Sono state individuate circa 250 specie spontanee, alcune delle quali si prestano alla coltivazione per l’industria profumiera, e il risultato ha portato alla nascita di due profumi originali. Un borgo di 250 abitanti che ha trasformato la necessità dell’emigrazione in una filiera culturale con ramificazioni internazionali, poi ha costruito da solo un museo, un giardino botanico, un laboratorio di ricerca. Tutto questo — l’artigianato millenario, le filiere agroalimentari di qualità, il turismo lento, il patrimonio archeologico e religioso, la profumeria di Sant’Elena — è stato costruito in assenza di un Ente Parco. Non grazie a esso: nonostante la sua assenza.

Cosa viene venduto, e dove

Il vuoto istituzionale non ha impedito la commercializzazione del marchio «Parco Nazionale del Matese». La verifica geometrica condotta sui dati ufficiali di zonazione del DM 101/2025 consente di localizzare con precisione le offerte commerciali attive rispetto alle zone di protezione:

DestinazioneZona DM 101/2025Attività commercializzata
Altopiano Campitello Zona 1 — Riserva integrale Bivacco notturno, fuoco da campo, survival, addio al celibato
Lago Gallo Matese Zona 1 — Riserva integrale Sea/lake kayak avanzato, escursioni di gruppo
Monte Miletto (2050 m) Zona 1 — Riserva integrale Trekking guidato, ciaspolate invernali
Monte Gallinola (1923 m) Zona 1 — Riserva integrale Trekking, escursioni panoramiche
Lago Matese Zona 2 — Riserva orientata Canoa, kayak al tramonto, paddle romantico, feste private, famiglie con bambini
Lago di Letino / fiume Lete Zona 2 — Riserva orientata Trekking guidato, canyon, escursioni
Rifugio Monte Orso / Pianellone Zona 3 — Area di protezione Trekking guidato

Verifica geometrica tramite spatial join tra punti di destinazione dichiarati nelle offerte commerciali e GeoJSON ufficiale di zonazione (147 feature: 9 Zona 1, 37 Zona 2, 101 Zona 3), riprogettato in EPSG:32633. Fonte zonazione: matese.bike / ISPRA Relazione Tecnica prot. 13638/2024.

Quattro punti su sette ricadono in Zona 1 — la fascia a massima protezione, quella in cui la L. 394/1991 prevede il divieto di qualsiasi attività non espressamente autorizzata dal piano del parco. Il piano del parco non esiste. L’Ente che dovrebbe adottarlo non esiste. Nessuno ha autorizzato nulla. Tra le offerte documentate figura, in Zona 1, il bivacco notturno commerciale con accensione di fuoco da campo, esplicitamente proposto per addii al celibato e feste private: «Potrai cenare intorno al fuoco, ascoltare i suoni della natura notturna». In un’area in cui nidificano l’aquila reale e specie ornitologiche di interesse comunitario.

Il problema non è il turismo in sé. Il problema è il turismo senza governance, promosso con il marchio di un’istituzione che non esiste, su un territorio che ha costruito autonomamente pratiche di valorizzazione coerenti con la propria identità — e che ora vede quelle pratiche scavalcate da offerte improvvisate che non producono ricaduta economica diffusa, non rispettano i vincoli di salvaguardia e non hanno nessun interlocutore istituzionale che le regoli.

Il fattore tempo: ogni mese che passa

La catena causale che ha prodotto questa situazione è documentabile con precisione:

2017 — inserimento del Matese nell’art. 34 L. 394/91 via emendamento alla legge di bilancio 2018, saltando la procedura concertativa dell’art. 8 con Regioni, Comuni e categorie economiche.

2018–2024 — sette anni di procedimento di perimetrazione bloccato, con la Regione Campania che non ha fornito il parere nei termini. Il TAR Lazio, con sentenza n. 18581 del 24 ottobre 2024, ha ordinato al Ministero di provvedere entro 180 giorni.

22 aprile 2025 — firma del DM 101/2025. Non un parco funzionante: un perimetro con misure di salvaguardia. I vincoli diventano operativi. L’Ente non esiste ancora.

Marzo 2026 — camera di consiglio del TAR Lazio. Cinque ricorsi contro il DM 101/2025. In due ordinanze, il TAR rileva che il Ministero stesso — attraverso l’Avvocatura Generale — ha chiesto il rinvio perché «si è chiesto ad ISPRA di svolgere un’ulteriore istruttoria al fine di procedere a una nuova proposta di zonizzazione». Il decreto impugnato potrebbe essere sostituito da uno diverso.

17 dicembre 2026 — udienza di merito fissata per tutti e cinque i ricorsi. Se il TAR accoglie anche solo uno dei ricorsi, il DM 101/2025 — unica base giuridica del regime di salvaguardia — potrebbe essere annullato. A quel punto il procedimento ricomincia.

