GAL Alto Casertano: marchio d’area e DMO a Piedimonte Matese
Convegni

Il GAL Alto Casertano presenta il marchio territoriale e il portale digitale. Un anno di lavoro, un riconoscimento regionale provvisorio della DMO, una sala piena. E il sindaco del Comune ospitante che non c’è.

Convegni GAL Alto Casertano Parco Nazionale del Matese DMO Osservatorio dei Vinti · 16 settembre 2026

Mercoledì 16 settembre 2026, ore 18. L’aula consiliare del Comune di Piedimonte Matese ospita la presentazione ufficiale del marchio d’area dell’Alto Casertano e del portale web dedicato alla promozione del territorio, nell’ambito del Progetto Complesso di Comunità Un Turismo Smart per Riscoprire l’Alto Casertano promosso dal GAL Alto Casertano.

La sala è piena. Ci sono sindaci, consiglieri, il presidente della Comunità Montana, una nutrita delegazione polacca dalla regione della Mazovia, l’assessore regionale all’Agricoltura Maria Carmela Serluca, il presidente del Comitato di gestione provvisoria del Parco Nazionale del Matese. Non c’è il sindaco di Piedimonte Matese, Vittorio Civitillo, che figura nel programma tra i saluti istituzionali. Il Comune di Piedimonte Matese è capofila della SNAI Alto Matese campana. La sua assenza viene registrata dal moderatore con una formula neutra prima di passare la parola al presidente del GAL.

Correzione del 1° ottobre 2026. Nella versione originale di questo articolo, tra i presenti in sala era indicato «il presidente del Parco Nazionale del Matese». La dicitura corretta è «il presidente del Comitato di gestione provvisoria del Parco Nazionale del Matese»: l’Ente Parco non è ancora costituito e il Comitato, nominato con D.M. n. 238 dell’11 agosto 2025, resta in carica fino all’emanazione del decreto del Presidente della Repubblica istitutivo del Parco e all’individuazione del relativo Ente (art. 1, comma 3).

Il progetto

Il GAL Alto Casertano presenta due strumenti: il marchio territoriale Alto Casertano e un portale web dedicato alla promozione del territorio. Sono il prodotto di un anno di lavoro avviato a settembre 2025, quando due eventi pubblici a Piedimonte Matese e Formicola avevano lanciato il Progetto Complesso di Comunità davanti al territorio.

Il marchio non è un semplice logotipo. Secondo la documentazione distribuita in sala — curata da Carlo Hausmann per FASTO Innovazione, la startup innovativa partner del GAL — si tratta di un “marchio di comportamento”: non certifica l’origine geografica di un prodotto ma il modo in cui imprese e operatori si prendono cura del territorio e di chi lo visita. Dieci ambiti tematici, due livelli di adesione (base ed eccellenza), un codice volontario di valori che include sostenibilità ambientale, economia circolare, qualità dell’accoglienza, valorizzazione delle produzioni locali. Il portale è pensato come porta digitale di accesso al territorio, con QR code per la verifica in loco dei requisiti del marchio.

Durante l’intervento del presidente Francesco Imperadore emerge un dato rimasto sottotraccia nella comunicazione precedente all’evento: all’inizio di settembre 2026 il GAL ha ottenuto dalla Regione Campania il riconoscimento provvisorio della DMO — Destination Management Organization — denominata Alto Casertano Campania Antica, che aggrega 52 comuni più 3 aggregati. La governance della DMO è descritta da Imperadore come “struttura pubblica e professionale a regia del GAL”.

La presentazione: luci e ombre

La parte tecnica della serata lascia qualche perplessità. Le relazioni dei tecnici — due presentatori, la cui attribuzione degli interventi non sempre risultava chiara dalla platea — si scontrano con difficoltà esecutive difficili da ignorare in un convegno dedicato al turismo smart e alla digitalizzazione dell’offerta. Le diapositive, dense di testo e poco leggibili dalla platea, tradiscono una preparazione pensata per la lettura ravvicinata più che per la proiezione pubblica. La gestione dell’audio si rivela problematica per tutta la durata dell’evento: gli interventi sono spesso difficili da seguire anche per chi è presente in sala, con conseguenze dirette sulla qualità della registrazione e quindi sulla possibilità di una resa fedele dei contenuti tecnici presentati.

Non è un dettaglio marginale. Un progetto che pone la digitalizzazione al centro della propria strategia e che promette una “porta digitale di accesso al territorio” chiede agli operatori che intende certificare uno standard di comunicazione e accoglienza digitale. La difficoltà a gestire una presentazione in un’aula consiliare con strumentazione di base è una contraddizione che la platea registra in silenzio.

