Cinghiale in Italia: analisi dei risultati di 25 anni di contenimento — Regioni a confronto: proposte per il prossimo lustro
Cusano Mutri, 5 settembre 2026. Sala Consiliare, via Fuci 9. Documentazione osservativa dell’incontro promosso dall’avv. Roberto Marino, presidente II Municipalità Città Metropolitana di Napoli.
Il 5 settembre 2026, nella Sala Consiliare del Comune di Cusano Mutri (BN), si è tenuto un incontro pubblico sulla gestione del cinghiale in Italia, con particolare riferimento al contesto campano e molisano. L’evento, convocato per le ore 18:00 e conclusosi oltre le 21:00, ha riunito amministratori locali, presidenti di Ambiti Territoriali di Caccia, rappresentanti del comparto agricolo, docenti universitari e cittadini. L’organizzazione è stata curata dall’avv. Roberto Marino, presidente della II Municipalità della Città Metropolitana di Napoli e cittadino di Cusano Mutri, che ha svolto anche il ruolo di moderatore.
Il contesto
Cusano Mutri ricade nel perimetro del Parco Nazionale del Matese (D.M. 101/2025, zona 3). Il comune è sede di una delle aree di maggiore pressione da cinghiale segnalate nel Sannio beneventano, con danni documentati a colture agricole e incidenti stradali in aumento. Il convegno si inserisce in un contesto normativo in rapida evoluzione: l’Ordinanza n. 1/2026 del Commissario straordinario per la Peste Suina Africana (PSA), Giovanni Filippini, ha fissato per il 2026–2028 obiettivi nazionali di abbattimento — 416.000 capi nel primo anno — con ripartizione regionale (Campania: 30.000; Molise: 9.000) e obbligo di coordinamento con i soggetti gestori delle aree protette.
Partecipanti
Il programma prevedeva la presenza delle seguenti figure istituzionali e tecniche.
Saluti istituzionali: avv. Roberto Marino (organizzatore e moderatore); dr. Pietro Crocco, sindaco di Cusano Mutri; avv. Vincenzo Maraio, assessore Turismo e Promozione Territorio Regione Campania; prof.ssa Maria Carmela Serluca, assessore Agricoltura Regione Campania; prof. Aniello Anastasio, direttore Dipartimento Medicina Veterinaria e Produzioni Animali Federico II Napoli; prof. Giuseppe Campanile, CdA Università Federico II Napoli; avv. Andrea Boggia, presidente del comitato di gestione provvisoria del Parco Nazionale del Matese; sig. Giuseppe Pirraglia, presidente ff del Parco Regionale del Matese (Campania); sig. Gennarino Masiello, presidente provinciale Coldiretti Benevento; sig. Carmine Fusco, presidente ATC Benevento; dr. Vincenzo Stabile, vicepresidente nazionale Gruppi Ricerca Ecologica, già comandante Corpo Forestale dello Stato Campania.
Interventi tecnico-scientifici: prof. Riccardo Primi, Dipartimento Scienze Agrarie e Forestali, Università della Tuscia (Viterbo) — PSR 2014–2020 Regione Lazio; prof. Pasquale De Palo, Dipartimento Medicina Veterinaria, Università di Bari — PSR 2014–2020 Regione Puglia; prof. Luigi Esposito, Dipartimento Medicina Veterinaria e Produzioni Animali, Federico II Napoli — PSR 2014–2020 Regione Campania; prof.ssa Nadia Piscopo, Dipartimento Medicina Veterinaria e Produzioni Animali, Federico II Napoli — quadro CBD e Strategia Nazionale per la Biodiversità 2026–2030.
Apertura e saluti istituzionali
Il sindaco di Cusano Mutri, Pietro Crocco, ha aperto i lavori richiamando il principio di equilibrio tra uomo e territorio, invitando a toni pacati e sottolineando come le norme esistenti siano numerose ma difficilmente operative. Ha sintetizzato la posizione del tavolo con un’immagine ricorrente nella serata: il cinghiale come elemento che «sta prendendo il sopravvento».
L’avv. Roberto Marino, prendendo la parola in qualità di moderatore, ha precisato che l’evento non è un convegno nel senso tradizionale — «qualcuno che parla e qualcuno che ascolta magari asetticamente» — bensì un confronto aperto in cui il territorio è protagonista. Ha articolato il format in tre momenti: saluti istituzionali, parte tecnico-scientifica, dibattito con il pubblico. Ha ringraziato i presenti giunti da diverse regioni, da Napoli, da Bari.