Il percorso verso un Ente Parco operativo richiede: una nuova perimetrazione ISPRA (tempi non comunicati), un nuovo decreto ministeriale, gli accordi con entrambe le Regioni, il DPR istitutivo dell’Ente, la costituzione degli organi, le prime assunzioni, la redazione del piano del parco, la sua consultazione pubblica, la sua approvazione triregionale. Ogni fase ha i propri tempi e le proprie potenziali impugnazioni. I parchi dell’Appennino centrale documentati nella miniserie «I magnifici cinque» mostrano percorsi medi tra i 17 e i 32 anni dal DPR alla approvazione del piano. Il PNM è al settimo anno, ed è ancora in fase zero: non in coda nella procedura, ma prima dell’inizio della procedura.

Tre meccanismi di danno in corso

Il vuoto istituzionale non è neutro. Produce effetti economici reali su base mensile attraverso tre meccanismi combinati.

SNAI bloccata. L’Area «Alto Matese» (Campania) ha fondi stanziati e APQ non sottoscritto. Le azioni SNAI che intersecano Natura 2000 — e nell’area del PNM quasi tutto interseca Natura 2000 — richiedono il nulla osta dell’Ente Parco. L’Ente non esiste. Risultato: fondi stanziati, comuni in attesa, azioni bloccate. Sul versante molisano la situazione è strutturalmente più grave: 23 comuni senza copertura SNAI, senza capacità amministrativa per soddisfare i requisiti associativi richiesti, senza un punto di riferimento istituzionale con cui progettare.

Fondi inaccessibili. La stima conservativa elaborata per questo progetto colloca tra €6,3 e 7,9 milioni i fondi non accessibili per il PNM in conseguenza dell’assenza dell’Ente: contributi ordinari MASE, PNRR M2C4 digitalizzazione biodiversità, PNRR NBFC, programmi LIFE 2014–2027, SNAI versante campano. Il Comitato Provvisorio non ha la soggettività giuridica per candidarsi a nessuno di questi strumenti.

Paralisi autorizzativa ordinaria. Il DM 101/2025 impone le norme di salvaguardia ma non ha un’istituzione capace di erogare i nulla osta che quelle stesse norme richiedono. Un comune che vuole fare manutenzione stradale in Zona 2, un agricoltore che vuole installare una recinzione, un privato che vuole ristrutturare: tutti in un limbo procedurale senza scadenza. Per i comuni molisani — già privi di strumenti urbanistici adeguati — questa paralisi si sovrappone a una debolezza strutturale preesistente e la amplifica.

Il paradosso della distorsione percettiva

C’è un elemento che aggrava ulteriormente il quadro. La narrazione che circola sui social media e sui portali di promozione turistica non descrive un parco in costruzione istituzionale. Descrive un parco maturo, funzionante, capace di accogliere: «Benvenuto nel Parco Nazionale del Matese, dove natura e cultura si fondono». «Prenota ora la tua escursione guidata». «Vivi il Matese come pochi altri».

Questa distorsione percettiva produce tre danni sovrapposti. Il primo è ambientale: la pressione turistica non regolata su Zona 1 si accumula ogni stagione senza monitoraggio e senza possibilità di intervento. Il secondo è economico: la rendita reputazionale del brand «Parco Nazionale» viene catturata da operatori esterni — spesso non radicati nel territorio — mentre le comunità residenti subiscono i vincoli senza ricevere i benefici. Il terzo è istituzionale: ogni stagione di fruizione non regolata consolida aspettative e abitudini che l’Ente, quando finalmente sarà operativo, dovrà contrastare con un territorio già «consumato».

Il paradosso è acuto per il versante molisano. Una regione che ha sviluppato autonomamente — senza supporto istituzionale adeguato — pratiche di valorizzazione coerenti con il territorio: il turismo lento sui tratturi, le filiere agroalimentari di qualità, l’artigianato identitario, il turismo religioso strutturato, la valorizzazione del patrimonio archeologico. Tutte pratiche che un Ente Parco operativo potrebbe sostenere, regolare, certificare, integrare in un’offerta coerente. Nessuna di queste pratiche può oggi avvalersi di quella sinergia — perché l’Ente non esiste. E nel frattempo, il marchio che avrebbe dovuto valorizzarle viene usato per vendere addii al celibato in riserva integrale.

Chi guadagna e chi perde

La distribuzione dei costi e dei benefici del regime provvisorio è asimmetrica in modo documentabile.