I gadget del territorio esposti in sala — taccuini, shopper, t-shirt, zaini — avrebbero dovuto incarnare secondo il documento di progetto gli “artefatti dell’identità”, oggetti sostenibili e coerenti con i valori del marchio. L’impressione visiva è più vicina a quella di un merchandising promozionale standard, senza particolari elementi di distinzione rispetto alla produzione ordinaria di questo tipo di oggetti.

La platea e il sindaco assente

La composizione della tavola rotonda con gli operatori del territorio racconta qualcosa di non intenzionale. Sul palco siedono AmicoBIO di Capua — 500 ettari di biologico, Organizzazione di Produttori riconosciuta dal 2016 —, l’Agriturismo Le Campestre di Castel di Sasso con il suo Presidio Slow Food del Conciato Romano, e l’Azienda Agricola Letizia di Pietramelara, che ha dichiarato una produzione di 59 milioni di chilogrammi di latte bufalino nell’anno precedente trasformato in Mozzarella di Bufala Campana DOP biologica. Franco Pepe di Pepe in Grani a Caiazzo, annunciato in programma, non è presente.

Sono realtà che non hanno bisogno del marchio GAL per esistere sul mercato. Hanno già dimensione, riconoscimento e asset propri. La loro presenza certifica il progetto ma non risponde alla domanda centrale: cosa succede all’agriturismo piccolo, al produttore artigianale, al borgo che vuole aprirsi al turismo lento e che non ha la liquidità per adeguarsi agli standard volontari del marchio?

La risposta non arriva dalla platea, che ascolta in silenzio senza interventi dal basso. Arriva invece, in modo indiretto, dall’assessore Serluca nelle conclusioni, quando cita l’Alto Adige come modello: un territorio dove non si trova un prodotto che non sia del territorio. L’Alto Adige funziona perché ha raggiunto una massa critica costruita in decenni. Il tema della massa critica, e degli strumenti finanziari necessari a raggiungerla, non viene nominato in nessun intervento della serata.

L’assenza del sindaco Civitillo resta la nota istituzionale più significativa. Piedimonte Matese ospita l’evento nella sua sala consiliare ed è capofila della SNAI Alto Matese campana — il programma parallelo con 4 milioni stanziati e accordo di programma non ancora sottoscritto. Due strumenti che insistono sullo stesso territorio senza che i rispettivi protagonisti si siedano allo stesso tavolo.

Cosa resta

Il GAL Alto Casertano ha prodotto in un anno di lavoro qualcosa di concreto: un sistema di marchio concettualmente solido, un portale digitale, una DMO con riconoscimento regionale provvisorio che aggrega 52 comuni. Il presidente Imperadore cita esplicitamente l’istituzione del Parco Nazionale del Matese come condizione favorevole al posizionamento del territorio. La delegazione polacca del GAL Zalew Zegrzyński, presente con sindaci e consiglieri regionali, testimonia un rapporto di cooperazione transnazionale già formalizzato che va oltre la visita di cortesia.

Tuttavia la serata lascia aperte le domande che contano. Il marchio è uno strumento volontario senza coercizione: funziona se gli aderenti sono già motivati e hanno le risorse per adeguarsi agli standard. La DMO ha un riconoscimento provvisorio ma nessuno chiarisce in sala che struttura di governance abbia oltre la “regia del GAL”. Il Parco Nazionale del Matese, citato come attore complementare, non ha ancora un ente operativo e le sue misure di salvaguardia si sovrappongono ad attività che il marchio intende certificare. Il tema del credito e della capacità finanziaria dei piccoli operatori — la condizione necessaria perché il sistema raggiunga la massa critica che lo rende sostenibile — non viene nominato.

Il secondo appuntamento di dibattito, annunciato dal moderatore in chiusura come necessario per ragioni di tempo, dovrà rispondere a queste domande. Per ora il territorio ha un marchio. Resta da vedere chi lo indosserà.


Note

  • Convegno registrato. La trascrizione automatica presenta distorsioni significative dovute alla qualità dell’audio in sala; le citazioni dirette attribuite ai relatori sono state verificate sull’audio originale prima della pubblicazione.
  • Documentazione di sala: Schede di approfondimento GAL Alto Casertano, 16 settembre 2026; Carlo Hausmann / FASTO Innovazione, Il sistema del marchio Alto Casertano: identità, architettura sistemica e marchio di comportamento per una destinazione integrata.
  • DMO Alto Casertano Campania Antica: riconoscimento provvisorio Regione Campania, settembre 2026.
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