Giuseppe Pirraglia, sindaco di Gallo Matese e presidente ff del Parco Regionale del Matese, ha aperto il proprio intervento dichiarando quarant’anni di esperienza venatoria e una posizione critica nei confronti del parco regionale, da cui nessun comune, a suo dire, ha tratto beneficio concreto: «solo ed esclusivamente vincoli». Ha riferito di una situazione di pressione da cinghiale diventata insostenibile anche in aree precedentemente marginali, con avvistamenti notturni quotidiani nei pressi delle abitazioni. Ha auspicato l’apertura di un’attività venatoria al di sopra dei 1.000 metri come misura minima di contenimento.
Il presidente dell’ATC di Caserta — medico veterinario, referente regionale campano per l’emergenza cinghiale; il nome non è stato possibile verificare su fonte primaria — ha riferito risultati operativi concreti: circa 1.000 capi abbattuti in sei mesi nella provincia di Caserta, e circa 1.200 in zona parco nel medesimo periodo. Ha descritto le fasi di un’attività che va dalle catture con gabbia al controllo da punto fisso. Ha indicato nella commercializzazione l’«ultimo anello mancante» della filiera, citando la presenza in Campania di quasi 40 centri di raccolta selvaggina, 5 CLS e 3 macelli autorizzati, ma l’assenza di una catena distributiva strutturata verso il consumatore finale.
Carmine Fusco, presidente ATC Benevento, ha fornito dati sull’escalation dei danni: da 160.000 euro a 2 milioni di euro annui di risarcimenti in provincia di Benevento. Ha denunciato episodi di sabotaggio delle gabbie trappola da parte, a suo giudizio, di cacciatori stessi — incluso il furto di una gabbia a Torrecuso, recuperata grazie a fotocellule, e il ritrovamento di oggetti disposti per allontanare i cinghiali dalle trappole a Circello. Ha proposto la revoca dell’assegnazione delle zone di caccia alle squadre che non raggiungono gli obiettivi di abbattimento. Ha illustrato il bando regionale SRG 07, che finanzia al 60% l’allestimento di centri di lavorazione selvaggina e l’inserimento di piatti a base di cinghiale nei menù degli agriturismi.
Alessandro Mastrocinque, CIA Benevento, ha inquadrato la questione dal punto di vista delle organizzazioni agricole: la richiesta di modifica della L. 157/1992 da logica di «protezione» a logica di «gestione» è presente da anni, con un primo parziale risultato nel 2022. Ha descritto gli agricoltori come «completamente indifesi», con risarcimenti sistematicamente inferiori al danno reale, e ha indicato nella definizione di un numero massimo sostenibile di capi per territorio il punto di partenza di qualsiasi strategia credibile.
Interventi tecnico-scientifici
Il prof. Riccardo Primi (Università della Tuscia) ha illustrato il modello laziale: il PSR 2014–2020 ha finanziato moduli mobili di macellazione selvaggina che consentono la lavorazione in campo, riducendo i costi logistici e i rischi sanitari di trasporto. Il progetto, sviluppato in collaborazione con ARSIAL Lazio, ha prodotto dati di efficienza utili come termine di confronto per altre regioni.
Il prof. Pasquale De Palo (Università di Bari) ha presentato il caso pugliese: la DGR 1841/2022 ha avviato un accordo con l’Ateneo barese per la caratterizzazione qualitativa delle carni di cinghiale e la costruzione di filiere produttive regionali. Il caso pilota è il Parco Nazionale dell’Alta Murgia, che sta realizzando un progetto di filiera commerciale come opportunità economica per le comunità interne al parco. Il prof. De Palo ha sottolineato le complicazioni introdotte dalla PSA sulla commercializzazione, che richiedono tracciabilità rafforzata e limiti di movimentazione.
Il prof. Luigi Esposito (Federico II Napoli) ha trattato i modelli zootecnici applicabili alla gestione del cinghiale in Campania nell’ambito del PSR 2014–2020, con un approccio orientato alla valorizzazione produttiva oltre che al contenimento numerico.