Chi guadagna nell’immediato sono gli operatori che usano il brand «Parco Nazionale» senza pagare nessuna concessione a un patrimonio pubblico senza amministratore, senza essere soggetti ad alcun piano di gestione dei visitatori non ancora redatto, senza rispondere ad alcun Ente che non esiste. Il modello è efficiente: costo marginale basso, rendita reputazionale alta, responsabilità istituzionale pari a zero.

Chi perde sono le comunità residenti. I 54 comuni del perimetro — con spopolamento strutturale, economie fragili, indici di invecchiamento tra i più alti dell’Appennino centrale — subiscono i vincoli della salvaguardia senza ricevere i compensi che solo un Ente funzionante può attivare: piani di gestione della fauna, programmi di pagamento per servizi ecosistemici, certificazioni di qualità legate all’area protetta, supporto tecnico per la pianificazione, sportelli informativi per privati e imprese.

Chi perde è la natura. Quaranta habitat dell’Allegato I della Direttiva Habitat, undici prioritari. Trentanove specie faunistiche dell’Allegato II, dodici in stato di conservazione sfavorevole-cattivo secondo l’ultimo aggiornamento ISPRA disponibile — quello del 2018, che non è stato replicato perché non esiste l’Ente che dovrebbe commissionarlo. Ogni stagione di pressione non regolata su Zona 1 è una stagione in cui il disturbo su nidi, rifugi e corridoi ecologici si accumula senza che nessuno lo misuri.

[Gap dichiarato: i dati Infocamere/Movimprese sull’andamento delle imprese per settore ATECO nei 54 comuni del perimetro non sono stati ancora estratti. La tesi sulla concentrazione dei benefici economici in pochi operatori rispetto alla stagnazione generale richiede verifica quantitativa prima di poter essere trattata come Analisi compiuta.]

Il tempo conta

Il Molise ha saputo costruire, in condizioni difficili e senza adeguato supporto istituzionale, un tessuto economico e culturale di rara qualità: la fonderia millenaria di Agnone, i coltellinai di Frosolone, la Tintilia salvata dall’estinzione, le erbe officinali del Matese trasformate in liquori e tisane, i tratturi percorsi da escursionisti responsabili, Saepinum che dialoga con le greggi transumanti, Castelpetroso che attrae centomila pellegrini l’anno. Sono pratiche nate dal territorio, radicate nel territorio, capaci di generare economia diffusa e di preservare identità.

Un Parco Nazionale funzionante avrebbe potuto essere la leva istituzionale per amplificare tutto questo: certificare, sostenere, regolare, attrarre investimenti coerenti, bloccare quelli incompatibili. Invece il perimetro è stato tracciato senza concertazione, i vincoli sono stati imposti senza Ente capace di gestirli, il marchio è stato consegnato senza istituzione capace di difenderlo.

Ogni mese che passa in questo regime è un mese in cui i fondi restano bloccati, le autorizzazioni rimangono sospese, la natura non è monitorata, la rendita del brand va a chi non ha radici nel territorio. Il fattore tempo non è un dettaglio: è la variabile che determina se questa storia finirà con un parco funzionante o con un territorio consumato.

Fonti primarie utilizzate

  • L. 6 dicembre 1991, n. 394, artt. 8 e 34 — normattiva.it
  • DM MASE n. 101 del 22 aprile 2025 (GU n. 106 del 9 maggio 2025)
  • TAR Lazio, Sez. II-ter, ordinanze pronunciate il 4 marzo 2026, udienza di merito 17 dicembre 2026 — giustizia-amministrativa.it
  • TAR Lazio, sentenza n. 18581 del 24 ottobre 2024
  • ISPRA, Analisi delle valenze ambientali del Parco Nazionale del Matese, dicembre 2018
  • ISPRA, Repertorio stato di attuazione, 31/03/2026 — fase zero PNM
  • Dati zonazione: matese.bike / ISPRA Relazione Tecnica prot. 13638/2024 (shapefile, 147 feature)
  • PSNAI luglio 2025 — dati demografici aree interne e requisiti SNAI
  • GAL Molise, PSL «Verso il Bioterritorio intelligente, inclusivo e ospitale» — galmolise.it
  • Pontificia Fonderia Marinelli — campanemarinelli.com (storia e attività)
  • Comune di Frosolone — Museo dei Ferri Taglienti, storia artigianato
  • Matese Officinale — cibotoday.it, marzo 2026
  • Tintilia del Molise DOC — Regione Molise, delibera istitutiva; Wikipedia it.
  • Parco Archeologico di Sepino / Altilia-Saepinum — cultura.gov.it, 2022
  • Offerte commerciali verificate: matesediscovery.it, esperi.it, mateseadventures.org (agosto 2026)
  • Gap dichiarato: dati Infocamere/Movimprese per ATECO comunale — non estratti
Condividi Facebook WhatsApp