La prof.ssa Nadia Piscopo (Federico II Napoli) ha collocato la questione cinghiale nel quadro della Convenzione sulla Diversità Biologica — dalla dichiarazione di Rio de Janeiro del 1992 alla verifica della Strategia Nazionale per la Biodiversità 2026–2030 — e dei Target Kunming-Montreal (obiettivo 30×30). Il suo intervento ha introdotto una cornice di conservazione della biodiversità distinta dalla logica dominante del contenimento: il cinghiale come specie nativa che interagisce con gli equilibri ecosistemici, non solo come problema agricolo. La relazione ha citato i siti della Rete Natura 2000 come contesto entro cui qualsiasi piano di gestione deve essere valutato.
Dibattito
La fase di dibattito, prolungatasi ben oltre l’orario previsto, ha coinvolto il pubblico in sala — prevalentemente agricoltori, cacciatori e amministratori locali — con interventi di diversa natura.
Un operatore locale ha illustrato una proposta concreta di redistribuzione economica dei proventi della filiera: una quota al cacciatore per i costi operativi (cani, attrezzatura), una quota al macellatore per la lavorazione, una quota residua in un fondo per il risarcimento dei danni agricoli. Ha concluso l’intervento con una citazione popolare che ha trovato consenso in sala: «L’asino fa la paglia e l’asino se la magna» — rovesciata in chiave propositiva: se il problema cinghiale diventa fonte di reddito redistribuito, il ciclo si chiude.
Angelo Niro, intervenuto dalla platea in rappresentanza del versante molisano, ha denunciato il blocco trentennale del territorio prodotto dalla sovrapposizione di normative — regionali e nazionali — senza strumenti operativi corrispondenti. Ha citato la logica del «particolare» descritta da Guicciardini come chiave di lettura delle disfunzioni istituzionali locali. Ha posto una domanda diretta sul futuro del PNM e sul ruolo del Parco Regionale nella gestione del territorio condiviso, indicando nel confronto tra i due enti — uno costituito, l’altro no — la contraddizione più visibile della serata.
Un rappresentante dell’amministrazione comunale di Guardia Sanframondi ha portato la solidarietà del proprio comune e ha elogiato il metodo del tavolo come alternativa allo «scontro che altro non fa che nascondere gli affari a porte malavitose». Ha richiamato il progetto Alta Murgia come modello replicabile e ha fatto riferimento a 30 milioni di euro di risorse statali disponibili per il PNM — giacenti, a suo dire, in attesa di una governance operativa. Ha citato la prof.ssa Piscopo per aver ricordato che la salute degli ecosistemi è una questione di sicurezza civica, non di estetica ambientale: «Il COVID c’è stato perché in quell’area è saltato un equilibrio ecosistemico».
Nel corso del dibattito si è verificata una breve tensione fisica tra partecipanti, prontamente ricomposta dal moderatore.
Sintesi dei temi emersi
L’incontro ha fatto emergere con chiarezza alcuni nodi ricorrenti: l’inadeguatezza dei risarcimenti agli agricoltori rispetto ai danni effettivi; la necessità di coordinamento tra soggetti con competenze diverse e spesso sovrapposte (ATC, regioni, parchi, comuni, forze dell’ordine); il potenziale della filiera commerciale delle carni come strumento economico oltre che di contenimento; la PSA come variabile che complica ulteriormente la movimentazione e la commercializzazione. Il modello pugliese — Parco Alta Murgia — è stato citato come riferimento concreto da più relatori.
Il Parco Nazionale del Matese è stato evocato più volte come contesto geografico dell’incontro, ma non come soggetto istituzionale attivo nella discussione. Il presidente del comitato di gestione provvisoria era assente. Nessun intervento ha affrontato esplicitamente la questione del coordinamento previsto dall’Ordinanza n. 1/2026 in relazione all’assenza dell’ente gestore nel perimetro PNM.
Fonti e materiali
Registrazione audio integrale: 3h 14m (file .m4a, archivio Osservatorio dei Vinti). Brogliaccio redatto in campo, 5 settembre 2026. Trascrizione automatica (AssemblyAI, modello italiano) verificata sui segmenti rilevanti.
Riferimenti normativi citati nel corso dell’incontro: L. 11 febbraio 1992 n. 157; L. 6 dicembre 1991 n. 394, art. 6 e art. 11 c. 4; D.M. 101/2025 (perimetrazione PNM); Ordinanza n. 1/2026 del Commissario straordinario PSA (Giovanni Filippini, 4 febbraio 2026); DGR Puglia 1841/2022; L. regionale Campania 26/2012; bando regionale Campania SRG 07.